Circolare n. 51/E r direzione Centrale Normativa



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CIRCOLARE N. 51/E

R


Direzione Centrale Normativa

______________

Settore Fiscalità Internazionale e Agevolazioni Ufficio Fiscalità Internazionale – Imposte Dirette
oma, 6 ottobre 2010












Alle Direzioni regionali e provinciali
Agli Uffici locali




e, p.c.

Al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze





Alle Direzioni centrali dell’Agenzia





Agli Uffici centrali di staff dell’Agenzia





Al Comando Generale della Guardia di Finanza


Prot. n. 2010/131132

OGGETTO: Disciplina relativa alle controlled foreign companies (CFC) - Dividendi provenienti e costi sostenuti con Stati o territori a fiscalità privilegiata - Chiarimenti
INDICE

1. PREMESSA 2

2. LA DISCIPLINA CFC 4

3. PRIMA ESIMENTE 9

4. SECONDA ESIMENTE 16

5. STATI O TERRITORI INCLUSI NELLA “WHITE LIST” DI CUI ALL’ARTICOLO 168-BIS DEL TUIR: ESTENSIONE DELLA CFC RULE 20

6. MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA DI INTERPELLO 37

7. ENTRATA IN VIGORE DELLA “NUOVA” DISCIPLINA CFC 43

8. LA DISCIPLINA DEI DIVIDENDI PROVENIENTI DA STATI O TERRITORI BLACK LIST 44

8.2. Decorrenza della modifica normativa di cui all’articolo 36 del D.L. n. 223/2006 49

8.3. Coordinamento della disciplina di cui agli articoli 167 e 168 del Tuir con altre norme relative a società black list 51

9. DISCIPLINA RELATIVA AI COSTI DA BLACK LIST 53

9.1 Ambito soggettivo 54



1.PREMESSA


Nell’ambito della strategia di contrasto agli arbitraggi fiscali internazionali, l’articolo 13 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito (con modificazioni) con legge 3 agosto 2009, n. 102, ha apportato importanti modifiche alla normativa CFC (Controlled Foreign Companies), di cui all’articolo 167 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito “Tuir”).

A tal fine, l’attenzione del legislatore si è concentrata sulle operazioni infragruppo poste in essere tra imprese residenti e proprie partecipate, situate in Paesi o territori a bassa fiscalità, le quali possono determinare la “distrazione” dell’utile dall’Italia verso regimi fiscali esteri più favorevoli, che spesso non consentono un effettivo e adeguato scambio di informazioni.

Ne è seguita una modifica della disciplina CFC che - in un’ottica spiccatamente antielusiva - è volta a garantire “l’effettività sostanziale” della società o ente non residente controllato. Ciò a tutela e vantaggio non solo delle ragioni erariali, ma anche di quei contribuenti residenti che, per effettive ragioni commerciali, geografico - logistiche o strategiche, investono in Stati o territori con regimi fiscali più favorevoli.

Coerentemente con tali finalità:



  1. è stata sostituita la lettera a) del comma 5 dell’articolo 167 del Tuir con una previsione volta ad affermare che, per la disapplicazione della disciplina antielusiva in commento, è necessario dimostrare che il soggetto estero partecipato svolge un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, “nel mercato dello Stato o territorio di insediamento”;

  2. è stato introdotto nell’articolo da ultimo menzionato un nuovo comma 5-bis, che esclude l’ordinaria applicazione dell’esimente di cui alla citata lett. a), qualora i proventi della società estera partecipata siano costituiti per oltre il 50 per cento da passive income o derivino dalla prestazione di servizi infragruppo.

Inoltre, in adesione all’invito formulato dalla Commissione Europea agli Stati membri di “rivedere le loro norme antielusione” (COM (2007)785def del 10 dicembre 2007) con riferimento a soggetti che si avvalgono in altri Stati di costruzioni di puro artificio, sono stati introdotti nell’articolo 167 del Tuir i nuovi commi 8-bis e 8-ter che, tuttavia, non si applicano alle società estere collegate di cui all’articolo 168 del Tuir.

In particolare, il comma 8-bis estende la disciplina CFC anche ai soggetti controllati residenti in Stati o territori compresi nell’emanando decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui all’articolo 168-bis del Tuir (c.d. white list).

L’estensione opera a condizione che la controllata estera benefici di una tassazione particolarmente privilegiata (nella specie inferiore di oltre la metà rispetto a quella cui sarebbe stata soggetta qualora residente in Italia) e sempre che abbia conseguito in prevalenza passive income o proventi derivanti dalla prestazione di servizi infragruppo. In altri termini, con l’introduzione della disposizione in commento, si estende l’applicazione della normativa CFC a tutti gli insediamenti esteri che siano espressione di fenomeni elusivi indipendentemente dal territorio di insediamento.

Al verificarsi delle predette condizioni, il nuovo comma 8-ter assicura comunque al socio controllante residente la possibilità di dimostrare, mediante la procedura di interpello di cui all’articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, che la propria controllata estera non rappresenta “una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale”.

Con la presente circolare, si intende fornire un quadro aggiornato della disciplina in materia di CFC, con particolare riguardo alle modifiche da ultimo introdotte dall’articolo 13 del d.l. n. 78 del 2009, con ciò significando che devono ritenersi superati i precedenti chiarimenti forniti in materia qualora in contrasto o non compatibili con le presenti istruzioni.

L’esame verterà, inoltre, su alcune tematiche collegate all’argomento in commento, quali l’imposizione degli utili da partecipazione provenienti da Stati o territori a fiscalità privilegiata e la deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi di reddito derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate nei predetti Stati o territori.






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