Che cos’è la dislessia



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14.11.2018
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DIREZIONE DIDATTICA STATALE

I° CIRCOLO VIA ORCHIDEE

ROZZANO






Che cos’è la dislessia?
La dislessia è un disturbo specifico di apprendimento (DSA) che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente. La dislessia si caratterizza come una mancata o parziale automatizzazione dell’uso dei codici della lettura; come una difficoltà a decodificare i testi scritti. La dislessia porta ad una maggior facilità di errore, ad un maggior affaticamento e ad una maggior lentezza. Questo disturbo specifico si evidenzia nonostante un’istruzione ‘normale’, un’intelligenza adeguata, un’integrità neuro-sensoriale e un ambiente familiare e socio-culturale favorevole. Spesso si associano difficoltà nella scrittura:

  • disgrafia (difficoltà nell'aspetto costruttivo della scrittura)

  • disortografia (difficoltà nell’acquisizione delle regole ortografiche)

  • discalculia (difficoltà nell'area matematica).

La disgrafia

La disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici. Il bambino che presenta disgrafia scrive in modo molto irregolare, la sua mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura della penna è spesso scorretta. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è, solitamente, molto ridotta; il bambino non possiede adeguati punti di riferimento, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è troppo forte e il segno lascia un'impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, talvolta è troppo debole e svolazzante.



La disortografia
La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici; essa si presenta con errori sistematici che possono essere così distinti:

- Confusione tra fonemi simili

- Confusione tra grafemi simili

- Omissioni

- Inversioni

La disortografia è, quindi, la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici.


La discalculia

La discalculia è una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche. Il disturbo colpisce la rapidità e la correttezza della decodifica. La capacità di capire NON fa parte del disturbo. La discalculia, cioè, non impedisce l’efficienza del problem solving ma tocca la parte esecutiva cioè la parte di processamento numerico della matematica.

Aree che possono essere in difficoltà:


  • enumerazioni in avanti e indietro (soprattutto indietro: fa una serie di errori intorno alla decina)

  • difficoltà di immagazzinamento dei fatti aritmetici (es. fa fatica ad imparare le tabelline)

  • lettura e scrittura dei numeri

  • lentezza e scorrettezza del calcolo a mente (somma, sottrazione, ecc…anche usando numeri bassi)

  • algoritmo delle operazioni in colonna

E’ la lentezza che connota prevalentemente il disturbo oltre, naturalmente alla correttezza. I disturbi permangono nel tempo: evolve di più l’aspetto della correttezza, ma di pochissimo la lentezza.

Chi colpisce?

Gli studi scientifici sull’argomento hanno evidenziato che queste difficoltà colpiscono circa il 5% della popolazione italiana in età scolare (circa 1.500.000 bambini). A volte il dislessico é un bambino che ha avuto un Disturbo Specifico di Linguaggio in quanto la lettura e la scrittura ripropongono al bambino, ad un livello più alto, le difficoltà che ha avuto nel linguaggio. Spesso altri membri della famiglia hanno avuto o hanno lo stesso problema.



Come si manifesta?
I bambini dislessici non sono tutti uguali e i vari possibili sintomi non è detto si presentino contemporaneamente in ogni bambino. I sintomi più frequenti sono:

  • difficoltà a identificare i suoni che costituiscono una parola e le sequenze di suoni che costituiscono le sillabe e le parole

  • difficoltà a riconoscere le lettere e le sequenze di lettere che formano la parola scritta

  • difficoltà a sviluppare una lettura veloce e corretta con una comprensione puntuale di quanto viene letto

  • difficoltà ad acquisire l'ortografia

  • difficoltà ad esprimersi per scritto

  • difficoltà nella matematica: nello scrivere e leggere i numeri, nell'imparare le tabelline e le operazioni, nel comprendere e risolvere i problemi

  • difficoltà nell'organizzazione spazio-temporale: confusione tra alto/basso, tra destra/sinistra, tra ieri/oggi/domani, ecc.

  • problemi di attenzione e di concentrazione

L'aspetto che più colpisce è la discrepanza tra l'intelligenza che è buona e le prestazioni di lettura e di scrittura che sono inferiori alla classe frequentata ed alle aspettative di genitori ed insegnanti.
Come si riconosce la dislessia?
STILE DI APPRENDIMENTO

L’acquisizione delle abilità connesse alle prime fasi dello sviluppo è stata più lenta rispetto alla media (camminare, parlare, ecc.). La capacità di lettura e scrittura è significativamente inferiore alla vivacità intellettiva. E’ frequentemente rimproverato, accusato di agire in modo stupido o di essere pigro o sbadato, immaturo e di “non impegnarsi abbastanza”. Il quoziente di intelligenza è nella media o sopra la media, ma il rendimento scolastico è basso, specie nelle prove scritte. Si sente stupido, ha una bassa auto-stima, tende a nascondere le debolezze. Ha difficoltà a mantenere l’attenzione. Gli riesce difficile concentrarsi ed è molto vivace.  Va bene agli esami orali, ma ha scarsi risultati a quelli scritti.  Apprende rapidamente attraverso l’osservazione, la dimostrazione, la sperimentazione e gli aiuti visuali. E’ bravo a mettere in pratica idee astratte. 


