Capitolo I lo svolgimento del processo



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A tale considerazione ne vanno aggiunte due ulteriori.

In primo luogo, la stessa vedova Parisi ha riferito di non essere mai stata tenuta al corrente dal marito dei fatti di gestione della I.C.E.M.: <>(pag. 2 trascrizione udienza 31 maggio 1994)… << Io non sapevo neanche quale fosse l'assetto societario>> (ibidem, pag.6).

In secondo luogo, non risulta che vi fossero state successive occasioni di incontro a tu per tu con l’imputato, nelle quali la donna avrebbe potuto manifestare le sue aspirazioni ad occuparsi dell’impresa e dunque far temere che potesse parlare “a ruota libera”.

Quest’ultima considerazione offre il destro per confutare l’obiezione difensiva secondo cui il carattere strumentale delle rivelazioni “postume” della Ziino emergerebbe anche dal fatto che la stessa avrebbe continuato <>.

Nel corso del suo esame, infatti, Gilda Ziino, più volte sollecitata a spiegare se e quali rapporti avesse mantenuto con Bruno Contrada dopo la visita del 23 febbraio 1985, ha chiarito, con estremo nitore e costanza espositiva:

  • di avere rivisto l’imputato due o tre volte, di non avere mai parlato con lui dello stato delle indagini sull'omicidio di suo marito, pur avendo sperato che lo stesso Contrada potesse darle qualche notizia (pag. 9 della trascrizione);

  • che, dopo la visita del 7 febbraio 1988 e prima del confronto in Procura, Contrada non si era più fatto vivo con lei (ibidem, pag. 12)

  • di avere invitato a colazione, per l'Epifania dell’anno successivo alla morte del marito, e, quindi nel 1986 , Bruno Contrada con la moglie, il figlio e la fidanzata del figlio, continuando comunque, pur memore dell'avvertimento ricevuto, a nutrire la speranza che egli potesse dirle qualcosa (ibidem, pag. 31) ;

  • di essere stata sempre trattata in modo affettuoso dalla signora Contrada, che qualche volta aveva sentito per telefono e che, una sera, l’aveva invitata a cena a casa sua, mandandola a prendere in macchina con un maresciallo;

  • che in tale occasione, nella quale erano presenti due o tre ospiti, l’imputato non era a Palermo e, avendo telefonato a casa alla moglie, aveva salutato essa teste per telefono ( ibidem, pag. 36 e segg.);

  • che quella cena era stata successiva al pranzo dell’Epifania del 1986 e successiva al matrimonio dell’avv. Guido Contrada, figlio dell’imputato, al quale essa teste era stata invitata e non aveva partecipato, inviando, comunque il regalo di nozze (ibidem, pag. 37);

  • di avere chiesto ad un amico d’infanzia del marito, l’avv. Tommaso Romano, di interessarsi per farle avere i vestiti indossati dall’ing. Parisi il giorno della sua uccisione, e però di averli ottenuti avendone parlato con la signora Contrada, la quale, tempo dopo, le aveva personalmente telefonato preannunciandone il recapito a casa, risultato evidentemente dovuto ad un interessamento dell’imputato (ibidem, pag. 42-43).

Le circostanze dianzi esposte non palesano in alcun modo, come si adombra da parte dei difensori appellanti, un comportamento schizoide e contraddittorio della teste, né comunque tale infirmarne la credibilità.

La Ziino, infatti, ha costantemente ribadito di non avere avuto più alcun contatto con Contrada nel periodo tra la visita del 7 febbraio 1988 ed il confronto al cospetto del PM Carrara; circostanza che va correlata al già evidenziato spessore sintomatico della condotta dell’imputato - complessivamente considerata - rispetto al singolo episodio della prima visita.

Oltretutto, non si comprende come la gratitudine e la simpatia nutrite nei confronti della moglie del dott. Contrada, sinceramente impegnata a lenire il suo dolore, possano incidere sulla credibilità della teste, né stupisce che la stessa Parisi, pur perplessa ed intimorita dagli ammonimenti ricevuti il 23 febbraio 1985, avesse sperato che l’imputato le desse qualche notizia sulle indagini riguardanti l’omicidio del marito. Senza dire che gli stessi episodi riferiti - non è priva di significato, a conferma nelle riserve nutrite dalla Ziino, la sua mancata partecipazione alle nozze del figlio dell’imputato - non delineano quella familiarità e quella consuetudine di rapporti che la Difesa oppone al fine di tacciare la teste di avere fatto mendaci rivelazioni “postume”.

Non fa una piega, del resto - ed anzi giustifica ampiamente l’accondiscendenza mostrata in sede di confronto - la spiegazione offerta dalla Ziino, nel corso del suo controesame (pag. 33 della trascrizione), di fronte alla sorpresa manifestata da uno dei difensori dell’imputato per la sua affermazione di essere uscita dalla stanza del dr. Carrara, a confronto avvenuto, assieme a Bruno Contrada, e di averlo anche salutato:

<< AVV. MILIO: In un ufficio. Vi siete salutati con il Contrada quando vi siete visti?

ZIINO G.: Siamo usciti assieme, si.

AVV. MILIO: Ah, siete usciti addirittura assieme?

ZIINO G. : Certo, e logico. Io non potevo manifestare proprio alla persona di cui avevo timore le mie titubanze.

AVV. MILIO: Ma timore di che, signora?

ZIINO G.:Ma lei ha dimenticato, mi scusi, che il dott. Contrada e venuto a casa mia successivamente all'incontro di Giovanni Falcone chiedendomi che cosa mi avesse chiesto il dott. Giovanni Falcone, e perchè il dott. Contrada sapeva che io ero stata interrogata dal dott. Falcone quando era un incontro assolutamente segreto?>>

Quanto alla già menzionata, sibillina, affermazione difensiva secondo cui la Ziino << Si ricorda improvvisamente e riferisce al suo avvocato quando costui, non da avvocato ma da politico, aveva già scritto in un suo libro "La mafia politica">>, deve osservarsi che il volume non è prodotto in atti, e quindi non è dato apprezzarne il contenuto. E’ assolutamente arbitrario, dunque, ipotizzare che il prof. Galasso possa avere indotto la teste a riferire circostanze non vere, attinte dal suo libro ed usate a scopi politici. Oltretutto, non è emerso in alcun modo che la Ziino avesse espresso le perplessità legate al primo incontro con Contrada - e la vivissima preoccupazione a seguito del secondo incontro - soltanto dopo che il volume del prof. Galasso aveva avuto la sua prima edizione,sì da fare sospettare di essere stata influenzata dal suo autore.




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