Breve Sintesi di Cristologia



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Breve Sintesi del corso di Cristologia

Dal testo di Bruno Forte: Gesù di Nazareth

Che senso ha parlare di Gesù Cristo oggi?

Che senso ha nella società odierna annunciare Gesù Cristo?

Vediamo quali sono le provocazioni, le sfide del mondo oggi.


Le sfide del mondo oggi


Sono due e vengono da due realtà completamente diverse:

  1. Dal mondo secolarizzato

  2. Dal terzo mondo, cioè dove l’uomo è sfruttato ed è vittima d’ingiustizie

Il mondo secolarizzato


In questo mondo l’uomo è diventato adulto, nel senso che non ha più bisogno di Dio, si è emancipato (selfmade man).

Cinquant’anni fa l’uomo credeva in un Dio “tappabuchi”, ossia tutti i fenomeni naturali venivano attribuiti a Dio e l’uomo si rivolgeva a lui per tutte le cose. Questo tipo d’insegnamento purtroppo veniva dalla Chiesa, era una religiosità che spingeva la sinistra a considerare la religione “oppio dei popoli” (Marx)

La religione era quindi considerata un sonnifero per acquietare le coscienze dei popoli contro le oppressioni e le ingiustizie sociali. Questo provocò la rivoluzione dei contadini in Russia, i quali si ribellarono e vollero ”farsi a sé”.

Fattori che hanno presieduto all’avvento della civiltà adulta


Oggi l’uomo si è emancipato, ma è finito all’estremo opposto. Infatti, nel mondo diventato autonomo, non c’è più il desiderio di Dio, sembra che l’uomo possa fare a meno di Dio.

L’epoca moderna è caratterizzata dal macchinismo, l’uomo è l’homo faber, è considerato per ciò che fa ed è capace di produrre; le persone che non producono sono emarginate. L’uomo vale per ciò che fa e non per ciò che è. La macchina è diventata una divinità ed ha sostituito Dio, pertanto l’uomo non si rivolge più a Dio, perché non ha bisogno di lui, in quanto è capace di produrre tutto da solo.

L’epoca moderna è caratterizzata dalla scienza: la verità è una realtà cosificata, infatti per la scienza la verità è una realtà fenomenica che si può sperimentare, quindi non è una realtà trascendente.

Nel campo della scienza Dio è un qualcosa d’insensato, perché la scienza presume di sapere tutto e di verificare tutto. Il fenomeno però può ingannare, infatti ci sono stati molti errori in questo campo (vd. La concezione tolemaica e la rivoluzione copernicana.

L’epoca moderna è caratterizzata dall’ideologia del regno dell’uomo sulla terra, inteso in senso solo orizzontale. Una scorretta concezione della divinità portava ad un’interpretazione sbagliata del mondo. Evidenzia i rapporti concreti di produzione e sfruttamento in cui l’uomo si trova posto.

Questi tre fattori ci presentano una società che può fare a meno di Dio. Ma proprio nel cuore di questa società s’insinua il dubbio, che scaturisce dal senso di finitudine, di incompletezza delle cose. Ci si chiede se questi tre fattori costituiscano il fine ultimo dell’uomo, la sua soddisfazione, il suo appagamento interiore.

Talvolta il nostro lavoro non ci soddisfa intimamente, perché non ci fa sentire realizzati. Quindi accade che laddove la macchina ha assunto il primato s’insinua l’incontentezza.

La verificazione della scienza


C’è un qualcosa che va al di là della scienza, che si addentra nel mistero della natura e che sfugge alla comprensione umana. È un senso di mistero che l’uomo si porta dentro.

L’ideologia del regno dell’uomo sulla terra


Ci si chiede: quante violenze, quante persone sono morte, sono state sacrificate per costruire questo regno dell’uomo, quante persone sono morte a causa della sopraffazione dell’uomo stesso?

