Capitolo I lo svolgimento del processo


CAPITOLO XIX - Gli ammonimenti a Gilda Ziino, vedova Parisi



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CAPITOLO XIX - Gli ammonimenti a Gilda Ziino, vedova Parisi


Pag. 579
CAPITOLO XX - L’intercettazione della conversazione telefonica intercorsa il 7/10/1983 tra l’imputato e Antonino Salvo

Pag. 600
CAPITOLO XXI - La pratica relativa al rinnovo del porto di pistola all’indagato mafioso Alessandro Vanni Calvello

Pag. 615
CAPITOLO XXII - Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Angelo Siino

Pag. 633
CAPITOLO XXIII - Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca

Pag. 659
CAPITOLO XXIV – Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo

Pag. 667
CAPITOLO XXV- Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovan Battista Ferrante

Pag. 699
CAPITOLO XXVI – Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza

Pag. 705
CAPITOLO XVII - Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Francesco Onorato

Pag. 716
CAPITOLO XXVIII - L’istruzione espletata in questo giudizio : le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Angelo Siino ed Antonino Giuffrè all’udienza del 30 gennaio 2004 (rinvio) e l’intercettazione ambientale Gottuso – Landolina

Pag. 731
CAPITOLO XXIX - Considerazioni conclusive – Le statuizioni sul trattamento sanzionatorio

Pag. 745


1 V. anche pag. 455 e segg. per la disamina delle altre fonti propalatorie, testimoniali e documentali circa la disinvolta latitanza del Riccobono.

2 Di tale operazione di Polizia ha riferito il teste Gianfranco Firinu all’udienza del 7/71995 (cfr. pagine 97 e ss. della trascrizione). Nell’occasione, alle cinque del mattino, dopo un primo tentativo di suonare al campanello dell’appartamento, era stato richiesto l’intervento dei vigili del fuoco per forzare la porta, ed una volta entrati, gli ufficiali operanti avevano verificato che vi si trovavano, effettivamente, la moglie e la figlia del Riccobono, all’epoca fidanzata con il Lauricella. Il teste ha dichiarato di avere personalmente constatato che il letto della camera nuziale sembrava da poco rifatto, e che aveva ritenuto che il Riccobono fosse riuscito a fuggire nelle more dell’intervento da parte dei vigili del fuoco

3 All’udienza del 18 marzo 1999 (pagine 1-7 della trascrizione) lo stesso Contrada ha spiegato di essersi recato nello stabile al n° 12 della via Jung a partire dalla fine del 1974, per andare a trovare il magistrato Domenico Signorino. Quest’ultimo, infatti, stava terminando la stesura del volume “Colpo di Stato in Italia”, pubblicato con lo pseudonimo di “Erskin Blatt” e finito di stampare nel maggio 1975 (ne è stata esibita una copia e prodotta la prima pagina di copertina, a foglio 512 del fascicolo del primo dibattimento di appello).

L’imputato ha soggiunto di avere frequentato l’abitazione di Domenico Signorino una decina di volte, venendo a trovar, talvolta, il dott. Renato Di Falco, e di avere intensificato la sua presenza in via Jung dopo che, al magistrato, era subentrato quale conduttore Camillo Albeggiani.(il teste Gualberto Carducci Artemisio, proprietario e locatore, escusso all’udienza del 21 ottobre 1994, ha datato il subentro di Albeggiani a Signorino intorno al 1976, cfr. pag. 339 della sentenza appellata).



4 Contrada, in collaborazione con il dott. Giuliano e altri funzionari della Squadra Mobile, si era occupato delle indagini relative all’omicidio del Procuratore della Repubblica di Palermo, dott. Pietro Scaglione e del suo agente di scorta, dando un decisivo contributo, unitamente al capitano dei CC Russo, alla conseguente operazione di arresti in flagranza per il reato di cui all’art. 416 c.p. confluita nel rapporto giudiziario c.d. “ dei 114 “(cfr. pagine 328 e 329 della sentenza appellata.

5 Come si dirà trattando delle dichiarazioni rese il 18 settembre 1984 dal pentito Tommaso Buscetta ai magistrati Falcone e Caponnetto a proposito di Contrada, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che ne scaturì, conclusasi con un decreto di archiviazione per insussistenza di condotte collusive, l’ex Questore Vincenzo Immordino, sentito dal Pubblico Ministero in data 7 gennaio 1985, dopo avere espresso le medesime valutazioni di inerzia e di immobilismo rassegnate nell’appunto riservato al capo della Polizia in data 11 maggio 1980, del quale dirà nei paragrafi dedicati alla “Vicenda Gentile “ ed al Blitz del 5 maggio 1980”, ebbe a riferire:<<Al di fuori di queste valutazioni generali nulla di concreto mi risultò mai circa una protezione che il Contrada avrebbe accordato a taluni boss latitanti e segnatamente a Rosario Riccobono ed alla sua cosca>>.

