Capitolo I lo svolgimento del processo



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- che il dott. Giuliano non ha svolto indagini di alcun genere in relazione all’affare Sindona;

- che non si è recato a Milano nè per motivi di ufficio nè per motivi personali;

- che non si è incontrato con l’avv.to Ambrosoli, peraltro da lui non conosciuto>> (pag. 1360 della sentenza di primo grado).

Egli, in tal modo, secondo la valutazione del Tribunale, aveva consapevolmente neutralizzato sul nascere ogni spunto investigativo che avrebbe potuto indirizzare le indagini verso un

possibile legame tra gli omicidi Giuliano ed Ambrosoli.

Tale grave comportamento, posto in essere in assoluta sintonia con la successiva agevolazione dell’allontanamento dall’Italia di John Gambino e con le altre emergenze processuali acquisite, ne evidenziava ulteriormente il ruolo svolto per conto di “Cosa Nostra” avvalendosi dei propri incarichi istituzionali con grande abilità dissimulatrice (pagine 1369-1370 della sentenza appellata).

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Le censure concernenti le valutazioni del Tribunale sulla vicenda dell’incontro Giuliano - Ambrosoli sono state articolate nel volume VII capitolo VI dell’Atto di Impugnazione (pagine 1-183).



Il taglio delle argomentazioni difensive, peraltro è parzialmente eccentrico rispetto al thema decidendum, che è la valutazione della condotta tenuta dall’imputato in relazione alla notizia di tale incontro, e cioè il giudizio sul senso e le finalità del rapporto-lampo del 7 agosto 1979 a firma Contrada, sulla ampia divulgazione mediatica del coinvolgimento dell’avv. Melzi e del maresciallo Gotelli, sulla massiccia presenza di giornalisti in occasione dell’arrivo a Palermo dello stesso Avv. Melzi.

Per queste ragioni, premesso che la parte prima dell’elaborato difensivo (pagine da 1 a 110) è dedicata al rapporto tra Contrada e Giuliano e la seconda (pagine da 110 a 183) all’incontro tra Giuliano ed Ambrosoli, incontro la cui effettiva verificazione è stata vivamente contestata, esigenze di chiarezza sistematica impongono di:



  • muovere dall’ipotesi che tale incontro possa non esservi mai stato, valutando anche in questo caso le condotte di Contrada;

  • verificare,ai fini della prova di tale incontro, l’attendibilità delle fonti valorizzate dal Tribunale (con le conseguenti ricadute sul tema dei sospetti nutriti da Giuliano, nell’ultimo periodo della sua vita nei riguardi di Contrada).

Orbene, nella Memoria depositata nel primo dibattimento di appello il 3 novembre 2000 il Procuratore Generale ha osservato (pagine 12 e segg.) che alla data del 7 agosto 1979 si sapeva che:

  • Boris Giuliano aveva presentato il 3 maggio 1979 un rapporto a carico di Savoca + 13, imputati di traffico di stupefacenti tra Italia e Stati Unit d’America, ed a queste indagini aveva partecipato la D.E.A. in persona di Tripodi;

  • lo stesso Giuliano aveva presentato il 7 maggio 1979 il rapporto intitolato “Accertamenti su attività illecite condotte dal crimine organizzato in Italia e negli USA con pagamenti attraverso operazioni bancarie”, cui era interessata la D.E.A. (ne fanno menzione anche i difensori appellanti, alla pagina 148 del volume VII° capitolo VI dell’Atto di impugnazione);

  • tali indagini avevano per oggetto i fratelli Gambino (parenti del capo – mafia americano Charles Gambino), mafiosi siculo americani, cui era collegato il gruppo, anch’esso siculo americano, di Salvatore Sollena da Cinisi, collegamento evocato dallo stesso Contrada nel rapporto in data 21/10/79 riguardante accertamenti su John Gambino;

  • Boris Giuliano stava svolgendo ulteriori indagini sul riciclaggio a seguito dell’omicidio, avvenuto nel 1978, del boss mafioso Di Cristina, sul cui cadavere erano stati ritrovati degli assegni (vicenda cui l’imputato ha fatto cenno nel corso del suo esame, cfr. pag. 99 trascrizione udienza 22 novembre 1994).

Deve, inoltre, ritenersi provato che Contrada sapesse che Giuliano si interessava di Sindona.

Il Tribunale, a questo riguardo, ha valorizzato due specifiche emergenze processuali.

La prima è stata offerta dalla testimonianza “altamente significativa ed assolutamente attendibile” (pag. 1361 della sentenza appellata) del prof. Emanuele Giuliano, fratello di Boris Giuliano, citato anche dalla difesa.

