Capitolo I lo svolgimento del processo



Scaricare 1.66 Mb.
Pagina19/70
29.03.2019
Dimensione del file1.66 Mb.
1   ...   15   16   17   18   19   20   21   22   ...   70
Colmone C. - ...io avevo rapporti anche personali sia col dott. Montana, che con il dott. Cassarà.

Avv. Milio - Sì, senta. Nella duplice qualità, lei sta parlando il dott. Contrada, i rapporti... io le chiedevo di illustrarli con questi personaggi, con questi funzionari, tenendo conto che il dott. Contrada era Capo di Gabinetto e Coordinatore.

Colmone C. - Sì, ma per noi era un punto in più e non in meno, perché nel momento in cui servivano documentazioni, atti o anche possibilità di accedere in determinati Enti, il dottore si poteva avvalere anche della veste di Alto Commissario per supportare l’attività, quindi c’era un flusso continuo fra anche i funzionari di Polizia che si rivolgevano al dott. Contrada come Capo di Gabinetto>>.

Quanto alle osservazioni sub c), lo Spatola non ha attribuito all’avv. Antonio Messina il ruolo di monopolista della trasmissione delle informazioni riguardanti operazioni nei territori del trapanese o al dott. Contrada quello di tramite di tutte le informazioni che riguardavano operazioni di tal fatta, ovunque eseguite.

Ha costantemente riferito, piuttosto, ben puntualizzando i limiti delle proprie conoscenze, che il suo referente lo preavvisava, indicando la fonte primigenia di tali notizie in Contrada, dei “rastrellamenti” che avrebbero interessato Campobello di Mazara (cfr. pag. pag. 29 trascrizione udienza 27 aprile 1994:

<


SPATOLA R.: Sì.

P.M.:A chi avvertiva?

SPATOLA R.: Non entrai nello specifico a chi di preciso. Né mi fu detto né lo chiesi. A me bastava che quando ero, diciamo, in Sicilia o in Campobello, venivo avvertito che l’indomani mattina ci sarebbe stata una perquisizione, non solo per me ma diciamo, 50, 60, 70 persone oltre ad altri rastrellamenti, bloccavano il paese, perquisizioni, fermi, queste cose. Quindi a me bastava che fossi avvisato. Poi a chi avvisava di preciso non l’ho chiesto e non mi è stato detto>>.

Questo concetto è ribadito alle pagine 120 -121 trascrizione udienza 27 aprile 1994:



<<SPATOLA R.:A me l’ha riferito Antonio Messina, se altri hanno riferito la voce del dottor Contrada non ne sono a conoscenza.

AVV. SBACCHI: Ma la fonte di Messina chi era? Il dottore Contrada? abbia pazienza.

SPATOLA R.: Come?

AVV. SBACCHI: La fonte di Messina chi era?

SPATOLA R.: No, la fonte del Messina non me l’ha detta quale, quale persona di Cosa Nostra glielo riferiva. Era da, veniva da Palermo..

AVV. SBACCHI: Veniva da Palermo

SPATOLA R.: ... la fonte, ma non mi spiegava quale...

AVV. SBACCHI: Allora è giusto quello che ricostruisco io, mi perdoni. Cioè che il punto di partenza è questo; c’è qualcuno di Palermo, uno o più persone che comunicano alle famiglie trapanesi che ci saranno operazioni di polizia e riferiscono che queste segnalazioni vengono dal dottore Contrada. Esatto?

SPATOLA R.: Al Messina fu riferito così e mi riferì così, se ad altri capifamiglia...

AVV. SBACCHI: Quindi, è una notizia di terza mano.

SPATOLA R.: ... appartenenti a Cosa Nostra sia stato riferito lo stesso nome questo non glielo posso dire.

AVV. SBACCHI: E’ una notizia... però Messina le parlò del dottore Contrada...

SPATOLA R.: Sì.

AVV. SBACCHI: ... e non le disse chi era stata la sua fonte a sua volta.

PRESIDENTE: Da chi l’aveva ricevuta la notizia...

SPATOLA R.: No, no, era una fonte... Niente non parlò>>.