Lo stesso Immordino, tuttavia, aveva preteso il silenzio sulle attività del gruppo di lavoro da lui insediato, ed operante in assoluta segretezza, in vista del blitz del 5 maggio 1980, riferendosi specificamente “a Contrada ed a Vasquez” (cfr. pag. 1224 della sentenza appellata).




6 Capofamiglia della “Noce”, come dà atto la sentenza di primo grado nel trattare le dichiarazioni di Salvatore Cancemi

7 Peraltro, a seguito dell’uccisione del dirigente dr. Boris Giuliano (21 luglio 1979), dal 24 luglio 1979 l’imputato tornò a dirigere, in via interinale, la Squadra Mobile ed il Nucleo di Polizia Giudiziaria presso la locale Procura della Repubblica, sino al primo febbraio 1980 .

8 L’attribuzione di un appartamento al Mutolo è stata positivamente riscontrata ( pag. 476 della sentenza appellata),

9 Sono pienamente riscontrati l’episodio del rinvenimento di una lettera nell’abitazione del mafioso Innocenzo Pasta, nella quale si faceva il nome del dr. Purpi inviata da Giovanni Bontate, fratello di Stefano, allo scopo di contattare diversi personaggi che avrebbero dovuto interessarsi di una simulazione di malattia in suo favore; il trasferimento a titolo gratuito, in favore del dr. Purpi, di un appartamento da parte del mafioso Girolamo Teresi, (pagine 595 e 596 e pag. 639 e segg. della sentenza appellata, fatti riferiti dal collaborante Marino Mannoia); l’episodio del caloroso saluto al Bontate e delle successive spiegazioni del funzionario di Polizia narrato da Gioacchino Pennino, (pagine 414 ee segg. della sentenza appellata).

10 <>.

11 Il teste Luigi Bruno, infatti, all’udienza dell’undici marzo 1999 ha precisato di avere ricevuto deleghe di indagine unicamente sulle dichiarazioni dei collaboranti Di Carlo ed Onorato

12 Episodio diffusamente trattato alle pagine 641-648 della sentenza appellata, cui si rinvia anche per l’illustrazione dei pregnanti riscontri alle accuse del Marino Mannoia.

13 Marino Mannoia, come Buscetta, aveva subito tragiche ritorsioni da parte di “Cosa Nostra” in danno dei propri congiunti.

14 Così recita l’intestazione del verbale, a foglio 393 e segg. del fascicolo del primo giudizio di appello. Il verbale è stato utilizzato per le contestazioni mosse al Marino Mannoia nell’ambito del suo esame in grado di appello, ammesso con ordinanza resa all’udienza del 6 febbraio 1999 ed assunto per rogatoria il 20 maggio 1999.


15 Leggasi: “laconico”.

16 Leggasi: Tinebra, ndr..

17 Come ricordato nella sentenza appellata e come si dirà appresso, Rosario Riccbono era stato accusato dal mafioso Stefano Giaconia di essere uno “sbirro”, ed in particolare di averlo fatto arrestare rivelando i suoi spostamenti all’odierno imputato (cfr. lo stralcio dell’interrogatorio riportato a pag. 5 del volume II capitolo V paragrafo V.1 dei motivi di appello).


18 Lo stesso imputato, nel corso delle dichiarazioni spontanee rese nel primo dibattimento di appello all’udienza del 13 dicembre 1999 (dopo il controesame del collaborante Angelo Siino) ha ribadito che, qualora un rapporto confidenziale ci fosse stato, egli lo avrebbe ammesso già nel 1984, nell’ambito delle indagini scaturite dalle dichiarazioni di Tommaso Buscetta su di esso (v. infra), essendo venuto meno lo scrupolo di preservare la vita del Riccobono, ucciso il 30 novembre 1982.

19 Agente di polizia sopravvissuto all’agguato in cui avevano perso la vita Il vicequestore Cassarà e l’agente di Polizia Roberto Antiochia.

20 In particolare, il Cancemi aveva indicato il Ganci - cui era legato da un'amicizia profonda e di vecchia data, tanto da avere avuto sentore grazie a lui di essere in odore di soppressione per volontà del Riina, causa prossima, questa, del suo costituirsi ai Carabinieri - come la persona " piu’ intima e fedele", nella cerchia delle sue conoscenze, a Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.


