Capitolo XXX


Ascensione, punto di sutura tra passato e presente (vv. 6-11)



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Ascensione, punto di sutura tra passato e presente (vv. 6-11)

TESTO BIBLICO AT 1,6-11

Il brano sta ad indicare che si volta pagina. Pur nella continuità espressa dai primi cinque versetti, assistiamo ad una novità.

Agli apostoli che pongono una domanda circa il calendario, una specie di “quando?”, Gesù risponde ampliando gli orizzonti e prospettando il “come” bisogna attendere e collaborare: anziché la ricostruzione del «regno di Israele» che ha un orizzonte limitato, Gesù prospetta se stesso «Mi sarete testimoni» identificandosi con il 'Regno di Dio'. Anziché appagare una curiosità, stimola un comportamento e sollecita una partecipazione in prima persona, sotto il concetto della testimonianza universale. «Gerusalemme, Giudea e Samaria, gli estremi confini della terra» sono la geografia teologica della diffusione della Parola e dell'impegno dei missionari del Vangelo. L'AT aveva annunciato che «da Gerusalemme uscirà la parola del Signore» (Is 2,3) e che l'impegno del Servo di JHWH si estendeva fino ai confini del mondo (cf Is 49,6). Le profezie trovano ora la loro realizzazione.

I vv. 9-11 raccontano l'ascensione. Nella descrizione confluiscono:

- le affermazioni teologiche della glorificazione o esaltazione di Gesù contenute nella professione di fede e nelle formule di catechesi della primitiva comunità (cf Fil 2,9; Ef 4,8-10; 1Tm 3,16; Eb 6,19; 9,24)

- racconti biblici che presentavano l'assunzione al cielo dei giusti come Enoch (cf Gn 5,24) o Elia (cf 2 Re 2,11).

Aggiungendo la nube, segno della presenza di Dio (cf Es 13,21-22) ed elemento che accompagna il Figlio dell'Uomo (cf Dn 7,13; Lc 21,27), Luca potrebbe aver composto questa scena, rendendo visivamente il concetto, primariamente teologico, dell'ascensione: conclusione dell'opera storica di Gesù e avvio all'opera della sua presenza mistica mediante lo Spirito, la Parola annunciata, l'eucaristia, la testimonianza dei cristiani.

Non sarebbe da scartare del tutto l'ipotesi che Luca descriva una scena vera, dato che l'uomo vive una dimensione "sacramentale": ha bisogno anche di segni esterni, di punti di riferimento concreti per capire le cose interiori. Un'ascensione "realistica" eviterebbe ai discepoli di cercare Gesù, di attenderlo in qualche altra apparizione…

La presenza dei due uomini serve a spiegare il senso dell'accaduto. Essi sono quindi gli autorevoli interpreti o esegeti. Poiché il fatto è divino, occorrono interpreti divini. Il loro vestito bianco sta a significare che appartengono al mondo celeste, essendo il bianco il colore divino (cf il vestito di Gesù alla trasfigurazione e gli abiti dei redenti nell'Apocalisse). Il senso del loro messaggio è che d'ora in poi Gesù sarà da incontrare non più in carne e ossa sulle strade della Palestina, ma nei fratelli ai quali si porta il Vangelo. Solo alla fine dei tempi si avrà l'incontro pieno e definitivo. Il senso del messaggio potrebbe essere reso con la formula liturgica: «Annunciamo Signore la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta».






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