Capitolo II la competenza espressiva



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DISPENSA di


DIDATTICA DELLA LETTURA E DELLA SCRITTURA
Prof.ssa Alessandra Lo Piccolo

Parte I

1. L’educazione personalizzata


Negli ultimi anni, nell’ambito della ricerca educativa, si è assistito ad un crescente mutamento di prospettiva nella riflessione sul processo di insegnamento-apprendimento, con ricadute anche sul versante metodologico.

Dall’uso obsoleto del termine “individualizzazione” ritenuto particolarmente efficace per esprimere l’iter didattico riguardante per lo più la persona disabile, ci si è posti il problema che l’individualizzazione così considerata creasse piuttosto una separazione dei confini contestuali riguardanti il disabile e il gruppo classe di appartenenza. Veniva a costituirsi così un duplice intervento didattico: uno rivolto al gruppo, l’altro rivolto al singolo. Questo concetto è stato superato nell’ottica dell’integrazione del disabile cercando di programmare sempre più interventi rivolti a tutti i membri del contesto educativo cui andava rivolta l’azione didattica.

Recentemente ci si è spinti oltre. Il problema di creare percorsi educativi formativi per ogni componente del gruppo classe ha messo in luce due aspetti fondamentali: l’unicità di ogni persona appartenente al gruppo, indipendentemente dalla presenza di uno stato specifico di disabilità, e la globalità della persona stessa interessata in un processo di interazione e di scambio continuo con gli altri e con il contesto sociale e ambientale.

Tenendo conto di ciò si è cominciato a parlare di “educazione personalizzata”, ossia rivolta alla “persona” nel suo significato più autentico, unico ed irripetibile.

Rivedendo alcuni concetti consueti in Pedagogia, si condivide pienamente quanto afferma García Hoz (2005) secondo cui l’educazione personalizzata risponde sostanzialmente all'esigenza educativa di stimolare il soggetto affinché vada perfezionando la capacità di governare se stesso e la propria vita e, di conseguenza, di attuare la propria libertà personale, partecipando con le sue caratteristiche peculiari alla vita comunitaria.

Gli studi più recenti sulle differenze nella personalità hanno condotto a due tipi di interventi in campo educativo. Se le caratteristiche di una persona sono tali da renderla incapace di compiere determinate azioni, che per altri soggetti della stessa età cronologica sono perfettamente adeguate, sembra evidente che questa persona non possa seguire il processo di apprendimento ordinario, pertanto necessita di un trattamento pedagogico adeguato, ossia di un’educazione “speciale”. Ma, anche quando le differenze di personalità non sono così evidenti, comunque ne esistono sempre tra diversi soggetti posti a confronto, in quanto ogni soggetto è diverso per natura da un altro. In questo caso, seppure l'educando sia considerato un soggetto idoneo a ricevere un’azione educativa ordinaria, comunque necessita di un’attenzione “personalizzata”. Ciò si distingue dal creare un percorso educativo per il singolo. «Quando l'educazione si realizza in modo tale che un maestro stimola e dirige il processo educativo di un solo alunno, ci troviamo dì fronte all’educazione individuale» (García Hoz, 2005, p.25).

Storicamente, come lo stesso autore ricorda, l’educazione individuale si è realizzata in certe situazioni aristocratiche, cioè quando essa era rivolta a un solo alunno, generalmente un principe o un nobile che si avvaleva dell'opera di un maestro. Nel momento in cui l’azione educativa è stata rivolta ad un utenza sempre più vasta, in quanto per necessità e per diritto rivolta alla popolazione di un determinato territorio, ha cessato di avere la caratteristica dell’esclusività ed è divenuta un'attività di tipo sociale.

