Capitolo I lo svolgimento del processo


Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Angelo Siino



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Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Angelo Siino
Il profilo del collaboratore di giustizia Angelo Siino ed il contenuto delle sue dichiarazioni, rese alle udienze del 4 dicembre 1999 e del 13 dicembre 1999, sono stati così delineati alle pagine da 104 a 107 della sentenza della Corte di Appello di Palermo, sezione II penale, in data del 4 maggio 2001, annullata in sede di legittimità:

<tutto e tutti, non esclusi i suoi esponenti più prestigiosi, ad eccezione di Salvatore Riina, sino a ricevere l’incarico di provvedere alla fraudolenta distribuzione degli appalti [di opere pubbliche, n.d.r.] (f. 9 verbale 4 dicembre).

Si è vantato dell’amicizia con Stefano Bontate, da lui conosciuto nel 1968 in occasione della celebrazione di un dibattimento nel quale era imputato il proprio suocero Giuseppe Bertolino, successivamente entrato in confidenza con lui, anche per ragioni della comune passione per la caccia e per l’automobilismo.

Ha chiarito che nell’anno 1980 aveva dovuto allontanarsi da Palermo trasferendosi a Catania dove era rimasto fino al 1984, intrattenendo rapporti di affari con Nitto Santapaola, specificando di essere stato obbligato al trasferimento da Stefano Bontate che era rimasto molto irritato per via di una sua relazione con la moglie di un funzionario di polizia (f. 18 verb. trascr. citata).

Dopo il suo rientro in Palermo aveva continuato ad occuparsi di politica e della conduzione di affari concernenti il settore delle costruzioni edili in cui era interessata “cosa nostra”, e ciò sino al 1991, data del suo arresto.

Circa le proprie conoscenze sulla personalità del dott. Contrada ha esordito premettendo che in base a personali esperienze aveva ricavato il convincimento della diffusa consuetudine di appartenenti alle forze dell’ordine di mantenere contatti con elementi della criminalità, anche se ricercati; al riguardo ha fatto l’esempio del mar.llo CC. Giuliano Guazzelli e del Ten. Col. CC. Giuseppe Russo: quest’ultimo si era premurato di munire lui stesso ed il Bontate di un documento che aveva personalmente formato per abilitarli al porto di pistola (f.56 verb. trascr. citata) e non si era fatto scrupolo di metterli al corrente delle indagini che svolgeva per la identificazione degli autori del sequestro Corleo, fino al punto di consentire loro di ascoltare la registrazione di una delle telefonate che erano state effettuate nel contesto della anzidetta operazione criminale (…)

Il Siino ha riferito pure che una volta mentre si recava da Stefano Bontate in compagnia del Russo, in quell’epoca ancora capitano, si erano imbattuti in un’auto che usciva dal caseggiato ove il capomafia soleva tenere incontri riservati e l’ufficiale era rimasto contrariato nell’accorgersi che a bordo del veicolo vi era il dott. Contrada, tant’è che aveva commentato, alludendo al comportamento del Bontate: Ma che fa?…O me, o lui!.

Soggiungeva di essere consapevole, come lo era Bontate, del rapporto di assidua frequentazione tra il dott. Contrada e Rosario Riccobono e precisava che una volta li aveva visti lui stesso assieme nella villa del principe Scalea; altre volte ancora li aveva incontrati nelle periodiche mangiate pre-elettorali organizzate dal suo amico Pippo Insalaco alle quali intervenivano anche elementi mafiosi, [nell’evidente ruolo di grandi elettori, n.d.r.] oltre a magistrati (il dott. Signorino ) ed altre personalità; ciò avveniva a metà degli anni ’76 (cf. verb. trascr. ff. 57, 60 e 76).

Circa i favori che potevano essere richiesti dai mafiosi ai loro amici appartenenti alle forze dell’ordine rammentava, oltre al rilascio da parte del cap. Russo del c.d. “porto d’armi”, l’intervento del dott.Contrada per il porto di fucile in favore di tale Lo Verde, menomato della vista perché privo di un occhio, la revoca della diffida che il vice questore De Francesco aveva ottenuto per Totò Greco, con l’occasione soggiungendo che lo stesso funzionario soleva mandargli ogni anno la licenza per porto di pistola.

Infine chiariva che Stefano Bontate gli aveva raccomandato di non parlare con Contrada perché costui era uno sbirrazzo (f.49 e 79 verb. trascr. 13 dicembre 1999)>>.

Ha soggiunto la Corte di appello :<>.

*****

Ai fini di una più compiuta valutazione della generale credibilità di Angelo Siino - ad integrazione delle indicazioni contenute nella sentenza della Corte di Appello di Palermo del 4 maggio 2001 - giova precisare che il predetto ha motivato la propria determinazione a collaborare, maturata l’undici luglio 1997 dopo il suo secondo arresto, con l’esigenza di <<fare chiarezza su quello che effettivamente era stato il suo ruolo>>, di sottrarsi alle pressioni estorsive che ormai lo <<asfissiavano>> e di sottrarre il figlio, anch’egli arrestato, all’ambiente in cui, per causa sua, si era trovato (pagine 22-24 trascrizione udienza 13 dicembre 1999).



Lo stesso Siino ha precisato di avere riportato condanna con sentenza definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso, in relazione al suo ruolo della distribuzione dei pubblici appalti (pag. 5 trascrizione udienza 4 dicembre 1999)86. In ragione di tale ruolo aveva iniziato ad occuparsi <<di affari di Cosa Nostra>> a partire dal 1986 e sino al 1991 (ibidem, pag. 14), intrattenendo rapporti diretti con tutti i capi mafia della Sicilia a livello provinciale ed i capi mandamento della provincia di Palermo.

