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SANITA’ ED OSPEDALI




Roma lì 28 Novembre 1854
Ill. mo e R. mo Signore
La malattia colerica non solo è terribile perché capace di troncare rapidamente la vita di colui che ne viene attaccato, ma anche perché può, assunta la forma epidemica, in pochi dì decimare una popolazione, arrecando ovunque la desolazione, e lo spavento.

Avendo l’esperienza dimostrato, come per alcuni provvedimenti si giunga a soffocare il germe di questo morbo, od almeno ad impedirne la diffusione, la Congregazione Speciale di Sanità nel sommo dispiacere di sentire che in varie Città e Paesi siasene manifestato alcun Caso, si fa sollecita inviarle alcune copie di un’istruzione popolare pubblicata in quest’anno medesimo in occasione dello sviluppo del colera nella Capitale, in cui sono indicate molte cautele necessarie ad usarsi da coloro che assistono infermi di questo genere.

E poiché per fatti si è giunto a conoscere non essere sufficienti coteste cautele per conseguire lo scopo desiderato, perciò la Congregazione si è determinata prescrivere alcune altre norme, interessando la S. V. Ill. ma e R. ma ad attuarle con ogni sollecitudine ed esattezza.

1° Nell’Ospedale di ogni Città o Paese si destineranno due camere di sufficiente grandezza, e bene aerate, l’una per collocarvi e curarvi gl’infermi di colera, l’altra per racchiudervi quelli, che siano semplicemente in sospetto di essere attaccati da tale infermità.

N. B. Ove non vi fosse alcun Ospedale si prepareranno in un luogo abbastanza appartato due buone camere da servire al detto uso.

2° In vicinanza dell’ingresso di queste camere e dello Spedale vi sarà un locale (anche costruito in legno, quando non fossevi una camera qualunque) nel quale dovranno esporsi alle fumigazioni di Morveau tutti coloro, che ne uscissero, Sacerdoti cioè, Medici, Inservienti, Convalescenti, e le persone altresì che avessero trasportato all’Ospedale alcuno affetto da tal male, e che non manchi mai in questo locale un vaso contenente una soluzione di cloruro di calce, da rinnovarsi al bisogno, destinato a far lavare e mani e braccia a tutti coloro che avessero avuto contatto cogl’infermi di colera.

3° Sarà ingiunto al Medico o ai Medici di denunziare alle competenti autorità qualunque Caso fosse loro dato d’osservare di simile malattia, indicando il nome il cognome e il domicilio dell’infermo, e questa denuncia per quelli che saranno curati nella propria casa, dovrà rinnovarsi tanto in caso di guarigione quanto in caso di morte.

4° In via di persuasione, non giammai per comando o per violenza, si procuri d’indurre gl’infermi mancanti di mezzi per curarsi nella propria casa di andare all’Ospedale.

5° Ove si sviluppasse il colera in alcuno individuo già esistente in uno Ospedale immune da questa infermità, sarà immediatamente trasportato nella camera o nello Spedale destinato per colerosi. Quindi si toglierà il letto sul quale giaceva per disinfettarlo, come appresso al paragr. 7° si dirà, e frattanto si getterà sul pavimento occupato dal letto, e nelle vicinanze certa qualità di acqua contenente in soluzione cloruro di calce.

6° Verificatosi appena un Caso di tal fatta tutti gli oggetti di vestiario degli altri infermi nell’Ospedale esistenti si sottoporranno a fumigazioni di cloro disponendoli opportunamente in una camera su corde appositamente stese, si avrà inoltre cura che i convalescenti ritardino di qualche giorno la loro uscita dall’Ospedale stesso, e nell’uscire si assoggettino a fumigazioni di cloro, mantenute le avvertenze di sopra rammentate.

7° Trasportato che siasi un infermo affetto da colera all’Ospedale si faranno eseguire nella camera ove giacque, gli espurghi di metodo attendendo con ogni diligenza che le robe e gli oggetti, che servirono all’infermo convenientemente disposti, ricevano ovunque l’azione disinfettante di questi vapori, si bruceranno gli oggetti estremamente laceri, compensandone, se sia d’uopo, ai parenti la piccolissima perdita; la lana del materasso sarà anche essa esposta ai vapori di acido solforoso o di cloro e poi lavata, sarà bruciata la paglia del pagliaccio170, e quindi lavate e messe in bucato le biancherie tutte per l’infermo adoperate, dopo essere state immerse per una mezz’ora in un recipiente contenente acqua con cloruro di calce. Che se non potessero per la ristrettezza del luogo, o per essere abitato da altre persone praticarsi ivi tutte le dette misure, si effettueranno in parte in un locale, che sarà (data l’occasione) destinato.

