Classe terza beta 2000-2001 S



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Circolo Bateson Seminario 1-2 giugno 2002

Marcello Sala

“hai mai visto un rinoceronte trasformato in un pappagallo?”

il tempo dell’evoluzione





Alcune premesse teoriche fanno da sfondo alla conversazione che intendo presentare: interessano in quanto radicate nella cultura e quindi sono premesse del pensiero comune.

Per la fisica classica: il tempo è una coordinata di riferimento assoluto, come una linea su cui si collocano gli eventi della realtà, nei due versi del passato (possiamo ricostruire) e del futuro (possiamo prevedere).

Per Kant la realtà, non direttamente conoscibile, si fa presente alla coscienza attraverso i sensi. Le sensazioni si presentano inevitabilmente una dopo l’altra: il tempo è una forma a-priori entro la quale l’intuizione comprende le sensazioni. È l’intelletto che costruisce non la realtà ma l’ordine cognitivo della realtà. Questa idea teorizza il tempo dal punto di vista del soggetto (non nel senso psico-autobiografico) là dove la fisica si occupava dell’oggetto tempo.

Con la termodinamica (siamo nella seconda metà dell’ ‘800) si evidenzia come una parte importante della realtà fenomenica (accessibile quotidiana) ha le caratteristiche dell’irreversibilità (i fenomeni si possono succedere spontaneamente, in modo naturale, in un unico verso della linea del tempo, quello determinato dall’aumento di entropia): è l’idea che la natura, per sua natura, ha una storia (poi, nel 1922, verrà il big bang).

Per Einstein il tempo non è assoluto ma relativo all’osservatore e al suo movimento. Ma questa idea, che squassa le premesse della scienza classica, non entra nel senso comune perché si diventa esperienza solo in condizioni inaccessibili.

Per il II principio la direzione spontanea dei fenomeni naturali è verso l’aumento di entropia (perdita di ordine); ma allora com’è che il mondo vivente invece è caratterizzato da un aumento di organizzazione? Prigogine sostiene che, in quello che Bateson chiamerebbe il Pleroma dei fisici classici, dominano le situazioni di equilibrio, situazioni di minima energia e massima entropia verso alle quali si dirigono, o attorno alle quali oscillano, i sistemi come palline verso una buca; sono situazioni di reversibilità. Ma esistono anche sistemi caratterizzati invece da situazioni lontane dall’equilibrio, in cui un consumo continuo di energia dall’ambiente consente la creazione spontanea di zone a bassa entropia, di strutture ordinate. Questo aspetto le accomuna alla Creatura (la vita). La comparsa di strutture ordinate è determinata dalla contingenza nel senso che lontano dall’equilibrio, in condizioni di instabilità basta una piccola variazione di condizioni perché un sistema evolva in direzioni divergenti (punti di biforcazione). In questo senso il tempo è la dimensione e la direzione della storia di questo universo.


Su questo sfondo culturale si colloca questa conversazione registrata a scuola. Sono bambini di terza elementare, che quindi non hanno ancora del tutto assimilato le forme standard di pensiero e di linguaggio della cultura in cui pure sono immersi e in cui sviluppano la loro conoscenza del mondo. Per questa collocazione di confine è interessante ascoltarli.


  1. Maestra 1 - è da un po’ di tempo che parliamo di evoluzione, ma io mi domando come avviene questa evoluzione, da cosa dipende? se uno lo dovesse raccontare: che cosa succede e perché?

  2. Marco - L’evoluzione è così: una specie diventa un’altra e lo fa per farla più evoluta.

  3. Nicolò - Secondo me la Terra è stata creata per far vivere gli uomini e far diventare tante cose più adeguate.

  4. Maestra - Marco ha detto “specie più evoluta”, ha usato il termine “specie”, ma che cos’è la specie?

  5. Marco - Sono gruppi di animali oppure di uomini.

  6. Nicolò - … di uomini di tanti tanti anni fa.

  7. Maestra - Allora noi di oggi non siamo una specie?

  8. Marco - Sì, ma diversi.

  9. Akira - Noi siamo una specie evoluta, una specie umana, come ha detto Marco… se non si era evoluta la Terra, non c’eravamo noi: da quand’era incandescente si è dovuta evolvere e siamo arrivati noi.