21 Al pari, ad esempio, del movente della paura, in più occasioni vivamente contestato dell’imputato, ad es. nelle dichiarazioni spontanee rese a seguito dell’esame del teste Imposimato all’udienza del 31 marzo 1995 (pag.55 trascrizione udienza 31.3.1995)

22 Elementi inquietanti sul circuito di conoscenze e rapporti del maggiore Frasca emergono dal fatto che, come si vedrà trattando dell’episodio relativo alla telefonata di Nino Salvo a Contrada del 7 ottobre 1983, egli si adoperò con analoga tempestività per contattare su richiesta dello stesso Nino Salvo, l’ufficiale dei CC Angiolo Pellegrini, coestensore del rapporto di denuncia per la strage Chinnici. Il Salvo aveva appreso, a suo dire da notizie di stampa, di essere indicato insieme al cugino Ignazio, nell’ambito del rapporto giudiziario per l’omicidio del giudice Chinnici, quale possibile mandante di tale fatto delittuoso.


23 Segnatamente, nell’ambito delle dichiarazioni rese in data 7 gennaio 1985, l’ex Questore Vincenzo Immordino, dopo avere espresso le medesime valutazioni di inerzia e di immobilismo rassegnate nell’appunto riservato al capo della Polizia in data 11 maggio 1980, del quale dirà nei paragrafi dedicati alla “Vicenda Gentile “ ed al Blitz del 5 maggio 1980”, ebbe a riferire <<Al di fuori di queste valutazioni generali nulla di concreto mi risultò mai circa una protezione che il Contrada avrebbe accordato a taluni boss latitanti e segnatamente a Rosario Riccobono ed alla sua cosca>>.


24 I mormorii e le diffidenze interni a “Cosa Nostra” sono temi ricorrenti nelle propalazioni di vari collaboranti ( si pensi a Cancemi, a Marino Mannoia, ed in secondo grado a Giovanni Brusca ed Angelo Siino).

25 Come già osservato trattando delle dichiarazioni di Gaspare Mutolo, riguardanti le minacce al costruttore Siragusa.

26 Tale rilievo è enunciato nell’ambito delle censure riguardanti le dichiarazioni di altro collaborante, e cioè Rosario Spatola

27 La figura di Leonardo Greco, in rapporti commerciali in quanto venditore di tondini di ferro per cementi armati, ma anche personali per un vincolo di “comparaggio”, con Oliviero Tognoli , viene in rilievo a proposito di uno dei più rilevanti segmenti fattuali la cui ricomposizione prova la condotta di agevolazione contestata al dott. Contrada, e cioè quello della fuga dello stesso Tognoli, raggiunto da un provvedimento di fermo e quindi da un ordine di cattura, dall’Hotel Ponte di Palermo in data 12 aprile 1984; episodio alla cui trattazione si rinvia.

28 Il nome del "Papa" come esponente di Cosa Nostra compare per la prima volta nel cosiddetto rapporto dei 162, del quale la sentenza di primo grado fa cenno a pag. 1499, divenuto atto fondamentale per la costruzione del primo maxiprocesso: la sentenza contro Abbate Giovanni ed altri, resa dalla Corte d’Assise è stata acquisita all’udienza del 6/5/1994, al pari di quella di appello e di quella resa dalla Corte di Cassazione il 30 Gennaio 1992.

29 Il teste Michele Messineo all’udienza del 28 marzo 1995, ha dichiarato che tale Vaiana Lucia, come riferitogli da personale del Commissariato di Castelvetrano, da lui all’epoca diretto, e dal di lei difensore, arrestata nel 1977 unitamente al convivente per favoreggiamento alla prostituzione,al momento di essere ristretta in carcere aveva chiesto di lasciare le chiavi di casa allo Spatola, che successivamente aveva querelato per appropriazione indebita; che, inoltre, in epoca imprecisata,era stato imposto il rimpatrio ex art. 2 L.n.1423/556 allo stesso Spatola, accompagnato in Commissariato unitamente due donne che i Carabinieri avevano riferito esercitare il meretricio.


30 E cioè sino al 13.12.1994, come si desume dalla intestazione della sentenza. che indica la datadi arresto del Mandalari.

31 La condotta ritenuta a carico del predetto dott. D’Antone (<< ..per avere, nella qualità di funzionario di P.S. , contribuito sistematicamente alle attività ed agli scopi criminali dell’associazione per delinquere denominata Cosa Nostra, in particolare fornendo agli appartenenti a quella consorteria notizie riservate, riguardanti indagini ed operazioni di polizia da svolgere nei confronti stessi…>> è del tutto analoga a quella contestata all’imputato.

