Capitolo I lo svolgimento del processo



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L'ex agente Tripodi, quel coraggio non avuto nel 1979, l'ha ritrovato dopo quattordici anni, dichiarando che il dott. Giuliano gli aveva confidato (a lui solo) che non aveva fiducia verso Contrada e che si era incontrato con l'avv. Ambrosoli. Coraggio messo in risalto dal dott. Gianni De Gennaro -Direttore della D.I.A.- con la seguente breve recensione al libro autobiografico edito nel 1993 in U.S.A. dal Tripodi: "I worked with Tom Tripodi against the Mafia in Sicily and had the opportunity to appreciate his courage">> (pagine 142 – 143 Vol. VII, capitolo VI, paragrafo VI.6 dell’Atto di impugnazione).

I medesimi difensori hanno, poi, osservato: << La dichiarazione del Tripodi, secondo cui il dott. Giuliano, alla fine del 1978, gli avrebbe confidato che "non si fidava" del dott. Contrada è in evidente e stridente contrasto con tutte le risultanze processuali, sia testimonianze che documentali. (….)

Quella di Tripodi è rimasta l'unica voce discordante ed il motivo per cui si sia determinato a dire una cosa del genere non è certamente ben chiaro. L'affermazione "Giuliano mi ha detto che non si fidava di Contrada" o è stata inventata o gli è stata suggerita o è il frutto di una errata interpretazione di parole del dott. Giuliano.

Non si comprende per quale motivo mai il dott. Giuliano, tra tanti suoi fidati colleghi e dipendenti, con i quali per tanti anni aveva lavorato e vissuto, avrebbe dovuto fare una confidenza di tal genere ad un poliziotto straniero da poco conosciuto e con il quale aveva sporadici anche se cordiali rapporti per le esigenze di una attività investigativa limitata nel tempo come in effetti è stata.

D'altronde non è chi non veda il contrasto tra quanto affermato dal Tripodi e il fatto che, come da lui stesso detto, la non fiducia di Giuliano sarebbe stata manifestata in relazione all'attività di indagine che si stava svolgendo allora con la cosiddetta "Operazione Cesare": attività svolta in piena collaborazione tra Squadra Mobile e Criminalpol, cioè tra i due organismi di polizia diretti rispettivamente da Giuliano e Contrada.

Dagli stessi rapporti giudiziari inviati alla Procura della Repubblica di Palermo risulta che il lavoro investigativo fu svolto in collaborazione tra i due organismi di polizia, e quindi tra i due funzionari ad essi preposti.

Infatti, il R.G. ctg. E-1979-Mob.Sez.Stup. del 3-5-1979 della Squadra Mobile di Palermo, avente per oggetto denunzia alla Procura Repubblica Palermo per associazione delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e altro a carico di Savoca Giuseppe +13, a Pagg. 5-6 riferisce:

"Le indagini iniziate il 5-9-1978 hanno visto impegnati Funzionari e Agenti di questa Squadra Mobile, Agenti speciali della D.E.A., coordinati in territorio italiano dalla Direzione Antidroga di Roma (D.A.D.), dalla Divisione Stupefacenti della Criminalpol di Roma, dal Centro Criminalpol di Palermo e Napoli, dalle varie polizie nazionali dei Paesi interessati".

Il rapporto giudiziario del 7 maggio 1979 ctg. E-/79 Mob.Antimafia della Squadra Mobile di Palermo, avente ad oggetto: "Accertamenti su attività illecite condotte dal crimine organizzato in Italia e negli U.S.A. con pagamenti attraverso operazioni bancarie" a pag. 1, riferisce: "Allo scopo di consentire una migliore intelligenza dei fatti riferiti e di appurare quindi le correlazioni soggettive e oggettive, anche sulla base delle ulteriori investigazioni condotte dalla Squadra Mobile, dall'F.B.I., dalla Criminalpol Sicilia e dall'Ufficio Narcotici Federale U.S.A. (D.E.A)...".