Segnatamente, il teste ha dichiarato che, non molto tempo dopo l’omicidio del fratello (lo stesso anno o quello successivo), aveva appreso da un articolo apparso sulla stampa che Boris Giuliano si era interessato al caso Sindona, in quanto aveva ricevuto una comunicazione dall’F.B.I. con la quale gli investigatori americani lo “mettevano in guardia sul fatto che Sindona, essendo legato alla famiglia mafiosa di New York dei Gambino era anche legato alle famiglie mafiose palermitane degli Spatola dei Bontate e degli Inzerillo”.

Il prof. Giuliano ha soggiunto di essersi rivolto all’odierno imputato, il quale gli aveva personalmente confermato che questa comunicazione dell’F.B.I c’era stata (cfr. pagine 119 e 120 trascrizione ud. 10/6/1994).

Tale risultanza si pone in contrasto con l’affermazione, ribadita in dibattimento da Contrada, di potere categoricamente escludere che, alla data dell’omicidio Ambrosoli, Boris Giuliano avesse potuto svolgere indagini di alcun genere su Sindona, indagini in quel periodo già avviate dagli inquirenti americani e dall’Autorità Giudiziaria di Milano, e, solo a seguito dell’arresto a Roma di Vincenzo Spatola, anche da quella romana, che aveva investito, a sua volta, la Polizia Giudiziaria di Palermo (cfr. pagine 44 e ss. 52 e ss. trascrizione udienza 11/11/1994).

Altra emergenza processuale valorizzata in prime cure, parimenti offerta dalla testimonianza del prof. Emanuele Giuliano, riguarda la telefonata con la quale un giornalista aveva chiesto a Boris Giuliano se avesse avuto contatti con Ambrosoli o se si fosse occupato dell’omicidio di Ambrosoli; telefonata della quale lo stesso Contrada doveva necessariamente essere al corrente.

Come ricordato, infatti, dal Tribunale (pagine 1362-1363 della sentenza appellata) <>.

Il teste Emanuele Giuliano aveva riferito, infatti << di avere appreso, intorno al 1982, dal dott. Boncoraglio che il fratello, nel breve arco temporale intercorso tra l’omicidio Ambrosoli e la sua morte, aveva ricevuto nel suo ufficio a Palermo una telefonata da parte di un giornalista che si rivolgeva a lui per sapere notizie in merito all’omicidio di Ambrosoli: nel corso della telefonata Giuliano si era mostrato ai colleghi presenti “insolitamente adirato, sorpreso e visibilmente turbato” (cfr. ff 113 e ss. 127 ud. 10/6/1994)>> .

Sia il teste Vincenzo Boncoraglio che il teste Antonino De Luca, avevano <>.

Orbene, Contrada ha affermato di essere stato subito in grado di smentire, con il rapporto inviato all’Autorità Giudiziaria il 7 Agosto 1979, <<dopo una rapida ma intensissima indagine presso i familiari ed i colleghi>>, sia la notizia relativa ad indagini da parte di Giuliano su Sindona, sia quella del suo incontro con l’avv.to Ambrosoli.

Egli, inoltre, all’udienza del 4 novembre 1994 (pag. 130 della trascrizione) ha dichiarato <>.

Tali affermazioni contrastano con la circostanza che la telefonata a Giuliano era nota a due funzionari di Polizia amici dell’imputato (Boncoraglio e De Luca) a sua volta, per di più, notoriamente legato da uno stretto vincolo di amicizia con lo stesso Boris Giuliano.

Né è peregrina l’osservazione del Procuratore Generale secondo cui, premesso che il teste De Luca aveva ricordato che la telefonata era pervenuta “una benedetta sera di luglio”, <> (pag. 14 della citata Memoria).

Del resto, Contrada ha sostanzialmente, e contraddittoriamente, ammesso <non è possibile che non mi diceva una cosa del genere naturalmente quando io affermo con tanta sicurezza una cosa del genere, l’affermo sempre nei limiti delle prevedibilità umane, se poi per un motivo che non riesco anche oggi a capire, non l’abbia voluto confidare alla moglie, ai suoi uomini piu’ fidati, ad un pezzo di carta, a nessuno, io non lo so.” …>>(pag. 1364 della sentenza appellata).

Non esiste, dunque, una giustificazione plausibile del fatto che l’imputato non avesse neppure voluto preventivamente interpellare l’avv. Melzi ed il maresciallo Gotelli al fine di escludere l’ipotesi dell’incontro Giuliano - Ambrosoli, ma avesse redatto, senza che nessuno gli avesse chiesto di farlo, quel fulmineo e lapidario rapporto del 7 agosto.