32 Ex convivente"more uxorio" di L'Ala Natale, già capo della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che aveva introdotto lo Spatola nell'ambito dell'organizzazione criminale " Cosa Nostra"(pag. 873 e segg. della sentenza appellata).

33 Due giorni dopo, la sentenza della Corte di Assise di Milano, come è notorio, il Sindona morì avvelenato nel carcere di Voghera subito dopo avere bevuto un caffè in cui era stato messo del cianuro.

34 Inizialmente l’imputato aveva menzionato il Questore Nicolicchia (insediatosi nel giugno 1980) , precisando successivamente di essere incorso in errore.

35 Tanto risulta da pag. 260 della sentenza della Corte di Assise di Milano in data 18 marzo 1986 resa nei confronti di Michele Sindona ed altri 25 imputati e da pag. 380 della sentenza resa dal Tribunale di Palermo il 9 luglio 1997 nei confronti di Mandalari Giuseppe, imputato del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, irrevocabile il 7 aprile 1999, prodotta nel primo dibattimento di appello all’udienza del 24 marzo 2000.


36 Con la citata sentenza della Corte di Assise di Milano Sindona venne ritenuto responsabile dell’omicidio Ambrosoli

37 Articolo 16 quater comma 9 D.L. 15 gennaio 1991 n. 8, conv. con modifica nella L. 15 marzo 1991 n. 82, introdotto dall'art. 14 della L. 13 febbraio 2001 n. 45)

38 Nella sentenza appellata (pagine 932-933) si dà atto che il Mutolo aveva individuato il villino del lungomare Barcarello

39 Segnatamente, il Mutolo aveva riferito che, nel 1976, unitamente a Salvatore Lo Piccolo, all’epoca sottocapo della “famiglia” di Tommaso Natale (oggi uno dei grandi latitanti mafiosi) aveva chiesto al Pedone un favore per tale Megna, titolare di un deposito di bibite (dato riscontrato) ed il Pedone “si era messo a disposizione”.

Lo stesso Mutolo, inoltre, aveva narrato di avere appreso nel 1981 da Riccobono e da altri uomini della sua famiglia mafiosa che Salvatore Lo Piccolo, prima di uccidere il maresciallo degli agenti di custodia Di Bona, gli aveva dato appuntamento proprio al ristorante “Delfino”, senza alcuna preoccupazione che il proprietario di tale locale potesse fornire alle Forze dell’Ordine indicazioni sulla contestuale presenza in quel luogo di esso Lo Piccolo e della sua vittima designata (cfr. ff 61 e ss. ud. 7/6/1994, la presenza del Di Bona al ristorante “Il Delfino”, risultato essere residente nella via Sferracavallo e scomparso il 28/8/1979, aveva ricevuto indiretta conferma dal fatto che, la sera prima della scomparsa, la sua autovettura era risultata di fronte al ristorante “Delfino”).




40 Della deposizione del teste Canale si dà conto a pagina 972 della sentenza appellata.

41 Già Gaspare Mutolo aveva riferito che “Enzuccio” Sutera, “uomo d’onore” della famiglia di Partanna-Mondello, era stato beneficiario di una assunzione fittizia, volta ad assicurargli una copertura, presso l’azienda del figlio del conte Arturo Cassina (cfr. pagine 49 e ss., e 249 trascrizione udienza 7 giugno 1994). Il Pirrone ha riferito di avere appreso che il Sutera, con il quale aveva iniziato ad avere contatti pressocchè quotidiani, svolgeva l’attività di “killer” per conto di Rosario Riccobono alle dirette dipendenze di Salvatore Micalizzi, suo capo-decina, e che, solo formalmente, svolgeva un’attività lecita, in realtà fittizia, presso la società “Lesca”, percependo regolare stipendio pur non recandosi mai a prestarvi la propria attività lavorativa (cfr. pagg. 46 - 116 e ss trascrizione ud. 11.7.95). Il riscontro alle dichiarazioni del Mutolo e del Pirrone è stato fornito dalla precisazioni rese dal capitano Luigi Bruno all’udienza del 12 ottobre 1995 con riferimento all’epoca della partecipazione di Luciano Cassina, figlio di Arturo, alla Lesca S.P.A .

42 Sito nella via La Marmora, formalmente intestato a tale Enzo Cannella ma in realtà di proprietà di Salvatore Micalizzi, punto di ritrovo degli uomini facenti capo a Rosario Riccobono (pag. 815 della sentenza appellata).

