Capitolo I lo svolgimento del processo



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Da dette testimonianze, nonchè dalle dichiarazioni dei Dott.ri Carmelo Emanuele (23.6.1995), Francesco Federico (24.1.1995), De Luca Antonio (28.10.1994) e Ferdinando Pachino (5.10.1994), emergono, con tutta evidenza, i comportamenti dell’Immordino, le ragioni di contrasto tra quest’ultimo e il Dott. Contrada, il corretto agire dell’odierno appellante>>.

Orbene, riportando “il corretto agire” alle ragioni addotte da Contrada per spiegare la mancata redazione del rapporto nei termini richiestigli prima dal Questore Epifanio, poi dal Questore Immordino, deve rilevarsi che l’imputato ha prospettato due giustificazioni.

La prima è l’asserito divieto, impostogli dal giudice istruttore di Roma Ferdinando Imposimato, di utilizzare il materiale concernente il sequestro di Michele Sindona sino alla prevista definizione del procedimento con sentenza di incompetenza territoriale (la sentenza di primo grado, a pag. 1244, cita le dichiarazioni rese dall’imputato il 4 novembre 1994: <<(…)molto di questo materiale faceva parte dell’istruttoria del giudice Imposimato, il quale ci disse di non prendere nessuna iniziativa. Lo disse a me personalmente, alle mie insistenze di potere utilizzare questo materiale..disse: non appena mi spoglierò di questa inchiesta, perchè me ne spoglierò in quanto la competenza passa al Tribunale di Milano, perchè Milano aveva la vicenda sulla bancarotta della banca privata di Sindona, appena io manderò questa mia inchiesta per competenza territoriale ai giudici Colombo e Turone di Milano voi potete fare quello che volete su Palermo....aspettavo il ”placet” del giudice Imposimato che avvenne a Marzo del 1980 - cfr. f. 64 ud. 4/11/1994- nello stesso senso cfr. anche ff. 54 e ss. ud. 13/12/1994).

La seconda è la necessità di approfondimenti investigativi rispetto al materiale esistente.

La prima giustificazione è stata disattesa con argomentazioni logiche ed esaustive nella pagine da 1244 a 1249 della sentenza appellata - cui si rinvia - nelle quali sono stati rassegnati gli elementi a sostegno della credibilità della netta smentita di Imposimato.

Quanto alla seconda, non possono che essere condivise, in massima parte, le considerazioni svolte dal Procuratore Generale nella memoria depositata il 14 novembre 2005 (pagine 69-71), riassumibili nei termini che seguono.

Dalla relazione in data 24-6-81 a firma dell’imputato, allegata alla pag.536 del fascicolo concernente l’ispezione Zecca, risulta che la bozza di rapporto presentata al Questore il 24-4-80 riguardava indagini svolte sulla vicenda Sindona, sul traffico internazionale di stupefacenti tra la Sicilia e Stati Uniti d‘America su rimesse di dollari dagli Stati Uniti in Sicilia. Il materiale utilizzato era costituito:

<<per la vicenda Sindona, dalle risultanze investigative di numerosi rapporti, indirizzati al G.I. di Roma, Imposimato, dal 21\10\79 al 23\5\80;

per il traffico di droga, dalle varie indagini svolte dal 1978 in occasione dei sequestri di eroina operati in U.S.A. ed in Italia e comunque interessanti la mafia palermitana (indagini già appassionatamente seguite dal dr. GIULIANO sino al giorno della sua uccisione);

per la questione delle rimesse di dollari U.S.A., dalle indagini rappresentate nel R.G. Cat. E\79 Mob. Antimafia del 7 maggio 1979, avente per oggetto “Accertamenti su attività illecite condotte dal crimine organizzato in Italia e negli U.S.A. con pagamenti attraverso operazioni bancarie”, nonché in altri rapporti giudiziari del 3 ottobre, 13 novembre e 28 novembre 1979>> (pagg. 536 - 538 del fascicolo concernente l’ispezione Zecca).

A questa stregua, come osservato dal Procuratore Generale <quasi tutto il materiale investigativo utilizzato per redigere quella minuta di rapporto presentata solo a fine aprile del 1980.

