C’ è una corrispondenza tra la terra e IL cielo che è sempre attuale. Conoscerla e capirla giova all’uomo perché l’aspetto del cielo che ci sovrasta ci dice dove siamo sulla terra



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02.01.2018
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C’ è una corrispondenza tra la terra e il cielo che è sempre attuale . Conoscerla e capirla giova all’uomo perché l’aspetto del cielo che ci sovrasta ci dice dove siamo sulla terra. “La geografia fisica” ci insegna la morfologia della superficie terrestre: oceani, mari, continenti, montagne, fiumi, laghi ecc..

  • C’ è una corrispondenza tra la terra e il cielo che è sempre attuale . Conoscerla e capirla giova all’uomo perché l’aspetto del cielo che ci sovrasta ci dice dove siamo sulla terra. “La geografia fisica” ci insegna la morfologia della superficie terrestre: oceani, mari, continenti, montagne, fiumi, laghi ecc..

  • La “geografia politica” insegna come è ripartita la sovranità su questa superficie, l’astronomia ci insegna la morfologia di una grande sfera che sembra girarci intorno: come si chiamano e dove si trovano le stelle più importanti, ci insegna a riconoscere i pianeti e i loro movimenti rispetto alle stelle, come pure il ”moto” del sole, della luna e ad utilizzare la ciclicità di questi moti per misurare il tempo e per orientarci nello spazio.















La zona sull’orizzonte dove il sole sorge viene detta oriente o est mentre quella in cui tramonta è l’occidente o ovest, tracciando una linea perpendicolare alla congiungente est-ovest negli equinozi, si individuano altri due punti, detti Nord e Sud; quest’ultimo dalla parte in cui si viene a trovare il sole a mezzogiorno, il Nord dal lato opposto. Questi quattro punti di riferimento fondamentali, Est, Sud, Ovest e Nord sono detti punti cardinali; aggiungendo ad essi le direzioni da cui spirano alcuni venti tipici, si ottiene la cosiddetta Rosa dei Venti.

  • La zona sull’orizzonte dove il sole sorge viene detta oriente o est mentre quella in cui tramonta è l’occidente o ovest, tracciando una linea perpendicolare alla congiungente est-ovest negli equinozi, si individuano altri due punti, detti Nord e Sud; quest’ultimo dalla parte in cui si viene a trovare il sole a mezzogiorno, il Nord dal lato opposto. Questi quattro punti di riferimento fondamentali, Est, Sud, Ovest e Nord sono detti punti cardinali; aggiungendo ad essi le direzioni da cui spirano alcuni venti tipici, si ottiene la cosiddetta Rosa dei Venti.











Sulla sfera terrestre il sistema per orientarsi è abbastanza semplice, si fa uso di due coordinate, che fanno riferimento appunto ai parametri di rotazione, l’equatore e i poli: la latitudine e la longitudine .

  • Sulla sfera terrestre il sistema per orientarsi è abbastanza semplice, si fa uso di due coordinate, che fanno riferimento appunto ai parametri di rotazione, l’equatore e i poli: la latitudine e la longitudine .

  • La latitudine misura la distanza del punto dall’equatore. Si misura lungo il meridiano del luogo ( il cerchio perpendicolare all’equatore che passa per il luogo in cui ci troviamo e per i due poli). E’ una misura angolare: zero gradi all’equatore e 90 gradi al polo (Sud o Nord). I punti aventi la stessa latitudine stanno sullo stesso parallelo

  • La longitudine misura la distanza angolare fra il meridiano del luogo e un meridiano di riferimento (scelto di comun accordo tra le nazioni), attualmente quello che passa per Greenwich).Anche questa coordinata indica un arco sull’equatore, quindi può essere misurata i gradi ( o° a Greenwich fino a 180° andando verso est e -180° andando verso ovest).

















Per l’uomo la misura del tempo ha due scopi: uno a lunga scadenza (per esempio, pianificare la mietitura) e uno a breve termine (sapere quando farà buio). Riguardo al lungo termine, la terra ci fornisce due unità affidabili con il giorno e l’anno. Sfortunatamente, per i periodi più brevi non ci sono unità equivalenti.

  • Per l’uomo la misura del tempo ha due scopi: uno a lunga scadenza (per esempio, pianificare la mietitura) e uno a breve termine (sapere quando farà buio). Riguardo al lungo termine, la terra ci fornisce due unità affidabili con il giorno e l’anno. Sfortunatamente, per i periodi più brevi non ci sono unità equivalenti.

  • Per misurare un intervallo di tempo è sufficiente contare il numero di volte in cui un qualunque fenomeno si ripete con regolarità. Per questo motivo il tempo non ha mai avuto un campione da conservare in cassaforte come è successo per la lunghezza e il peso. Il campione di tempo ce l’abbiamo sotto il naso ogni giorno, è…il giorno!



