Capitolo I lo svolgimento del processo



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P.M.: Senta, lei ricorda se fece altri riferimenti, il Rosario Caro in relazione a favori che il dott. Contrada aveva già fatto o avrebbe dovuto fargli?

SPATOLA R. A lui personalmente era in attesa di potere avere il porto d’armi. Nei riguardi del fratello Federico, lo aveva già ottenuto sempre tramite il dott. Contrada.

P.M.: Cosa?

SPATOLA R. Il porto d’armi di pistola. Parlo di porto d’armi, cioè, portarla liberamente addosso, non detenzione in casa>>.

Il Tribunale (pagine 959 – 965 della sentenza appellata), ha desunto <<numerosi elementi esterni di conferma alle dichiarazioni rese da Rosario Spatola>> dal compendio documentale in atti disponibile, costituito dai fascicoli cat. 2° (pregiudicati) - 6E (collezioni armi comuni) e 6D (detenzioni armi) relativi a Federico Caro, e dai fascicoli cat. 2°(pregiudicati) e 6D (detenzioni armi) relativi a Rosario Caro.

Ha rilevato, invece, che dei fascicoli cat. 6 G (porto di pistola, intestato a Federico Caro) e cat. 6 F (porto di fucile, intestati a Federico Caro e Rosario Caro), mandati al macero come da regolamento d’archivio e da esplicita autorizzazione ministeriale, era rimasta soltanto una traccia nelle schede d’archivio generale della Questura istituite dopo il 1971.

Quel giudice,quindi, ha, dunque rimarcato la circostanza che, per l’anno 1979-1980, nella scheda del Commissariato competente manca l’annotazione del rinnovo del porto di pistola a Federico Caro. L’ha considerata come un primo elemento di riscontro perché sintomatica di un rinnovo effettuato direttamente in Questura, in un periodo nel quale l’imputato ricopriva il doppio incarico di capo della Squadra Mobile (in via interinale) e della Criminalpol (pagine 961 e 964 della sentenza), e quindi di un interessamento del quale Rosario Caro poteva parlare, riferendosi al fratello, come di un accadimento recente.

Il secondo elemento valorizzato nella sentenza appellata è la circostanza che Rosario Caro ottenne la licenza per il porto di fucile il 28 giugno 1980 (ibidem, pag. 965). Dunque, al contrario del fratello Federico, all’epoca del riferito incontro al ristorante “Il Delfino”, egli non era ancora titolare di alcuna licenza di porto d’armi e ben poteva affermare di attenderne il rilascio.

Ed ancora - ha rilevato il Tribunale - la licenza per collezioni d’armi a firma del Questore Epifanio venne rilasciata a Federico Caro in data 3 aprile 1978, e cioè in un periodo in cui Contrada era dirigente della Criminalpol, mentre la licenza di porto di pistola venne rinnovata negli anni successivi al 1976, quando egli rivestiva il medesimo incarico.



Alle pagine 117-126 del volume V capitolo V dell’Atto di impugnazione si deduce che:

  • mancherebbe qualsiasi riscontro del presunto interessamento di Contrada;

  • emergerebbe, per contro, << in modo chiaro il massimo rigore adottato dalla Questura e dal Commissariato di P.S. nelle procedure di diniego, di rinnovo e di revoca, non appena i titolari delle licenze sono incorsi in pregiudizi penali: Caro Federico, per una denunzia per ricettazione (15/6/1982) e Caro Rosario, per una denunzia per sfruttamento della prostituzione (19/12/1980) si sono viste revocate le licenze precedentemente loro concesse regolarmente>>;

  • negli anni in cui <>, e pertanto <>;

  • i Caro, anche a volere ammettere l’ipotesi di un interessamento nei loro riguardi - peraltro non necessario - non avrebbero avuto ragione di rivolgersi all’imputato, potendo contare sul dott. Francesco Pellegrino, già dirigente del Commissariato “Porta Nuova”, massone per sua stessa ammissione ancorchè iscritto ad altra loggia ed in rapporti di frequentazione prima con Federico, poi con Rosario Caro.

Alle pagine 191-227 del volume primo, tomo primo dei Motivi nuovi di appello si deduce ulteriormente che:

  • nel corso dell'interrogatorio del 16 dicembre 1992, così come nel corso di quello del 25 marzo 1993, lo Spatola non aveva parlato delle licenze di porto d'armi dei fratelli Caro;

  • soltanto, infatti, in occasione dell’interrogatorio del 23 dicembre 1993 aveva riferito di una promessa di “porto d’armi” che Rosario Caro gli avrebbe detto essere stata in suo favore dall’imputato, e soltanto in sede di esame aveva aggiunto di avere appreso dallo stesso Rosario Caro che Contrada aveva già fatto ottenere il porto d'armi di pistola al fratello Federico;

  • tale tempistica sarebbe, ancora una volta, frutto della preordinazione di una artificiosa “convergenza del molteplice” (cioè di una manipolazione sintomatica di un complotto) con le rivelazioni di altri pentiti già interrogati, e segnatamente di Salvatore Cancemi, che nell’interrogatorio reso al Pubblico Ministero il 10 novembre 1993 aveva attribuito all’imputato un intervento nella concessione, al mafioso Stefano Bontate, della patente e del porto d'armi;

  • Rosario Caro non aveva mai avuto il porto di pistola né lo aveva mai chiesto, laddove Rosario Spatola, mentendo, aveva dichiarato che l’imputato si era interessato per fargli ottenere quella specifica licenza;

  • risultava per tabulas che Federico Caro aveva avuto il porto di fucile uso caccia già nel 1966 e ne era certamente titolare nel 1974 ed ancora nel 1981, e però, secondo il costrutto recepito dal Tribunale, sino a tutto il 1975 l’imputato non era ancora un poliziotto colluso con la mafia;

  • nessuna anomalia vi era stata nel rilascio allo stesso Federico Caro, in data 3 aprile 1978, della licenza per collezione di armi da fuoco corte, da lui richiesta perché, avendo il possesso di tre armi di tal fatta (pistole e revolver) regolarmente denunziate al competente Commissariato di P.S., in base alla legge 18.4.1975 n° 110, egli doveva o privarsi di una di esse o chiedere la licenza per tenerla nella sua abitazione come pezzo da collezione, cosa che aveva fatto per la rivoltella Smith e Wesson cal. 38 matr. 592117.