43 Per un evidente refuso, il testo dei Motivi nuovi è << che la Pirrello abbia agito nei rapporti avuti con la Pirrello..>>

44 Confidenze del tutto verosimili se si considera l’intimità raggiunta dal collaborante con loro si era spinta al punto che egli aveva personalmente emesso un assegno di tre milioni di lire in favore del cantante Mario Merola, esibitosi al ricevimento di nozze di Margherita Riccobono, come riferito dal teste Luigi Bruno, della D.I.A., all’udienza del 19 settembre 1995.


45 Vedi pagine 827 ed 831 della sentenza appellata per i profili dell’uno e dell’altro.

46 Del quale aveva ampiamente riferito Tommaso Buscetta nell’ambito del primo maxi-processo.

47 Il Pennino ha dichiarato di essere stato iscritto sin dal 1975 ad una loggia massonica ufficiale con sede a Palermo, in Piazza Verdi, e, dopo circa un anno e mezzo di frequentazione, di essersi posto “in sonno” (pagine 42 e segg. trascrizione udienza 19 giugno 1995). Ha, inoltre, riferito di avere trascorso una lunga militanza all’interno del partito della Democrazia Cristiana fin dal 1956, prima nella corrente andreottiana facente capo a Palermo a Vito Ciancimino e Salvo Lima e dal 1984 all’interno del gruppo doroteo, ricoprendo numerose cariche di rilievo interne a tale partito politico (cfr. ff. 73 e ss. - 89 e ss.).

48 Delle quali ha riferito lo stesso dr. Messineo, esaminato quale indagato in reato commesso a seguito delle accuse dello Scavuzzo, all’udienza del 28 marzo 1995, cfr. pag. 91 della trascrizione

49 il V. Questore dr. Liberato Benedetti, Capo Centro S.I.S.De PA dal 1983 al 1985, escusso all’udienza del 30 giugno 1995, pagg. da 59 a 64 della trascrizione; il Col. CC. Andrea Ruggeri Andrea, Capo Centro S.I.S.De PA dal 1991 al 1993, escusso all’udienza del 16.5.1995, pagg. da 17 a 27 e da 33 e 34 della trascrizione, Ten. Col. G.d.F. Giorgio Santantonio, Capo centro S.I.S.De PA dal 1985 al 1991, escusso all’udienza del 2.2.1995, pagg. da 10 a 18 della trascrizione; dr. Lorenzo Narracci, Vice Capo Centro S.I.S.De PA anni ‘91-’92, escusso all’udienza del 27.1.1995, pagg. da 166 a 171 e pag. 189 della trascrizione, dr. Paolo Splendore, funzionario S.I.S.De - Centro Palermo, escusso all’udienza del 3.2.1995, pagg. da 17 a 27 e pagg. 53-54-55-60-61-68-69-70-78-79 della trascrizione.

50 Vedi i capitoli che hanno ad oggetto le censure riguardanti le propalazioni di Rosario Spatola, di Francesco Marino Mannoia, di Giuseppe Marchese.

51 In epoca, dunque, di molto successiva agli interrogatori dei collaboranti Mutolo e Pennino, ma anche al loro esame dibattimentale

52 Così recita, per un evidente refuso, il testo originale del documento.

53 Così nel testo, verosimilmente si intende dire “riservata”

54 Relazione della quale si dirà appresso e, più oltre, a proposito della vicenda relativa al “blitz del 5 maggio 1980”.

55 Vedi nota 2.

56 Il quale aveva costituito una apposita sezione-catturandi, ponendovi a capo Gentile, nell’ambito di un potenziamento e una riorganizzazione dell’attività di ricerca dei latitanti,articolata anche nell’istituzione di appositi archivi riguardanti i latitanti mafiosi ( pag. 66 e ss. esame Gentile, trascrizione udienza 20 maggio 1994).

57 Cfr. pagine 1033-1034 della sentenza appellata e le numerose testimonianze ivi menzionate, anche con riguardo alla perquisizione eseguita il 30 aprile 1980 presso l’abitazione di Rosario Riccobono in via Jung.

58 Cfr. pagine 96- 97 trascrizione udienza 20 maggio 1994, relativa all’esame dello stesso Impallomeni.

59 Caduto a Palermo, in un agguato di mafia, la mattina dell'11 gennaio 1979.

60 Non attendibili, su questo specifico aspetto, sono, come si dirà appresso, le indicazioni accusatorie del collaboratore di giustizia Angelo Siino, escusso nel primo dibattimento di appello.

61 Relazione della quale, come detto alla nota n. 3 si dirà meglio trattando della vicenda “blitz del 5 maggio 1980”.


62 Si tratta di espressioni del teste Epifanio.

63 Per una più articolata confutazione di essa, vedi il capitolo direttamente riguardante le propalazioni di Francesco Di Carlo.

