Clientelismo, scambio e voto personale La politica campana negli anni Ottanta



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I cinque anni in Regione rappresentarono il momento del consolidamento dei suoi rapporti con l'imprenditoria locale e una rampa di lancio verso l'acquisizione di un ruolo nazionale, avvicinandosi alle posizioni di Bettino Craxi. Per quanto il ruolo di assessore fosse stato determinante nella sua ascesa e per allacciare legami con l’imprenditoria locale, decise di abbandonare la Regione, infatti, benché «la crescita politica della Campania e del Mezzogiorno in gran parte fu dovuta all’avvento delle Regioni, dove per la prima volta i meridionali hanno cominciato a decidere e a deliberare per conto proprio», rimaneva l'attrattiva verso il parlamento nazionale, «questa crescita non faceva venire meno il convincimento generale, che la vera politica si facesse in Parlamento nazionale, per cui fatta l’esperienza regionale, avuto un potere diffuso e organizzato sul territorio, la tendenza dei meridionali fu stata quella di andare in Parlamento»71. Nel 1979 Carmelo Conte risultava primo eletto con quasi 60 mila voti nel collegio di Salerno-Avellino-Benevento e nel 1981 andava a ricoprire il suo primo incarico in esecutivo nazionale come sottosegretario ai Lavori pubblici. Nel salernitano ormai esercitava una funzione equivalente a quella di Pomicino, Di Donato e De Lorenzo nel napoletano e per alcuni tratti il suo caso era ancora più significativo. Infatti, partendo da una cittadina periferia e da un condizione familiare marginale, nel giro di pochi anni avrebbe scalzato il notabilato interno al suo partito e sfidato quello democristiano. A differenza dei colleghi napoletani il percorso interno al partito sarebbe stato determinante, almeno per la sua formazione e iniziale affermazione. Giunto in seguito a una posizione dominante in provincia, avrebbe utilizzato il partito per consolidare sul territorio un sistema che rispondeva alla sua egemonia, ma contemporaneamente predisponendo anche un’estesa rete di rapporti esterni al partito che poggiavano sull'imprenditoria locale72, il mondo delle libere professioni e degli studi tecnici. In seguito, come relatore di maggioranza della legge sulla "ricostruzione" sarebbe diventato uno dei maggiori artefici della programmazione degli interventi verso le zone colpite dal sisma. Avrebbe condotto il Psi salernitano a percentuali ben oltre le medie nazionali, fino al sorpasso, a partire dal 1990, nei confronti dei comunisti locali; infine avrebbe acquisito una supremazia nella direzione del partito regionale riuscendo a scalzare perfino la tradizionale leadership del gruppo dirigente napoletano e di Giulio Di Donato. Questo sforzo gli fu riconosciuto con l’affidamento del dicastero delle Aree urbane, ma nel 1992, quando ormai si era prossimi al crollo del sistema e dal quale sarebbe stato travolto anche Carmelo Conte come tutto il partito socialista salernitano.

La descrizione di questi profili è servita a rappresentare una realtà in trasformazione. Esponenti di una generazione politica che avrebbe spazzato via la precedente. Pur nelle loro differenti specificità, si trattava di politici con una chiara appartenenza partitica, che avrebbero interpretato l’organizzazione interna in modo differente e più spregiudicato rispetto al passato. Siamo alla genesi del processo di “personalizzazione della politica” di cui si sarebbe scritto e parlato insistentemente negli anni successivi. In questi sistemi locali la forza di un leader si anteponeva all’organizzazione interna e l’apprendistato cominciava fin dalla lotta di quartiere per i voti di preferenza per l’elezione in consiglio comunale. In questo modo si contabilizzava il potere nella Campania degli anni Ottanta: voto dopo voto, tessera su tessera, in un susseguirsi di elezioni e congressi veniva valutato costantemente il “peso” dall’ascesa. Dal consiglio comunale, alle assemblee provinciali e regionali, fino alla promozione, nei casi di maggiore successo, al soglio parlamentare o perfino una nomina governativa. Durante il percorso veniva costruita una rete personale e autonoma di rapporti, che poi il politico avrebbe gestito direttamente attraverso una o più segreterie sul territorio. Il processo, a livello locale, avrebbe avuto una sua ulteriore sanzione con la riforma degli enti locali del 1993 e con la seguente leadership personalizzata di sindaci e governatori73. Da quel momento le loro segreterie, direttamente collocate all’interno dell’ente, sarebbero diventati i veri centri di potere sul territorio e si sarebbe evidenziato un capovolgimento dei rapporti di forza. Già a partire dal 1994, non sarebbero più stati i parlamentari a selezionare i sindaci, ma viceversa sarebbero diventati i vertici delle amministrazioni cittadine a determinare la rappresentanza nelle assemblee legislative nazionali.

