Civilisation italienne Introduzione


La lotta economica per rimanere nel circuito europeo



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1.1 La lotta economica per rimanere nel circuito europeo

Entrare nella moneta unica fu la grande lotta economica dell’Italia negli anni Novanta. In effetti, durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una politica fiscale stretta per fare fronte alle richieste dell’Unione Economica e Monetaria dell’Unione europea. Il governo Amato fece la scelta chiave nel 1992 : decise di aderire al progetto di moneta unica europea partendo da una valutazione realistica della moneta italiana : ci fu una svalutazione del 22%. I successivi governi di Ciampi e di Dini, entrambi per anni ai vertici della banca d’Italia, proseguirono il movimento. Poi Prodi nel 1996 puntò tutto sul risanamento del bilancio e l’ingresso nell’area dell’euro. Nel 1999, l'Italia vinceva la sua sfida ed entrava nella moneta unica, sostituendo la lira a partire dal 2002 (1 euro = 1936,27 lire).


1.2 I modi impiegati per risanare i conti

· L’aumento delle tasse. Il governo Prodi impose tasse altissime per risanare il deficit. Furono anni durissimi per gli italiani, ma essi non si lamentarono. In effetti, erano consapevoli che fuori della moneta unica il sistema economico italiano sarebbe crollato.

· Le privatizzazioni e il licenziamento dei funzionari. I rigidi vincoli di bilancio imposti dal processo di unificazione europea hanno spinto i governi italiani a operare una drastica operazione di dismissioni delle aziende a partecipazione statale. Le privatizzazioni sono decollate nella seconda metà degli anni Novanta e l’Italia è stata uno dei paesi europei ad aver effettuato il maggior volume di dismissioni. Tra il 1993 e il 1999 le privatizzazioni hanno portato nelle casse dello Stato l’equivalente dell’8% del PIL di quel periodo, contribuendo in maniera importante alla diminuzione del debito pubblico. Esempio : la percentuale delle attività bancarie in mano allo Stato è passata dal 75% al 20% tra 1990 e il 2000.
1.3 L’ideologia del rigore

Ha giocato un ruolo importante nelle politiche economiche degli anni Novanta e Duemila il successo dell’ortodossia liberista. Lo smantellamento del complesso delle aziende a partecipazione statale ha significato il tramonto dell’importante fenomeno dell’« economia mista » italiana, che negli anni del « miracolo economico » (anni Cinquanta e Sessanta) aveva destato interesse in tutto il mondo. L’uomo dei risanamenti è l’ex-Presidente del Consiglio Romano Prodi, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, un uomo della Banca d’Italia e un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea. Notate che negli ultimi dieci anni sono governi di centro-sinistra che hanno attuato una politica di rigore finanziario, mentre il centro-destra – berlusconiano e populista – è poco attento agli equilibri del bilancio pubblico.


2 Dei mutamenti difficili

2.1 L’euroscetticismo, ovvero le conseguenze nefaste del rigore nelle

coscienze

Il prezzo pagato per entrare nell’area della moneta unica è stato decisamente alto con il risanamento forzato dei conti pubblici, ha determinato un forte calo del reddito, degli investimenti e dell’occupazione. Il governo Berlusconi in carica dal 2001 al 2006 e di nuovo, dall’aprile 2008, ha spesso insistito sugli effetti negativi dell’euro per l’economia italiana, proponendo con la “Lega Nord” un’uscita dall’area della moneta unica. Raccogliendo i malumori dei piccoli imprenditori esposti alla concorrenza straniera e quelli della popolazione colpita dal forte aumento dei prezzi e dell’aumento delle tasse. Il numero degli « euroscettici » è andato aumentando nel paese. Inoltre, Silvio Berlusconi, noto populista, non ha rispettato il Patto che impone di mantenere il rapporto deficit/PIL sotto il 3% e ha sospeso la politica di risanamento dei conti pubblici.


2.2 Le conseguenze economiche della crisi

Dobbiamo anche accennare a due conseguenze nefaste del rigore e del disimpegno dello Stato, che frenano lo spirito competitivo ed innovativo delle attività economiche italiane :

· Le privatizzazioni che, a breve termine, avevano portato denari nelle casse dello Stato, hanno determinato, a lungo termine, il calo delle ricette dello stato. Inoltre, hanno causato l’aumento delle rendite per le aziende con il trasferimento dallo Stato ai privati di settori monopolistici o semimonopolistici (telecomunicazioni, energia, trasporti) che garantiscono ai nuovi proprietari ricche rendite. Il che non è un incentivo per intraprendere e proseguire attività produttive e spinge le grandi famiglie a ritirasi dalla produzione industriale. Esempi : * “Benetton” (abbigliamento) si è rifugiata nel settore dei trasporti, acquisendo “Società Autostradale” che le assicura l’incasso dei pedaggi.

* “Pirelli” (pneumatici) ha fatto lo stesso con la telefonia fissa e mobile (“Telecom Italia”).

· Si è assistito, con la crescita degli investimenti finanziari speculativi, ad un processo di « finanziarizzazione » dell’economia e di diminuzione degli investimenti nell’« economia reale ». Esempi : i pericoli di questi investimenti sono saltati fuori con il crack della “Cirio” (azienda di conserve alimentare) e quello della “Parmalat” (azienda alimentare, del latte, yogurt, ecc) il cui gigantesco debito di 14,5 miliardi di euro era occultato da complesse transazioni finanziarie.
3 Delle difficoltà reali e strutturali

Sarebbe però sbagliato ricercare negli sforzi di stabilizzazione finanziaria e nella moneta unica i motivi profondi delle difficoltà italiane, che risiedono piuttosto nei problemi strutturali dell’economia nazionale. Negli ultimi anni l’Italia ha, infatti, sofferto dell’indebolimento della base produttiva del paese, dell’aumento della distanza economicosociale tra Nord e Sud, e di altre difficoltà strutturali.

· L’arretramento progressivo delle attività produttive italiane. Si deve notare il ritiro alla fine degli anni Novanta dell’economia italiana dai settori industriali di punta, alto livello tecnologico – industria chimica, elettronica, industria automobilistica –, che sono poi quelli più dinamici. Esempi : la fine dell’“Olivetti”, l’abbandono del settore chimico da parte di “Montedison” e dell’“ENI”, la grave crisi (forse superata) della “FIAT”.

· Le disparità Nord-Sud : forte sviluppo industriale e preponderanza di aziende private a Nord, tassi di disoccupazione più alti con punte del 20% e sviluppo molto minore a Sud dove l'agricoltura ha un peso maggiore, e l'industria è spesso statale.

· Il proseguimento della specializzazione produttiva nei settori tradizionali, di alta qualità, a basso contenuto tecnologico e di manodopera qualificata (il tessile, l’abbigliamento, la moda, l’alimentare, la manifattura leggera) in cui dominano le piccole e le medie imprese, e che sono tipici del « Made in Italy ». Sono questi settori che soffrono maggiormente la durissima concorrenza dei paesi emergenti a basso costo del lavoro.

· Il « nanismo » delle imprese italiane : le microimprese continuano a rappresentare il tratto distintivo della struttura economica italiana. Nel 99% dei casi, le imprese italiane hanno meno di 50 addetti. Nell’industria manifatturiera il numero medio degli addetti si ferma a 15, circa un terzo (1/3) della media degli altri paesi europei. Il « nanismo » rappresenta un serio limite per l’economia nazionale. Poiché queste piccole unità produttive oggi dimostrano di non riuscire ad integrare le nuove

tecnologie, di essere meno innovative in campo finanziario e manageriale, e quindi meno competitive sui mercati internazionali. Da notare : un costo del lavoro fra i più bassi d’Europa, ed un livello dei salari superiore solo a quello del Portogallo in termini.

· il calo del turismo : il Paese ha perso da molti anni il primato di visitatori stranieri all'anno. L'Italia con 37.100.000 turisti nell’2004 è adesso al quinto posto nel mondo dopo la Cina (41.800.000 turisti), gli USA (46.100.000), la Spagna (53.600.000) e la Francia (75.100.000).

· la dipendenza energetica : la maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di ricchi giacimenti di materie prime.

· L’esistenza di un debito pubblico superiore al valore del reddito nazionale (107% sul PIL nel 2006), nonostante le politiche di rigore, rappresenta un problema strutturale gravissimo non ancora risolto, una spada di Damocle sul futuro economico dell’Italia.


il PIL : il Prodotto Interno Lordo (il valore complessivo dei beni e servizi prodotti in un anno in un paese).

il pizzo : racket, argent exigé par les racketteurs

il tramonto : le coucher d’un astre, le déclin

la “Lega Nord” : la Ligue du Nord (parti séparatiste de Umberto Bossi)

il disimpegno dello Stato, : le désengagement de l’État



un incentivo : une incitation, un encouragement

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