64 Si riportano le sottolineature del testo trascritto.

65 La posizione del Gambino era stata già oggetto del rapporto del 7 maggio 1979 a firma di Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo intitolato “Accertamenti su attività illecite del crimine organizzato in U.S.A. ed Italia con pagamenti attraverso operazioni bancarie”, inviato alla Procura della Repubblica di Palermo, richiamato nel corpo del rapporto a firma Contrada del 21 ottobre 1979, riguardante gli accertamenti sullo stesso Gambino, diretto al G.I. Imposimato.

66 Opposizione motivata con la sua pretesa irrilevanza, cfr. pag. 15 della trascrizione.

67 Due giorni dopo, la sentenza della Corte di Assise di Milano, come è notorio, il Sindona morì avvelenato nel carcere di Voghera subito dopo avere bevuto un caffè in cui era stato messo del cianuro.

68 Genero del Sindona

69 Favoreggiatrice del Sindona, che ospitò nella propria abitazione di Palermo, in Piazza Diodoro Siculo n. 4, per oltre un mese (cfr. pag. 260 della citata sentenza della Corte di Assise di Milano).

70 L’espressione “fermo” è utilizzata per comodità espositiva; si trattò, in realtà, non di un fermo di Polizia Giudiziaria, ma di un accompagnamento in Questura ai sensi dell’articolo 157 T.U.L.P.S.

71 Così nel testo della trascrizione (piuttosto che, correttamente, “John”).

72 Così il testo trascritto (il luogo di partenza del volo era Francoforte; il tenore dell’appunto,citato nel rapporto del 21 ottobre 1979 a firma Contrada, è “741/Sabato- Franco forte/6-40/2145296617”.

73 Così nel testo della trascrizione; leggasi “TWA”.

74 Nel rendere le proprie dichiarazioni la sera del 12 ottobre 1979 al dott. De Luca John Gambino precisò di essersi recato per una visita di lutto a Torretta a seguito della morte di Rosario Gambino, padre del cognato Erasmo Gambino, unitamente all’omonimo cugino Rosario Gambino.

  • 75 Non possono essere condivisi i dubbi del Procuratore Generale in ordine alla attendibilità del Buscemi, correlati alla circostanza che lo stesso aveva affermato di avere bloccato il Gambino avendogli sentito dire alla cassiera del Motel Agip, verso le 19,15 del 12 ottobre 1979, di volere pagare in dollari ed avendolo visto pagare tale conto, che però dalla fattura in atti risulta saldato il 13/10/79.

La testimonianza del Buscemi, infatti, trova riscontro nel verbale di perquisizione sulla persona e sui bagagli (“una valigia di grosse dimensioni ed una valigetta tipo 24 ore”) che il Gambino, dunque, aveva già preparato e portato con sé..

L’unica plausibile spiegazione che ne deriva, dunque - dal momento che il conto risulta saldato il 13 ottobre (la fattura è meccanizzata) e le emergenze processuali militano nel senso che egli non trascorse in Questura la notte tra il 12 ed il 13 - è che lo stesso Gambino chiese e pagò il conto sulla base dei conteggi effettuati dalla reception del Motel Agip, e però,avendo avuto intimato dall’Ispettore Buscemi di accompagnarlo in Questura, lasciò aperto il suo conto, tenendo per sé la stanza, che nella tarda serata tornò concretamente ad occupare. La fattura delle prestazioni alberghiere, invece, venne stampata ed emessa al momento del check out, e cioè il 13 ottobre.




76 Se ne dà atto a pag. 243 della citata sentenza della Corte di Assise di Milano del 18 marzo 1986, irrevocabile il 25 febbraio 1988.

77 Tanto risulta da pag. 260 della sentenza della Corte di Assise di Milano in data 18 marzo 1986 resa nei confronti di Michele Sindona ed altri 25 imputati e da pag. 380 della sentenza resa dal Tribunale di Palermo il 9 luglio 1997 nei confronti di Mandalari Giuseppe, imputato del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, irrevocabile il 7 aprile 1999, prodotta nel primo dibattimento di appello all’udienza del 24 marzo 2000.


78 Segnatamente, nell’agenda del 1979, alla data del 18 agosto, giorno dell’arresto di Rosario Spatola, evento di rilievo nell’ambito delle indagini su Sindona dell’Autorità Giudiziaria romana, che si avvaleva della Polizia Giudiziaria di Palermo, è annotato l’appunto “informati ANSA, RAI, “L’Ora”, “Sicilia”, Diario”.