ABILITA’ DI LETTURA, SCRITTURA E LINGUISTICHE

E’ molto lento nella lettura. Può avere una ragionevole rapidità di lettura, ma non comprende ciò che ha letto. Legge male ad alta voce. Nella lettura e nella scrittura mostra ripetizioni, trasposizioni, aggiunte, omissioni, sostituzioni o inversioni di lettere, parole e numeri. Si confonde con alcuni tipi di lettere, numeri o parole e tende ad invertirli. Tende a non ricordare le elencazioni (nomi, cose, numeri, ecc.) specie se in sequenza. Si confonde facilmente con le lunghe spiegazioni verbali, specie se in sequenza. Esprime le sue idee con difficoltà. Nella lettura e/o nella scrittura tende a ripetere sillabe, parole e addirittura intere frasi, talvolta legge o scrive parole al contrario, talvolta salta le parole. Dimentica la parte centrale della frase o ciò che ha appena finito di leggere. Ha difficoltà nel verbalizzare i suoi pensieri. Può pronunciare male parole lunghe o trasporre parole e frasi nel parlare.

Come si “sente” chi è in difficoltà
Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo di apprendimento e immaginiamone le esperienze e gli stati d’animo:

  • egli si trova a far parte di un contesto(la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte

  • osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati

  • sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti(“stai più attento!”;” Impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”…)

  • spesso non trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le lacune percettivo motorie possono non farlo “brillare” nello sport e non renderlo pienamente autonomo nella quotidianità

  • si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei

  • inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà

  • ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti né i genitori

  • ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari(ad esempio quello di fare il buffone di classe)

  • per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno ( “Non leggo perché non ne ho voglia!” ; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività)

talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.
Cosa fare?

La scuola può fare molto per l’individuazione precoce, poiché l’insorgenza della dislessia si manifesta proprio quando inizia l’apprendimento della lettura. Già nella scuola dell’infanzia ci sono segnali premonitori; però solo con la scuola primaria si può scoprire e diagnosticare. L'insegnante è in genere la prima persona ad accorgersi del problema; se si trova ad avere a che fare con un bambino intelligente, impegnato e che comincia improvvisamente a fare fatica con i normali impegni a scuola, a fare errori anche banali… deve sospettare che possa esserci un problema specifico e consigliare alla famiglia di rivolgersi a specialisti. E’ molto importante che sia fatta al più presto una valutazione diagnostica; è necessario rivolgersi ad uno specialista (neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista che operano nei Servizi di Neuropsichiatria Infantile e se necessario in centri specificamente deputati alla diagnosi dei disturbi del linguaggio e dell'apprendimento.) per avere una diagnosi che permetterà di capire finalmente che cosa sta succedendo ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino ("non impara perché non si impegna") e l'attribuire la causa a problemi psicologici, errori che determinano sofferenze, frustrazioni e talora disastri irreparabili. Quando la diagnosi è fatta si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti come la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento di compiti, l'uso della calcolatrice o del computer.

Cosa non fare?


Non colpevolizzare il bambino attribuendo la difficoltà a disimpegno e scarsa applicazione. Il bambino, oltre a non sentirsi adeguato, svilupperà una disistima che lo metterà in difficoltà con se stesso, con gli adulti e con i coetanei. La frustrazione che ne deriva può portarlo anche ad avere problemi comportamentali di vario tipo: dall'isolamento all'aggressività ad esempio.

Cosa deve fare l'insegnante a scuola?

Incoraggiare sempre il bambino:



  • concedergli attenzione e infondergli fiducia in se stesso e nelle sue capacità

  • concedergli più tempo per le attività scolastiche

  • non fissare degli obiettivi fuori dalla sua portata

  • mettere in risalto le cose che riesce a fare bene e le altre capacità che possiede

Cosa non deve fare l'insegnante?

  • non assegnare al bambino un carico di lavoro troppo oneroso dimenticando che il bambino dislessico impiega un tempo maggiore per svolgere i compiti

  • non metterlo in imbarazzo davanti alla classe definendolo lento, pigro o svogliato

  • non confrontare i suoi risultati con quelli dei compagni.

Cosa devono fare i genitori?