In ordine alla dedotta mancanza di riscontri alle dichiarazioni di Rosario Spatola sui porti d’arma, questa Corte non può esimersi dal ribadire che la nozione di riscontro non si identifica con quella di prova autonoma del fatto oggetto della dichiarazione resa dall’imputato o dall’indagato in reato connesso (cfr. pagine 250 e 251 della sentenza di annullamento con rinvio).

Orbene, tra gli elementi evidenziati dal Tribunale appaiono di sicura pregnanza l’assenza, per l’anno 1979-1980, dell’annotazione del rinnovo del porto di pistola a Federico Caro nella scheda del Commissariato “Porta Nuova”, sintomatico di un rinnovo in Questura, la posizione dell’odierno imputato in seno alla Questura stessa e l’epoca dell’ottenimento del porto di fucile da parte di Rosario caro; elementi tali da rendere plausibile un interessamento dell’imputato a prescindere dalla titolarità di compiti di polizia amministrativa, restando confermata l’attendibilità intrinseca e la credibilità soggettiva dello Spatola.

Né la loro valenza può essere elisa dal comprovato rigore con il quale i porti d’arma vennero revocati o non rinnovati - a Federico Caro a seguito di per una denunzia per ricettazione (15/6/1982) ed a Rosario Caro a seguito di una denunzia per sfruttamento della prostituzione (19/12/1980) - trattandosi di vicende successive ed indipendenti dall’interessamento attribuito a Contrada.

La circostanza,poi, che i fratelli Caro non avessero precedenti penali o di polizia ostativi al rilascio o al rinnovo dei porti d’arma non è logicamente incompatibile - in un contesto nel quale la cultura del favore soverchia quella del diritto o dell’interesse legittimo - con l’ipotesi di un interessamento comunque chiesto ed ottenuto, né ha importanza, in questo giudizio, che ai funzionari che comunque avevano <> possano <>.

Quanto ai rapporti di frequentazione dei fratelli Caro con il funzionario di Polizia Francesco Pellegrino, già dirigente del Commissariato “Porta Nuova”, mette conto ricordare che quest’ultimo, escusso all’udienza del 3 ottobre 1995, ha dichiarato di essersi iscritto alla Massoneria in epoca contestuale a quella in cui aveva conosciuto Federico Caro, e, subito dopo, di avere conosciuto il di lui fratello Rosario.

La sua iscrizione, cui anche Rosario Caro ha collegato la genesi del rapporto con lui, risale all’Aprile del 1980, pertanto è logico che nella primavera dello stesso anno - epoca del pranzo al ristorante al ristorante “Il Delfino” - lo stesso Rosario Caro, parlando al passato prossimo con il pentito Spatola, avesse fatto riferimento non già a Pellegrino, che non conosceva o aveva conosciuto appena, bensì a Contrada.

Coerente con l’epoca della conoscenza del funzionario con i Caro, inoltre, è il fatto che il rinnovo del porto di pistola di Federico Caro per il periodo 1979-1980 venne fatto direttamente in Questura, quando Pellegrino dirigeva ancora il Commissariato Porta Nuova (che resse sino al 1980).

Lo stesso Pellegrino, in effetti, ha riferito che i suoi primi contatti con Federico Caro erano stati dovuti ad una pratica di rinnovo del porto di pistola, ma, avuto riguardo alla tempistica sin qui ricostruita, può plausibilmente ritenersi che egli si fosse interessato del rinnovo per il periodo 1980-1981, del quale vi è traccia agli atti di quel Commissariato.

Infine, non è fondato il rilievo secondo cui, stando al narrato di Rosario Spatola, Rosario Caro sarebbe stato beneficiario dell’interessamento di Contrada per il porto di pistola, licenza da lui mai chiesta.

Il collaborante, infatti - lo ricordano i difensori appellanti - nell’interrogatorio reso al Pubblico Ministero il 23 dicembre 1993 (pagg. 192-193 del volume primo, tomo primo dei Motivi nuovi di appello) aveva menzionato una promessa di “porto d’armi” in favore di Rosario Caro, dicendo: "...E poi mi disse (Caro Rosario) che Contrada era un suo fratello, intendendo dire che erano entrambi massoni e che gli avrebbe fatto avere il porto d'armi".

Del resto, quanto successivamente dichiarato in sede di esame dibattimentale non autorizza a ritenere che lo Spatola si fosse riferito, a proposito di Rosario Caro, ad un porto di pistola; anzi, il collaborante ha usato l’espressione “porto d’armi” in contrapposizione a quella “porto d‘armi di pistola” espressamente riferita a Federico Caro:

<< P.M.: Senta, lei ricorda se fece altri riferimenti, il Rosario Caro in relazione a favori che il dott. Contrada aveva già fatto o avrebbe dovuto fargli?

SPATOLA R.: A lui personalmente era in attesa di potere avere il porto d’armi. Nei riguardi del fratello Federico, lo aveva già ottenuto sempre tramite il dott. Contrada.




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