Le considerazioni e le conclusioni cui è giunto il Tribunale in ordine alla testimonianza del Tripodi, sono in evidente contrasto con tutte le risultanze processuali sull'argomento>> (pagine 146-149 Vol. VII capitolo V, paragrafo VI-7 dell’Atto di impugnazione>>.

L’attendibilità del Tripodi, infine, è stata contestata prospettando l’inverosimiglianza del presunto incontro Giuliano - Ambrosoli, argomento utilizzato anche per la testimonianza del maresciallo Gotelli (ibidem, pagine 127-131): <<(..) dai fascicoli personali del dott. Giuliano e del Ministero dell'Interno e della Questura - acquisiti agli atti del processo del 13 e 16 giugno 1995- nulla risulta di una trasferta o missione del funzionario a Milano, sia nei periodi indicati dal Gotelli (aprile-maggio-luglio-agosto 1979) sia negli anni immediatamente precedenti.

Per quanto riguarda altre località, risulta una trasferta (l'ultima) a maggio del 1979 a Roma.

Dai suddetti fascicoli risulta infatti che il dott. Giuliano, unitamente ad altri funzionari (tra cui il dott. Contrada), con messaggio del Ministero dell'Interno datato 15 maggio 1979 a firma a Capo Polizia Coronas, fu convocato a Roma, Centro nazionale Criminalpol, per una riunione di lavoro, fissata per le ore 10 del 17 maggio 1979.

Il dott. Giuliano effettuò tale missione. Non esistono altri documenti, successivi al 17 maggio 1979, da cui risultino trasferte e missioni effettuate dal dott. Giuliano fuori Palermo.

Pertanto, se è vero ciò che ha riferito il Gotelli (la sentenza nelle Pagg. 1320 a 1369 l'ha ritenuto vero), il dott.Giuliano:


  • sarebbe andato a Milano una volta o più volte per incontrare l'avv. Ambrosoli;

  • avrebbe effettuato la o le missioni non con "assoluta discrezione" (come detto nella sentenza) ma segretamente;

  • non avrebbe chiesto autorizzazione alcuna ai superiori, così come inderogabilmente stabilito dalle norme che regolano le missioni fuori sede dei funzionari di polizia;

  • non avrebbe informato nè per iscritto nè verbalmente il suo superiore diretto, cioè il Questore;

  • non avrebbe portato a conoscenza di tale sua iniziativa nessuno dei suoi Funzionari in servizio allora alla Squadra Mobile e nessuno dei suoi collaboratori subordinati (sottufficiali e agenti) nè alcuno di altri appartenenti alle forze di Polizia in servizio presso altri uffici;

  • non avrebbe detto nulla alla moglie od altri suoi familiari o amici;

  • non avrebbe lasciato traccia lacuna in atti ufficiali o riservati o privati dell'intenzione e poi del risultato della missione segreta;

  • non avrebbe informato nessuno (superiori-colleghi-subordinati) delle indagini che stava svolgendo, nel cui quadro si inseriva il viaggio a Milano o altrove;

  • non avrebbe avuto fiducia in nessuno degli uomini a fianco dei quali aveva lavorato per tanti anni, ritenendoli tutti inaffidabili o infidi o addirittura traditori e collusi;

  • non avrebbe nulla riferito all'Autorità giudiziaria;

  • avrebbe sostenuto personalmente le spese di viaggio senza chiedere alcun rimborso;

  • avrebbe utilizzato per la segretezza della missione, un nome falso, nell'acquisto del biglietto aereo;

  • avrebbe, a sue spese, utilizzato taxi per spostamenti verso e da aeroporti (Palermo-Milano), non potendo avvalersi di auto di servizio e autisti di polizia, per la segretezza della missione;

  • avrebbe rischiato di incorrere, in caso di imprevisti, inconvenienti, incidenti, disguidi od altro in severe sanzioni disciplinari per la inosservanza delle norme regolatrici delle missioni fuori sede.




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