Capitolo I lo svolgimento del processo


Le censure concernenti l’operazione di Polizia del 5 maggio 1980 ed i rapporti tra l’imputato ed il Questore dr. Vincenzo Immordino



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Le censure concernenti l’operazione di Polizia del 5 maggio 1980 ed i rapporti tra l’imputato ed il Questore dr. Vincenzo Immordino.
Il Tribunale (pagine 1203- 1236 della sentenza appellata) ha ricostruito con dovizia di particolari il contesto nel quale maturò l’operazione di Polizia nota come “blitz del 5/5/1980”, menzionando:

  • la situazione di eccezionale gravità per l’Ordine Pubblico venutasi a creare a Palermo a seguito dell’incredibile sequenza di omicidi “eccellenti” verificatisi tra il 1979 ed il 1980 (il 21 Luglio del 1979 era stato ucciso il Dirigente della Squadra Mobile Boris Giuliano, il successivo 25 Settembre era stato consumato l’omicidio in danno del giudice Cesare Terranova ed il 6 Gennaio 1980 quello in pregiudizio del Presidente della Regione Siciliana, on.le Piersanti Mattarella);

  • la condizione di turbamento, sconforto, prostrazione nell’ambito delle Forze di Polizia a Palermo, rilevata dal dott. Giovanni Epifanio, Questore in carica all’epoca dell’omicidio Giuliano;

  • la scelta del medesimo Questore, mirata a risollevare il morale della Squadra Mobile di Palermo, di adottare - piuttosto che nominare un nuovo dirigente - una soluzione transitoria, proponendo al capo della Polizia dell’epoca, Prefetto Giovanni Rinaldo Coronas, con il consenso del Prefetto di Palermo dott. Girolamo Di Giovanni, la nomina “ad interim”, alla dirigenza della Squadra Mobile, del dott. Contrada, già dirigente della Criminalpol, ritenuto la figura più idonea per il suo carisma;

  • la visita del dott. Epifanio, unitamente all’odierno imputato, al Procuratore della Repubblica dell’epoca, dott. Gaetano Costa, cui il Questore aveva prospettato la necessità di procedere ad un’operazione di Polizia giudiziaria che rappresentasse una risposta di politica criminale all’omicidio Giuliano;

  • l’avallo dato a questa indicazione dallo stesso Procuratore Costa, che aveva consigliato di predisporre un rapporto di denuncia, concepito almeno in parte come rapporto con arresti in flagranza per il reato associativo;

  • i solleciti rivolti che, fino al dicembre 1979, epoca in cui aveva lasciato la sede di Palermo, il Questore Epifanio aveva rivolto a Contrada per la redazione di quel rapporto (l’imputato aveva addotto la “delicatezza” dell’operazione e dunque “preso tempo62 anche in relazione alla importanza e complessità delle indagini sui rapporti tra il gruppo Spatola ed il banchiere Michele Sindona, compiute su incarico del Giudice Istruttore di Roma);

  • l’impulso impresso dal nuovo Questore Vincenzo Immordino, in carica fino al 10 Giugno 1980, data del suo collocamento in quiescenza per raggiunti limiti di età, alla attuazione, in tempi rapidi, di un’operazione congiunta tra tutte le Forze di Polizia a carico dei principali gruppi mafiosi palermitani, preannunciata in numerosi incontri con i vertici della Magistratura palermitana, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e sostenuta da unanimi consensi;

  • l’incarico, dato a questo fine a Contrada ed al vicedirigente dell Squadra Mobile Vasquez, di redigere un rapporto di denuncia avente ad oggetto una associazione per delinquere, funzionale ad un’operazione di arresti in flagranza di reato;

  • i solleciti loro rivolti e la richiesta con frequenza pressochè giornaliera, da parte del Questore, di relazioni sul lavoro svolto (testimonianza Vasquez);

  • la consegna da parte del dott. Contrada, in un primo tempo, soltanto di una “mappa” delle cosche mafiose di Palermo ;

  • l’iniziativa dello stesso dott. Immordino, nei primi giorni del mese di Aprile del 1980, quando non era stato ancora portato a compimento l’incarico, di affidarne lo svolgimento ad un gruppo di lavoro appositamente creato (tale gruppo operava in condizioni di assoluta segretezza in una stanza degli uffici della DIGOS, e della sua attivazione l’odierno imputato, al pari di tutti gli esponenti della tradizionale struttura investigativa della Questura, era stato tenuto all’oscuro per una specifica indicazione del Questore, che non nutriva più fiducia in lui).

