Capitolo I lo svolgimento del processo



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RICCOBONO G.:assolutamente non ho detto mai questo, perchè poi mio padre, senta, mi ha tenuto sempre fuori da tutte cose, non...

AVV. SBACCHI:ho capito. Quindi lei della vita di suo padre sapeva poco, se ho capito bene.

RICCOBONO G.:certo>>).

Tale affermazione è smentita dalle confidenze delle quali il Pirrone ha dichiarato di essere stato messo a parte dalle sorelle Riccobono, alla presenza della loro madre, circa le coperture godute e la possibilità, in ogni caso, di una via di fuga dall’appartamento di via Jung n. 1 costituita da una doppia porta con scala posteriore; confidenze ampiamente riscontrate dalle indagini di Polizia Giudiziaria sia in ordine alla porta, sia in ordine alla familiarità del Pirrone con le Riccobono ed i rispettivi fidanzati (Salvatore Lauricella, sposatosi in Giuseppina, e Michele Micalizzi, sposatosi con Margherita).

Non convince, poi l’osservazione difensiva secondo cui Giuseppina Riccobono avrebbe avuto tutte le ragioni per manifestare, a caldo, il suo risentimento nei confronti dell’imputato qualora questi avesse davvero “tradito” suo padre, che pochi giorni prima della sua deposizione aveva definito un criminale.

L’imputato, infatti, nel corso del processo ha sempre tacciato Rosario Riccobono di essere un criminale, ed ha sempre negato di avere avuto con lui rapporti di sorta, anche di natura confidenziale, sicchè non è sostenibile che la teste avrebbe dovuto essere motivata in modo incoercibile, da una offesa recente, a muovere esplicite accuse nei suoi confronti.

Per contro, è plausibile che, in una sede non ufficiale ed in modo del tutto estemporaneo, cioè a casa dell’amica Davì, Giuseppina Riccobono non fosse riuscita a nascondere il suo rancore, abbandonandosi allo sfogo cui la teste Ruisi ha riferito di avere solo casualmente assistito.

La Ruisi, infatti, ha riferito di avere percepito lo sfogo della Riccobono in un frangente del tutto inatteso: lei stessa, infatti, era appena entrata a casa della Davì, sua dirimpettaia (<<P.M.:Ma di chi stava parlando? RUISI A.:No, di nessuno. Io sono entrata e lei era molto arrabbiata. Allora io ho detto: "Ma che c'hai, che è successo Pina?". E lei disse questa frase, basta non disse altro. A chi si riferisse non lo so, perchè se lo sapessi lo direi, ma non lo so>>).

Per contro, la Davì e la Riccobono hanno ammesso la loro stretta amicizia, sia pure con qualche precisazione gratuita, ed addirittura contraddittoria (cfr. esame Davì :<<sì, un'amicizia reciproca, ci rispettiamo, ci vogliamo bene come due sorelle, ma nient'altro, tutto qua>>; cfr. esame Riccobono:<< Si', abbiamo rapporti di amicizia, ma io veramente con tutti, perche' essendo sempre sola con un bambino, non lo so, mi hanno sempre aiutato, e cose varie>>,); amicizia cementata da una conoscenza risalente ad otto anni addietro.

E’ ben spiegabile, pertanto, l’esigenza della prima di non smentire la seconda.

Concludendo, la disposizione personale e familiare all’omertà costituisce una adeguata causale della reticenza della Riccobono. Non a caso, del resto, nel corso del suo esame, la stessa ha tenuto a precisare di non essere solita parlare di vicende familiari al cospetto di estranei.

Piuttosto, lo sfogo della stessa Riccobono, per la sua intensità, non avrebbe avuto una plausibile giustificazione, sopratutto in un periodo di forte impatto mediatico del processo Contrada, se, come affermato dalla teste Ruisi, fosse stato puramente generico e senza alcuna attinenza con la persona dell’imputato. E’ significativo, anzi, che la Ruisi abbia manifestato una costante propensione al contenimento della portata delle sue dichiarazioni, ben lontana dall’anelito alla legalità mostrato dalla Pirrello.

Tale condizione di timore e di disagio, lungi dal costituire una insondabile percezione del Tribunale, si coglie a piene mani dallo stesso tenore della testimonianza della stessa Ruisi.

Molto confusamente, infatti, la teste ha dichiarato che i discorsi fatti con la Pirello durante l’acconciatura erano chiacchiere da negozio, paragonabili a quelle che si fanno sulla onestà pubblica degli uomini politici, salvo poi a riconoscere lo sfogo avvenuto tra le mura domestiche di casa Davì (<< RUISI A.:Di nulla, era solo arrabbiata, tanto che io dissi: "Mah!", e di questo poi, siccome lei sa benissimo che nei negozi, in tutti i negozi si chiacchiera di questo, di quello, si parla di Berlusconi che è onesto, si parla di Berlusconi che non è onesto, ognuno dice la sua. Si parla di Tizio, si parla di Caio.....






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