Cari sacerdoti



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01.06.2018
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BEATO CHI HAI SCELTO E CHIAMATO VICINO
LETTERA AI PRESBITERI SULLA CURA DELLE VOCAZIONI SACERDOTALI
Cari sacerdoti,

è da tempo che desideravo indirizzarvi una lettera su un tema che mi sta particolarmente a cuore: la cura delle vocazioni sacerdotali. Finalmente mi sono deciso a scriverla. Ve la consegno in questo giorno, il Giovedì santo, giorno in cui la liturgia della Chiesa, con la s. Messa crismale e la s. Messa nella Cena del Signore, ci offre l’occasione per ripensare all’inestimabile dono che Dio ci ha elargito chiamandoci al sacerdozio ministeriale. Si, davvero grande è la vocazione che il Signore ci ha donato e per la quale non finiremo mai di renderGli grazie.

Pur sapendo che la pastorale vocazionale chiama in causa l’intera Comunità cristiana, mi rivolgo a voi, cari sacerdoti, perchè sono profondamente convinto che i testimoni più efficaci della vocazione al presbiterato sono indubbiamente i preti. La forma più convincente di pastorale vocazionale si ha, infatti, quando dei giovani incontrano sacerdoti che irradiano lo splendore e l’intima bellezza della verità della fede e la testimoniano con fiducia e gioia. L’esperienza insegna che quanto più uno è sereno, contento del suo essere prete, tanto più avverte la necessità di impegnarsi perchè altri possano dire di “sì” a questa “speciale” vocazione e così porre in atto tutto ciò che gli è possibile per creare le condizioni affinchè tale chiamata trovi corrispondenza anche nei ragazzi e nei giovani di oggi.

Cari sacerdoti,

in questa lettera non voglio presentarvi una ricetta miracolosa per la cura delle vocazioni sacerdotali, ma invitarvi a riflettere con me proponendovi alcune considerazioni, non certo nuove, ma credo da valorizzare con modalità ed entusiasmo nuovi.
1- “Pregate il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Lc 10,2)
Questo comando del Signore va assunto con fiducia nuova. C’è la tentazione, a volte, che esso sia inteso come il risvolto della rassegnazione: “non potendo fare molto per le vocazioni, non ci resta che pregare!” Questo ragionamento, in realtà, non corrisponde all’intenzione profonda del comando del Signorre.

Pregate”. E’ un comando, non un invito, non solo una esortazione. Come Gesù, nel vangelo, ci ordina di pregare per i nostri nemici, ci comanda di amare il nostro prossimo, ci comanda anche di pregare perché il Padre invii numerosi operai nella sua messe. E’ un comando importante, fondamentale per Gesù. E questo lo possiamo comprendere poiché per ben due volte si ripete nei vangeli (Lc 10,2 e Mt 9,38). Tale comando, nel vangelo di Luca, è anticipato dal verbo “diceva” (nel tempo imperfetto) e questo ci fa capire che Gesù non solo una volta, ma tante volte, spesso, “Gesù diceva” di pregare per i buoni operai.

Infine, è indicativo per noi, ricordare che Gesù stesso mette in pratica questo comando. E’ lui, per primo, che chiede al Padre gli operai per la messe. Infatti, prima di chiamare i suoi apostoli, il vangelo ci ricorda che “Gesù passò tutta la notte pregando Dio” (Lc 6,12). Se lo ha fatto dunque Gesù, se lo ha più volte comandato, certamente dinanzi a Dio, questa nostra preghiera risulterà assai gradita ed accetta.

In questa prospettiva raccomando ad ogni sacerdote, non solo di pregare per le vocazioni, ma di incoraggiare i fedeli che già pregano e di proporre con insistenza la preghiera per le vocazioni ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani, soprattutto a questi ultimi che si trovano nell’età e nelle condizioni di scegliere lo stato di vita.

Raccomando, inoltre, di far conoscere l’esistenza di iniziative diocesane che hanno come finalità specifica la preghiera per le vocazioni. Penso, in particolare, alla Giornata diocesana del Seminario e all’annuale Veglia vocazionale che si celebra in concomitanza con la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, per la quale chiedo una maggiore sensibilizzazione affinchè possa diventare un appuntamento sempre più sentito in tutte le parrocchie.
2- “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense” (At 6,2)
San Paolo ci ricorda che “fides ex auditu” (Rm 10,17), dall’ascolto della Parola di Dio nasce la fede. Potremmo aggiungere subito che dall’ascolto della Parola di Dio può nascere la risposta ad una vocazione di speciale consacrazione a Dio, come è quella al ministero ordinato