Si è detto quasi tutto perché le integrazioni successive al dicembre 1979 riguardano l’argomento del traffico internazionale di stupefacenti tra la Sicilia e gli U.S.A. e sono costituite dalle indagini svolte in occasione di due sequestri di eroina a New York e a Milano rispettivamente il 16 gennaio e il 18 marzo 1980 : tale ultimo sequestro è quello per cui furono arrestati a Milano i tre fratelli Adamita (v. rispettivamente pag. 19 e segg. e pag. 22 e segg. della c.d. minuta o bozza Contrada).

Invece, per quanto riguarda la nota vicenda Sindona - come è espressamente scritto alla pag. 19 del vol.14 dei motivi nuovi - già “ il 10 dicembre 1979 fu trasmesso al G.I. Imposimato un ponderoso rapporto giudiziario, (sempre a firma Contrada) consistente nella rappresentazione, sulla base di approfondite e dettagliate indagini, di riscontri obiettivi e dati di fatto, di una potente, vasta e ramificata associazione per delinquere di tipo mafioso, operante tra Palermo e gli U.S.A. che, tra le molteplici e multiformi sue attività criminali, aveva avuto una rilevante parte anche nella vicenda della sparizione e del simulato sequestro di Sindona Michele.

Ed in effetti, se si ha la pazienza di leggere il citato rapporto 10-12-79, si constaterà che esso è veramente il rapporto fondamentale e che vi sono contenuti tutti gli elementi poi trasfusi nella futura minuta, mentre i rapporti successivi – elencati dall’imputato alle pagg. 535-536 del fascicolo Zecca – riguardano accertamenti di contorno rispetto alla già delineata associazione per delinquere e taluni non sono neppure diretti al giudice Imposimato, come quello del 20-2-80 con cui si inviano alla Procura di Milano le trascrizioni di intercettazioni disposte da quella A. G. nell’ambito delle indagini per l’omicidio Ambrosoli, oppure quello del 23-5-80 che è un foglietto con cui si invia al giudice Falcone documentazione da lui richiesta e utile per l’istruzione del procedimento a carico di Spatola + 54.

Col rapporto 13-12-79 si chiede a Imposimato l’autorizzazione a fornire certe notizie alla polizia statunitense, con quello 15-1-80 (uno solo, non due) l’autorizzazione ad intercettazione telefonica ….>>.

Attesi, dunque, la mancanza di significativi approfondimenti investigativi dopo il gennaio 1980, l’inesistenza di un veto del G.I. Imposimato ed il fatto che perché l’elaborato chiesto a Contrada doveva essere concepito in funzione di una pronta risposta di politica criminale ad una condizione di estremo allarme per l’ordine pubblico, non vale sostenere che i tempi di redazione di un rapporto sono a priori indeterminabili, dipendendo dalla scansione e dal maturare delle indagini. perché l’elaborato chiesto a Contrada doveva essere concepito in funzione di una pronta risposta di politica criminale ad una condizione di estremo allarme per l’ordine pubblico.

Per le medesime ragioni, la consegna di una “bozza“ (qualificata tale nella intestazione) e la richiesta di ferie - che di fatto impedirono che l’elaborato potesse essere utilizzato per lo scopo cui rispondeva l’originario incarico del Questore, ovvero subire delle revisioni - non possono giustificarsi, anche a fronte della drammaticità della escalation dei fatti di sangue di quel periodo, con il dissenso di Contrada nei riguardi del modus procedendi dello stesso Immordino.

L’imputato, a questo riguardo, nel corso del suo esame (cfr. trascrizione udienza 4 novembre 1994) ha dichiarato di avere sentito voci secondo cui tre o quattro funzionari <<erano asserragliati in un ufficio della digos e, lavoravano su fatti di Polizia giudiziaria>> e di avere, quindi, sospettato che il Questore stesse reiterando la strategia, già messa in atto a Trapani in occasione delle indagini sul sequestro Corleo,<< di creare le divisioni di estromettere la Polizia giudiziaria ed affidare incarichi di Polizia giudiziaria a funzionari estranei…lui pensava che cosi` mettendo contrapponendo i gruppi si ottenessero maggiori risultati come alcuni ritengono, che mettendo contro la polizia e i carabinieri si ottengono risultati perche' c'era emulazione ecco. Una mentalità del genere>>.

Tali “voci”, ad avviso di questa Corte, non potevano giustificare la mancata esecuzione dell’incarico, dal momento il gruppo di lavoro costituto dal Questore venne insediato i primi di aprile del 1980, quando, cioè, era già maturato un sensibile ed ingiustificato ritardo rispetto ai fini cui tendeva l’incarico stesso.

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