  10. Giulia M - Sono d’accordo, perché se non c’era la Terra non ci potevano essere gli animali, nessuno.

  11. Nicolò - E poi, se la Terra non si raffreddava, come facevamo a stare nel fuoco.

  12. Filippo - Io però non sono tanto d’accordo con gli altri, perché noi siamo la specie più evoluta adesso, ma può darsi che ci evolviamo di nuovo e diventiamo ancora più evoluti.

  13. Akira - Infatti lo so, ma io ho detto…

  14. Nicolò - Certo, perché quando tu sei piccolo diventi grande.

  15. Maestra - Io non ho capito bene, ma mi sembra che Nicolò e Marco dicano cose diverse.

  16. Leo - Io non sono d’accordo con Nicolò: la Terra forse si è freddata per un caso.

  17. Maestra - Tu dici che nell’evoluzione c’entra il caso?

  18. Leonardo - Può darsi che ci evolviamo ancora, in certi casi ci evolviamo.

  19. Akira - Io sono d’accordo con Leo: è un caso; poteva raffreddarsi in altri modi, quando c’è stato il terremoto che ha fatto raffreddare tutto era un evento, cioè per caso.

  20. Maestra - Akira sta ridicendo con altre parole quello che ha detto Leo: che dei cambiamenti avvengono in conseguenza di eventi casuali.

  21. Nicolò - Io sono d’accordo, perché le cose cambiano e anche noi cambiamo: quando tu eri piccolo eri diverso.

  22. Filippo - Non è per caso, perché la sfera incandescente era di fuoco, allora lo spazio è freddo e la sfera ci sta dentro e si doveva raffreddare per forza.

  23. Nicolò - Infatti se no come facciamo noi a vivere?

  24. Chiara - Nicolò ha detto da piccolo ti evolvi in grande, ma non è che proprio subito da 2 anni vai a 4: prima ci vuole un po’ di tempo.

  25. Leo - Potevamo evolverci in una maniera tale che potevamo vivere nel fuoco.

  26. Marco - Però crescere è un’altra cosa di evolversi, perché crescere è quando cresce una persona e diventa grande, invece quando ti evolvi diventi sempre altre cose e non finisce mai.

  27. Filippo - Sono d’accordo con Marco, se sei piccolo non è che ti evolvi, ma cresci, se ti evolvi uno prima è uomo e poi diventa - che ne so?-… scheletro

  28. Maestra - Ma lui, la stessa persona o la sua specie?

  29. Nicolò - La sua specie.

  30. Maestra - Allora io non ci capisco più niente.

  31. Leonardo - Filippo ha ragione: da bambino diventi adulto e cresci, quando ti evolvi cambi specie, cambia la specie degli uomini, come l’australopiteco e poi il sapiens, la specie uomo.

  32. Marco - Beh, pure gli animali!

  33. Leonardo – Certo: da meno intelligenti a più intelligenti.

  34. Akira - Io non sono d’accordo con Nicolò; lui ha detto “da quando sei nato a quando sei grande”: quella non è un’evoluzione, quella è una crescita. Evoluzione e crescita sono due cose diverse, perché crescita stai nella stessa specie, invece evoluzione da una cosa diventi un’altra: l’australopiteco è diventato l’habilis.

  35. Marco – No: l’australopiteco e l’habilis vivevano contemporaneamente; forse l’habilis e l’erectus.

  36. Nicolò - E no! Allora è uguale crescere ed evolversi: l’uomo australopiteco si è evoluto nel Cromagnon, non è cambiato.