Della esistenza di tali rastrellamenti, che gli stessi difensori appellanti finiscono con il riconoscere, non è dato dubitare, avendone parlato, in sede di esame, il tenente dei Carabinieri Carmelo Canale, che aveva titolo per riferirne, essendo stato fino al gennaio 1992 Comandante la sezione CC di Polizia Giudiziaria della Procura di Marsala, nel cui circondario ricade Campobello di Mazara (cfr. pag. 1 trascrizione udienza 27.9.1994)40.

Il Tribunale, d’altra parte (pag. 967-971 della sentenza) ha illustrato quanto stretti fossero i rapporti tra lo Spatola e l’avv. Messina, peraltro “compare” del collaborante perché padrino di cresima del figlio Francesco, non essendo ragionevolmente pensabile che questi gli mentisse, e lo stesso Spatola, del resto, ha confermato che le informazioni del Messina si erano sempre rivelate esatte (pag. 113 trascrizione udienza 27 aprile 1994).

In conclusione, le citate emergenze (effettiva esecuzione di operazioni interforze negli anni 1983-1985, ruolo concretamente rivestito dall’imputato e negazione non credibile di non avere notizie di tali operazioni) costituiscono un riscontro che trascende, in chiave individualizzante, la mera equazione tra il poter sapere e l’avvertire.

In ultimo, giova rilevare come non abbia inciso sulla attendibilità dello Spatola la circostanza che questi, nel corso del suo esame, talora abbia indicato in modo esatto i compiti di Contrada ed in altri passaggi abbia dichiarato di non conoscerli (cfr. pag. 32 tomo primo, volume I del Motivi nuovi).

In realtà, dalla lettura delle trascrizioni è agevole rilevare che Rosario Spatola, richiesto di indicare quale incarico ricoprisse Contrada nel primo periodo della sua collaborazione (fine 1989, inizi 1990) ha risposto di sapere, da notizie di stampa, che si trattava di “un funzionario del S.I.S.DE... "(pag. 128, ibidem).

Con riguardo, poi, (cfr. pagine 55- 56, ibidem), all’epoca dell’incontro presso il ristorante “Il Delfino”, ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto che l’odierno imputato << aveva un incarico di grado presso la Questura, la Polizia di Palermo>> (in effetti, nella primavera del 1980, l’imputato era Dirigente del Centro Interprovinciale Criminalpol della Sicilia Occidentale, incarico mantenuto fino al Gennaio 1982).

Vero, è che lo Spatola,ad un certo punto, ha risposto di non sapere niente , ma ciò è avvenuto quando gli è stato chiesto, tout court, di ricostruire la carriera dall’imputato (cfr. pag. 112 trascrizione l’udienza del 27 aprile 1994:



<< AVV. SBACCHI: Che funzione ha svolto il dottore Contrada nell’ambito, nel corso degli anni?

SPATOLA R.: Mi scusi, quale interesse io ho di sapere e di seguire la carriera del dottor Contrada?

PRESIDENTE: No, che cosa lei sa.

SPATOLA R.: Niente.

PRESIDENTE: Che cosa lei sa.

SPATOLA R.: Niente>>).

Subito dopo, infatti, quando il tema è stato circoscritto all’epoca delle “soffiate” dell’avv. Messina, ha detto di sapere che l’odierno imputato era un <


> (pag. 113 della trascrizione), e la Difesa gli ha contestato la precedente dichiarazione resa al Pubblico Ministero nell’interrogatorio del 23 dicembre 1993, e cioè di avere detto al sottufficiale addetto alla sua protezione che, in quel periodo, Contrada era Capo di gabinetto dell’Alto Commissario. Tale difformità va considerata, tuttavia, il frutto di una mera imprecisione, che non mina l’attendibilità del collaborante.

In conclusione, anche alla stregua delle emergenze del primo dibattimento di appello, non possono che essere condivise le positive valutazioni svolte dal Tribunale circa la attendibilità intrinseca, la attendibilità estrinseca ed il contributo di Rosario Spatola; contributo qualificato dalla percezione visiva di un contatto tra l’imputato e Rosario Riccobono, ancorchè costituente soltanto uno dei molteplici apporti che hanno contribuito a comporre il quadro probatorio riguardante le condotte agevolatrici dell’imputato, pertinenti al sodalizio mafioso.


CAPITOLO IX






Condividi con i tuoi amici:
1   ...   15   16   17   18   19   20   21   22   ...   70


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale