Che cosa è normale? Niente



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01.06.2018
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Che cosa è normale?

  • Che cosa è normale? Niente.

  • Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico.


Che cosa è normale?

  • Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto. “I normali tra virgolette”. Oppure i “cosiddetti normali”. La normalità sottoposta ad analisi aggressive non meno che la diversità rivela incrinature, crepe, deficienze, ritardi funzionali, intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancor più temibile alla finestra.



Che cosa è normale

  • Si finisce così per rafforzarlo, come un virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo.

  • Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l’immagine della norma.

  • Giuseppe Pontiggia

  • da Nati due volte



Dal focus sullo stereotipo allo sguardo capace di incontrare l’altro nella sua complessità, nella rete di possibilità e limiti che gli è propria, per identificare piste utili a ideare e realizzare un itinerario significativo nella società aperta



Un cambiamento di prospettiva che permette di:

  • Elaborare percorsi individualizzati e integrati, favorendo l’espressione delle potenzialità, delle inclinazioni e dei desideri delle persone

  • Proporre alle famiglie esperienze di vicinanza, sostegno ed accompagnamento indispensabili in un cammino non sempre agevole



Un cambiamento di prospettiva che:

  • Permette di reperire ed attivare le risorse specialistiche necessarie per costruire in modo condiviso un progetto di vita più ampio di cui l’itinerario formativo fa parte

  • Orienta a ricercare sul territorio i numerosi contesti di crescita ed integrazione che devono affiancarsi alla famiglia nel processo



Nuove forme di integrazione

  • Un pensiero progettuale caldo che comporta la mescolanza di pensieri e sentimenti, che ha a che fare con l’immaginare, l’esprimere, il desiderare, il volere.

  • Un pensiero progettuale freddo che attiene alla costruzione di un piano di azione che costringe a fare i conti con i desideri e i livelli di fattibilità, che poggia su una realistica valutazione delle opportunità offerte dall’ambiente.



Nuove forme di integrazione

  • In un sottile equilibrio tra l’incontro con il limite (in direzione dell’integrazione) e il diritto a spazi di rispetto (in direzione di ambiti più separati e protetti)

  • Lavorando a un progetto che sappia frequentare il limite tra dato di realtà e futuro, tra accettazione e utopia



Paesaggi di integrazione

  • Gli attori del processo sono attraversati da forze di segno opposto centripete (tendenza alla chiusura e all’iperprotezione) e centrifughe ( traguardi di normalizzazione o di allontanamento dai compiti di cura)

  • Il continuo intrecciarsi delle due dimensioni può portare nel tempo a costruire una rappresentazione condivisa e significativa dei percorsi e costituisce una delle più efficaci strategie evolutive ed adattive



Paesaggi di integrazione

  • Lavorando lungo i due assi è possibile costruire un quadro descrittivo più completo che includa tanto i percorsi educativi, didattici, terapeutici e riabilitativi quanto un ancoraggio esistenziale e sociale forte che passa attraverso l’inclusione e la partecipazione attiva e significativa alla vita della comunità.



Paesaggi di integrazione

  • Le difficoltà emergono con prepotenza quando il soggetto di tale percorso e di tale progetto ha una presenza un po’ sfumata, un po’ distante, è una persona con scarso potere negoziale e poco governo sulla propria vita, percepita più come oggetto dei molti possibili interventi che come soggetto in età evolutiva e cittadino.



Paesaggi di integrazione

  • Per contribuire alla costruzione di una identità che possa aspirare a orientarsi verso una capacità di governo della propria vita, un futuro possibile che abbia come sfondo l’adultità e la cittadinanza si rende necessaria la creazione di una rete di sostegni che condivida un serie di presupposti di base.



Presupposti condivisi

  • L’autonomia e la centralità della persona e della sua famiglia

  • L’unità e l’unicità della persona

  • La condivisione di valori e strategie

  • L’adozione di procedure di lavoro congiunte

  • Una prospettiva coerentemente coevolutiva e partecipata



Presupposti condivisi

  • La costruzione nel tempo di significati condivisi per i temi centrali, per i nodi concettuali e operativi attraverso i quali si strutturerà il progetto e si svilupperà il percorso di vita

  • Un quadro descrittivo completo delle risorse e delle opportunità, alla ricerca di una vita di qualità in famiglia, in percorsi integrati nell’ambiente meno restrittivo, con un saldo ancoraggio al territorio e alla partecipazione attiva alla vita sociale



La rete dei sostegni

  • Una rete di sostegni che vada strutturandosi in modo dialogico e partecipato come servizio alla persona, a partire da un orizzonte allargato e plurale che includa: famiglia, scuola, servizi, le risorse formali e informali del territorio, lo sviluppo di modelli di formazione integrati e la documentazione delle buone prassi



Ritratti non immaginari

  • Un protocollo sulla continuità e la qualità della comunicazione così da poter costruire nel tempo una rappresentazione condivisa, una sorta di ritratto non immaginario che possa mettere a disposizione di tutti gli attori del processo un buono sfondo per integrare.



Le difficoltà e le risorse per l’integrazione

  • . La complessità del processo di integrazione porta ad atteggiamenti contrastanti:

  • . da un lato una superficiale omologazione o banalizzazione delle difficoltà

  • . dall’altro la tentazione di considerare auspicabile un ritorno a forme di educazione speciale e separata, nel tentativo di rispondere agli specifici bisogni individuali  



Le difficoltà e le risorse

  • Le esperienze di inserimento e integrazione realizzate, raccolte e documentate negli ultimi 30

  • L’attività dell’osservatorio scolastico nazionale

  • Le collaborazioni interistituzionali tra scuola, servizi ed enti locali



L’esperienza scolastica, un possibile sfondo integratore

  • La partecipazione attiva e significativa a processi di insegnamento-apprendimento condivisi

  • La fruizione di ambienti di apprendimento modificanti

  • La ricchezza esperienziale insita in un ambiente variegato, ricco di stimoli e delle differenze indispensabili per crescere



Alcuni nodi problematici

  • La complessità e la frammentazione degli strumenti, una loro interpretazione prevalentemente burocratica

  • La difficoltà di reperire linguaggi comuni tra clinica, educazione e formazione

  • L’orientamento a focalizzare i progetti sul cosa fare e con quale obiettivo più che su come farlo



Alcuni nodi problematici

  • La problematicità nel ricostruire le storie degli studenti e nel reperire la documentazione dei percorsi

  • Gli ostacoli che si frappongono alla costruzione di un dialogo significativo e alla collaborazione tra scuola, famiglia e servizi

  • Il fraintendimento di base sul ruolo, le competenze e le funzioni del team docente, incluso l’insegnante specializzato per il sostegno all’integrazione



Fin da quando, negli anni 1898-1900, mi dedicai all’istruzione dei fanciulli deficienti, credetti d’intuire che quei metodi non erano soltanto un tentativo per aiutare gli idioti, ma contenevano principi di educazione più razionale di quelli in uso: tanto che perfino una mentalità inferiore poteva divenire suscettibile di sviluppo. Questa intuizione divenne la mia idea dopo che ebbi abbandonato la scuola dei deficienti e a poco a poco acquistai il convincimento che metodi consimili applicati ai fanciulli normali avrebbero sviluppato la loro personalità in un modo sorprendente.”



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