Caritas Ambrosiana sdop scuole Diocesane per Operatori Pastorali



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Caritas Ambrosiana

SDOP Scuole Diocesane per Operatori Pastorali



CORSO DI FORMAZIONE

Dall’ascolto alla comunicazione”

Il Centro di ascolto e la comunità


Novembre 2003 - Aprile 2004

Primo incontro

29 novembre 2003

Presentazione del corso


“Ascoltarsi per ascoltare” era il tema generale del corso diocesano, proposto per l’anno pastorale 2002/03; l’operatore del Centro di ascolto, con il Centro di ascolto stesso, è invitato ad ascoltarsi per conoscere se stesso e riconoscersi, dapprima, in vista della relazione di ascolto e, poi, all’interno e in conseguenza della stessa esperienza di ascolto. Ascoltarsi, perché sono io che ascolto, con la mia storia, con le mie precomprensioni, nell’ambito di un’équipe che ha una propria identità, in un contesto ecclesiale e civile che favorisce più o meno bene l’incontro e l’ascolto. Ascoltarsi, per riconoscere ciò che avviene e che è avvenuto nell’ascolto, dove chi ascolta non può restare un osservatore esterno che registra dei dati, ma entra in una relazione di dialogo nella quale ci si dichiara e ci si consegna perché ci sia reciproca accoglienza e ospitalità.

“Dall’ascolto alla comunicazione” è il tema scelto per il nuovo corso dell’anno pastorale 2003/04. Esso si collega proprio con questa caratteristica dell’ascolto: nell’ascoltare ci si dichiara e ci si consegna. Quantomeno si dichiara che quella persona è degna del tempo che le riserviamo e le si comunica questo messaggio, se non a parole, almeno per il fatto che il tempo glielo dedichiamo. Potremmo osservare che sarebbe immaginabile anche una riflessione complementare: “Dalla comunicazione all’ascolto”. Infatti la persona che mi sta di fronte può parlare con me nella misura in cui io ho dichiarato la mia disponibilità all’ascolto e ho detto chi sono e che cosa può aspettarsi da me. Quando una persona giunge ad un Centro di ascolto, ha già ricevuto una comunicazione dal Centro stesso, riguardo a chi vi si trova e a ciò che vi si può aspettare.

E’ vero, però, che l’ascolto apre alla comunicazione e che di fronte a quanto ascolto è inevitabile la comunicazione. Non solo perché devo dire se, rispetto a quanto ho ascoltato, posso fare o meno qualcosa, ma, anche e soprattutto, perché nell’ascolto non si incontra mai solo un caso, ma una persona, con la sua storia, in una condizione rispetto alla quale chi ascolta deve prendere posizione e, in qualche modo, compromettersi; don Lorenzo Milani direbbe: ci si deve “schierare”.

Si ascolta e ci si schiera nel dialogo individuale: magari può capitare di doversi schierare contestando chi ci sta davanti che non si decide a prendere le proprie responsabilità e ad attivarsi per quanto è nelle sue possibilità. Lo si fa, poi, nell’équipe del Centro di ascolto, quando si deve decidere come accompagnare quella persona, nel confronto con le risorse sul territorio che devono coinvolgersi, di fronte alle quali si devono affermare diritti e doveri rispettivi.

La comunicazione riguarda, quindi, le informazioni, i dati che qualcun altro ha il diritto e il dovere di ricevere, ma riguarda anche il senso della propria presenza e la propria posizione rispetto a quanto ascoltato. Riguardo a questo senso generale della comunicazione e alle sue implicazioni ci confronteremo attraverso la riflessione del primo incontro, del primo modulo formativo, proposta da don Giuseppe Como, che porta il titolo del corso stesso: “Dall’ascolto alla comunicazione”.

Così come nell’ascolto, la precomprensione dell’operatore del Centro di ascolto è caratterizzata dalla sua appartenenza ad una specifica comunità ecclesiale e dalla sua collocazione in un preciso contesto sociale e civile, così, dall’ascolto nasce l’esigenza di una comunicazione che coinvolga le stesse comunità di appartenenza. Quando l’operatore del Centro di ascolto si dichiara, non deve rappresentare solo se stesso, ma deve mettersi nelle condizioni di rappresentare la sua stessa comunità. Non solo, quindi, il Centro di ascolto deve far sapere alla propria comunità le esigenze che sono state espresse da una persona che si è presentata, ma deve anche portare la comunità ecclesiale e civile a schierarsi su quell’evento e a compromettersi con quella storia, per la parte che le riguarda. Ci saranno, quindi, servizi da offrire, diritti da riconoscere, compiti educativi da assumere, iniziative da promuovere, stili di vita da cambiare perché, a chi si è presentato per chiedere ascolto, si dia una risposta degna, perché quella persona sia accolta e accompagnata.

Il secondo e il terzo incontro cureranno in particolare questo aspetto della comunicazione verso gli ambiti di appartenenza ecclesiale e civile. “Comunicare con le realtà ecclesiali” è il titolo del secondo incontro, con le relazioni di Maria Rosaria Arioldi e Alessandra Tufigno; “Comunicare con i servizi e le istituzioni civili” è, invece, la terza relazione a cura di Franco Vernò.