Dall’educazione individuale si è passati di fatto a un’educazione collettiva, propria delle istituzioni scolastiche. Ad ogni modo sia l’educazione collettiva che l’educazione individuale sono comunque forme parziali, incomplete del processo educativo. Sempre García Hoz (2005, p.25) fa notare che: «L’educazione individuale, isolando il soggetto da coloro che possono stabilire con lui delle relazioni sociali di parità, annulla la principale fonte di fecondità della vita umana. D’altra parte, l’attenzione esclusiva di un maestro verso un solo alunno suole comportare, di conseguenza, che questi confidi troppo nell'intervento dell'educatore.» In tal modo, infatti, non si consente all’educando di mettere in azione le proprie risorse autoeducative e ciò comporta l’insorgere di notevoli difficoltà per lo sviluppo delle sue capacità personali. L’educazione comune, propone García Hoz, rende materialmente possibile la relazione tra simili; però, egli afferma «nemmeno nelle forme classiche di insegnamento collettivo era favorito il contatto realmente personale tra i mèmbri di una stessa scuola. Le sollecitazioni educative erano uguali per tutti, uguale era la spiegazione del maestro, uguali i libri da utilizzare; però la risposta alle sollecitazioni e il lavoro di ogni alunno si realizzavano in modo individuale, separati gli uni dagli altri. Pertanto, in una apparente comunità, vi era solo una aggregazione di vite individuali, senza altro contatto che quello puramente esteriore» García Hoz, (2005, p.25).

Ne risulta che se l’insegnamento collettivo implica per l’insegnante l’utilizzo di uguali stimoli per tutti gli alunni, lasciando che questi reagiscano individualmente, mentre l’insegnamento individuale offre la possibilità di una costante attenzione alle particolari difficoltà e/o attitudini e interessi che l'alunno può incontrare nel processo educativo.

In termini più recenti, l’insegnamento individualizzato risulta un tentativo di armonizzare gli aspetti dell’insegnamento individuale e di quello collettivo: da una parte vi è un’offerta di attenzione e di aiuto alle esigenze specifiche della persona, dall’altro si offre l’opportunità di confronto e di socializzazione.

L’aspetto distintivo dell’'insegnamento individualizzato sta nel fatto che non si va a valutare nello specifico il risultato o il rendimento dell'alunno, piuttosto il processo del suo apprendimento, in modo tale che ogni alunno possa usufruire dell’aiuto per lui maggiormente necessario, possa trovare ciò di cui ha veramente bisogno, affinché il processo di apprendimento e di sviluppo della sua persona si realizzi nella maniera efficace.

Oggi l’idea di “educazione individualizzata” si è ulteriormente trasformata; l’attenzione è posta sul soggetto, non più come un’unità le cui caratteristiche tendono ad isolarlo dal contesto collettivo; piuttosto si vuol trovare la via per rafforzare la peculiarità della sua personalità, affinché sia resa integrata e maggiormente efficiente per la società.

Con tali premesse, risulta inevitabile e obbligatorio parlare di educazione personalizzata. Il più profondo significato dell’educazione personalizzata, afferma García Hoz, (2005, p. 27), «consiste non nell’essere un modo o un metodo nuovo e più efficace di insegnamento, ma nel convertire il lavoro di apprendimento in un elemento di formazione personale attraverso la scelta di compiti e l'accettazione di responsabilità da parte dell'alunno stesso».


1.1 La persona al centro del processo educativo


La personalizzazione dell’educazione, come evidenziato precedentemente, si distingue dall’insegnamento individualizzato, ma accoglie l’istanza dell’individualizzazione e delle differenziazioni didattiche, reinterpretandole secondo l’approccio sapienziale - umanistico (Chiosso, 2004), mirando alla “totalità del processo educativo”, all’integralità della persona e della sua vita.

L’educazione personalizzata si fonda, infatti, sulla considerazione dell'essere umano come “persona”, intesa non semplicemente come un organismo che reagisce a determinati stimoli dell'ambiente, piuttosto come un essere attivo che osserva e modifica il mondo che lo circonda.

Personalizzare significa dunque riferirsi a una persona non isolata, bensì appartenente ad una comunità ed interagente con essa.

L'educazione personalizzata è tale pertanto se si realizza in un soggetto che ha caratteristiche proprie e che coltiva tali caratteristiche affinché, attraverso le proprie capacità personali, offre se stesso e il proprio vivere operando in un contesto sociale per il bene proprio e per quello altrui.

La persona è la ragione più profonda dell'educazione personalizzata in quanto è l’essere creato di dignità superiore ad ogni altro, e assume tale importanza poiché è autentica, irripetibile e quindi assolutamente preziosa.

L’aspetto più elevato di essa, su cui l’azione educativa interviene, è l’esercizio della propria libertà e questo riconduce alla capacità di scelta in un contesto così variegato e, spesso, confuso che la società odierna propone.