Il Tribunale ha ricordato che, nell’ultima decade del mese di Aprile, gli elaborati dal gruppo di lavoro (tre rapporti di denuncia) erano già stati ultimati ed erano stati consegnati al Questore.

Quest’ultimo, dopo averli esaminati, aveva riferito al vice-questore Borgese (titolare del compito coordinare il lavoro del gruppo) di essersi consultato con il Procuratore della Repubblica dott. Costa, il quale gli aveva assicurato il suo preventivo assenso a procedere alla fase esecutiva degli arresti in flagranza.

Quando l’elaborazione dei rapporti era pervenuta a tale, avanzata fase, Contrada aveva presentato una “bozza” di rapporto suscettibile - secondo la sua stessa intestazione - “di ampliamento, rettifiche e riesame”, che prevedeva la denunzia di 66 persone, tra cui il banchiere Michele Sindona; bozza non funzionale, tuttavia, ad una operazione di arresti in flagranza. Contestualmente, aveva presentato una domanda di congedo ordinario per ferie, che aveva suscitato il disappunto del Questore, tenuto conto della gravità della situazione del momento.

Quanto al contenuto degli elaborati, per il gruppo di mafia più numeroso e pericoloso, facente capo alle famiglie Spatola -Gambino -Inzerillo-Di Maggio, si era ritenuto di poter procedere ad un’operazione di arresti in flagranza.

Per un secondo rapporto, relativo a soggetti collegati alle famiglie Badalamenti, Bontate e Sollena, non si era ritenuta praticabile la soluzione dell’operazione di polizia con arresti in flagranza, essendo stato, in precedenza, inoltrato all’A.G. un rapporto per traffico di stupefacenti, sicchè si era adottata la decisione di inoltrare al Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo, dott. Rocco Chinnici, quale seguito, un ulteriore rapporto di denuncia per associazione per delinquere, recante la data del 30 aprile 1980 e la firma del capo della Squadra mobile dr. Impallomeni.

Per un terzo rapporto, contenente circa dodici nominativi di personaggi ritenuti di minor spessore delinquenziale, infine, erano stati individuati vincoli associativi al loro interno,ma non con il gruppo criminale principale.

Peraltro, alcune parti della “bozza Contrada”, e segnatamente la parte concernente la vicenda Sindona (il nominativo del banchiere, peraltro, era stato espunto dal novero dei denunciati per il paventato pericolo di spostamento della competenza territoriale sulle indagini e sul procedimento), erano state estrapolate ed inserite nella stesura finale del primo rapporto redatto dal gruppo e trasmesso alla Magistratura (Spatola + 54).

L’assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, avvenuto la notte tra il 3 ed il 4 Maggio del 1980, aveva determinato la necessità di accelerare i tempi della risposta dello Stato, e dunque, insieme ai rappresentanti dell’Arma era stato deciso di far partire immediatamente dalla caserma dei carabinieri “Carini” una prima operazione di arresti in flagranza avente ad oggetto il gruppo criminale dei personaggi componenti la cosca di Corso Dei Mille, anche in funzione di diversivo rispetto alla più ampia, successiva operazione di arresti, programmata per la notte tra il 5 ed il 6 maggio.

