Classificazione dei dsa



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22.12.2017
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Classificazione dei DSA



  • Con la sigla DSA si intendono i Disturbi Specifici di Apprendimento, definiti anche con la sigla F81 nella Classificazione Internazionale ICD-10 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità



“These are disorders in which the normal patterns of skill acquisition are disturbed from the early stages of development. They are not simply a consequence of a lack of opportunity to learn, nor are they due to any form of acquired brain trauma or disease. Rather, the disorders are thought to stem from abnormalities in cognitive processing that derive largely from some type of biological dysfunction.”

  • “These are disorders in which the normal patterns of skill acquisition are disturbed from the early stages of development. They are not simply a consequence of a lack of opportunity to learn, nor are they due to any form of acquired brain trauma or disease. Rather, the disorders are thought to stem from abnormalities in cognitive processing that derive largely from some type of biological dysfunction.”







  • Caratteristiche del modello standard di lettura

  • (Sartori,1984)



La lettura è un compito mentale complesso, che richiede una serie di interazioni fra aree del cervello che controllano l'elaborazione :

  • La lettura è un compito mentale complesso, che richiede una serie di interazioni fra aree del cervello che controllano l'elaborazione :

  • uditiva

  • visiva

  • del linguaggio

  • della memoria







  • Nel mozzo del cammin di nostra vita

  • mi ritrovai …



La fovea è una regione centrale della retina di massima acuità visiva.

  • La fovea è una regione centrale della retina di massima acuità visiva.

  • Qui c'è la massima concentrazione dei coni, mentre sono del tutto assenti i bastoncelli.























LericerchediFisher(1976)hannodimostratochelaletturarisultarallentataquando:

  • LericerchediFisher(1976)hannodimostratochelaletturarisultarallentataquando:

  • Le FrAsI SoNo ScRiTtE a CaRaTtErI aLtErNaTi

  • Nellefrasisonosoppressiglispazibianchi



LE RICERCHE DI TINCKER (1965) DIMOSTRANO CHE LA LETTURA DI UN TESTO SCRITTO A CATTERI MAIUSCOLI RICHIEDE UN MAGGIOR NUMERO DI FISSAZIONI DI DURATA PIU’ LUNGA RISPETTO AD UN TESTO SCRITTO A CARATTERI MINUSCOLI.

  • LE RICERCHE DI TINCKER (1965) DIMOSTRANO CHE LA LETTURA DI UN TESTO SCRITTO A CATTERI MAIUSCOLI RICHIEDE UN MAGGIOR NUMERO DI FISSAZIONI DI DURATA PIU’ LUNGA RISPETTO AD UN TESTO SCRITTO A CARATTERI MINUSCOLI.



Abbiamo l’illusione che nella lettura il movimento di scansione sia continuo. In realtà, l’occhio si ferma per un brevissimo tempo al centro della parola o in punti della parola particolarmente “significativi”.

  • Abbiamo l’illusione che nella lettura il movimento di scansione sia continuo. In realtà, l’occhio si ferma per un brevissimo tempo al centro della parola o in punti della parola particolarmente “significativi”.

  • Gli spazi bianchi tra una parola e l’altra hanno un ruolo fondamentale nella “programmazione” del movimento saccadico







Esiste una sorta di “magazzino dei simboli noti” con cui vengono confrontate le lettere scansionate durante i movimenti saccadici.

  • Esiste una sorta di “magazzino dei simboli noti” con cui vengono confrontate le lettere scansionate durante i movimenti saccadici.

  • Una “centrale di controllo” esegue il confronto tra il “magazzino” e le informazioni provenienti dall’analisi visiva.

























BESTOUPANF

  • BESTOUPANF



RESTAURANT

  • RESTAURANT



BESTOUPANF

  • BESTOUPANF



RESTAURANT

  • RESTAURANT



Inversioni di lettere (da =ad, per = pre, da = pa ecc.)

  • Inversioni di lettere (da =ad, per = pre, da = pa ecc.)

  • Sostituzioni di lettere simili (es. d-b, p-q, m-n, t-f, a-e)

  • Sostituzioni di omofone (fonemi simili nel punto articolatorio o nel suono) (es. b-p, t-d, f-v, s-z ecc.)

  • Omissioni di lettere 

  • Troncamenti di parole

  • Difficoltà a riconoscere gruppi sillabici complessi (gn, gh, gl,sc ecc.)

  • Difficoltà a leggere ed a pronunciare parole non familiari o a bassa frequenza d'uso.

  • Difficoltà a mantenere il rigo di lettura o a procedere regolarmente da dx a sx.





Processi e disfunzioni

  • Processi e disfunzioni



La dislessia a scuola

  • La dislessia a scuola

  • Il modello di apprendimento della lettura

  • Classificazione e caratteristiche delle dislessie evolutive

  • Sintomi dei diversi tipi di dislessia

  • Livelli e disfunzioni



La dislessia evolutiva è uno dei più frequenti disturbi dell'apprendimento scolastico, che interessa dal 3 al 5% circa della popolazione italiana e che raggiunge percentuali anche maggiori nei paesi di lingua anglosassone (fino al 17%).

  • La dislessia evolutiva è uno dei più frequenti disturbi dell'apprendimento scolastico, che interessa dal 3 al 5% circa della popolazione italiana e che raggiunge percentuali anche maggiori nei paesi di lingua anglosassone (fino al 17%).

  • Si tratta di un numero elevato di bambini, se si pensa che in una classe di 25 bambini è probabile che 1-2 bambini manifestino questo tipo di disturbo



La dislessia evolutiva in genere viene diagnosticata durante gli ultimi anni della scuola materna o i primi della scuola elementare, quando inizia l'insegnamento formale della lettura e della scrittura.

