Capitolo I lo svolgimento del processo



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29.03.2019
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MARESCIALLO PROVENZANO: sì, noi abbiamo fatto indagini…

PRESIDENTE: questo è un conto. Materialmente chi la fece questa operazione?

MARESCIALLO PROVENZANO: Chi la fece? Un poco di noi del nucleo. Eravamo in chi faceva una cosa, chi faceva l'altro.

PRESIDENTE: Organi di polizia.

MARESCIALLO PROVENZANO: Ma non è che particolarmente posso dire..

PRESIDENTE: ci fu una operazione di polizia che portò alla liberazione della Graziella Mandalà:

MARESCIALLO PROVENZANO: si.

PRESIDENTE: Si ricorda se fu verbalizzata questa operazione di polizia? Se ci fu un verbale?

MARESCIALLO PROVENZANO: non lo ricordo>> (…)

PRESIDENTE : veramente maresciallo mi scusi, anche nell'ambito di un'attività come la sua di polizia giudiziaria protrattasi per un tempo così lungo, queste cose non è che si dimenticano.

Non capitano della vita di un poliziotto o forse poco purtroppo, quindi i dettagli lei si dovrebbe ricordare se li sa.

Se non li sa è un altro discorso.

Lei si ricorda se fu il colonnello Russo materialmente a intervenire nella operazione di polizia che portò alla liberazione, proprio quel giorno stesso in cui fu liberata.

MARESCIALLO PROVENZANO: questa operazione non la posso ricordare.

Può darsi pure che io sia andato sul posto, io non lo ricordo se oggi sono andato personalmente non ho.

Ma non so che è andato lì, noi tutti facevano delle indagini.

PRESIDENTE: Va bene non solo ricorda> (pagine 28-31 della trascrizione).

Parimenti riscontrato, ad onta di quanto sostenuto dal teste Provenzano, che vi fosse uno scambio di informazioni - che il Siino ha indicato come esempio di una pratica non disdegnata dagli investigatori degli anni settanta del novecento - tra il colonnello Russo e Stefano Bontate.

Premesso, infatti che lo stesso Provenzano ha definito ottimi i rapporti personali e professionali dell’imputato con lo stesso colonnello Russo, all’udienza del 13 dicembre 1999, dopo il controesame di Siino, Bruno Contrada ha ribadito di non avere mai avuto alcun rapporto, nemmeno da confidente a Poliziotto, con Rosario Riccobono.

Ha rimarcato la sua contrarietà a rapporti siffatti con esponenti mafiosi di rilievo, motivandola con i pericoli e l’evidente rischio di strumentalizzazioni ad essi correlati, ed ha manifestato il proprio dissenso dalla diversa scelta fatta, tra gli altri, dal colonnello Russo:



<< ….signor Presidente, io ho avuto nei miei trentotto anni di carriera, centinaia di confidenti di polizia, e nella polizia di stato e nel SISDE, perché' io ho lavorato dieci anni nel SISDE con i confidenti, che noi pagavamo, e pagavamo bene, realizzando operazioni notevolissime specialmente negli ultimi della mia attivita' di servizio.

ma io sono stato sempre della massima attenzione in questi rapporti.

io mi incontravo alle tre di notte con i confidenti davanti agli ingressi dei cimiteri, dove non andavano neppure le coppiette di fidanzati a fermarsi.(…)

io, dal primo momento in cui iniziato a occuparmi di mafia e di reati di mafia, mi sono previsto di non avere mai nessun rapporto confidenziale con gli esponenti di rilevo della mafia, con i capi della mafia.

altrimenti90 colleghi lo hanno fatto, cominciando dal colonnello russo.

lui aveva una strategia investigativa diversa dalla mia.

io ero perfettamente convinto che e qualora avessi avuto un rapporto con un capo di mafia, sarebbe rimasto imbrigliato in maniera irrimediabile.

i miei confidenti erano quelli che avevano un piede dentro e un piede fuori>>(pagine 110-112 trascrizione udienza 13 dicembre 1999).

Alla stregua delle considerazioni sin qui svolte, la dichiarazione del Siino di avere casualmente visto Bruno Contrada, all’interno di un automobile civetta, in via Villagrazia, all’uscita della strada di accesso all’abitazione di Stefano Bontate, deve ritenersi riscontrata.

L’episodio in sé, pur non avendo una specifica valenza dimostrativa della agevolazione del sodalizio mafioso, rafforza tuttavia, la prova dell’esistenza di contatti diretti tra Contrada e Bontate nella seconda metà del 1975, in sintonia con quanto riferito dai collaboranti Mutolo, Marino Mannoia e Cancemi; contatti propedeutici a quelli con Riccobono ed ai favori dispensati a lui, e, in prosieguo di tempo, ad altri esponenti del sodalizio stesso.

L’altro segmento del racconto del Siino che risulta presidiato da riscontri talmente pregnanti da supplire alla inappagante verifica della sua complessiva attendibilità intrinseca, riguarda la diffidenza manifestata dallo stesso Stefano Bontate nei riguardi dell’imputato e del suo rapporto con Rosario Riccobono.

Di tale atteggiamento, infatti, hanno dato contezza, corroborando le affermazioni del Siino, indirettamente Tommaso Buscetta e Salvatore Cancemi , e, direttamente, Francesco Marino Mannoia91.

Analogamente, il collaborante Giovanni Brusca, escusso nel primo dibattimento di appello, ha specificato che Salvatore Riina riteneva il Riccobono confidente del funzionario, così come era convinto che Stefano Bontate, Giuseppe Di Cristina ed anche Gaetano Badalamenti fossero stati confidenti del colonnello Giuseppe Russo.

In particolare, il Marino Mannoia aveva riferito che, dopo avere contribuito alla soppressione del mafioso Stefano Giaconia - decisa anche perché questi aveva mosso al Riccobono l’accusa di averlo tradito con una delazione fatta a Contrada - Stefano Bontate aveva iniziato a manifestargli i suoi dubbi sulla lealtà mafiosa dello stesso Riccobono.

Morto quest’ultimo, analoghi dubbi, ed anzi veri e propri sospetti, erano stati esternati al Marino Mannoia dal codetenuto Pietro Lo Iacono, orientato a credere che il “blitz di Villagrazia” del 19 ottobre 1981, in occasione del quale egli era stato arrestato, fosse scaturito da una delazione del capo mandamento di Partanna Mondello.

Da tali risultanze, come già osservato, è emersa la problematicità con cui, nell’ambito dell’organizzazione mafiosa, veniva visto il personale rapporto - dato per ciò stesso come acclarato - tra Bruno Contrada e Rosario Riccobono.

In conclusione, nei limiti in cui è risultata precisa ed adeguatamente riscontrata, la deposizione di Angelo Siino ha contribuito a colorare di attendibilità l’ipotesi accusatoria che, alla base della condotta di concorso esterno ascritto all’imputato, pone l’instaurazione di rapporti diretti con Stefano Bontate e Rosario Riccobono.

CAPITOLO XXIII




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