  37. Marco - Come non è cambiato? è cambiato moltissimo.

  38. Nicolò - è cambiato…

  39. Marco - Tu hai detto “non è cambiato”!

  40. Nicolò - Allora quando tu cresci resti sempre lì? Devi cambiare!

  41. Ilaria - Io sono d’accordo con Chiara, perché se tu hai 2 anni, mica puoi arrivare subito a 4.

  42. Nicolò - E infatti, come l’australopiteco e il Cromagnon, c’è voluto del tempo.

  43. Tutti - Milioni di anni!

  44. Ilaria – Tu, se cresci, non ci metti tanto.

  45. Akira [a Nicolò] - Tu pensi che da un anno per diventare qualsiasi anno è un’evoluzione, ma è una crescita.

  46. Giulia M - No, l’evoluzione è, per esempio, da quando stai dentro l’acqua a quando esci fuori.

  47. Filippo - Per esempio dal Cromagnon a noi.

  48. Nicolò - Allora quando tu cresci resti sempre così? Non ti crescono un po’ i capelli, resti sempre così?

  49. Ilaria - Ma quello non c’entra niente!

  50. Akira - sì, ma tu stai dicendo che è l’evoluzione quella!

  51. Filippo - Io non sono d’accordo con Nicolò: se sei più piccolo e dopo cambi, sei sempre la specie umana, quindi non ti evolvi.

  52. Leonardo - Eh!

  53. Alessandra - Nicolò ha detto che uno cresce e gli crescono i capelli e cambia un po’, però rimane sempre la stessa persona; invece nell’evoluzione diventa un’altra persona, non è sempre… non ha lo stesso nome, cambia, con l’evoluzione non è la stessa persona.

  54. Marco - Crescita ed evoluzione sono due cose diverse, se no perché hanno inventato due parole, se fossero la stessa cosa; e poi quando cresci, va beh, diventi più alto - che ne so?- però il nome non lo cambi e dopo muori ed è una cosa tua, invece l’evoluzione riguarda tutti gli esseri viventi.

  55. Leonardo - Io nemmeno sono d’accordo con Nicolò: per esempio, l’evoluzione dall’australopiteco all’habilis…

  56. Maestra - L’evoluzione è anche da quel roditore a noi, dipende da quanto tempo passa.

  57. Filippo - L’australopiteco e l’habilis ci stavano tutti e due, l’australopiteco si è estinto.

  58. Marco - E dopo resta l’habilis che diventa erectus.

  59. Maestra - Ma sono sempre ominidi… scusa Leonardo, ti ho interrotto e ora non capisco che volevi dire.

  60. Leonardo - La crescita… l’evoluzione non è che da piccoli diventiamo grandi: è un’evoluzione, non una crescita.

  61. Akira - è vero, maestra, non è un’evoluzione: non è che a un anno ti chiami Andrea e a 4 anni Francesco, a 6…

  62. Maestra - Voleva finire Leonardo.

  63. Leonardo - Se da piccolo diventi grande è una crescita, cambia solo la crescita, però parliamo uguale, abbiamo il naso uguale.

  64. Marco - E no: il naso non ce l’abbiamo uguale!

  65. Leonardo – Sì - va beh - simile:

  66. Marco - E no: guarda il tuo e quello della maestra!

  67. Leonardo - E che c’entra?
  68. risate generali


  69. Maestra - Zitti!

  70. Meggie - Sono d’accordo con Leonardo: se hanno tutti il naso uguale, poi dice una bugia e diventa come Pinocchio.

  71. Chiara - Anch’io sono d’accordo con Alessandra, perché, per esempio, tu nasci, ad un certo punto arrivi ad un anno e ti chiami Alessandra, e poi mica a 6 anni hai un altro nome, a 7 un altro.

  72. Giulia M - Non cambi mai.

  73. Valentina - Io sono d’accordo con Leonardo, perché la crescita mica è uguale all’evoluzione, l’evoluzione è quando sei… la crescita mica è uguale all’evoluzione.

  74. Nicolò - Io lo so il perché.

  75. Maestra – Oh: sentiamo un po’!

  76. Nicolò - Perché l’evoluzione è più lunga della crescita.

  77. Marco - Era ora che capivi!

  78. Nicolò - Perché la crescita: tu sei piccolo e dopo vecchio, invece l’evoluzione: dall’australopiteco al Cromagnon.
  79. confusione, tutti parlano


  80. Maestra - Aspetta, rispetta il turno!

  81. Filippo - Nicolò aveva detto che la crescita è uguale all’evoluzione, ma se cresci cambi un pochino, ma non tanto, invece se ti evolvi cambi del tutto, come l’homo habilis: poi si è estinto ed è rimasto un altro.