79Nell’atto di appello è inserita la copia degli articoli del “Giornale di Sicilia” dell’undici aprile 1984 sugli arresti di Gaetano Badalamenti a Madrid e sugli arresti, da parte della polizia americana, di Adriano Corti e Franco della Torre, cittadini elvetici di origine siciliana.

80 La “quasi parentela” tra Di Paola e Tognoli, evocata dai difensori appellanti, consiste nel fatto che Mariannina Matassa, moglie del Tognoli, è cognata di una sorella della moglie del Di Paola.

81 Come rilevato alle pagine 1477-1478 della sentenza appellata, il teste Galasso, tra le circostanze delle quali la Ziino lo aveva reso edotto, non ancora rivelate ai magistrati alla fine del 1987, aveva ricordato anche quella relativa ad una telefonata che il marito aveva ricevuto alle h. 7,30 del giorno in cui era stato ucciso e che, dal tono della sua voce, le era sembrata proveniente da una persona a lui nota. A seguito di tale telefonata l’ing. Parisi aveva modificato il programma di quella giornata, che prevedeva una trasferta fuori Palermo, e si era recato all’appuntamento con i suoi assassini.

82 Si tratta, all’evidenza, di un lapsus: il riferimento è all’ingegnere Parisi, marito della Ziino.

83 L’imputato ha riferito di avere ritenuto invece che si trattasse del dott. Domenico Salvo, funzionario della Direzione del SISDE Roma con il quale aveva avuto rapporti di ufficio.

84 Bou Chebel Ghassan, arrestato nell’ambito delle indagini per la strage Chinnici.

85 Il nome di Erasmo Gambino compare al n° 53 dei denunciati nella bozza di rapporto, a firma di Contrada, a carico di Badalamenti Gaetano + 63 della quale si è detto trattando della vicenda relativa al “blitz “ del 5 maggio 1980.

86 Il 13 giugno 2000 il Procuratore Generale ha depositato la sentenza della Cote di Appello di Palermo contro Siino Angelo + 8 in data 29 febbraio 1996, irrevocabile l’undici aprile 1997, nella quale viene ricostruito il sistema della gestione mafiosa degli appalti pubblici, ricevendo conferma il ruolo apicale dallo stesso Siino ricoperto in quel contesto a partire dal 1986.

87 Il processo di Catanzaro, cui fa riferimento il collaborante, è quello scaturito dalla prima inchiesta sulla mafia dopo la strage di Ciaculli del 1963:l’indicazione del Siino ha trovato conferma nelle sentenze di primo grado e di appello, rispettivamente rese dalla Corte di Assise e dalla Corte di Assise di Appello di Catanzaro il 2 dicembre 1968 ed il 28 dicembre 1973, nei riguardi, tra gli altri, di Bontate Francesco Paolo e di Bertolino Giuseppe, acquisite il 22 febbraio 2000 nel corso del primo dibattimento di appello.

88 Loggia che il collaborante ha riferito annoverare anche Salvatore Greco detto il “senatore” , i Salvo e, sempre secondo quanto riferitogli dallo stesso Bontate, anche figure istituzionali (Cfr. pagine 149-151 trascrizione udienza 4 dicembre 1999).

89 Così nel testo della trascrizione, probabile il riferimento alla nota Villa Adriana.

90 Così nel testo, verosimilmente si tratta di un refuso della trascrizione, in luogo di “altri miei”. Sonostate anche riportate le iniziali minuscole nel testo, anche se frutto di errore del trascrittore.

91 Come si è visto rassegnando le rispettive propalazioni del Buscetta e del Cancemi, il Cancemi de relato da Giovanni Lipari, suo capo-decina e successivamente sotto-capo della famiglia di Porta Nuova, ha riferito delle assicurazioni che, in seno alla “Commissione provinciale“ erano state date circa la lealtà del Riccobono e l’utilità del rapporto con Contrada per il sodalizio mafioso; Tommaso Buscetta, de relato di Stefano Bontate, ha riferito dei “mormorii” suscitati da questo rapporto.

92Il collaborante ha spiegato di dovere essere liberato, secondo il sistema inglese, alla scadenza dei due terzi della pena subita, e quindi, in concreto, di dovere scontare sedici anni e otto mesi, ridotti ulteriormente di due anni a cagione di condono riconosciuto dalla Corte di Appello di Palermo (pag. 40 della trascrizione) .


93 Presumibilmente per un mero refuso, a pag. 98 della sentenza resa all’esito del primo dibattimento di appello, e di riflesso, a pag. 217 della sentenza di annullamento con rinvio, che ne riprende la narrativa in fatto, viene indicato l’anno 1986 in luogo del 1976.

