Capitolo I lo svolgimento del processo



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BELLASSAI S.:Esclusi, esclusi nel modo più assoluto.

P.M.:E esclude di essersi mai recato presso l'ufficio del dottore Contrada?

BELLASSAI S.:No.

P.M.:In epoca successiva rispetto all'attentato.

BELLASSAI S.:No, successiva mai.

E però, risulta per tabulas l’annotazione in data 3/9/1979: <<avv. Bellassai - Genna Giovanni - qui ore 10>>, peraltro in concomitanza con il periodo del simulato sequestro di Michele Sindona.

Va ricordato, a questo riguardo, che il predetto Bellassai, , capo gruppo della P2 per la Sicilia, fu colui che presentò a Giuseppe Miceli Crimi (medico e feritore di Sindona durante il finto sequestro) il massone Gaetano Piazza, il quale ospitò lo stesso Sindona a Caltanissetta la notte tra il 15 ed il 16 agosto 1979 e poi lo accompagnò a Palermo35.

Emerge, cioè, uno spettro di elementi che, avuto riguardo all’alto ruolo ricoperto, quale massone, dal Bellassai, avrebbero richiesto quantomeno una indicazione delle possibili causali di quell’incontro, se non una precisa giustificazione del suo contesto e delle sue ragioni.

Del resto, la criticità del periodo in cui ricade questa annotazione non può essere disgiunta dal significato indiziante di alcuni comportamenti dell’imputato, di cui si è occupato analiticamente il Tribunale e dei quali si dirà appresso, e cioè:


  • la subitanea stesura del rapporto del 7 agosto 1979, spontaneamente redatto e da nessuno richiesto, con cui l’imputato stroncò le notizie apparse sulla stampa quello stesso giorno circa un incontro tra il dirigente della Squadra Mobile Boris Giuliano e l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, che avrebbe potuto far collegare i due omicidi tra di loro36 (il Sindona venne dichiarato colpevole quale mandante dell’omicidio Ambrosoli dalla Corte di Assise di Milano con la citata sentenza del 18 marzo 1986);

  • la successiva condotta consistita nel dare alla stampa la notizia della convocazione - di fatto, così vanificata - dell’avv. Melzi e del maresciallo Gotelli, convocazione voluta da parte del magistrato inquirente dott. Vincenzo Geraci a dispetto del predetto rapporto del 7 agosto 1979 per chiarire la fondatezza delle voci relative all’incontro Giuliano-Ambrosoli;

  • la condotta tenuta dall’imputato in occasione dell’allontanamento del mafioso John Gambino, soggetto in costante contatto con il banchiere Michele Sindona durante il suo simulato sequestro.

Infine, non apporta alcun elemento a favore dell’imputato il richiamo, operato dai difensori appellanti, alle risposte date dall’avv. Bellassai alla domanda circa l’affiliazione di Contrada a logge massoniche (pag. 106 vol. 5 dei motivi di appello e pag. 47 vol I tomo II dei motivi nuovi):

<<P.M.:Lei è a conoscenza se il dottore Contrada ha fatto parte della massoneria, è stato massone?

BELLASSAI S.:Assolutamente.”

No, no, io so che il dottor Contrada non è stato massone, non è massone.”

P.M.:E come lo sa?

BELLASSAI S.:Perchè non mi risulta che fosse nelle logge ufficiali di Piazza del Gesù e di Palazzo Giustiniani>>.

L’avv. Bellassai, infatti, al pari dei tanti testi menzionati nei motivi di appello, ha escluso con certezza l’affiliazione dell’imputato a logge ufficiali. Egli, però, dopo avere risposto alla domanda riguardante l’ipotetica appartenenza di Contrada a tronconi irregolari della massoneria, ha, più prudentemente, risposto al condizionale - risposta riportata a pag. 107 del vol. 5 dell’Atto di impugnazione - <<Io, per quello che ne so io e ho 50 anni di massoneria, lo escluderei>>, dimostrando, quantomeno, di non potersi esprimere con certezza sul sommerso massonico.

In definitiva, la credibilità dello Spatola rispetto all’argomento “Massoneria” è rimasta, come ritenuto dal Tribunale, immune da censure.

*****


Considerazioni non dissimili possono farsi in ordine al tema dell’interessamento di Contrada per i porti d’arma ai fratelli Caro, del quale lo Spatola ha riferito di avere avuto notizia da Rosario Caro nella circostanza dell’incontro, nella primavera del 1980, presso il ristorante “il Delfino” :

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