  • informarsi e richiedere una valutazione diagnostica appropriata

  • aiutare e seguire il bambino a casa

  • eventualmente cercare un aiuto per le attività scolastiche

  • usare sussidi e supporti didattici come cassette video, audio e cd rom


CONSIGLI PER AGEVOLARE L’APPRENDIMENTO NEI BAMBINI CON DISTURBO DELLA LETTO-SCRITTURA

  1. in caso di sospetta dislessia consigliare una consulenza specialistica tempestiva

  2. coordinarsi con gli operatori sanitari e la famiglia

  3. incoraggiare sempre il bambino

  4. non assegnargli carichi di lavoro troppo onerosi o fuori dalla sua portata

  5. privilegiare la valutazione degli apprendimenti in forma orale

  6. concedergli più tempo per rispondere, per leggere e per scrivere

  7. non penalizzare il bambino per gli errori di ortografia e rispettare i tempi esecutivi della scrittura

  8. permettere l’uso dello stampatello qualora mostri di preferirlo

  9. mettere in evidenza le altre capacità che possiede;

  10. concedergli molta attenzione e infondergli fiducia in se stesso e nelle sue capacità

  11. non metterlo in imbarazzo davanti alla classe, evitare definizioni come lento, pigro, svogliato

  12. non confrontare i suoi risultati con quelli dei compagni

  13. se necessario usare sussidi e supporti didattici come cassette video, audio e cd rom, utilizzare il pc per la scrittura, ecc.

  14. utilizzare di un programma di videoscrittura con correttore ortografico

  15. somministrare questionari, appunti, spiegazioni in forma scritta in modo da ridurre il carico cognitivo richiesto dalle operazioni grafomotorie, al fine di consentire la memorizzazione e l’apprendimento.

  16. quando vuole leggere autonomamente è consigliabile la lettura silente

  17. utilizzare strategie per favorire la comprensione del testo quali il metodo parola chiave.


Strumenti compensativi e dispensativi

In data 5 ottobre 2004 il MIUR, ad opera della Direzione Generale per lo Studente, ha inviato a tutte le Direzioni Scolastiche Regionali una circolare sugli strumenti compensativi e dispensativi che gli insegnanti devono utilizzare nel caso in cui si trovano di fronte ad un alunno con diagnosi di dislessia.

Tra gli strumenti compensativi essenziali vengono indicati:

- Tabella dei mesi, tabella dell’alfabeto, e dei vari caratteri.



  • Tavola pitagorica.

  • Tabella delle misure, tabella delle formule geometriche.

  • Calcolatrice.

  • Registratore.

  • Computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale.

Per gli strumenti dispensativi, valutando l’entità e il profilo della difficoltà, in ogni singolo caso, si ritiene essenziale tener conto dei seguenti punti:



  • Dispensa dalla lettura ad alta voce, scrittura veloce sotto dettatura, uso del vocabolario, studio mnemonico delle tabelline.

  • Dispensa, ove necessario, dallo studio della lingua straniera in forma scritta.

  • Programmazione di tempi più lunghi per prove scritte e per lo studio a casa.

  • Organizzazione di interrogazioni programmate.

  • Valutazione delle prove scritte e orali con modalità che tengano conto del contenuto e non della forma.

Ulteriori strumenti possono essere utilizzati durante il percorso scolastico, in base alle fasi di sviluppo dello studente ed ai risultati acquisiti.

Cosa dice la legge?


Il problema della tutela dei diritti di chi è dislessico è particolarmente complesso e aperto a diverse soluzioni. Attualmente non esiste una normativa specifica e l'Associazione Italiana Dislessia ha presentato una serie di proposte normative che regolino le richieste da parte della scuola nei confronti degli alunni dislessici, ne stabilisca i limiti e definisca le facilitazioni possibili. All'interno della legislazione attuale è comunque possibile fare riferimento ad alcuni articoli: Legge n. 517/77 art. 2 - scuola elementare: attività organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse; Legge n. 517/77 art. 7 - scuola media : attività scolastiche periodiche in sostituzione delle normali attività per un massimo di 160 ore all'inizio o alla fine dell'anno, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno indicato dal Consiglio d'Istituto e dai consigli di classe; Legge n. 59/97 art. 21: autonomia didattica finalizzata al diritto di apprendere; D.P.R n. 275/99: si riconoscono e valorizzano le diversità, si promuovono le potenzialità di ciascuno, si adottano tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo; si regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle discipline nel modo più adeguato ai ritmi di apprendimento, utilizzando forme di flessibilità come i percorsi individualizzati; iniziative di recupero e di sostegno; Legge n. 104/92 art. 13 -integrazione scolastica : l'integrazione scolastica si realizza anche attraverso la dotazione di attrezzature tecniche e sussidi didattici; Legge 104/92 - valutazione del rendimento e prove d'esame: l'Ordinanza Ministeriale che annualmente regola scrutini ed esami prevede condizioni particolari solo per alunni certificati ai sensi della Legge 104/92. Per la scuola secondaria superiore esiste la possibilità di effettuare corsi di recupero per gli alunni che ne hanno bisogno, ma gli insegnanti non sono obbligati a effettuarli, la scuola non è obbligata a organizzarli e gli studenti non sono obbligati a frequentarli. In caso di bocciatura, la scuola deve però dimostrare di aver progettato interventi di recupero.



I° Circolo Via Orchidee COMMISSIONE HANDICAP A.S. 2005/2006






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