94 Riconoscimento necessario a legittimare il suo trasferimento in Italia per l’esecuzione della pena, consentito in applicazione della Convenzione di Strasburgo del 21 marzo 1983, ratificata e resa esecutiva nel nostro paese con la legge n. 334 del 1988.


95 Per una più compiuta disamina del rapporto e delle valutazioni espresse su di esso dal Tribunale, v. il capitolo riguardante le propalazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Marchese.

96 Cioè: messo da canto, defilato.

97 La vicenda del preavviso relativo al controllo di Polizia presso la discoteca “Al Castello” viene in rilievo soltanto al fini della attendibilità intrinseca del Di Carlo. Nessuna inferenza, invece, è consentita in punto di attendibilità estrinseca dal momento che non è stato disposto, benché espressamente chiesto dalla Difesa su tale circostanza, l’esame di Alessandro Vanni Calvello e di Michele Greco quali testi di riferimento, ai sensi dell’articolo 195 comma terzo c.p.p.

98 Nell’originale della trascrizione, qui riportato, manca l’indicazione del soggetto che veniva e diceva; verosimilmente dovrebbe trattarsi del “qualcuno” evocato a pag. 14.

99 Fonte cui ha fatto riferimento anche il collaboratore di giustizia Di Carlo.

100 Il capitano dei CC Luigi Bruno, del Centro operativo D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia) di Palermo, all’udienza dell’undici marzo 1999 ha precisato, quanto alla ricerca dei riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia escussi nel primo dibattimento di appello, di avere ricevuto deleghe di indagine unicamente per Di Carlo ed Onorato (pag. 61 della trascrizione). Il medesimo teste, all’udienza del 18 marzo 1999 ha riferito che non gli era stato demandato di identificare il maresciallo dei CC di Partanna Mondello, indicato come “talpa” del Riccobono dai pentiti Ferrante e Di Carlo, né di escutere Troia, Gambino - suicidatosi nel 1996 - e Buffa (pag. 31 della trascrizione).


101 Intuitivamente: senza bisogno di un dispositivo di apertura e senza essere chiuso da un lucchetto o da un paletto.

102 Dei costruttori Caravello si è già fatta menzione a proposito della “vicenda Siragusa”, narrata dal collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo.

103 La relazione di perizia è stata depositata una prima volta il 19 ottobre 2004, ed una seconda volta il 22 ottobre 2004. L’unica differenza che si è rilevata tra le due versioni è, in corrispondenza del minuto 36.39 quella tra le parole in parentesi - e quindi considerate suscettibili di interpretazioni diverse- “(compromette)” nella prima versione e (“u cumprumessu”) nella seconda , entrambe, comunque, riferite ad un preliminare di compravendita immobiliare.

104 La traduzione più corretta in italiano è, semplicemente “che malandrino!”, mentre il traduttore ha utilizzato l’espressione “altro che malandrino”.

105 V. la nota n. 2 .

106 L’Accusa ipotizza essersi trattato del “blitz di Villagrazia” effettuato il 19/10/1981, che aveva portato all’arresto di numerosi “uomini d’onore” della famiglia di Santa Maria di Gesu’ (cfr. ff. 1316 e ss. tomo n° 9 Maxi processo 1, in atti ).

L’operazione, non preordinata, era stata occasionata in modo fortuito, scaturendo dagli esiti dei servizi di osservazione predisposti nella zona da alcuni giorni a seguito di una notizia confidenziale riguardante la possibile presenza dell’allora latitante Salvatore Contorno (cfr. le dichiarazioni rese dal teste Corrado Catalano all’udienza del 20 gennaio 1995).

Come si ricorderà, il collaborante Francesco Marino Mannoia aveva riferito che Pietro Lo Iacono, co-reggente di detta “famiglia” a seguito dell’uccisione di Stefano Bontate, arrestato in occasione del “blitz”, gli aveva detto di sospettare di una delazione di Rosario Riccobono.

Lo stesso Marino Mannoia aveva riferito che la villa in cui era avvenuto il “blitz” era stata uno rifugi dello stesso Riccobono: formalmente intestata alla di lui cognata, all’epoca di detta operazione di Polizia era stata già comprata da Pietro Vernengo (il collaborante non si era detto certo dell’intestazione formale a tale soggetto della casa).



La circostanza relativa all’intestazione di tale villa a Teresa Verace, cognata del Riccobono perché vedova di Giuseppe Riccobono, fratello di Rosario, e del suo successivo passaggio di proprietà a Ruggero Vernengo, cugino di Pietro Vernengo, è stata oggetto di accertamento nell’ambito del c.d. processo Maxi 1.







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