Lo stesso Contrada, tra l’altro, aveva dichiarato che <> (pag. 129 trascrizione udienza 4 novembre 1994)

Piuttosto, il rapporto del 7 agosto, nel suo contenuto e nel contesto delle circostanze in cui venne formato, è obiettivamente valutabile come volto a stroncare sul nascere questo filone di indagine. Ed anche se l’indicazione non venne raccolta dal magistrato inquirente dr. Geraci, che volle sentire l’avv. Melzi ed il maresciallo Gotelli, le circostanze della loro audizione frustrarono sostanzialmente lo scopo dell’atto istruttorio.

In questa cornice va valutata la divulgazione delle notizie della convocazione a Palermo dell’avv. Melzi (cfr. le copie del “Giornale di Sicilia” in data 14,15 e 17 Agosto 1979, acquisite all’udienza dell’11/11/1994) ed al fatto che la fonte di questi <<era un sottufficiale della G. di F. che collaborava con Ambrosoli>> del quale però, per motivi di riservatezza e di sicurezza lo stesso Melzi aveva <<taciuto il nome>> (cfr. gli articoli del 15 e del 17 Agosto 1979).

Va considerato, infatti, che (cfr. pag. 1356-1357 della sentenza appellata), <(“Ieri mattina è stato rintracciato a Milano l’avv.to Giuseppe Melzi al quale, a cura del Centro Interprovinciale Criminalpol di quella città, è stata notificata la citazione a comparire al piu’ presto innanzi alla S.V. per essere sentito in ordine a fatti pertinenti l’omicidio in argomento. Alle h. 12 di ieri l’avv.to Melzi ha telefonato allo scrivente ed ha fatto presente che in serata doveva ripartire per la Sardegna, in un campeggio sul Golfo Degli Aranci, per inderogabili motivi familiari... Durante la breve conversazione telefonica l’avv.to Melzi ha riferito che l’informazione sul presunto incontro tra il dott. Giuliano e l’avv.to Ambrosoli gli era stata fornita dal M.llo Gotelli, in servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano....quest’ufficio, in esecuzione di provvedimento emesso dalla S.V. ha inviato ieri sera un telestato urgentissimo al Centro Criminalpol di Milano ed al Comando Nucleo di Polizia Tributaria della G.di F. di Milano, con incarico di curare la citazione e dell’avv.to Melzi e del M.llo Gotelli, innanzi a codesta Autorità Giudiziaria per il giorno 17 corrente alle h.9,30” cfr. nota cit. in data 14/8/1979 acquisita in atti all’ud. dell’11/11/1994)>>.

Il Tribunale ha puntualmente rilevato (pagine 1358-1360 della sentenza appellata) che << Dalle copie dei quotidiani acquisite in atti risulta, altresì, che in data 14 Agosto 1979, corrispondente a quella della nota redatta dal dott. Contrada, i giornali locali avevano riportato, con grande risalto (prima pagina), la notizia che il vice-questore Contrada aveva parlato con l’avv.to Melzi che aveva confermato l’incontro fra Giuliano ed Ambrosoli; tra le notizie in possesso dei giornalisti risultava anche quella relativa alla data della convocazione dell’avv.to Melzi dinanzi al sostituto Geraci, evento rispetto al quale venivano evidenziate le aspettative di risoluzione dell’indagine riguardante un possibile collegamento tra gli omicidi Giuliano ed Ambrosoli con la vicenda Sindona (cfr. copie “Giornale di Sicilia” in data 14-15e 17 Agosto 1979- acquiste all’ud. dell’11/11/1994).

Emerge, quindi, da inconfutabili emergenze processuali che, contrariamente a quanto ha tentato di asserire l’imputato all’udienza del 4/11/1994, il funzionario di Polizia con il quale l’avv.to Melzi aveva parlato telefonicamente per concordare la propria convocazione dinanzi al dott. Geraci, ed al quale aveva raccomandato la massima riservatezza, era proprio il dott. Contrada, il quale aveva anche appreso che la fonte della notizia in possesso del legale era un m.llo della G. di F.

E’ certo, altresì, che a seguito di quel colloquio telefonico era stato data grande pubblicità sulla stampa all’audizione dei due testi Melzi e Gotelli i quali, come dagli stessi concordemente dichiarato al dibattimento, principalmente in relazione alla pubblicità sui loro nomi che si era fatta prima della loro audizione e della grande aspettativa per le dichiarazioni che avrebbero dovuto rendere, avevano nutrito una seria e comprensibile preoccupazione di una loro sovraesposizione personale che era stata, poi, la causa della loro reticenza dinanzi all’Autorità Giudiziaria: Ambrosoli e Giuliano erano stati uccisi da poco in rapida successione, uno a Milano e l’altro a Palermo, Gotelli e Melzi erano due testimoni, l’uno diretto e l’altro “de relato”, che avrebbero potuto dare un nuovo indirizzo ed impulso alle indagini sui due omicidi evidenziandone un possibile collegamento con le vicende criminali di Michele Sindona, ma la loro audizione da parte della magistratura era avvenuta in un clima di grande clamore pubblicitario che aveva determinato una situazione di grave soggezione psicologica>>.

Questo stato di soggezione psicologica è stato concordemente riferito in dibattimento sia dal maresciallo Gotelli, sia dall’ avv. Melzi, il quale ha dichiarato di avere espressamente chiesto a Contrada di prevenire in ogni modo la divulgazione della notizia della sua convocazione, ed ha lamentato:

<No, ha ragione..fu veramente così, perchè poi mi trovavo in una situazione soggettiva molto delicata...arrivo a Palermo, chiedendo un minimo di riservatezza..mi trovo trenta giornalisti alle h. 3,00 all’aeroporto, che poi mi hanno seguito con il taxi in albergo, io non sapevo neanche in quale albergo andare..il mattino anche lì in Procura mi trovo di nuovo una cinquantina di giornalisti che mi dicono: lei deve dirci i segreti di tutta la storia di Sindona, degli omicidi...mi sono trovato in una situazione, veramente, lo devo dire... di panico” (cfr. pagine 20 e ss.- ff. 42 e ss. trascrizione udienza 7 luglio 1995).

In margine alle considerazioni del Tribunale, che questa Corte condivide, non può farsi a meno di rilevare, così come ha fatto il Procuratore Generale ( a pag. 15 della già citata Memoria), la coincidenza delle espressioni usate nel rapporto e nelle notizie di stampa: lo stesso 14 agosto 1979, infatti, il “Giornale di Sicilia”:



  • aveva dato in prima pagina la notizia della conversazione di Contrada e Melzi;

  • aveva riportato tra virgolette alcune dichiarazioni dell’imputato in ordine alla notizia dell’incontro Giuliano-Ambrosoli;

  • aveva evidenziato che lo stesso Melzi, in quel momento in un campeggio in Sardegna, sarebbe stato sentito “al più presto” avverbio di tempo pedissequamente mutuato dalla nota di Contrada del 14 agosto 1979 al P.M. Geraci (<<Il colloquio, per quel che se ne sa, è stato breve. Il funzionario di Polizia gli ha comunicato che il magistrato incaricato delle indagini sull’omicidio Giuliano, il sostituto procuratore Vincenzo Geraci, desidera interrogarlo al più presto>>).

Il 15 agosto, come si è visto, il medesimo quotidiano pubblicò la notizia che “dopodomani (quindi il 17 agosto) sarebbe stato sentito e che la sua fonte era “ un sottufficiale della G. di F. che collaborava con Ambrosoli “. Il 17 agosto, sempre il “Giornale di Sicilia” confermò la notizia dell’audizione per quella mattina del Melzi, che, invece, di fatto, a causa di varie traversie, giunse all’aeroporto di Palermo alle tre del mattino del 18 Agosto, trovandovi uno stuolo di giornalisti.

E’ evidente, dunque, tenuto conto, altresì, che, come rilevato trattando della vicenda relativa al blitz del 5 maggio 1980, l’odierno imputato ha sempre mostrato una spiccata vocazione alla comunicazione nell’ambito dei suoi compiti istituzionali78, che:



  • per un verso, la fonte diretta delle notizie di stampa fu lo stesso Contrada;

  • per altro verso, egli disattese consapevolmente le istanze dell’avv. Melzi di mantenere il riserbo sulla sua convocazione, creando le condizioni perché questi si adeguasse al maresciallo Gotelli suo referente, che, parimenti influenzato dalla enorme pubblicità sulla sua persona, aveva sfumato la notizia dell’incontro Giuliano - Ambrosoli ridimensionandola come il frutto di un possibile equivoco.

Per di più, come evidenziato dal Procuratore Generale, esiste una evidente correlazione tra la fonte ed il taglio delle notizie riguardanti l’avv. Melzi, volte a screditarlo come informatore e quindi intimorirlo (cfr. pag. 15 della Memoria depositata nel primo dibattimento di appello il 3 novembre 2000:

<

“ “ “ “ 15-8-1979: l’avv. Melzi ha riferito con dovizia di particolari un colloquio tra due morti, mostrandosi riservato sul nome del testimone (non è vero: lo aveva rivelato a Contrada a mezzogiorno del 13 agosto). Uguale riservatezza non ha avuto per politici ed economisti. E’ un comportamento che dovrà spiegare. Se il dott. Geraci lo riterrà reticente, potrebbe mandarlo all’Ucciardone.

