Che cos'è IL deismo?



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Che cos'è il deismo?

Il deismo non è che un modo di conservare la fede in un dio senza averla più secondo le modalità tradizionali della chiesa cristiana. Naturalmente non si tratta di credere in due divinità diverse ma soltanto di precisare due modi diversi di crederci. E non si tratta neppure, da parte del deista, d'inventarsi un modo di credere che la storia della filosofia in generale non abbia già previsto. La differenza sta piuttosto nel fatto che il deista non vuol trarre dalla sua fede quelle conseguenze operative che lo renderebbero dipendente dalle interpretazioni della fede da parte del clero. Il deista rivendica l'autonomia di una fede sganciata da esigenze di tipo ecclesiastico e quindi l'autonomia di una ragione il cui esercizio "religioso" non comporta obbligatoriamente l'accettazione di alcuna confessione particolare o comunque il coinvolgimento in alcuna pratica comunitaria.

Il deista è un filosofo religioso non un cristiano, e tenderà a tenere separata la chiesa dallo Stato, almeno nell'esercizio del potere. Non a caso Hume, nella sua Storia della Gran Bretagna, ove peraltro fa risalire il deismo all'epoca di Cromwell (primi decenni del sec. XVII), gli attribuisce un significato più etico-politico che religioso. Si rivendica una "naturalezza" della fede per avere una certa autonomia d'azione in campo economico e politico: la fede non è più qualcosa che si deve avere di fronte a un evento che, pur non potendo essere dimostrato, va comunque creduto vero, soltanto perché così è stato tramandato.

La fede del deista è sempre nei limiti della ragione, salvo il fatto che si continua a credere in un dio. E' una forma di riduzionismo laico (di matrice spinoziana) conseguente al fatto che l'esperienza cristiana medievale viene considerata umanamente fallimentare, e le infinite guerre di religione che hanno insanguinato l'Europa dopo il 1517 erano lì a dimostrarlo.

Non si tratta di una "teologia naturale", poiché l'affermazione della divinità non è fondativa ma accessoria allo sviluppo autonomo della ragione. Dio è soltanto un principio metafisico astratto, una causa cosmica da mettere nella premessa di un discorso razionale, senza trarre da essa alcuna conseguenza né pratica né teorica. Anche quando si accetta l'idea cristiana di "provvidenza", questa ha solo un significato metaforico di destino umano positivo. Essendo di estrazione borghese, il deista ha una fiducia cieca nel progresso.

Perché il deismo faceva paura alla chiesa?

Si è detto che il deismo, nel momento in cui nacque, voleva opporsi all'ateismo pagano e naturalistico di certi ambienti umanistico-rinascimentali (Hobbes chiedeva l'esilio per gli atei). Dunque perché alla chiesa (anglicana, presbiteriana...) faceva così tanta paura? Semplicemente perché mentre l'ateismo non era che una posizione minoritaria di intellettuali che apparivano estremisti, stravaganti, il deismo invece aveva la pretesa di ereditare il meglio del cristianesimo, trasfigurandolo sul piano della razionalità.

Il deismo aveva scelto una finta opposizione all'ateismo soltanto per passare meglio tra le maglie della critica clericale, ma il suo intento recondito era sostanzialmente identico: una chiesa senza riti né dogmi, senza sacramenti né clero, cioè una mera associazione privata di liberi pensatori. Infatti già alla fine del sec. XVII e soprattutto nel successivo esso prese ad attaccare direttamente l'autorità delle Scritture e del Magistero, nonché la dottrina sui miracoli.

Le opere di T. Woolston (condannato per blasfemia, morì in carcere), A. Collins (costretto a ritirarsi dalla vita pubblica nazionale in seguito agli attacchi degli anti-deisti), Th. Morgan (gli venne troncata la carriera per la sua non-ortodossia), Th. Chubb (costretto a lavori umilianti per sopravvivere), M. Tindal (le cui opere anticlericali furono spesso bruciate in pubblico), J. Toland (perseguitato tutta la vita, morì in assoluta povertà) arrivarono persino a eliminare ogni aspetto sovrannaturale del cristianesimo, concependo la religione come semplice "esperienza interiore".