Quest’ultima era stata attuata in condizioni di straordinaria segretezza: segnatamente, era stato posto in essere un altro diversivo, consistente nel diramare a tutte le Forze di Polizia un fonogramma con il quale si comunicava che si temeva un’insurrezione nel carcere dell’Ucciardone, e ciò per giustificare l’eccezionale movimento di uomini, circa 500,che nel pomeriggio del 4/5/1980 erano stati convogliati presso la caserma “Pietro Lungaro” a Palermo, con la contestuale disattivazione delle linee telefoniche per impedire i contatti con l’esterno e la diffusione di qualsiasi notizia sugli arresti da eseguire.

L’undici maggio 1980 era stato arrestato Giovanni Bontate nell’ambito della seconda tornata di arresti, compiuta su mandato del G.I. Chinnici a conclusione dell’operazione di polizia ideata ed organizzata dalla Questura di Palermo in collaborazione con l’Arma e la Guardia di Finanza. Quello stesso giorno, il Questore Immordino aveva inviato al Capo della Polizia l’appunto riservato sulla <<attuale tranquillità del V.Questore Contrada>> e sul <>, già citato per estratto nella esposizione della “vicenda Gentile” ed integralmente riportato alle pagine 1236-1240 della sentenza appellata,cui si rinvia, pervenuto direttamente alla Segreteria del Capo della Polizia in data 22 maggio 198,.

Successivamente al “blitz” del 5 maggio 1980 si era verificata dagli ambienti della Questura di Palermo una fuga di notizie relativamente all’esclusione del nominativo di Michele Sindona dall’elenco delle persone denunciate.

Per accertarne l’origine, il Questore Immordino aveva incaricato il proprio vicario dott. Borgese di compiere un’inchiesta.

Nella relazione conclusiva di essa, indirizzata al Questore di Palermo in data 13/5/1980, il dott. Borgese era pervenuto alla conclusione che la fuga di notizie poteva provenire soltanto dal personale della Criminalpol, il solo a piena conoscenza dell’esistenza di una prima bozza di rapporto, compilato proprio dalla Criminalpol, nella quale era inserito il nominativo del bancarottiere Sindona.

In particolare, l’estensore prospettava come sufficientemente fondato il sospetto che la principale fonte della divulgazione delle notizie agli organi di stampa fosse da individuare nel funzionario della Criminalpol, dott. Vittorio Vasquez, e si diceva convinto che le indiscrezioni fossero state fatte trapelare “con la finalità di evidenziare che la complessa e delicata operazione di Polizia era stata decisa ed attuata all’insaputa di alcuni tradizionali organi investigativi della Questura” (cfr. dep. teste Borgese pagine 75 e ss. trascrizione udienza 5/9/1994- relazione a firma Borgese in data 13/5/1980 e stralci articoli di stampa in data 7/5/1980-8/5/1980-9/5/1980 e 10/5/1980 acquisiti all’inchiesta Zecca ff. 562 e ss.).

Peraltro, il caso era tornato all’attenzione degli organi di stampa nel giugno 1981, dopo che il Giudice Istruttore Giovanni Falcone aveva emesso mandato di cattura per associazione per delinquere a carico di Michele Sindona. Ed infatti, il capo della Squadra Mobile dott. Impallomeni era risultato iscritto alla medesima loggia massonica del Sindona, la "Propaganda 2" (P2), sicchè era stato ipotizzato dalla stampa che egli avesse voluto favorire il banchiere.

La fuga di notizie a seguito del blitz del 5 maggio 1980,le ragioni e l’iniziativa della esclusione del nominativo di Michele Sindona e l’andamento dei vari servizi della Questura di Palermo erano stati oggetto dell’ ispezione svolta dall’Ispettore Generale P.S. dott. Guido Zecca, e segnatamente della relazione da questi redatta il 19 novembre 1981 e relativi allegati, prodotti in atti.

Segnatamente, Impallomeni era stato scagionato da ogni eventuale addebito di favoritismo nei riguardi di Sindona sul rilievo che, alla data in cui era stato trasmesso all’Autorità Giudiziaria il rapporto c.d. “dei 55” (cioè il primo dei tre rapporti redatti al gruppo di lavoro incaricato dal Questore Immordino) egli non era ancora iscritto alla P2 e che, in ogni caso, la cancellazione del nome dello stesso Sindona dal rapporto era stata deliberata dal Questore Immordino, che in più di una pubblica dichiarazione se ne era assunta la piena responsabilità.