  • La dislessia evolutiva in genere viene diagnosticata durante gli ultimi anni della scuola materna o i primi della scuola elementare, quando inizia l'insegnamento formale della lettura e della scrittura.

  • Se il quoziente intellettivo del bambino è alto, la diagnosi a quest'età può essere complicata dall'abilità del bambino di “funzionare” al livello della classe, ritardando la diagnosi fino alla quarta-quinta classe elementare.



 I bambini dislessici durante la lettura fanno frequentemente questi errori:

  •  I bambini dislessici durante la lettura fanno frequentemente questi errori:

  •  

  • confondono lettere che sono visivamente simili, ma orientate diversamente: d-b-p, u-n, m-n

  • confondono lettere che hanno suoni simili: v-f, g-c, b-p, d-t

  • leggono le parole al contrario

  • invertono le sillabe che compongono le parole

  • sbagliano la sequenza delle lettere (capra-carpa)

  •  

  • Inoltre, fanno confusione e hanno spesso difficoltà nell'apprendere:

  •  

  • le tabelline

  • le serie numeriche

  • le informazioni in sequenza (mesi dell'anno, giorni della settimana, lettere dell'alfabeto)

  • i rapporti spaziali e temporali (ieri/domani destra/sinistra)

  • alcune abilità motorie

  • problemi di attenzione e di concentrazione





Il circuito viene alimentato:

  • Il circuito viene alimentato:

  • dagli scarsi risultati nell'apprendimento della lettura e della scrittura;

  • dall’ignoranza dell’esistenza di un problema (che non ha responsabili).













Una volta diagnosticata, la dislessia può essere compresa e affrontata.

  • Una volta diagnosticata, la dislessia può essere compresa e affrontata.

  • Ciascun elemento della triade acquisisce informazioni sul problema

  • Può dunque iniziare un percorso riabilitativo a scuola e presso strutture specialistiche.

  • Il bambino può usufruire di un sostegno durante le attività scolastiche e ciò è un parziale rimedio.

  • Purtroppo accade che i genitori non riconoscano il problema (rifiuto della diagnosi).



I bambini non possono “guarire” dalla dislessia, anche se possono migliorare le loro abilità di lettura, inoltre far ripetere un anno scolastico o forzare il bambino dislessico a leggere molto o ad alta voce di fronte alla classe non migliora la situazione, anzi può far nascere nel bambino sentimenti di frustrazione.

  • I bambini non possono “guarire” dalla dislessia, anche se possono migliorare le loro abilità di lettura, inoltre far ripetere un anno scolastico o forzare il bambino dislessico a leggere molto o ad alta voce di fronte alla classe non migliora la situazione, anzi può far nascere nel bambino sentimenti di frustrazione.



Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico “Eugenio Medea - La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini e della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, guidati dalla Dr.ssa Cecilia Marino dell’IRCCS Medea, hanno confermato, studiando 121 famiglie di bambini italiani con dislessia, l’origine genetica della malattia.

  • Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Scientifico “Eugenio Medea - La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini e della facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, guidati dalla Dr.ssa Cecilia Marino dell’IRCCS Medea, hanno confermato, studiando 121 famiglie di bambini italiani con dislessia, l’origine genetica della malattia.

  • La scoperta è pubblicata nel numero di Gennaio della prestigiosa rivista scientifica Journal of Medical Genetics .



Gli studi condotti negli ultimi anni su famiglie di dislessici e sui gemelli confermano in buona misura la predisposizione genetica della dislessia evolutiva. Un risultato concorde fra i vari studi è infatti  l’aumentata probabilità per un bambino che ha un genitore o un parente stretto con problemi di lettura di avere a sua volta problemi nell’imparare a leggere.

  • Gli studi condotti negli ultimi anni su famiglie di dislessici e sui gemelli confermano in buona misura la predisposizione genetica della dislessia evolutiva. Un risultato concorde fra i vari studi è infatti  l’aumentata probabilità per un bambino che ha un genitore o un parente stretto con problemi di lettura di avere a sua volta problemi nell’imparare a leggere.







Quando il bambino giunge allo stadio lessicale la lettura è diventata automatica e veloce.

  • Quando il bambino giunge allo stadio lessicale la lettura è diventata automatica e veloce.

  • E' comunque ancora in grado di utilizzare le modalità di lettura degli stadi precedenti e, in effetti, le utilizza quando si trova ad affrontare la lettura di parole nuove, di cui non conosce il significato, o la lettura di parole senza senso.

  • In sostanza, la completa acquisizione delle prime tre fasi rende completa la modalità di lettura tramite la via fonologica. Mentre, il raggiungimento della quarta fase permette al bambino di utilizzare correttamente la via lessicale e di leggere le parole conosciute senza bisogno di operare la conversione grafema-fonema.



Seymour (1985) utilizza un modello molto simile a questo per riclassificare le dislessie evolutive sulla base del mancato raggiungimento dei vari stadi di apprendimento della lettura.

  • Seymour (1985) utilizza un modello molto simile a questo per riclassificare le dislessie evolutive sulla base del mancato raggiungimento dei vari stadi di apprendimento della lettura.

  • Secondo questo ed altri autori si possono osservare tre tipologie di dislessie evolutive:

  •  

  • dislessia fonologica

  • dislessia morfologica-lessicale (detta anche superficiale)

  • dislessia mista



















e compresi nel capitolo 315 del DSM-IV americano e annoverate dalla LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170

  • e compresi nel capitolo 315 del DSM-IV americano e annoverate dalla LEGGE 8 ottobre 2010, n. 170






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