Nessuna chiesa cristiana avrebbe mai potuto lasciarsi ingannare dalle generiche affermazioni deistiche a favore dell'esistenza di dio. In un'epoca dominata dal cristianesimo, ogni forma di deismo appare necessariamente come una forma di ateismo. In Inghilterra l'ultima condanna a morte per blasfemia porta la data del 1697.

Anche Platone e Aristotele erano in un certo senso "deisti", in quanto ritenevano che all'assolutezza di dio ci si poteva arrivare con un ragionamento logico (e non a caso il deismo inglese passò attraverso il neoplatonismo di Cambridge), ma nessun Padre della chiesa ebbe mai l'ardire di sostenere che fossero atei. Anzi, molti erano convinti che se avessero potuto conoscere Cristo, sarebbero diventati cristiani. Dante, di Virgilio, disse la stessa cosa.

Viceversa, osservando il comportamento di molti cristiani passati al deismo, nessun teologo, ligio alla propria tradizione cristiana, avrebbe mai potuto mettere in dubbio che nella sostanza essi fossero atei. Perché due criteri ermeneutici così diversi? Semplicemente perché la fede cristiana non è una sorta di "gnosi" ma un'esperienza di vita, che comporta l'adesione a riti, sacramenti, festività, credenze consolidate, interpretazioni canoniche della Bibbia, dogmi sanciti nei concili, obbedienza a gerarchie ecclesiastiche... Chiunque si opponesse anche a una sola di queste cose era inevitabilmente visto in odore di eresia, finiva col perdere molti diritti e rischiava anche sanzioni penali.

La sconfitta del deismo

Il deismo inglese, che si sviluppò dalla seconda metà del XVII sec. alla prima metà del XVIII sec., è una filosofia borghese che voleva apparire radicale, cercando però di evitare, in nome di una comune, ancorché astratta, fede nel dio cristiano, che scoppiasse una guerra di religione. S'illudeva che le sue teorie rivoluzionarie, in campo teologico, potessero trovare ampi consensi negli ambienti istituzionali inglesi, visto il successo della riforma anglicana e calvinista.

Il deismo voleva porre le basi della libertà di coscienza, della separazione tra chiesa e Stato, voleva eliminare le pretese di dare definizioni dogmatiche della divinità, aveva ridicolizzato le descrizioni evangeliche che fanno del Cristo un extraterrestre dotato di poteri sovrumani, inaugurando una lettura critica delle Sacre Scritture, aveva dato un impulso straordinario alle scienze e alla produzione economica borghese.

Per quale motivo tutto questo, espresso in maniera così esplicita e radicale, non poteva essere accettato dall'establishment? Qui le risposte sono due: da un lato la borghesia inglese protestante non volle mai impegnarsi in una sanguinosa guerra civile contro l'aristocrazia terriera cattolica (come accadrà di lì a poco in Francia); dall'altro sia i borghesi che gli aristocratici sentivano di aver bisogno dell'appoggio della chiesa per poter sviluppare il capitalismo, agrario e industriale. La Gran Bretagna, per quanto intollerante fosse nelle proprie colonie, era maestra di diplomazia al proprio interno.

Anche quando apparve lo scettico Hume, che contribuì a radicalizzare ulteriormente il deismo, sostenendo che tutte le religioni si basavano sulla superstizione e sulla paura, ormai per la politica inglese era assodato che le opinioni in materia di religione non potevano mettere in discussione che una particolare confessione, l'anglicana, doveva restare alle piene dipendenze dello Stato, il quale però si sarebbe guardato bene dal discriminare tutte le altre. Gli illuministi francesi non riuscirono mai a capire questo strano concetto di "Stato laico" e provvidero a realizzare una più coerente separazione del civile dal religioso.

http://www.homolaicus.com/teoria/deismo.htm





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