Capitolo I lo svolgimento del processo



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Né, per altro verso, appaiono conferenti le ulteriori obiezioni difensive secondo cui:

  • non avrebbe avuto senso inibire alla Ziino di rivelare ciò che non sapeva;

  • Contrada non svolgeva compiti di Polizia Giudiziaria dal 1985.

Ora, la circostanza che la Ziino, nell’immediatezza, non ricordasse nulla di significativo non altera la sostanza della condotta dell’imputato, e cioè le sue finalità inibitorie ed esplorative.

La seconda obiezione, invece, prova troppo, giacchè proprio il fatto che Contrada non svolgesse compiti di Polizia Giudiziaria all’epoca dell’omicidio Parisi priva di qualsiasi legittimazione istituzionale il suo intervento, valutabile, piuttosto, soprattutto alla luce della visita del 7 febbraio 1988, come il tentativo di attingere informazioni di cui farsi portatore.

Proprio a proposito di tale visita, negata in radice dal’imputato, i difensori appellanti affermano: <
"Io non ho mai chiesto questo alla sig.ra Ziino, mai se aveva reso una deposizione al Giudice Istruttore dottor Falcone, non ho mai saputo che la sig.ra Ziino fosse stata ascoltata, interrogata dal giudice Falcone, non sapevo che il giudice Falcone si occupava dell'inchiesta sull'omicidio Parisi, non l'ho mai saputo, quindi come potevo chiedere alla sig.ra Ziino se era stata interrogata dal giudice Falcone "perché" io credo che molti magistrati l'abbiano sentita per la vicenda del marito, non solo il giudice Falcone, io so senz'altro che il primo magistrato è stato il dott. Signorino, il giudice diciamo, il sostituto di turno quel giorno.

Poi della vicenda se ne è interessato il dottor Carrara, non so poi.............."

E la Ziino interrogata dal P.M. dr. Carrara gli riferisce l'esortazione del dott. Contrada che viene, così, interrogato dal P.M. e successivamente posto a confronto con la teste: ebbene anche in tale sede, avanti un Procuratore della Repubblica la sig.ra Ziino riferirà dopo di avere provato, vedendo il dott. Contrada, "un senso di angoscia, paura, ansia e tensione nervosa" mentre invece, durante il confronto ammetterà che il consiglio di Contrada non solo non aveva valenza intimidatoria ma l'aveva pienamente accolto ed avallato come " raccomandazione amichevole".

L'interrogatorio reso al dott. Falcone dalla Ziino porta la data di sabato 06 febbraio 1988: ebbene poiché sull'agenda del dr. Contrada si legge che egli il 07 febbraio ( domenica ) si recò a Mondello nella villa dei Fiorentino, suoi amici, per ritirare un orologio riparato, se ne è dedotto con plateale forzatura interpretativa che egli invece, si è recato nella villa della Ziino sulla circonvallazione!

Ecco pertanto altra prova su come si sono interpretate le annotazioni sull'agenda di Contrada: quelle che ci sono ed anche quelle che non ci sono!

Ma quel 07 febbraio 1988 Contrada era a Palermo: si legge così nella sua agenda! Quindi ha certamente ragione la Ziino!!!

Con amarezza e profondo disagio non si può non concludere con il rilevare che la interpretazione dei risultati delle indagini è stata alternativamente arbitraria, cervellotica, preconcetta, in assoluto contrasto con gli esiti processuali ed ha costituito sin dal primo momento un gravissimo pregiudizio nei confronti dell'imputato che, appare ormai certo, era stato condannato ad esser condannato>>.

Orbene, in ordine alla prova della visita del 7 febbraio 1988 non può che rinviarsi alle puntuali osservazioni della sentenza di primo grado, che ha valorizzato l’intreccio delle testimonianze della Ziino e del prof. Galasso e l’inconsistenza della giustificazioni fornite dall’imputato. Questi, infatti, ha ipotizzato che una sua visita, successiva a quella del 23 febbraio 1985, avesse trovato causa in un aiuto chiestogli dalla vedova Parisi per il permesso di soggiorno di due camerieri Filippini, ma è stato smentito dalle risultanze processuali (cfr. pagine 1491- 1492 della sentenza appellata : <ore 10 dalla sig.ra Parisi- mi parla della questione del cameriere filippino”)>>.

Infine, l’ulteriore allegazione difensiva secondo cui la domenica 7 febbraio 1988 Bruno Contrada si sarebbe recato a Mondello nella villa dei Fiorentino, suoi amici, per ritirare un orologio riparato, non è stata incompatibile con la ricostruzione offerta dall’Accusa e recepita dal Tribunale.

E’ ben possibile, cioè, che l’imputato sia stato a casa Fiorentino ed a casa Parisi. Della sua visita alla Ziino del 7 febbraio 1988, comunque, non si può dubitare, data l’immediatezza con cui la predetta cercò per telefono e rintracciò a Roma il prof. Galasso quello stesso giorno.

In conclusione, devono essere ribadite le valutazioni già espresse circa la prova ed il significato dei comportamenti tenuti da Contrada nei suoi colloqui con la vedova Parisi; comportamenti che il Tribunale ha ritenuto costituire <> (pag. 1493 della sentenza appellata).

Piuttosto, la vicenda in oggetto è l’ultima che consente di fissare nel tempo la condotta di sistematica agevolazione del sodalizio mafioso ascritta all’imputato, giacchè non offrono sicuri riferimenti cronologici né l’episodio riferito dal pentito Gaetano Costa, né quello narrato dal pentito Pietro Scavuzzo, né altri episodi successivi dei quali il Tribunale ha ritenuto comunque di trarre elementi di giudizio su tale condotta.

Ne deriva che i termini massimi di prescrizione del reato ritenuto nella sentenza appellata verranno a scadere il 7 agosto 2010, e cioè ventidue anni e mezzo dopo il 7 febbraio 1988.

CAPITOLO XX




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