Se si pensa che esista una realizzazione dell’uomo solo terrena, nasce il dubbio che esista qualcosa di più grande che faccia giustizia di questi morti a cui il regno dell’uomo non ha saputo dare una risposta. Questo “dubbio” è una sfida che parte dal profondo dell’uomo stesso ed insinua l’esistenza di un Dio che va al di là di questo regno umano che va al di là della sola giustizia umana. Infatti noi sappiamo che il cammino dell’uomo inizia su questa terra, ma non finisce qui, va al di là del mondo stesso


La sfida del terzo mondo


Viene dai popoli oppressi dai sistemi totalitari di cui Qutierrez parla della famosa teologia della liberazione «Si parla della questione sociale, ma sono negli ultimi anni si è presa coscienza dell’immensa alienazione, sfruttamento della maggior parte delle persone, che sono trattate da “non persone”, che non sono soggetti della storia, perché dipendono dalle nazioni più ricche, che le mantengono in una situazione d’inferiorità e di sfruttamento». Pertanto a questi popoli oppressi dalla miseria e dall’ingiustizia in proporzioni macroscopiche è difficile parlare di Gesù Cristo.Annunciare Cristo a queste persone significa parlare loro di un Dio liberatore, che ha fatto uscire il suo popolo dalla schiavitù, un po’ come ha fatto Ghandi, che si è battuto con il suo popolo.

Il cristiano pertanto ha due compiti: denunciare ed annunciare. Condividere le ansie di questi popoli e denunciare le ingiustizie, ma, nello stesso tempo, annunciare la speranza.


Gli interrogativi dell’uomo: il dolore e il futuro


Sia il mondo secolarizzato che il terzo mondo sono attraversati da interrogativi profondi: il dolore e il futuro

Il dolore: è una categoria universale che accomuna tutte le persone, perché tutti possono trovarsi in una situazione di dolore, ci sono varie interpretazioni del dolore e ci si domanda qual è la sua causa

  • Ateismo tragico: Dio non può esistere perché c’è il male (Epicuro: se Dio è onnipotente perché c’è il male? 2 risposte: o Dio non è onnipotente, ma è buono, o Dio è sadico)

  • Insegnamento del libro di Giobbe: rassegnazione.secondo la mentalità ebraica era impossibile che il giusto soffrisse, anzi doveva essere premiato.

  • Mistiche orientali: eliminare il dolore estinguendo il desiderio. Noi soffriamo perché desideriamo cose che non possiamo avere, per cui togliendo il desiderio si elimina il dolore.

Queste tre considerazioni portano alle seguenti conclusioni:

  1. Dio non esiste.

  2. Il dolore è una prova, oppure serve per misurare la fede.

  3. Dio fa soffrire le persone che ama.

Ma qual è la risposta dei cristiani al dolore? Dio non è fuori dalla sofferenza, ma le dà senso perché l’ha assunta su di sé, anch’egli soffre con l’uomo.

L’interrogativo di Gesù sulla croce è il perché di ogni uomo che si chiede il motivo della sofferenza. Gesù ci rivela il volto del Padre, il quale non subisce alcuna sofferenza, ma partecipa al nostro dolore. La risposta al dolore non è di tipo razionale.



Il futuro: l’interrogativo sul futuro, cosa sarà il domani, conduce a delle conclusioni diverse:

  • La disperazione: (visione pessimistica) non c’è via di scampo, il presente è dolore e si pensa al futuro come il presente.

  • La presunzione: si perde di vista la tragicità del reale, si vede tutto in una visione ottimistica.

  • La speranza cristiana: rifugge sia dalla disperazione, sia dalla presunzione. Dalla disperazione, perché il cristiano sa che Gesù, con la sua resurrezione, ha vinto il male, la morte. Egli sa, per fede, che il bene futuro verso il quale s’incammina è un bene arduo e difficile, ma non impossibile. Il nostro è un futuro relativo, contenuto nel futuro assoluto di Dio, che conosce e risponde alle attese dell’uomo.

Come mai dopo 2000 anni ci occupiamo ancora di Cristo e i teologi approfondiscono ancora il mistero di Dio? Il mistero di Gesù è in parte rivelato ed in parte nascosto. Cristo rimane un mistero, è una realtà che ha tante sfaccettature, di cui sfugge sempre qualcosa , e che comunque va al di là delle capacità intellettive dell’uomo, della sua comprensione.

Le eresie nascono proprio dal voler ridurre il mistero a qualcosa di ben definito. Invece, proprio perché tale, il mistero va al di là e supera le nostre capacità intellettive, ma non si oppone ad esse. Perciò non sono sufficienti i secoli per scandagliare questo mistero, e l’uomo è come un pellegrino, sempre in cammino alla ricerca di questo mistero.

S. Agostino comprese questa grande verità, che era impossibile comprendere il mistero della Trinità razionalmente (episodio del bambino sulla spiaggia, che voleva riversare tutta l’acqua del mare in una buca scavata sulla sabbia) (cfr. B. Forte: Gesù di Nazareth).





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