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ORDINI, PROVISIONI, CAPITOLI, STATUTI, ET ADDIZIONI



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ORDINI, PROVISIONI, CAPITOLI,

STATUTI, ET ADDIZIONI

ATTENENTI ALLI MEDICI, SPEZIALI, ET ALTRI COMPRESI SOTTO L’ARTE, ET UNIVERSITA’ DE’ MEDICI, SPEZIALI, E MERCIAI DELLA CITTA’ DI FIRENZE E NUOVAMENTE POSTE IN OSSERVANZA, E RIDOTTI INSIEME.



Conclusione de’ nuovi Statuti sopra li Torchi8, e altri lavori,

e composizioni di cera, per ordine di Loro Altezze Serenissime,

approvata il dì 24 di Luglio MDLVI.

Li SpettabiliSS. Consoli dell’Arte, et Università degli Speziali della Città di Firenze in suf-



ficiente numero ragunati, etc. Veduto, e considerato il rescritto di S.A.S. fatto alli detti Consoli sotto il dì 6 di Maggio prossimo passato, per cagione di una supplica delli Speziali di Firenze, circa alle Torce, et altri lavori, e composizioni di cera, e ciò che in quello si contiene, … veduti, esaminati diligentemente, e considerati li Statuti vecchi, e nuovi, e ciò che in quelli, et in alcuno di essi rispettivamente si contiene, e intese maturamente le ragioni, che li Speziali nella loro supplica, e di poi li Deputati, et etiam li detti Consoli eletti, e nominati hanno dette, dedotte, et allegate, sì in scriptis, come a parole, e sì insieme, come da per sé, in presenza de’ Consoli, e Riformatori di detta Arte nella solita Audienza, Ragunati, et desiderando, et intendendo che tutto bene si conformi, et osservi, e quanto si può si levi via ogni malizia, e licenza a chi non ha paura, né tien conto di fare, et usare le fraudi, inganni, e fa sua vedute, e considerate tutte le cose da vedersi, e considerarsi, et osservate quelle da osservarsi, etc.. Per virtù di detto rescritto, e di qualunque autorità, potenza, e balìa a loro data, e concessa in ogni miglior modo, etc. … hanno proveduto, et ordinato, e deliberato come seguita cioè.
Che le Torce, che si dicono a vento, e nello Statuto vecchio da soma, e da far lume al Corpo del Nostro Sig. Giesù Cristo, e li speziali da moritori, offerte, Magistrati, e mascherate9, atteso che è un medesimo corpo, e lavoro, si debbino sempre fare, e comporre di cera buona, netta, mercantile, e non mescolata in modo alcuno, e di simil cera, e non di diversa, e di dentro qual sarà di fuora senza dolo, fraude, o malizia alcuna. E per di sotto a imporre sopra i lucignoli, possino mettere, e lavorare di detta simil cera, ancor che sia usata, e spremuta, che al tutto sia sempre netta, stietta, mercantile, e non mescolata in modo alcuno. E legati con accia10, o spago sottile bene, e legalmente11. E per ogni libbra di cera mettere di detti lucignoli così legati, e composti di once tre, e mezzo al più per ogni torchio bene, e convenientemente fatta di assai cera nuova buona, netta, e mercantile, e non usata, né mescolata in modo alcuno. E di lunghezza ogni torchio al più possa essere di braccia12 tre, e mezzo in quattro, e di peso di libbre dieci in quindici, e tutte le predette cose, et alcune di esse vi sieno, et essere vi debbino nette al tutto d’ogni dolo, fraude, e malizia, e così vi si lavorino, e faccino in tutto, e per tutto.
Che nelle torce, che si dicono quadroni13, si debbino fare, e comporre in prima i lucignoli di bambagia nuova stietta, e mercantile, e non usata, né mescolata in modo alcuno, possinsi legare con accia, o spago sottil bene come di sopra nelli altri Torchi si dice, e la cera sia di sotto, come di sopra nuova, netta, buona, e mercantile, e della medesima, e non di diversa, né usata in modo alcuno. E per imporli sia della medesima cera, come si gli richiede, e conviene in tutto, e per tutto. E per ogni libbra di cera mettere, e lavorare in ciascun Torchio detto once una e mezzo, e ne’ lucignoli di detta bambagia nuova, e fargli di peso di libbre sei in sette. E di lunghezza di braccia dua, e mezzo in tre l’uno, et avvolti, e diritti, come pare, e piace a chi gli fa fare.
Che i Ceri da Figliocci, o vero torchietti14, e le candele, o candelotti, et altri simili lavori, si possino lavorare, tenere, e vendere d’ogni peso e lunghezza, come più e meglio si conviene, e pare, e piace a chi fa fare. E sieno, e debbino essere di cera, e bambagia nuova, netta, buona, e mercantile, e non mescolata in modo alcuno, e tutta simile, e non diversa. E che in ciascuno di detti lavori da dieci libbre in qua, siano tenuti, e debbino lavorare, e mettere tutta cera, e bambagia nuova, e per ogni libbra di cera, once una di detta bambagia, e non più, né altrimenti.
Che li Ceri da Pivieri, popoli, e comuni15, e di qualunque altra maniera, o forma, non intendendo li traforati, né i bocciati16 da libbre dieci in su, in ogni peso sia lecito, come se li conviene, mettere per di sotto solamente per l’impasto cera usata buona, netta e mercantile. Et i lucignoli di qualunque di detti ceri sempre debbino essere di bambagia nuova, buona, e non mescolata in modo alcuno, e la coperta di ciascuno debba essere conveniente di assai di detta cera, e l’impasto non più, che al lavoro si richiegga, e per ogni libbra di cera in detti lucignoli possino mettere once una e mezzo di detta bambagia nuova, e non mescolata, né legata in modo alcuno.
Che le candele, che si dicono d’un quattrino l’una, cioè da cassetta17 debbino essere di numero settantacinque per libbra, e non più, lavorate, e composte di cera, e bambagia nuova, stietta, buona, e mercantile, e della simile al tutto, e non diversa. Et in ciascuno lucignolo mettere fili tre di detta bambagia.
Che le candele da morti si possino lavorare di numero, e peso conveniente, e come piace a chi le compra, o fa fare, e sempre di tutta cera, e bambagia nuova, netta, buona, e mercantile, e non mescolata in modo alcuno. Et in quelle di numero quaranta in dietro sieno tenuti ciascuno lucignolo fare di sei fili, e se di numero quaranta in là di quattro fili di detta bambagia senza dolo, fraude, o malizia alcuna.

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