  82. Leonardo - Cambi pure voce.

  83. Nicolò - Ma un rinoceronte non si può evolvere in un pappagallo!

  84. Akira - Si può, si può, però…

  85. Nicolò - Tu hai mai visto un rinoceronte trasformato in un pappagallo?

  86. Marco - Ma l’evoluzione dura un pochetto: come fai a vederlo subito, Coccolò?

  87. Maestra - Io sono d’accordo con Nicolò perché il pappagallo esiste e il rinoceronte esiste e uno non si può evolvere in un altro che già esiste.

  88. Marco – No: ti evolvi in una cosa che non esiste ancora.

[…]

  1. Valentina – Maestra, però la crescita mica è uguale all’evoluzione, perché la crescita tu cresci e basta, invece l’evoluzione è una cosa che fluisce in un’altra.

  2. Nicolò - … e dura tantissimo.

  3. Marco - Ma poi Nicolò ha detto “hai mai visto un rinoceronte che si evolve in un pappagallo?”, e no: non lo vedi; primo: non esiste, perché un animale che esiste non si può evolvere in un altro che esiste; e anche se esistesse non la puoi vedere, perché dura più di un milione di anni.

  4. Nicolò - Infatti io che ho detto?! io ho detto che non si poteva evolvere.

  5. Filippo - Io non sono d’accordo con Nicolò.

  6. Maestra - Mica ce la dobbiamo prendere con Nicolò: stiamo discutendo da scienziati e ognuno dice quello che pensa; tra l’altro Nicolò si è convinto durante il discorso di una cosa che prima non pensava.

  7. Filippo - Nicolò ha detto che il rinoceronte si evolve in pappagallo, ma in verità erano gli pterosauri che si sono evoluti in uccelli.

  8. Maestra - E sì, ma come?

  9. Celeste - Dal passare del tempo.

  10. Maestra - Sì, ma in tanti anni che succede, com’è che da quel roditore in milioni e milioni di anni si sono evoluti così tanti tipi di mammiferi e pure noi?

  11. Valentina - Dall’australopiteco non puoi arrivare subito al Cromagnon, perché ci vogliono tanti anni.

  12. Nicolò - Milioni!

  13. Giulia B - E va beh: un sacco di tempo.

  14. Nicolò - No, gli anni non sono come i milioni.
  15. caciara generalizzata


  16. Maestra – Ehi: non stiamo mica allo stadio!

  17. Akira - Non è che l’australopiteco fa un anno di vita e poi si evolve: devono passare un po’ di anni, se no non ha senso, e poi morire subito ed evolversi.

  18. Maestra - Questo non l’avevo ancora sentito.

  19. Marco – Sì: la stessa cosa dei dinosauri.

  20. Akira - Non è che c’è una specie di uomo e poi è finita la vita dell’uomo: per adesso dal primo essere vivente c’è stata la vita fino a qui, adesso possiamo diventare - che ne so?- elettronici, robot… però quello ancora non è successo; allora per evolversi tocca aspettare del tempo.

  21. Maestra - Ma deve morire il padre e si evolve il figlio, anche se non se ne accorge, o l’evoluzione si vede dentro la stessa persona?

  22. Nicolò - Dentro la stessa persona.

  23. Akira - Per esempio c’è una partita di calcio e c’è un giocatore fino al cambio e così la cosa: muore quello e viene un altro.

  24. Nicolò – Seh: mica muore!

  25. Akira - Muore, muore.

  26. Marco – Sì: come i dinosauri.

  27. Leo – Io sono d’accordo con Akira, perché c’è un uomo che stava evolvendosi e muore, e stava già un po’ evolvendosi e il figlio è già un po’ di più evoluto.

  28. Akira - Un giorno moriremo noi e nascerà un’altra cosa.

  29. Celeste - Può nascere una pianta.

  30. Tutti – No!

  31. Giulia M - Ci vuole molto, molto tempo.

  32. Akira - Le piante sono una cosa un po’ diversa.

  33. Francesco - Come dice Marco, la crescita è che cresci, evoluzione è che cambi di persona, muore uno e quello che rinasce è un po’ diverso.

[…]

Nel proporre qualche commento premetto che la mia lettura è parziale e limitata, non solo per l’inevitabile caratterizzazione del mio punto di vista, ma anche perché non era il tempo l’argomento di cui stavano discutendo i bambini.