Uno dei compiti fondamentali del sacerdote è senza dubbio il “servizio della Parola di Dio”, inteso come servizio di annuncio mediante la predicazione. Ce lo ha ricordato anche il recente Sinodo dei Vescovi sul tema “ La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Il servizio della Parola implica da parte del presbitero, credo, l’assunzione di due atteggiamenti di fondo: anzitutto una rinnovata fiducia nella “potenza” della Parola di Dio. Il Santo Padre Benedetto XVI in un intervento al sopra citato Sinodo ha illustrato molto bene cosa significhi questa fede nella “potenza” della Parola di Dio: “La Parola di Dio è solida, è la vera realtà sulla quale basare la propria vita. Ricordiamoci della parola di Gesù: «Cieli e terra passeranno, la mia parola non passerà mai».....Ancora di più la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà......Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto”. Servendo la Parola di Dio il sacerdote deve essere convinto che egli non si sta occupando di qualcosa di astratto e di teorico, al contrario egli sta compiendo un servizio alla vita reale della gente, alla vita del mondo intero.

Per poter adempiere con diligenza ed efficacia al servizio della Parola il presbitero deve coltivare l’impegno di conoscenza, mediante lo studio, e di ascolto, mediante la Lectio divina, della Parola di Dio. La Parola di Dio è infatti indispensabile per formare il cuore di un buon pastore. E’ questo il secondo atteggiamento di fondo che ogni presbitero è chiamato a coltivare e a mettere in pratica.

In questa prospettiva, raccomando ad ogni sacerdote di riservare sempre uno spazio per lo studio delle sacre Scritture, come pure tempi adeguati per la pratica della Lectio divina. Auspico, inoltre, che ogni presbitero promuova presso i ragazzi e i giovani l’apostolato biblico, attraverso cui introdurli alla conoscenza e all’amore per le divine Scritture.


3- “...e lo condusse da Gesù” (Gv 1,42)
Credo che tutti siamo convinti, per esperienza, di quanto sia difficile che una vocazione al sacerdozio nasca al di fuori di un accompagnamento spirituale. Non è mai stato facile, e non lo è a maggior ragione oggi, per un giovane che aprendosi alla storia e alla responsabilità sente il richiamo di mille voci e di numerosi desideri, scegliere il proprio stato di vita. L’accompagnamento spirituale diventa così un aiuto necessario e prezioso anzitutto per introdurre il giovane nell’esperienza della “vita spirituale”, e poi, dentro tale esperienza, al discernimento vocazionale.

La tradizione della Chiesa ci insegna che la figura dell’accompagnatore spirituale non si è mai identificata solo con quella del presbitero.E tuttavia credo che se c’è un compito che ai nostri giorni il prete non può disattendere nell’ambito dell’esercizio del suo ministero questo sia quello della direzione spirituale. Ancora una volta mi paiono alquanto significative alcune parole di Benedetto XVI:“Dai sacerdoti i fedeli attendono soltanto una cosa:  che siano degli specialisti nel promuovere l'incontro dell'uomo con Dio. Al sacerdote non si chiede di essere esperto in economia, in edilizia o in politica. Da lui ci si attende che sia esperto nella vita spirituale”. ( Discorso al clero , Varsavia 25 maggio 2006).

Ho ben presente l’obiezione che può sorgere di fronte a questo argomento della direzione spirituale: “noi ci rendiamo disponibili ma i giovani sono riluttanti”. Pur essendo fondata e dunque legittima, tale obiezione non deve però indurci a rinunciare ad offrire questo importante servizio, al contrario deve spingerci a intensificare il nostro impegno, che è prima di tutto impegno di preparazione personale (non ci si improvvisa direttori spirituali) e poi di ricerca di nuove modalità di proposta e di incontro nei confronti dei giovani. Le tante incombenze a cui ogni giorno dobbiamo attendere non dovrebbero farci trascurare questa forma di servizio pastorale in grado di guidare i giovani sulle vie del Vangelo, di confermarli nei loro sforzi, di assisterli sempre con discernimento e disponibilità.
Cari sacerdoti,

concludendo questa lettera vorrei ringraziarvi di cuore per quel che già fate per la pastorale vocazionale, ma nel contempo invitarvi con forza ad un maggior impegno: la nostra Chiesa ha bisogno urgente di preti! Guardandoci attorno possiamo dire che le cose non stanno oggi diversamente da come stavano al tempo di Gesù: molti uomini e donne sono come “pecore che non hanno pastore” (Mc 6,34). Questa constatazione ci sprona a fare tutto ciò che compete a noi ed è nelle nostre possibilità perchè molti giovani possano essere aiutati a scegliere di seguire Cristo sulla via del sacerdozio.



Prego e vi invito a pregare la Beata Vergine Maria, il santo Curato d’Ars – che Benedetto XVI proclamerà “Patrono di tutti i sacerdoti” nel corso dellanno sacerdotale (2009-2010), san Bassiano e tutti i santi della nostra Chiesa perchè ci assistano e ci accompagnino in questo difficile ma necessario impegno, che è impegno che dice il nostro amore per la Chiesa di Lodi, per la Chiesa universale.

+ Giuseppe Merisi


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