Cassazione Sezione terza sentenza 13 dicembre 2008 22 aprile 2009, n



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Cassazione - Sezione terza - sentenza 13 dicembre 2008 - 22 aprile 2009, n. 9526
Presidente Petti - Relatore Talevi

Svolgimento del processo


Nell'impugnata decisione lo svolgimento del processo è esposto come segue.


“Con atto di citazione in appello notificato in data 06.03.01 Z. M. in V. impugnava la sentenza del Tribunale di Gorizia n. 333/00 di data 28.07 - 21.09.00 con la quale era stata respinta la domanda di risarcimento danni che l'attrice predetta aveva avanzato nei confronti del Comune di omissis, responsabile, a suo dire, della sua caduta avvenuta il omissis all'interno del omissis, ove la stessa era scivolata all'interno della omissis a causa del pavimento scivoloso, che era stato, poco prima, pulito e ricoperto con enorme quantità di materiale per lucidare i pavimenti a base di cera.
Si doleva l'attrice dell'erroneità della motivazione addotta dal Tribunale a supporto della reiezione della sua domanda nella parte in cui era stato affermato che la stessa non avrebbe provato la caduta avvenuta nel locale omissis, a causa della particolare scivolosità del pavimento, e le lesioni accertate dalla ctu, mentre, per contro, dalle acquisizioni probatorie tali circostanze risultavano ampiamente provate.
Infatti, l'unico testimone presente al fatto, sig. B. D., aveva confermato i fatti capitolati e cioè che l'attrice nel corso della visita al omissis, era scivolata non appena aveva messo piede nel locale sopra detto rovinando a terra. Il teste aveva, altresì, confermato che il pavimento era scivoloso - tanto è vero che anche il teste aveva rischiato di cadere, ma ciò non era accaduto perché si era afferrato al corrimano - aggiungendo di aver accompagnato l'attrice, dolorante e zoppicante, fino alla macchina che la stessa aveva guidato fino a casa, ove il marito, telefonicamente allertato, era rientrato, portandola immediatamente all'Ospedale di omissis. Detto teste aveva, altresì, precisato che essi non avevano pensato di avvisare il personale di servizio del omissis.
Aggiungeva l'appellante che anche il marito dell'attrice aveva confermato le circostanze relative alla sua chiamata telefonica e al trasporto della moglie all'ospedale di omissis, mentre del tutto assurdamente - e senza alcuna spiegazione - il primo giudice aveva ritenuto non credibile la testimonianza del B., prestando invece fede ai testi di controparte, nessuno dei quali era stato presente ai fatti e tutti incapaci a testimoniare, come eccepito tempestivamente dalla difesa dell'attrice.
Precisava ancora l'appellante che in ogni caso, anche a ritenere credibili i testi di controparte, le relative testimonianze erano generiche e non erano perciò idonee a negare i fatti affermati dai testi dell'attrice. E ciò soprattutto ove nella sentenza si affermava, per escludere la responsabilità del Comune, che l'addetto alla biglietteria, che secondo il GOA sarebbe rimasto costantemente all'ingresso del omissis, non ebbe a notare nessuno che camminasse con difficoltà, e che altri testi avevano detto che, in quel periodo, non vi erano state segnalazioni di alcuna persona che sarebbe scivolata sul pavimento del omissis, senza considerare che gli elementi costitutivi della responsabilità del Comune, nella specie, erano la caduta e la sua causa e non certo la segnalazione della stessa che non si sapeva, tra l'altro, a chi doveva essere rivolta, come anche la richiesta d'aiuto, posto che all'ora dell'incidente nel omissis non c'era nessuno (neanche i dipendenti). Nessun rilievo poteva, poi, attribuirsi alla circostanza che l'attrice, invece d'andare al pronto Soccorso dell'Ospedale di omissis, era andata prima a casa e poi all'Ospedale di omissis, nel quale essa aveva all'evidenza maggiore fiducia, essendo ivi stata operata alcuni anni prima.
Del tutto erronee, poi erano le affermazioni che la stessa aveva guidato l'autovettura fino a omissis, poiché dalle dichiarazioni testimoniali risultava invece che era stato il marito a guidare l'autovettura, e che l'addetto alla biglietteria, sig. M., era rimasto costantemente all'ingresso del omissi durante l'orario di apertura, mentre lo stesso M., sentito come teste, aveva dichiarato che il giorno omissis era assente in quanto era il suo giorno di riposo.
Il Tribunale non aveva, inoltre, detto alcunché sulla dedotta responsabilità contrattuale, coesistente con quella extracontrattuale, derivante dall'avere l'attrice acquistato il biglietto per la visita del omissis, talché controparte era tenuta preservare la sua salute e incolumità fisica, laddove aveva invece consentito la sussistenza di un'insidia derivante dal pavimento scivoloso.
In ordine all'ammontare dei danni ne ribadiva la congruità nell'importo complessivo di lire 40.000.000, che specificava analiticamente in relazione alle singole poste.
Formulava, pertanto, le conseguenti conclusioni per il cui accoglimento conveniva in giudizio il Comune di omissis davanti questa Corte d'Appello.
Si costituiva in giudizio l'appellato Comune di omissis che resisteva all'impugnazione chiedendone rigetto.
Precisate davanti all'istruttore le conclusioni riportate in epigrafe, la causa veniva rimessa in decisione all'udienza del 26.02.2003”.
Con sentenza 26.2 - 20.05.2003 la Corte d'Appello di Trieste, definitivamente pronunciando, decideva come segue:
“...1 - Rigetta l'appello e conferma integralmente l'impugnata sentenza del Tribunale di Gorizia n. 333/00;
2 - Compensa integralmente tra le parti le spese di lite del grado”.
Contro questa decisione ha proposto ricorso per cassazione Z. M. in V..
Il Comune di omissis ha resistito con controricorso ed ha proposto ricorso incidentale condizionato.
Z. M. in V. ha depositato memoria.



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