In questa prospettiva «la relazione educativa deve essere impegnata a sostenere il soggetto nello sforzo, nelle difficoltà, nell’esercizio delle sue capacità di scelta, nell’assunzione delle responsabilità» (Macchietti, 1996, p.63-74) e il suo impiego deve rivolgersi soprattutto alla promozione dell’educazione morale e di quella religiosa.

Non è possibile vivere senza saper esercitare un criterio personale nel valutare le persone, le situazioni, le scelte più opportune; e ciò vuol dire vivere con libertà. «Il concetto di libertà che dà vita all'educazione personalizzata si fonda principalmente sulla considerazione che la libertà costituisce la base dell'attività umana, nei suoi atti specifici prima indicati: la scelta, l'accettazione e l'iniziativa» (García Hoz, 2005).

Se l’educazione personalizzata vuole preparare la persona a reagire a tutte le possibili situazioni che la vita possa offrire, nel modo opportuno, deve tenere conto sia dell'atto di scelta che di quello di accettazione.

Quando in una istituzione scolastica è offerta l’opportunità di scelta e di iniziativa, sicuramente si contribuisce alla formazione del pensiero creativo nella costruzione del proprio percorso di vita.

L’alunno che partecipa attivamente alla formulazione dei progetti di lavoro che lo riguardano può, infatti, apportare il suo contributo personale e, quindi, contribuire al proprio successo e a quello altrui. La comprensione degli obiettivi, la scelta dei mezzi e il confronto costante tra il progetto e la sua realizzazione creano, a poco a poco, nel soggetto la capacità di proiettarsi nel futuro e di progettare quindi il futuro della propria vita.

Da questo punto di vista, l'educazione personalizzata ha una dimensione prospettica, poiché cerca di realizzare l'educazione in funzione della società che i bambini, gli studenti di oggi creeranno domani. Essa si pone, pertanto, come stimolo e aiuto per la formulazione personale di un progetto di vita e per la sua realizzazione e, affinché ciò sia possibile realmente, occorre educare innanzitutto alla scelta e all’esercizio della libertà personale.

Investire sulla capacità di scelta e sull’esercizio della libertà personale esige, però, orientare anche l’educazione affettiva dell’educando, la quale è indispensabile per la maturazione dell’identità, che si realizza attraverso la graduale conquista di atteggiamenti di sicurezza, di stima di sé, di fiducia nelle proprie capacità e di motivazione ad apprendere. Questi traguardi non possono essere considerati fini a se stessi; «l’educazione della persona suppone la formazione del carattere nel rapporto proattivo con la realtà sociale, mentre l’auto-realizzazione della personalità, lasciata a se stessa, rischia di escludere l’alterità» (Perucca, 2002, p.15).

Tutto l’essere “persona”, dunque, è pienamente coinvolto nel processo educativo; porre al centro dell’azione scolastica la persona, essendo la scuola per sua natura un’istituzione educativa dove si educa alla cultura e ai valori, significa che tutti gli operatori interagenti, a diversi livelli, nella scuola devono impegnarsi per uno scopo comune: garantire ad ogni alunno di essere in grado di coltivare il proprio potenziale di umanità e così di essere protagonista attivo della costruzione della propria personalità.

Perché ciò avvenga la scuola è chiamata a “comprendere” e a custodire tutte le manifestazioni della persona e della sua vita integrale e a far convergere tutti gli atti educativi verso il medesimo fine.

Il traguardo cui tende l’educazione personalizzata è quello di far sì che ogni persona sia in grado di «scoprire fra le molteplici possibilità che la vita offre, quali sono quelle maggiormente in accordo con le proprie disposizioni e di disegnare la trama che dà loro unità» cioè di «formulare il progetto personale di vita, tanto nel suo versante interiore, intimo, quanto nella sua manifestazione esterna, di relazione con la realtà, e specialmente con i nostri simili, gli uomini” e con il “mondo del lavoro». (Macchietti, 2005, in La Marca, 2005, p. 26).

A sostegno di questa tesi offre un determinante contributo Piaget (1974), il quale già sosteneva che impegnarsi per la soddisfazione del diritto all’educazione significa garantire a ciascun uomo l’intero sviluppo delle sue funzioni mentali, l’acquisizione delle conoscenze, come pure dei valori morali, che corrispondono all’esercizio di dette funzioni, fino all’adattamento alla vita sociale. Di conseguenza, significa soprattutto assumere l’impegno, tenendo conto delle attitudini personali, che distinguono ciascun individuo, di non distruggere o sciupare nessuna possibilità che porta in sé e di cui la società è chiamata ad avvantaggiarsi per prima.