Si tratta di una discussione sull’evoluzione in cui si mette a fuoco la differenza nel cambiamento tra crescita dell’individuo e evoluzione della specie: la crescita è continua l’evoluzione è discontinua (34 «… lui ha detto “da quando sei nato a quando sei grande”: quella non è un’evoluzione, quella è una crescita. Evoluzione e crescita sono due cose diverse, perché crescita stai nella stessa specie, invece evoluzione da una cosa diventi un’altra: l’australopiteco è diventato l’habilis»). Sottolineo la difficoltà nel salto di livello: non soltanto più astrazione, ma discontinuità da concreto ad astratto.

Dentro la conversazione il tempo è un elemento importante. Quali caratterizzazioni dunque ha il tempo nel pensiero di questi bambini?

Intanto i bambini pensano per storie, il loro linguaggio parte dalla narrazione, che è successione pertinente di eventi nel tempo.

Per i bambini il tempo della Terra è lo stesso del tempo dell’evoluzione biologica e della Storia umana (11 «E poi, se la Terra non si raffreddava, come facevamo a stare nel fuoco»).

Il tempo ha una direzione di senso. L’evoluzione implica un pensiero teleologico (2 «L’evoluzione è così: una specie diventa un’altra e lo fa per farla più evoluta», 3 «Secondo me la Terra è stata creata per far vivere gli uomini e far diventare tante cose più adeguate»). Ingenuità? Così pensava anche Kant: la vita organica, la Creatura di Bateson, ha una organizzazione come se avesse un fine.

L’evoluzione è regno della contingenza e non della necessità (25 «Potevamo evolverci in una maniera tale che potevamo vivere nel fuoco») interviene il caso (16 «…la Terra forse si è freddata per un caso», 19 «… è un caso; poteva raffreddarsi in altri modi, quando c’è stato il terremoto che ha fatto raffreddare tutto era un evento, cioè per caso») ma all’interno dei limiti delle leggi naturali (22 «Non è per caso, perché la sfera incandescente era di fuoco, allora lo spazio è freddo e la sfera ci sta dentro e si doveva raffreddare per forza»: è il II principio della termodinamica “inventato” da bambini che non lo hanno ancora studiato): quelle che valgono per il mondo fisico sembrano essere qualitativamente diverse da quelle biologiche e in questa differenza sembra essere implicato il tempo (83-86 «Ma un rinoceronte non si può evolvere in un pappagallo!» «Si può, si può, però…» «Tu hai mai visto un rinoceronte trasformato in un pappagallo?» «Ma l’evoluzione dura un pochetto: come fai a vederlo subito?»: il fatto che un tempo lungo consenta cambiamenti altrimenti “impossibili” è pertinente solo dentro una differenza di qualità tra Pleroma e Creatura; di per sé non lo sarebbe, perché nell’evoluzione della Terra i tempi sono ancora più lunghi).

La presenza del caso, ovvero la contingenza, rende il futuro indeterminato (108 «Non è che c’è una specie di uomo e poi è finita la vita dell’uomo: per adesso dal primo essere vivente c’è stata la vita fino a qui, adesso possiamo diventare - che ne so?- elettronici, robot… però quello ancora non è successo; allora per evolversi tocca aspettare del tempo»), e anche questo avvicina il pensiero dei bambini a quello di Kant.

Nel tempo dell’evoluzione il senso della continuità (24 «Nicolò ha detto da piccolo ti evolvi in grande, ma non è che proprio subito da 2 anni vai a 4: prima ci vuole un po’ di tempo») si incontra con la discontinuità del cambiamento (26 «Però crescere è un’altra cosa di evolversi, perché crescere è quando cresce una persona e diventa grande, invece quando ti evolvi diventi sempre altre cose e non finisce mai»).

E qui si annida il paradosso: il soggetto di un cambiamento, proprio nel momento in cui diventa tale, cessa di essere quel soggetto, di esistere nella sua identità. L'espressione "diventare un altro" è paradossale sia riferito all’individuo (26 «… quando ti evolvi diventi sempre altre cose», 53 «… nell’evoluzione diventa un’altra persona, non è sempre… non ha lo stesso nome, cambia, con l’evoluzione non è la stessa persona») sia alla specie (2 «L’evoluzione è così: una specie diventa un’altra…», 34 «… l’australopiteco è diventato l’habilis»).