Seguirà, infine, un secondo modulo formativo, con due relazioni, su come comunicare con i servizi diocesani promossi dalla Caritas Ambrosiana, curate dagli operatori dei servizi stessi: “Comunicare con il S.A.I. (Servizio accoglienza immigrati)” e “Comunicare con il S.I.L.O.E. (Servizi Integrati Lavoro Orientamento Educazione)” Questi due incontri ci permetteranno di approfondire i contesti del disagio dovuto all’immigrazione e alle problematiche della casa e del lavoro e delle difficoltà economiche in generale delle famiglie.

Questi sono i cinque incontri che definiscono il corpo del corso. Esso, però, ha avuto già una premessa nel Convegno per la Giornata diocesana Caritas dal titolo “Gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date. Scelte di gratuità, percorsi di prossimità”, che ha permesso di approfondire il senso e le motivazioni del nostro servizio. Ricordiamo in particolare l’invito dell’Arcivescovo Card. Dionigi Tettamanzi ad una carità che sia “intelligente, preveniente e coinvolgente”, mentre richiamiamo la particolare sottolineatura della dimensione parrocchiale nel servizio della Caritas, che il direttore don Virginio Colmegna, ha indicato come luogo dove la cura per il povero diventa accoglienza della sua persona, relazione di prossimità. Il corso si gioverà, inoltre, del contributo complementare della “Giornata di formazione alla competenza sui bisogni” che si terrà il prossimo 13 marzo su tre sedi (Milano, Varese, Lecco) e avrà come tema l’aiuto alle famiglie con malati psichici. La consideriamo come introduzione al secondo modulo del corso.

Nella verifica dello scorso anno ci erano pervenuti suggerimenti e richieste che abbiamo ritenuto di interpretare con le proposte descritte sia rispetto al tema che al metodo. C’era, però un’ulteriore richiesta che non potevamo soddisfare in un corso che desideravamo numeroso rispetto alla partecipazione e dove volevamo chiedere ai relatori proposte con contenuti abbondanti: si trattava delle richiesta di avere spazi di confronto e di dialogo tra operatori di diversi Centri di ascolto. Abbiamo pertanto provveduto a proporre due laboratori, per i quali sarà richiesta un’iscrizione apposita. I due laboratori saranno sui temi del secondo e del terzo incontro del corso e si terranno ad aprile e maggio. Comunicheremo in seguito le modalità per l’iscrizione.

Segnaliamo, infine che i cinque incontri del corso sono progettati e riconosciuti come una proposta delle “Scuole diocesane per operatori pastorali (SDOP)” e che prevedono un attestato finale di presenza per chi ha partecipato ad almeno quattro dei cinque incontri. Con questa attività ci poniamo, pertanto, nel contesto del percorso pastorale triennale “Mi sarete testimoni” dove l’Arcivescovo, Card. Dionigi Tettamanzi, per rilanciare la missionarietà della nostra Chiesa, dice:

Chiedo, pertanto, che […] in ogni articolazione della nostra Diocesi (parrocchia, decanato, zona pastorale), oltre a valorizzare quelle già presenti, si identifichino quali altre figure di operatori pastorali vanno concretamente promosse. È un discernimento doveroso, finalizzato a registrare le reali esigenze dell’azione pastorale oggi in ogni singola comunità e a creare le condizioni per una risposta adeguata a queste stesse esigenze. Ci sollecitano a questo la necessità e l’urgenza di rinnovare e rinvigorire in ogni nostra comunità lo slancio missionario voluto dal Signore risorto.

Con la varietà, va messa in risalto e garantita la profonda unità che deve caratterizzare tutti gli operatori pastorali. […] Sentiamoci, tutti e ciascuno, coinvolti nell’identica missione di trasmettere la fede, senza mai dimenticarne o contraddirne l’intrinseca fisionomia di “totalità unificata”, di fede confessata-celebrata-vissuta. Sentiamoci, tutti e ciascuno, a servizio del Vangelo, della fede e della presenza della Chiesa nella società non a nome proprio e come operatori “solitari”, ma come “mandati” dalla Chiesa e in suo nome. Viviamo il nostro compito non solo nel segno della fattiva collaborazione tra noi, ma anche e soprattutto nel segno di una più gioiosa comunione e di una più forte corresponsabilità.

Questo “senso di Chiesa” va adeguatamente educato in tutti e in ciascuno, attraverso ogni iniziativa e ogni itinerario formativo. È quanto, insieme con la formazione dottrinale e metodologica specifica per ogni operatore, va assicurato, in particolare, mediante le Scuole Diocesane per gli Operatori Pastorali. (MST 93)

I volontari dei Centri di ascolto Caritas sono a pieno titolo “operatori pastorali”: ogni cristiano nel suo agire coinvolge e rappresenta sempre la comunità cristiana. Agli operatori pastorali, la comunità consegna, però, un mandato specifico e li coinvolge in forma diretta in una corresponsabilità pastorale che essi assumono pubblicamente e con le opportune forme di continuità nel tempo.

La formazione degli operatori pastorali viene presentata dal Sinodo come una condizione indispensabile perché possano vivere la corresponsabilità; i momenti di formazione sono, però, occasione di incontro tra persone provenienti da diverse parti del territorio diocesano, di reciproca conoscenza e di crescita nella comunione ecclesiale. Comunione e corresponsabilità che la chiesa non vive solo per se stessa, ma a servizio dell’intera comunità sociale e civile.





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