Capitolo XXX



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29.03.2019
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Per una proficua lettura

Luca è interessato alla storia come dimostra anche il prologo del suo Vangelo, Lc 1,1-4. La sua però è una storia della salvezza e non una cronaca. Per questo, dopo aver presentato la vicenda storica di Gesù, epifania incarnata della misericordia di Dio, si preoccupa di presentare la salvezza che continua la sua corsa nel mondo. Dà vita al secondo volume della sua opera, gli Atti degli Apostoli, da leggere in stretta connessione con il primo, il Vangelo secondo Luca.

Per una proficua lettura degli Atti sarà utile tenere sempre presenti le due coordinate che permettono all'opera di sostenersi e di essere logica: la prima è più di ordine esteriore, quasi geografico e interessa la chiesa madre di Gerusalemme che come una luce in crescendo reca la Parola che salva, partendo dal centro e arrivando idealmente agli estremi confini, simboleggiati da Roma, capitale dell'impero. La seconda coordinata è di natura più interiore e riguarda la vita interna della comunità, non solo nella descrizione delle vicende ma soprattutto nella presentazione del grande regista, lo Spirito, che suscita, alimenta e sostiene sia le singole persone sia il gruppo cristiano come tale.

Capitolo primo

DALLA STORIA DI GESÙ ALLA STORIA DELLA CHIESA

Atti 1
Il primo capitolo svolge la manifesta funzione di cerniera tra il Vangelo e gli Atti, cioè tra il Gesù storico e il Cristo mistico, presente nella sua Chiesa. All’inizio compare ancora Gesù che parla e agisce come nel Vangelo. Però si manifesta solo in qualche occasione, senza una presenza continua. La constatazione della sua assenza fisica aiuta a capire che sta iniziando una nuova fase della storia della salvezza. La descrizione dell'ascensione stabilisce un ideale spartiacque teologico tra la storia di Gesù e quella della comunità post-pasquale.

Se ne rendono conto i responsabili della comunità cristiana, elencati nelle prime battute. Essi rappresentano la realtà visibile della Chiesa. Un fatto sorprende: il numero 12 voluto da Gesù con la chiamata dei discepoli è compromesso a causa della defezione di Giuda. È un numero vero (sono dodici persone), ma pure carico di simbolismo, perché richiama le dodici tribù di Israele. Gesù ha voluto esprimere in quella precisa quantità una continuazione con l’antico popolo dell’alleanza e, nello stesso tempo, indicare una nuova partenza. Il numero, ora deficitario, deve essere ripristinato per ottemperare alla precisa volontà di Gesù.

Pietro, prendendo la parola, rievoca i fatti, soprattutto il tragico abbandono di Giuda e il suo doloroso destino, e ne dà un’interpretazione alla luce della Parola di Dio. Per la sua sostituzione sono proposti due candidati, la cui elezione è affidata alla sorte. È come rimettersi ad un’autorità superiore. Contrariamente alla nostra mentalità, che interpreta la sorte come entità un po’ indefinita e perfino irrazionale, gli antichi vi leggevano un segno della volontà divina. Bisognerà attendere gli eventi narrati nel capitolo successivo per incontrare lo Spirito Santo, vero motore del dinamismo ecclesiale.

Il capitolo risulta pertanto formato da quattro segmenti narrativi che si susseguono secondo lo schema seguente:

- Il raccordo con il Vangelo: richiamo al passato (vv. 1-5)

- Ascensione, punto di sutura tra passato e presente (vv. 6-11)

- I Padri fondatori della nuova comunità, patriarchi della Nuova Alleanza (vv. 12-14)

- Elezione di Mattia per reintegrare il numero apostolico (vv. 15-26).

Ne diamo una presentazione sommaria.






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