GIORNALE di SICILIA 17/8/79: Oggi l’avv. Melzi dovrebbe presentarsi al palazzo di giustizia. Dovrebbe, ma non è detto che si faccia veramente vedere>>)
Con la più volte citata sentenza della Corte di Assise di Milano in data 18 marzo 1986, nei confronti di Michele Sindona + 25 parzialmente riformata dalla Corte di Assise di Appello di Milano con sentenza del 5 marzo 1987, divenuta irrevocabile il 25 febbraio 1988, è stato accertato che il simulato sequestro di Michele Sindona fu propiziato ed organizzato da esponenti mafiosi con la collaborazione di esponenti massoni, e che la sua macchina organizzativa venne messa in moto prima del 3 aprile 1979, giorno in cui un sedicente Joseph Bonamico richiese il rilascio del passaporto ( pag. 250 della citata sentenza).

Orbene, come osservato dai difensori appellanti, non consta in alcun modo che Boris Giuliano sia stato ucciso in relazione ad indagini direttamente riguardanti Michele Sindona (pag. 154 volume VII capitolo VI dell’Atto di impugnazione).

Tuttavia, gli elementi di conoscenza in possesso di Contrada (segnatamente, l’attività investigativa di Boris Giuliano sul riciclaggio, l’avvertimento fatto dal F.B.I. allo stesso Giuliano che Sindona, legato alla famiglia mafiosa dei Gambino, era anche collegato con gli Spatola, i Bontade e gli Inzerillo, la telefonata con cui un giornalista aveva chiesto notizie dei contatti da lui avuti con Ambrosoli o di un suo interessamento per l’omicidio di Ambrosoli) imprimono una significativa valenza indiziaria all’avere escluso la possibilità di un nesso tra quel fatto delittuoso e la scomparsa del banchiere.

Tale esclusione - ancora più sorprendente se si considera che lo stretto rapporto di amicizia avuto con Boris Giuliano avrebbe dovuto indurre Contrada a non tralasciare alcuna pista per fare luce sulla sua uccisione - scongiurò obiettivamente il rischio che le attenzioni della Polizia di Palermo si concentrassero anche su questo filone investigativo. Venne prevenuta, dunque, la pur remota eventualità che gli spostamenti di Sindona a Palermo potessero essere intercettati e che fosse recato un nocumento alla macchina organizzativa del finto sequestro.

Analoga eventualità venne obbiettivamente scongiurata con il rilascio di John Gambino; emergendo, dunque, una simmetria, una coerenza ed una continuità tra le condotte, oggettivamente considerate nei loro rispettivi risultati, tenute dall’imputato a seguito della notizia dell’incontro Giuliano- Ambrosoli ed in occasione dell’allontanamento dello stesso Gambino.

La valenza indiziante di tale continuità, originariamente percepibile, diviene vieppiù pregnante nel quadro di una valutazione complessiva ed unitaria delle emergenze processuali, e pertanto appare legittima l’inferenza del Procuratore Generale, il quale ha addebitato allo stesso Contrada di avere “soffocato il bambino nella culla” (pag. 17 della citata Memoria) con il rapporto-lampo del 7 agosto 1979.
*****

Delimitato, dunque, il thema decidendum ed assodato che rispetto ad esso non sarebbe essenziale la prova positiva dell’incontro tra Giuliano ed Ambrosoli, deve comunque condividersi il giudizio di piena attendibilità delle testimonianze dell’investigatore Charles Tripodi e dell’avv. Giuseppe Melzi, espresso dal Tribunale, e, con le precisazioni di cui appresso, anche della testimonianza di Orlando Gotelli.

Quanto al Tripodi, i difensori appellanti hanno bollato la sua testimonianza come “sicuramente inquietante e palesemente inverosimile”, stigmatizzando il fatto che lo stesso << nel 1979, poco dopo l'omicidio del dott. Giuliano, alla vedova che lo pregava di dare un aiuto alle indagini, qualora avesse avuto qualche elemento utile, rispose in senso negativo, a mezzo telefono dagli U.S.A. con la edificante espressione che "l'Italia non era il suo paese e non gli si poteva chiedere di morire per un paese che non era il suo, non gli si poteva chiedere questo.." (Pag. 20 ud. 17-3-1195).




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