Da un lato la continuità negherebbe il cambiamento (48 «Allora quando tu cresci resti sempre così? Non ti crescono un po’ i capelli, resti sempre così?»: per essere percepito come tale un cambiamento deve essere significativo, ma la discontinuità sta nella mappa e non nel territorio, nell'osservazione che coglie differenze nella continuità del cambiamento; dunque per accorgerci che un bambino cresce occorre confrontarlo con una sua immagine lontana nel tempo), dall’altro il cambiamento negherebbe la continuità (53 «… invece nell’evoluzione diventa un’altra persona, non è sempre… non ha lo stesso nome, cambia, con l’evoluzione non è la stessa persona»).

Non dimentichiamo che la crescita è l’unico cambiamento percepibile, ma essa riguarda l’individuo e quindi non può essere un modello dell’evoluzione che si sviluppa su grandi scale di tempo e che riguarda intere specie (61 «è vero, maestra, non è un’evoluzione: non è che a un anno ti chiami Andrea e a 4 anni Francesco, a 6…»: viene colto il problema costituito dall'identità del soggetto dell'evoluzione: nell'evoluzione il soggetto cambia nel senso che si trasforma o cambia il soggetto nel senso che è un altro?)

Come affrontano il paradosso i bambini? Intanto lo riconoscono come tale e non evitano il conflitto cognitivo che ne nasce (83 «Ma un rinoceronte non si può evolvere in un pappagallo!», 88 «No: ti evolvi in una cosa che non esiste ancora») . L’elemento chiave portato dalla creatività dei bambini, che preferisco identificare come diversità del loro pensiero complesso, è la non contraddizione tra continuità e discontinuità (89 «… l’evoluzione è una cosa che fluisce in un’altra»).

Ad un certo punto viene introdotto un esempio che appare paradossale e “scandaloso” (111 «Per esempio c’è una partita di calcio e c’è un giocatore fino al cambio e così la cosa: muore quello e viene un altro»), e che tuttavia è utile per coltivare un’intuizione importante: quella del calciatore probabilmente è una metafora rispetto alla sostituzione di un individuo o di una specie in quello che è il suo “posto” nella natura. Con questo supporto si arriva a comprendere il ruolo della morte degli individui per la vita delle specie (116 «Un giorno moriremo noi e nascerà un’altra cosa») e a ri-formulare una descrizione del fenomeno (121 «… la crescita è che cresci, evoluzione è che cambi di persona, muore uno e quello che rinasce è un po’ diverso») che permette di uscire dal paradosso: il tempo dell'evoluzione è quello di un cambiamento tra una generazione e la successiva.
Se colloco questa conversazione nel contesto di alcune “mappe” che animano la nostra discussione mi sembra che essa ci dica qualcosa di interesante. Ad esempio mi pare che mostri “in vivo” come l’essere soggetti di pratiche e l’essere soggetti a pratiche discorsive (Foucault) siano dimensioni contemporaneamente presenti e agenti: i bambini “sono parlati” inevitabilmente dal linguaggio in cui si trovano immersi e da cui pescano le parole, trascinandosi dietro nella rete campi semantici e polisemie dell’uso sociale; tuttavia la loro attività di co-costruzione di conoscenza avviene rimodellando continuamente il linguaggio sulle idee che mano a mano prendono forma dalla cooperazione e dal conflitto nell’auto-organizzazione del gruppo, a partire anche dalle connotazioni dei vissuti personali.

E ancora: nei bambini si può cogliere la coesistenza di “connessione” e “dis-connessione” . Se la “metafora del sé” è la via della conoscenza del mondo, un sé bambino è più vicino alla connessione con la natura, e questo può spiegare le intuizioni dei bambini per ciò che riguarda i processi biologici; è, d’altra parte, proprio l’uso del linguaggio che porta questi bambini a costruire quella consapevolezza dei processi in cui sono coinvolti che differenzia l’uomo dagli altri viventi.




1 da una conversazione nella classe terza beta 2000-2001 S.E.S. Jole Orsini Amelia (TR) Insegnante: Stefania Cornacchia






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