Ma affinché ciascuno offra alla società il proprio contributo, deve prima conoscersi, scoprire il proprio potenziale umano, le proprie risorse, le proprie specifiche peculiarità: le proprie “eccellenze”.

Il compito più delicato della progettazione educativa consiste proprio nello scoprire questa peculiare eccellenza in campi personali, nei quali un alunno può scegliere i propri obiettivi individuali: discipline scolastiche, temi culturali e di attualità, attività produttive, divertimenti e hobby, attività artistiche (García Hoz, 2005).

L’intero percorso di apprendimento deve essere progettato per valorizzare le caratteristiche individuali e promuovere l’eccellenza personale.

Un apprendimento è personalizzato, infatti, quando non si realizza attraverso l’adattamento dei contenuti disciplinari alle capacità degli alunni, ma quando viene articolato in obiettivi adeguati ai reali bisogni di ciascun alunno. «Personalizzare significa insieme riconoscere e potenziare le singolari differenze, promuovere il fondamentale bisogno di ogni persona di comunicazione e condivisione» (García Hoz, 2005, p.28).

Nelle Indicazioni Nazionali (2004) si legge che gli insegnanti definiscono gli obiettivi formativi che devono essere adatti e significativi per i tutti i loro alunni e, attraverso la progettazione delle Unità di Apprendimento, li aiutano a raggiungerli e a trasformarli in reali competenze. Anche nel testo delle Ultime Indicazioni per il Curricolo (2007) è dato all’insegnante della scuola dell’infanzia il compito di definire gli obiettivi di apprendimento relativi ai campi di esperienza, definendoli sulla base dei traguardi delle competenze.

Affinché tali obiettivi siano veramente “personali”, infatti, devono tener conto delle potenziali capacità degli alunni, devono promuoverle, valorizzarle e portarle a compimento. Poiché non tutti gli allievi hanno le stesse risorse di base, né gli stessi interessi, né si trovano nelle stesse condizioni di vita, occorre stabilire degli obiettivi che permettano di sviluppare al massimo le capacità di ogni persona, nonché offrire diversi percorsi in base alla varietà di interessi di ogni studente.

Secondo Bernal Guerrero (2002) un percorso educativo personalizzato è efficace quando tende alla valorizzazione della diversità e alla scoperta dell’“eccellenza personale”; quando oltre a garantire la promozione della capacità di conoscere e di trasformare il mondo rafforzi le relazioni e sociali, potenzi la capacità di comunicazione, di espressione, di comprensione attraverso le diverse forme di linguaggio. L’educazione raggiunge la sua massima qualità quando riesce a scoprire e a sviluppare ciò che, con un'espressione classica, si può definire “eccellenza personale”.

Ogni uomo si distingue dagli altri per una particolare abilità; ogni uomo è, potenzialmente, superiore agli altri in qualche aspetto della vita. Questa superiorità non gli è data in senso assoluto: nessuno è eccellente in tutto, né lo è per sempre né in ogni circostanza della vita.

La superiorità o l'eccellenza di cui si parla è quella particolare attitudine o quell’accentuato interesse che una persona possiede rispetto ad un qualcosa di specifico; il compito più delicato dell’educazione consiste proprio nel far scoprire ad ognuno la propria peculiare eccellenza.

Nelle istituzioni scolastiche, quando si progetta un intervento educativo – didattico si è sempre chiamati a indicare gli obiettivi comuni, cioè quelli che devono essere perseguiti e raggiunti da tutti i soggetti a cui l’azione didattica è indirizzata e gli obiettivi individuali, ossia quelli propri di ogni studente tenendo presente la singolarità propria di ogni persona e la propria peculiare eccellenza.

Va da sé che l'identificazione di una determinata eccellenza, da parte dell’educando, può generare un atteggiamento compiacimento, di vanità, e, possibilmente, di disprezzo verso gli altri.

Per scongiurare questo rischio è bene tenere presente che ogni alunno possiede una determinata caratteristica che lo porta a raggiungere una determinata eccellenza; non esistono persone prive di attitudini o di interessi particolari, quindi non esistono persone prive di una propria eccellenza.

Perché una eccellenza abbia valore educativo, deve essere fruttuosa per sé e per gli altri. Inoltre, poiché al centro del processo educativo stanno l’apprendimento e la persona, ciò dà forza alla valorizzazione dei soggetti che apprendono nella loro unicità e originalità, secondo i loro ritmi di apprendimento, cognitivi, affettivi, nel rispetto e nel riconoscimento dei vari contesti ambientali.



1.2 Le espressioni dell’educazione personalizzata


Il quadro dell'educazione contemporanea oggi si confronta con una realtà particolarmente complessa e incerta. Tuttavia, l’attenzione negli ultimi anni si è orientata, con sempre maggior incidenza, sulla valutazione in termini di “ripresa” dei valori dell’uomo che, come si può notare anche dagli ultimi documenti ministeriali, «continuano ad essere proposti come nuclei di senso ispiratori della costruzione dell'identità personale e del sistema sociale nel suo complesso» (Perla, 2005, in La Marca, 2005, p.95).

L’impegno del sistema educativo di istruzione e di formazione, come si diceva precedentemente, è totalmente orientato “per la persona” dell'allievo della quale vanno salvaguardate e valorizzare le proprie eccezionalità.

Assumendo tale presupposto al nostro discorso, emerge un aspetto di rilevante significato: se l'educazione esige uno sviluppo armonico, integrale e integrato della persona, il percorso scolastico deve essere orientato a coinvolgere tutti gli aspetti della persona nella sua integrità, tenendo quindi presente le sue caratteristiche culturali, sociali, di genere, di età, ma anche riconoscendole e valorizzandole tutte le potenzialità che possiede sotto il profilo cognitivo, espressivo, caratteriale. Nei documenti nazionali della Riforma ministeriale del 2004, così come nelle ultime indicazioni per il curricolo del 2007, non viene assolutamente negata l’importanza delle discipline, ma si evidenzia che qualunque sapere disciplinare assume valore se contribuisce realmente e significativamente alla promozione della persona nella sua interezza.

La riflessione fatta sulle connotazioni peculiari della “persona”, cui il fatto educativo mira a custodire e potenziare, ci portano ad analizzare tre aspetti dell’azione educativa ad essa rivolta; quelli che García Hoz, (2005) definisce gli orientamenti fondamentali dell'educazione personalizzata, ossia: la singolarità, l’autonomia, l’apertura.



La singolarità


A fondamento dell’essenza della persona c’è la singolarità, che implica, come ricorda García Hoz (2005) una differenziazione qualitativa in virtù della quale ogni uomo è quello che è, quindi diverso dagli altri.

L’educazione personalizzata che si presenta come educazione integrale e quindi di arricchimento e di unificazione dell'essere e della vita umana, non può prescindere dal considerare l’aspetto della “singolarità” della persona. «Dal punto di vista della singolarità personale, la finalità dell'educazione consiste nel rendere il soggetto cosciente delle sue capacità e dei suoi limiti personali, considerati sia qualitativamente che quantitativamente. E poiché la vita dell'uomo si realizza non solo nella sua intimità, ma anche in relazione con il mondo che lo circonda, è necessario un ulteriore ricorso al mondo affinché la conoscenza di sé sia suscettibile di una utilizzazione pratica esercitando la virtù della prudenza. L’orientamento educativo ha qui il suo fondamento più evidente» (García Hoz, 2005, p.29).

La manifestazione esterna della singolarità della persona è l'originalità. Essere originale è come essere creatore, infatti, il significato di originalità è pressoché identico al concetto espresso dal termine creatività.

L’uomo è per natura un essere originale e creativo, infatti, sa trovare soluzioni diverse a situazioni problematiche ed è per questo capace di progredire.

In ambito educativo coltivare la creatività è l’attività più propria e più completa dell'educazione personalizzata, poiché lo sviluppo dell’originalità o della capacità creativa è proprio un principio unificatore dell’intero processo educativo: intelligenza e fantasia, realtà e capacità, infatti, si unificano nell’atto della creazione.

Questa dimensione educativa, si costruisce sulla base delle differenze personali e per ciò riduce il rischio che l’educazione collettiva comportava: un insegnamento omologato rivolto ai tanti indistintamente.

Tenendo presente quanto detto e la tesi di Guilford (1950), secondo la quale esistono dei caratteri primari di creatività che sono in relazione principalmente con la fluidità e l'originalità della risposta, la flessibilità del pensiero, la capacità di inventare nuove idee e di elaborarle, possiamo asserire che intelligenza e creatività sono realtà differenti, benché molto legate tra loro. Nonostante ciò non esiste un concetto chiaro di creatività. Si tratta, infatti, di un’attività così complessa che è stato difficile darne una definizione. Tutti gli studiosi però concordano nel dire che la creatività è una proprietà che appartiene, in quantità maggiore o minore, ad ogni uomo e, come ricorda García Hoz (2005), si manifesta in tre maniere differenti: come ritrovamento o scoperta (archeologo), come una improvvisa illuminazione (artista o ricercatore), come parte integrante del processo produttivo; in quest’ultimo caso non si è di fronte né a un caso né ad una scoperta ma semplicemente al lavoro dell’uomo.

In riferimento a quest’ultimo concetto, oggi si manifesta con forza la necessità di educare e di coltivare la creatività di ogni persona in quanto elemento distintivo della stessa che le consente di apportare un significativo contributo alla comunità di appartenenza.

Libertà, creatività, autenticità, se esasperate, possono diventano egocentrismo, individualismo e narcisismo ma se aperte alla reciprocità sociale, creano rispetto, produttività e solidarietà e promuovono una convivenza operosa, collaborativa e pacifica. «Il fatto che, al naturale divenire della persona, l’educazione debba lasciare spazi di autenticità creativa non significa che non la debba condurre a misurare il proprio crescere con la presenza di altri, a coniugare, cioè, la propria identità e la propria cultura con quella degli altri» (Perucca, 2002, in Cuccurullo, 2002).

Purtroppo, coltivare la creatività nelle scuole oggi, significa per molti creare soltanto attività laboratoriali o progetti extracurricolari, specialmente con riferimento all’esercizio di abilità espressive di tipo artistico. Ma in realtà non è così: la creatività, proprio perché è il tratto distintivo di ogni uomo, caratterizza l’azione umana di per sé e quindi essa trova posto in tutte le forme espressive e in tutte le aree della conoscenza.

Nei primi livelli dell'educazione istituzionale (scuola dell’infanzia e scuola primaria) esiste un gran numero di possibilità, che vanno dalla scrittura creativa fino all'ideazione di problemi matematici, passando per tutta la gamma dell’espressione plastica e dinamica (García Hoz. 2005).

Successivamente presenteremo le metodologie ritenute da noi maggiormente efficaci per lo sviluppo e il potenziamento delle abilità espressive nel bambino.



L’ autonomia


L’autonomia conferisce all’uomo una dignità superiore agli altri esseri che lo circondano, in quanto lo pone come soggetto. Nella relazione soggetto-oggetto, infatti, il soggetto si trova sempre in una posizione dominante rispetto all’oggetto.

L’uomo dimostra la sua superiorità rispetto al mondo attraverso la conoscenza e l’azione: la prima in quanto l’uomo è in grado di possedere qualcosa della realtà che conosce, la seconda perché soltanto l'uomo può accostarsi alle cose ed essere capace di modificarle in base a certe idee concepite in precedenza.

Il mondo della cultura (il sapere) e il mondo della tecnica (il fare) hanno origine da queste due possibilità di dominio che l’uomo, per sua natura, possiede.

Ogni uomo, essendo soggetto, ha potere sugli oggetti conosciuti e può agire su essi “in autonomia” ma proprio questa caratteristica, che pone l’uomo al di sopra di ogni altro essere, può diventare una seria minaccia per il suo benessere e per quello della comunità, se la sua azione non viene finalizzata al bene del singolo e del collettivo.

La massima espressione dell'autonomia, ricorda García Hoz (2005) è la capacità di autogoverno, la capacità di essere legge a sé stessi, il possesso e l'uso effettivo della libertà. Nel suo significato più ampio la libertà indica l’assenza di costrizioni: infatti, libertà equivale a indipendenza; in questo senso essa potrebbe essere intesa come “libertà da”. Essa ha però anche il senso positivo di scelta, come capacità di autodeterminare le proprie azioni, quindi di poter scegliere in ogni momento della vita l’azione che si vuol compiere, che si considera migliore tra le diverse possibilità che la situazione offre; in questo senso la liberta può essere intesa come principio di attività e si esprime come “libertà per”.