Ora, come ricordato alle pagine 138 e segg. della sentenza di annullamento con rinvio << Secondo l'apprezzamento del Tribunale, "la resistenza palesata dal dott. Contrada era finalizzata in modo specifico ad evitare l’inoltro all’A.G. di un rapporto per il mero reato associativo funzionale ad un’operazione di arresti in flagranza e ciò in piena coincidenza con quanto affermato dal collaborante Gaspare Mutolo, il quale ha chiarito che la mafia temeva più di ogni altra iniziativa ed era fermamente decisa ad evitare proprio tale tipo di rapporto" (pag. 1250).

Nella medesima sentenza, di seguito, si osserva : <”.

Il Tribunale raffronta anche la linea di condotta adottata dal Contrada nella descritta occasione con quella ben diversa adottata nel 1971, quando, ancora ritenuto dalle cosche mafiose temibile avversario, aveva attivamente collaborato alla redazione del rapporto c.d. dei 114, come risposta immediata all’omicidio del Procuratore Scaglione (pagg. 1250 ss.)>>, rapporto espressamente concepito come funzionale alla esecuzione di arresti in flagranza del reato di associazione a delinquere, sul presupposto della sua natura permanente.

*****

Le censure dei difensori appellanti sono state espresse, in modo assai stringato, alle pagine 47 e 48 del Volume VIII capitolo VI, paragrafo VI. 9, dell’Atto di impugnazione, ove si fa rinvio alla relazione predisposta da Contrada per l’Ispettore Generale Capo Guido Zecca, prodotta in atti ed << alle testimonianze rese da quanti (funzionari, sottufficiali e agenti di P.G.) erano a conoscenza dei fatti>>; fonti da cui emergerebbero, <>.



Soggiungono i difensori : << Certo è, ancora, che l’operazione del 5 maggio 1980 scaturì dalle indagini del Dott. Contrada e del Dott. Vasquez di cui si “appropriò” l’Immordino.

Del pari è certo che l’Immordino, in sede di indagini a carico del Dott. Contrada (in esito alle propalazioni del Buscetta), malgrado nemico dichiarato dell’odierno appellante, non ebbe a muovere accuse di collusioni nei confronti del medesimo>>.

Alcuni specifici aspetti della vicenda in esame sono stati affrontati,poi, nell’ambito dei Motivi nuovi.

Segnatamente, per quanto qui interessa, il Volume XI è dedicato al procedimento penale promosso dalla Procura della Repubblica di Palermo il 18 giugno 1981 nei riguardi dell’ex Questore Immordino a seguito delle notizie di stampa riguardanti la mancata inclusione di Michele Sindona nel rapporto del 6 maggio 1980 tra i denunciati, nonchè della scoperta della affiliazione alla loggia “P2” del dott. Impallomeni e del Questore Nicolicchia, succeduto allo stesso Immordino.

Detto procedimento venne definito con sentenza istruttoria di non doversi procedere resa il 20 febbraio 1984 dal G.I. Falcone << perché i fatti non sussistono>>.

La sentenza venne resa su conforme richiesta del Pubblico Ministero per l’addebito di favoreggiamento personale nei confronti del Sindona, ed in difformità della richiesta della Pubblica Accusa, di non doversi procedere per amnistia, in relazione al reato di abuso in atti di ufficio, che era stato contestato all’Immordino in relazione al fatto che:



  • nel rapporto di denuncia del 6 maggio 1980 era stata trasfusa parte della bozza di rapporto redatta da Contrada, restando, così, di fatto estromessi l’imputato ed il dott. Vasquez;

  • il nome di Sindona era stato espunto in modo che la competenza nell'espletamento delle indagini rimanesse sin dalle prime fasi all'Autorità Giudiziaria e all'Autorità di P.S. di Palermo.




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