Cassazione civile, sez. III, 28 agosto 2007, n. 18184 la corte suprema di cassazione



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Fatto   Diritto   P.Q.M   

Cassazione civile , sez. III, 28 agosto 2007, n. 18184

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


SEZIONE TERZA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PREDEN Roberto - Presidente -
Dott. FICO Nino - Consigliere -
Dott. MASSERA Maurizio - Consigliere -
Dott. CALABRESE Donato - Consigliere -
Dott. LANZILLO Raffaella - rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso proposto da:
MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro pro tempore,
domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso gli Uffici
dell'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende
ope legis;
- ricorrente -
contro
P.A.;
- intimato -
e sul 2^ ricorso n. 29877/03 proposto da:
P.A., elettivamente domiciliato in ROMA VIA MONTE
ACERO 2/A, presso lo studio dell'avvocato BAZZANI ALESSANDRO, che lo
difende unitamente all'avvocato GINO RAZZAMI, giusta delega in atti;
- controricorrente e ricorrente incidentale -
e contro
MINISTERO DELLA DIFESA;
- intimato -
avverso la sentenza n. 3515/03 della Corte d'Appello di ROMA, prima
sezione civile, emessa il 6/05/03, depositata il 21/07/03, R.G.
1060/01;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
31/05/07 dal Consigliere Dott.ssa Raffaella LANZILLO;
udito l'Avvocato Gino BAZZANI;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.
MARINELLI Vincenzo, che ha concluso per il rigetto di entrambi i
ricorsi.

   


Inizio documento

Fatto

Con atto notificato il 18.11.2003 il Ministero della Difesa ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza 6 maggio - 21 luglio 2003 n. 3515 della Corte di appello di Roma che, confermando la sentenza emessa in primo grado da Tribunale di Roma, ha condannato il ricorrente al risarcimento dei danni subiti da P.A. il 18.11.1994, mentre prestava servizio di leva presso il 45 battaglione "Arborea" di Macomer (Cagliari).


Mentre era addetto al servizio nella cucina-truppa, il P. era venuto a diverbio con altro militare il quale, nel corso della lite, aveva estratto un coltello a serramanico e lo aveva colpito con un fendente alla coscia sinistra, procurandogli lesioni, con danno estetico permanente.
La Corte di appello ha attribuito la responsabilità dell'incidente al Ministero della Difesa, in applicazione dell'art. 28 Cost., sulla base della ritenuta sussistenza di un rapporto di immedesimazione organica tra il militare di leva in servizio e la pubblica amministrazione di appartenenza.
Il Ministero della Difesa ha proposto un unico motivo di ricorso, a cui ha opposto resistenza il P. con controricorso, proponendo altresì ricorso incidentale.

Inizio documento



Diritto

Va preliminarmente disposta la riunione dei due ricorsi.


Con l'unico motivo il ricorrente principale ha dedotto la violazione dell'art. 28 Cost. e dell'art. 2697 cod. civ., nonchè il travisamento dei fatti e il difetto di motivazione, in quanto la Corte di appello di Roma avrebbe erroneamente ritenuto riferibile al Ministero della difesa il comportamento del militare che ha aggredito il P., senza tenere conto del fatto che questi aveva agito per finalità strettamente private, personali ed egoistiche; non per il perseguimento dei fini istituzionali dell'amministrazione. Donde l'inapplicabilità dell'art. 28 Cost., per l'interruzione del rapporto di immedesimazione organica fra il comportamento del militare e quello dell'Amministrazione.
L'art. 28, inoltre, giustificherebbe l'estensione allo Stato ed alla pubblica amministrazione della responsabilità per il fatto dei dipendenti e addetti solo nel caso in cui sia ravvisabile un comportamento colposo a carico dell'amministrazione, il che sarebbe da escludere nel caso di specie, trattandosi di evento inconsueto e imprevedibile, verificatosi all'improvviso, in modo tale da non poter essere in alcun modo prevenuto, e non potendosi prospettare alcuna colpa in vigilando o in educando.
Infine, la sentenza impugnata avrebbe erroneamente ritenuto efficace nel giudizio civile la sentenza penale di condanna dell'aggressore - emessa nel corso di un processo a cui il Ministero della difesa non ha partecipato - sentenza che può dimostrare esclusivamente la responsabilità dell'imputato, ma che non ha alcun valore quanto alla responsabilità del Ministero.
Il ricorso non è fondato.
La sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dell'art. 28 Cost., in quanto l'estensione allo Stato della responsabilità verso i terzi, per gli atti compiuti dai funzionari e dipendenti, non richiede il dolo o la colpa dell'ente pubblico, trattandosi di responsabilità indiretta, per fatto altrui, prevista a tutela dei terzi in base a principi analoghi a quelli che regolano la responsabilità oggettiva per rischio di impresa, posta a carico dei privati dall'art. 2049 cod. civ..
Nè si può dire che - avendo l'aggressore agito con dolo, nel corso di una lite privata e personale - il Ministero della difesa possa essere ritenuto esente da responsabilità.
Sussiste infatti un nesso di occasionalità necessaria fra lo svolgimento dei compiti assegnati al P., nell'ambito dell'attività istituzionale del Ministero, ed il comportamento illecito di lui, nel senso che l'esercizio delle mansioni ha agevolato detto comportamento, creando un contesto idoneo ad incrementare il rischio del suo verificarsi.
L'assembramento di un gran numero di giovani, di ogni estrazione e provenienza, non necessariamente educati e preparati ad affrontare le peculiari sollecitazioni e difficoltà della vita di gruppo, soprattutto nell'ambiente militare, può facilmente creare l'occasione di scontri, litigi e reciproche insofferenze: eventi che, contrariamente a quanto afferma il ricorrente, sono quanto di più frequente e prevedibile si possa verificare, nell'ambito del servizio di leva.
Trattasi di accadimenti contro i quali l'amministrazione della difesa è tenuta a premunirsi e dei quali va chiamata a rispondere, qualora sussista, per l'appunto, il suddetto nesso di occasionalità necessaria, nel senso che il comportamento dell'addetto, pur se doloso, si svolga all'interno della sfera di sorveglianza dell'amministrazione e in occasione dello svolgimento dei compiti a lui assegnati, come si desume dalla stessa giurisprudenza citata dal ricorrente, che ha escluso la responsabilità in casi in cui l'attività illecita si era svolta al di fuori della sede, o con modalità ben più nettamente slegate dall'attività istituzionale (cfr. Cass. Civ., Sez. 3^, 22 maggio 2000 n. 6617; Cass. Civ., Sez. 3^, 17 settembre 1997 n. 9260).
A questi principi si è correttamente uniformata la sentenza impugnata, con adeguata motivazione.
Il ricorso principale deve essere pertanto rigettato, con la condanna del ricorrente al rimborso delle Giemme New S.r.l.
spese processuali, come liquidate in dispositivo.
L'esame del ricorso incidentale - con cui il P. deduce la responsabilità del Ministero della difesa anche ai sensi degli artt. 2048 e 2049 cod. civ. - risulta assorbito.

Inizio documento



P.Q.M

La Corte di cassazione riunisce i ricorsi. Rigetta il ricorso principale. Dichiara assorbito il ricorso incidentale. Condanna il Ministero della difesa al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 2.100,00, di cui Euro 100,00 per spese processuali, oltre al rimborso delle spese generali ed oltre agli accessori previdenziali e fiscali di legge.


Così deciso in Roma, il 31 maggio 2007.
Depositato in Cancelleria il 28 agosto 2007
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