All’inizio di un nuovo anno, come ogni gennaio che si rispetti, bisogna sostituire il vecchio calendario con quello nuovo. Ma come si fa a misurare il tempo che trascorre tra il primo gennaio e il 31 dicembre di uno stesso anno? Non è così semplice stabilire la durata di un anno. L’idea base di un calendario è quella di seguire il ciclo delle stagioni. Ma a che cosa corrispondono le stagioni dal punto di vista astronomico? Per capirlo, bisogna sapere che l’asse di rotazione della terra, intorno al quelle la terra ruota in un giorno, non è perpendicolare al piano dell’orbita terrestre ma è spostato di 23 gradi circa. Ci sono dunque dei momenti dell’anno in cui l’emisfero Nord prende la luce del Sole in piena faccia e altri momenti in cui è l’emisfero Sud che ne ha diritto: al Sud è estate quando è inverno al Nord. C’è un momento in cui le situazioni si incrociano: questo avviene quando nessuno dei due emisferi viene “avvantaggiato”, vale a dire quando il piano che contiene l’equatore terrestre passa per il centro del sole. In quel preciso momento, che si verifica due volte l’anno, la situazione dei due emisferi si inverte e uno va verso l’inverno, l’altro verso l’estate. È l’equinozio. Nel giorno in cui la terra passa per il punto dell’equinozio, la durata del dì è uguale a quella della notte.

  • All’inizio di un nuovo anno, come ogni gennaio che si rispetti, bisogna sostituire il vecchio calendario con quello nuovo. Ma come si fa a misurare il tempo che trascorre tra il primo gennaio e il 31 dicembre di uno stesso anno? Non è così semplice stabilire la durata di un anno. L’idea base di un calendario è quella di seguire il ciclo delle stagioni. Ma a che cosa corrispondono le stagioni dal punto di vista astronomico? Per capirlo, bisogna sapere che l’asse di rotazione della terra, intorno al quelle la terra ruota in un giorno, non è perpendicolare al piano dell’orbita terrestre ma è spostato di 23 gradi circa. Ci sono dunque dei momenti dell’anno in cui l’emisfero Nord prende la luce del Sole in piena faccia e altri momenti in cui è l’emisfero Sud che ne ha diritto: al Sud è estate quando è inverno al Nord. C’è un momento in cui le situazioni si incrociano: questo avviene quando nessuno dei due emisferi viene “avvantaggiato”, vale a dire quando il piano che contiene l’equatore terrestre passa per il centro del sole. In quel preciso momento, che si verifica due volte l’anno, la situazione dei due emisferi si inverte e uno va verso l’inverno, l’altro verso l’estate. È l’equinozio. Nel giorno in cui la terra passa per il punto dell’equinozio, la durata del dì è uguale a quella della notte.



Ecco allora un’ idea: mettiamoci nel punto dell’equinozio, facciamo partire un cronometro e aspettiamo il ritorno a questo equinozio. Il cronometro si fermerà sulla seguente misurazione:

  • Ecco allora un’ idea: mettiamoci nel punto dell’equinozio, facciamo partire un cronometro e aspettiamo il ritorno a questo equinozio. Il cronometro si fermerà sulla seguente misurazione:

  • 365 giorni, 5 ore, 48 minuti, 46 secondi.

  • Questo è chiamato anno tropico.

  • Quello che chiamiamo comunemente giorno è il giorno solare che è stato diviso per convenzione in 24 ore. Il secondo è l’intervallo di tempo che si ottiene dividendo il giorno solare medio in 86400 parti uguali .Nel 1967

  • La Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure(CGPM) ha ridefinito il secondo come il tempo impiegato da un isotopo di cesio per vibrare 9192631770 volte in particolari condizioni. Così si sfrutta la vibrazione atomica perché e un fenomeno ciclico più preciso della rotazione terrestre.













Certamente i quadranti solari permisero molto presto di dividere il giorno in varie parti, ma l’operazione era poco precisa e, soprattutto lr meridiane potevano essere usate solo con il bel tempo. Fu necessario dunque inventare altri strumenti . I primi furono dei sistemi a flusso come la clessidra che, però, non erano molto precisi e davano una definizione di unità di tempo che variava, a seconda dello strumento.

  • Certamente i quadranti solari permisero molto presto di dividere il giorno in varie parti, ma l’operazione era poco precisa e, soprattutto lr meridiane potevano essere usate solo con il bel tempo. Fu necessario dunque inventare altri strumenti . I primi furono dei sistemi a flusso come la clessidra che, però, non erano molto precisi e davano una definizione di unità di tempo che variava, a seconda dello strumento.

  • Nel X secolo fecero la loro comparsa i primi orologi che , invece di lasciar scorrere un fluido, utilizzavano la caduta di un peso attaccato ad una catena per azionare una ruota. Ma anche questi avevano un margine di errore di un’ora al giorno.

  • Nel 500 si racconta che, durante una messa, Galileo, ancora bambino, notò che le oscillazioni del lampadario appeso al soffitto della chiesa avvenivano a intervalli di tempo regolari . Crescendo mise in piedi una teoria nella quale dimostrava che, quando un pendolo non fa movimenti troppo ampi, la frequenza di questi movimenti ( numero di oscillazioni per unità di tempo) è effettivamente costante.

  • Questa proprietà venne sfruttata per la costruzione di orologi a pendolo e permise di guadagnare una buona precisione della misura del tempo.



“Una volta era facile: lo spazio da un lato, il tempo dall’altro.

  • “Una volta era facile: lo spazio da un lato, il tempo dall’altro.

  • E poi è arrivato Einstein, e con lui un altro modo di vedere il mondo.

  • Decisamente questi fisici ci rovinano il tempo!”

  • [Le Monde de Camille di Chérif Zananiri]





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