Prima di allora, egli aveva convissuto con Cosa Nostra <<per problemi geografici, logistici e di parentela>>, essendo originario di San Giuseppe Jato, <<un paese che viveva di pane e mafia>> (ibidem, pag. 8), oltre che parente di Salvatore Celeste - già capo della famiglia mafiosa di San Cipirrello - ed imprenditore nel settore delle costruzioni.

Nell’ambito della sua attività d’impresa, aveva avuto contatti per ragioni di lavoro con mafiosi che facevano gli imprenditori edili ovvero operavano nell’indotto dell’imprenditoria edile, come Inzerillo, Di Maggio e Riccobono (ibidem, pag. 20).

Dalle indicazioni offerte dal collaborante si evince che la sua generale credibilità, con riguardo agli anni in cui si collocano le circostanze concernenti la posizione dell’imputato, non si ricollega ad una compenetrazione con il sodalizio mafioso (e dunque alla capacità di conoscerne dall’interno i segreti e di svelarli), bensì al rapporto personale con Stefano Bontate. Ha riferito di conoscere quest’ultimo, di vista, sin da ragazzino, per la frequentazione del padre Francesco Paolo Bontate con Salvatore Celeste e di averlo nuovamente incontrato a Catanzaro, nel processo nel quale lo stesso Francesco Paolo Bontate era imputato unitamente a Giuseppe Bertolino, suocero di esso collaborante87.

L’affermazione dell’esistenza di questo rapporto è stata suffragata da svariati riscontri.

Della passione per le automobili di Angelo Siino ha riferito, nel corso del suo esame, il colonnello Salvatore Pernice, primo dirigente medico della Polizia di Stato, il quale ha dichiarato di avere conosciuto il collaborante per la loro comune partecipazione a gare automobilistiche tra il 1977 ed il 1978, cui il Siino partecipava con il soprannome di “Bronson”.

Che questa passione fosse comune anche Stefano Bontate è risultato da numerose emergenze.

A questo riguardo, basta ricordare che il teste Calogero Adamo, concessionario Alfa Romeo e Ferrari, all’udienza del 25 ottobre 1994 ha descritto Stefano Bontate come <<Un ottimo cliente, un grande conoscitore di macchine, interessato a macchine sempre veloci, belle>>; lo stesso Stefano Bontate, il 29/4/1975, epoca in cui risultava dimorante obbligato nel comune di Cannara (prov. Perugia), era stato sorpreso e tratto in arresto sull’autostrada del Sole, nei pressi del Comune di Scandicci (Firenze), a bordo di un’autovettura “Porsche” intestata al proprio fratello Giovanni in compagnia del mafioso Salvatore Scaglione ed in possesso di una patente di guida falsificata.

Parimenti provata è la comune appartenenza alla massoneria del Siino e del Bontate.

Quella del Bontate è stata oggetto delle propalazioni dei pentiti Spatola e Pennino (il Siino ha confermato l’indicazione del Pennino secondo cui il Bontate era affiliato alla Loggia segreta “dei trecento”)88, mentre l’affiliazione del Siino alla loggia Orion della Camea è stata riferita dal capitano dei Carabinieri Luigi Bruno - già in forza al centro operativo di Palermo della D.I.A. - all’udienza del 12 ottobre 1995 (pag. 116 della trascrizione).

Non altrettanto positiva, ad avviso di questa Corte, è risultata la verifica della attendibilità intrinseca delle dichiarazioni di Angelo Siino, che, talora contraddittorie o ambigue, non hanno soddisfatto in tutti i loro aspetti i necessari requisiti di precisione, costanza e coerenza.

Ed invero, il collaborante ha riferito di avere personalmente constatato la presenza dell’odierno imputato in occasione di banchetti o “mangiate” pre-elettorali cui partecipavano personalità pubbliche e mafiosi di spicco.

Il Procuratore Generale gli ha chiesto se, in tali occasioni, avesse mai visto i mafiosi Salvatore Scaglione e Salvatore Inzerillo insieme a Contrada ed egli ha risposto di no (pag. 57 trascrizione udienza 4 dicembre 1999), ribadendo << che io sappia, cioè che abbia visto io, mai>> (ibidem, pag. 59).

Gli è stata, dunque contestata la dichiarazione di segno opposto, resa ai Pubblici Ministeri Caselli e Prestipino Giarritta il 19 agosto 1997 <<…un altro con cui aveva cose (Contrada, ndr.) era con Totò Scaglione. Con Toti Scaglione, Toti u’ pugile, con questo io l’ho visto parecchie volte de visu, de visu, questo,in questi convivi dove c’era anche il giudice buonanima , quello che è morto, come si chiama? Quello che si è suicidato? Signorino>> (ibidem, pag. 80).

A tale, doverosa contestazione il collaborante ha, sulle prime, fornito una spiegazione involuta e contorta, basata su una sorta di proprietà transitiva: poiché Scaglione era persona molto vicina a Rosario Riccobono e Bontate sosteneva che questi fosse un confidente di Contrada, egli aveva ritenuto che Scaglione e l’imputato si fossero visti ( <<PG dott. Gatto:..e ci vuole chiarire per piacere questo contrasto?

Siino: certamente. allora il discorso è questo. L'accoppiata vincente era Riccobono e Scaglione.

Cioe' nel senso che erano molto vicini, per cui evidentemente questo mio "de visu", lo debbo, per onesta' di cose, lo debbo correggere con il fatto che io non ho visto mai con il dottor Contrada insieme a Scaglione. Sapevo di una avvicinanza del dottor Contrada a Scaglione e a Riccobono.




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