È proprio questa la superiorità dell’uomo rispetto gli altri esseri: poter scegliere come agire, e se ciò è fatto con maturità e autogoverno allora la libertà diventa feconda.

Quando la libertà si realizza scegliendo tra possibilità ancora da scoprire si può parlare di iniziativa personale che rappresenta un obiettivo dell'educazione della libertà.

L’educazione della libertà trova la sua autentica espressione nello sviluppo della capacità di scelta ed educare a scegliere bene è un preciso obiettivo dell'educazione personalizzata.

L’uomo è comunque un essere creato, per tanto ha nella sua natura un limite invalicabile. Egli non può creare dal nulla, può soltanto conoscere e agire su quanto è gia stato creato da Dio, inoltre a volte l’intervento dell’uomo viene ostacolato da contesti ostili, o situazioni difficili; quando avviene ciò occorre saper “misurare” le proprie forze e accettare di non poter superare quel dato problema o di non saper affrontare quella certa situazione o ancora di avere sbagliato nel fare o nel dire qualcosa. Anche l’accettazione è comunque una scelta e l’uomo va educato ad essa.

Ogni persona compie le proprie scelte e prende le proprie decisioni liberamente, sulla base dei propri valori etici e delle proprie convinzioni personali. In questa prospettiva si pone a fondamento l’importanza di “saper scegliere”, ossia di saper orientare le proprie scelte al bene personale e comunitario. La cultura e i suoi valori devono essere fruiti non come strumenti di omologazione, bensì come mediatori di un impegno comune e responsabile finalizzato a costruire nell’oggi il futuro dell’uomo (Perucca, 2002, in Cucccurullo, 2002). Educare oggi alla “libertà”, nelle sue accezioni più autentiche, significa quindi educare la persona ad “essere” persona, integrandosi nell’ambiente mantenendo la propria specificità, grazie alla quale poter intervenire in esso apportando un continuo e fruttuoso contributo.

Tenendo presente quanto detto, possiamo asserire che la libertà di iniziativa, la libertà di scelta e la libertà di accettazione sono gli obiettivi dell’educazione personalizzata in funzione all'autonomia dell'uomo.

L’apertura


L’uomo tende, per sua natura, a creare relazioni con l’altro; tali relazioni potremmo definirle spontanee. Ma egli vive all’interno di istituzioni sociali, pertanto è chiamato a vivere relazioni, che potremmo definire, di “dovere”, e se consideriamo che egli nasce in un contesto già costituito, che non sceglie, possiamo ricavare che anche i legami, le relazioni parentali sono di fatto imposte. Da qui la necessità di educare l'uomo a questo tipo di relazioni sociali.

Le relazioni familiari sono una prima tipologia di relazioni sociali; esse sono, inizialmente, imposte ma in esse prendono vita tutta una serie di relazioni affettive speciali che non si trovano in nessun altro tipo di comunità; d’altra parte, poiché la famiglia è una comunità data all’uomo quando nasce, man mano che questi cresce è capace di tendere a una famiglia costituita sulla base di proprie decisioni. Le relazioni familiari manifestano più di ogni altro tipo di relazione, la necessità di una libertà di accettazione e, successivamente, di una libertà di scelta.

Esistono altre relazioni sociali, invece, che rispondono pienamente alla spontaneità dell'uomo, rispetto alle quali egli si mantiene costantemente libero: sono tutte le relazioni la cui finalità è lo stare insieme: si tratta delle relazioni di amicizia.

Infine, occorre ricordare la necessità, insita nell’uomo, di cercare la risposta ai tanti interrogativi da sempre irrisolti. In questo caso siamo di fronte alla vocazione umana verso la trascendenza che può essere soddisfatta solo quando l’uomo stabilisce relazioni con Dio.

Si evince pertanto l’esigenza di preparare l'uomo alle relazioni di collaborazione nella vita sociale, in ambito lavorativo, familiare, di amicizia e di vita religiosa; obiettivi, questi, che l’educazione personalizzata mira a promuovere, perseguire, raggiungere.





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