8° Nessun parente prossimo (salvo alcuna rarissima circostanza) potrà entrare a visitare i colerosi nell’Ospedale, ed entratovi non ne uscirà se non disinfettato de’ vapori di cloro. Niuno potrà visitare i malati dell’Ospedale, benché affetti da malattie ordinarie, se in questo Spedale siavi stato alcun Caso di colera, o se questa malattia siasi sensibilmente sviluppata nella Città o nel Paese.

9° Ove l’individuo attaccato da questo male possa curarsi in casa si raccomandi che persone inutili non penetrino nella camera, ed ancor più che non si avvicinino al letto, ma vi abbiano accesso le sole persone necessarie alla cura, e si consigli loro di lavarsi spesso le mani e braccia con acqua contenente cloruro di calce, e di non porsi a contatto con altri individui se prima non siensi disinfettate per mezzo dei vapori di cloro.

10° …


11° Passato di vita un coleroso, il cadavere sarà più o meno sollecitamente collocato nella cassa il cui coperchio sarà posto da un lato, e così scoperto verrà trasportato in una camera mortuaria da destinarsi, ove rimarrà almeno per 12 ore, passate le quali si getterà su di esso cloruro di calce impastato con acqua, quindi chiusa la cassa si procederà all’inumazione.

12° I becchini, inumato il cadavere, si laveranno le mani e le braccia con acqua clorurata, e si disinfetteranno con fumigazioni di cloro.

13° Se durante qualche tempo altri casi di Colera non apparissero, allora si procederà alla disinfettazione degli Spedali, e delle case ove gli attaccati dal morbo vennero accolti, e ciò eseguirassi colle fumigazioni di cloro, coi lavacri di cloruro di calce, colla rastiatura delle pareti, e col dare ad esse di bianco.

14° Si provegga che il popolo non si cibi di cose insalubri, e si disperda alla circostanza tutto ciò che i Medici specialmente indicassero come pregiudizievole alla umana salute.

15° Si tenga il più sovente possibile informata la Congregazione Speciale di Sanità dei Casi di colera che verranno manifestandosi, indicando non solo il nome cognome, età professione, genere di vita dell’individuo che ne fu attaccato, ma anche quali cause si possan sospettare ne abbiano favorito lo sviluppo.

16° Qualora malgrado queste misure sanitarie il colera si diffondesse converrebbe stabilire uno o più Ospedali provvisorj. Una o più case di soccorso, una o più deputazioni Sanitarie colle medesime norme che furon prese per lo passato in Roma provvedendo e gli uni, e le altre di Sacerdoti, di Medici, di Chirurgi, di Farmacisti proporzionati al numero degli ammalati, e della popolazione, e alla grandezza della città o del paese colpito dal flagello Asiatico.

17° Poiché l’esperienza ormai convince che la malattia colpisce in preferenza le classi infime, come Campagnoli, Stracciaroli e simili, sarà opportuno che le pubbliche Autorità esercitino una speciale sorveglianza sugli Alberghi ove tali individui sogliono alloggiare. Con frequenti accessi è mestieri accertarsi, che tanto gli Alberghi presi in generale, quanto ogni ambiente in particolare siano abitabili, limitando in caso affermativo il numero degl’individui che ogni ambiente possa e debba contenere, ed esigendo tanto nell’insieme dell’Albergo quanto nel particolare d’ogni stanza la più rigida e scrupolosa nettezza.

Resta ora alla Congregazione di pregare efficacemente la S. V. Ill. ma e R. ma perché, all’opportunità di qualsiasi sviluppo, che Dio tenga lontano, in codesta sua Provincia, voglia comunicare la presente circolare e suo allegato, non che d’interessarsi col noto suo zelo e solerzia all’adempimento delle varie prescrizioni, ed interessandola a darne cenno di ricevimento…


D .mo obbl. mo Servitore

IL VICE-PRESIDENTE

S. SAGRETTI


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