Capitolo I lo svolgimento del processo



Scaricare 1.66 Mb.
Pagina46/70
29.03.2019
Dimensione del file1.66 Mb.
1   ...   42   43   44   45   46   47   48   49   ...   70
Si ricorda improvvisamente e riferisce al suo avvocato quanto costui, non da avvocato ma da politico, aveva già scritto in un suo libro "La mafia politica".

Contrada, quindi, s'era limitato a consigliarle doverosamente di rivolgersi solo ai Magistrati e di non farne oggetto di salottiere discussioni ove fosse venuta a conoscenza di notizie utili alle indagini: che peraltro ella non ha mai avuto, come candidamente ha ammesso e confermato.

Ed allora cosa poteva apprendere il dott. Contrada da una persona che sull'argomento nulla ha mai saputo ?

Ma quale inquietudine può provocare l'esortazione di parlarne solo con i magistrati inquirenti e neppure con lui non essendo allora più in polizia? >> (pagine 107 e 108 Vol. VI, capitolo VI, pag. VI. 1 dell’Atto di impugnazione).



La risposta dell’imputato, lungi dall’essere chiara, spontanea e convincente come sostenuto dai difensori appellanti, si è dimostrata mendace.

In primo luogo, la inibizione a parlare di fatti eventualmente a sua conoscenza, relativi all’attività del marito ed alle circostanze antecedenti alla sua uccisione, venne rivolta alla vedova Parisi senza alcuna eccezione.

Ed invero, nel corso del suo esame la Ziino ha categoricamente smentito la tesi che l’odierno imputato le avesse affatto rivolto una “esortazione” a parlare soltanto con i magistrati inquirenti: <

P.M.: Lei ricorda se in quella circostanza il dott. Contrada le disse sulla opportunità di riferire quanto a sua conoscenza eventualmente soltanto ai magistrati o ad un magistrato?

ZIINO G.: No, no. Mi disse solo queste testuali parole>> (pagine 3 - 4 trascrizione udienza 31 maggio 1994).

Ed ancora : <<AVV. MILIO: Non le disse, lei ricorda bene, non le disse di parlarne solo con il magistrato? ZIINO G.: No, assolutamente. AVV. MILIO: Assolutamente.



ZIINO G.: No, perche se lui me l'avesse detto di parlare con il magistrato, io la prima cosa che avrei fatto, l'avrei detto al magistrato>> (ibidem, pag. 15).

In effetti, ai sostituti procuratori Ayala e Signorino, che la interrogarono poco tempo dopo, la Ziino non fece menzione alcuna della visita dell’imputato (cfr. pag. 5 della trascrizione).



La smentita della teste ha trovato piena conferma non solo nel resoconto dell’episodio fatto al prof. Galasso nel 1987, ma soprattutto nella seconda visita di Contrada, quella del 7 febbraio 1988.

L’imputato, infatti, ove tale limitazione vi fosse stata davvero, non avrebbe avuto motivo alcuno di adontarsi e, al contempo, mostrare interesse per il colloquio della Ziino con il G.I. Falcone, pur restando comunque anomala la richiesta di notizie sul contenuto del colloquio, coperto dal segreto istruttorio.

Altrettanto falsa è l’affermazione di Contrada secondo cui gli ammonimenti a non parlare di vicende comunque connesse all'omicidio sarebbero stati collegati al dichiarato proposito della Ziino di proseguire l’attività imprenditoriale del marito.

Per renderla credibile, in sede di esame l’imputato ha affermato di avere rivolto tale amichevole consiglio in più occasioni, collegando tale asserzione al fatto che la Ziino avrebbe manifestato l'intenzione di continuare l'attività imprenditoriale dell’ing. Parisi non già lo stesso giorno della sua uccisione, ma successivamente.

Ancora una volta, però, le dichiarazioni della Ziino, di segno opposto a quelle dell’imputato, hanno trovato pregnanti riscontri.

A pag. 1483 della sentenza appellata, infatti, viene riportato un brano del verbale di confronto del 3 novembre 1990 tra la Ziino e Contrada (acquisito all’udienza del 31 maggio 1994, fogli 206-209), nel quale la prima ricorda l’ammonimento a tacere, rivoltole in quanto madre di una bambina piccola, e Contrada - immediatamente dopo - ricollega quell’ammonimento alla esternazione, da parte della donna, del proposito di dare un seguito all’attività di impresa.

Al riguardo, basta ricordare che il confronto ebbe ad oggetto una circostanza specifica, e cioè il contenuto ed il senso delle espressioni usate dall’imputato in occasione della visita del 23 febbraio 1985, visita compiuta a distanza di poche ore dall’omicidio Parisi; non, dunque, asseriti, successivi colloqui dell’imputato con la Ziino.

Non a caso, infatti, in sede di confronto Contrada disse di avere esortato la donna a parlarne con il dott. Signorino, cioè con il Pubblico Ministero di turno che, di lì a poco,l’avrebbe sentita: << Ziino : D.R.:“ Quando il dott. Contrada mi venne a trovare mi esortò a stare molto attenta alle cose che io potevo dire e di pensare anche al fatto che avevo una bambina ancora piccola.

Contrada:“ Raccomandai alla sig.ra di stare attenta poichè ella mi aveva manifestato la volontà di continuare ad operare nel settore imprenditoriale dell’azienda pilotata dal marito. Intendevo in tal modo mettere in guardia la sig.ra dai pericoli cui poteva andare incontro parlando con persone sbagliate e le raccomandai di rassegnare tutto ciò di cui era a conoscenza al magistrato inquirente, all’epoca dott. Signorino. Ricorda questo fatto signora?”

Ziino: “Si, effettivamente il tono e le circostanze delle raccomandazioni fattami dal dott. Contrada erano proprio quelle testè riferite. Ricordo pure che il dott. Contrada mi chiese se conoscessi il dott. Signorino che era in buoni rapporti con Roberto ed io risposi affermativamente (cfr. p.v. di confronto cit. f. 2)>>.

Conserva, dunque, piena validità, ed anzi è rafforzata dal mendacio dell’imputato, la considerazione del Tribunale (pag. 1489 della sentenza appellata) secondo cui <>.




Condividi con i tuoi amici:
1   ...   42   43   44   45   46   47   48   49   ...   70


©astratto.info 2019
invia messaggio

    Pagina principale