Regolazione politica, voto clientelare e meccanismi di creazione del consenso nella Campania degli anni Ottanta
La premessa alla crescita di influenza dei gruppi dirigenti campani sarebbe stata conseguenza dell’utilizzo sempre più massiccio della spesa pubblica per regolare i rapporti di forza e le trasformazioni sociali74. La struttura economica creata dall’intreccio tra mediazione politica e risorse pubbliche avrebbe condizionato profondamente l'evoluzione del territorio. Tale processo avrebbe creato un legame stretto e profondo tra partiti e popolazione, imprenditoria locale e politica, producendo ovviamente delle degenerazioni in senso clientelare.

L'edilizia sarebbe stato un settore largamente condizionato dalla regolazione politica. Come abbiamo mostrato, soprattutto in seguito al periodo di ricostruzione post-terremoto sindaci e capicorrente spesso si collegarono ad imprese e professionisti di riferimento, i quali ottenevano incarichi e concessioni in cambio di sostegno elettorale. Si sarebbe formato in quegli anni in Campania un piccolo esercito di architetti, ingegneri, imprenditori edili, geologi e urbanisti, fino ai muratori, che avrebbero beneficiato dei generosi interventi per la ricostruzione. Il basso impatto delle opere e gli alti costi di produzione erano da ricondurre, dunque, non solo all'inefficienza degli operatori pubblici, ma anche alla presenza di numerosi gruppi di pressione poco interessati alla qualità degli interventi, che però premevano per una continua programmazione degli stessi. L'importante era edificare e dare lavoro, i politici locali, in questo contesto, facevano da mediatori, e così «l'aumento della spesa per infrastrutture contribuì alla creazione e al rafforzamento di un "partito delle infrastrutture" in cui erano presenti gruppi privati, pubblici e molti imprenditori locali. L'interesse di tali gruppi era realizzare grandi opere non che esse fossero effettivamente produttive»75.

E non dissimile fu la pressione della politica e verso di essa nel settore sanitario76. La creazione del Sistema sanitario nazionale, con ampie competenze lasciate a Regione ed enti locali, ben presto si sarebbe trasformata nell'occasione per la politica di accrescere il suo potere di intermediazione e per il territorio di beneficiare di ulteriore spesa pubblica. Furono istituite più di settecento nuove Unità sanitarie locali, date per lo più in gestione a migliaia di ex dirigenti di partito o giovani funzionari emergenti che attraverso il controllo dell'ente avrebbero costruito reti clientelari sempre più capillari77. La riforma del 1978 assegnava, infatti, la gestione delle Usl, a comuni o loro unioni. Si introduceva la mediazione delle autonomie locali nella gestione della sanità, scatenando la rapacità di numerosi esponenti politici. Solo in Campania, per la composizione dei primi comitati di gestione, erano da assegnare undicimila incarichi tra presidenti, vice e componenti. Ma la regolazione dei partiti non si sarebbe fermata alle nomine dei comitati: la maggior parte dei ruoli apicali nei nosocomi erano controllati o favoriti, a vario titolo, dalla mediazione dei partiti. Il reclutamento, dal personale infermieristico alle cooperative per la pulizia, fino alla nomina dei primari era lottizzato. Infine c'era tutto l'indotto della manutenzione delle strutture, delle forniture mediche e alimentari, ecc., dove i bandi erano sottoposti a rigorose spartizioni politiche. E anche le cliniche private, non dimentichiamo, si reggevano su finanziamenti pubblici. La sanità, in definitiva, divenne un luogo di collocazione di personale politico e di lottizzazione tra i partiti, in molti casi sacrificando competenze e professionalità.

Infine, anche la burocrazia pubblica fu ampliamente soggiogata alle dinamiche politiche. Sempre nella carenza di un solido apparato industriale, il pubblico impiego era individuato come l'aspettativa professionale più ambita dai giovani meridionali78. Antonio Gava, per esempio, come Ministro delle Poste avrebbe predisposto un piano di allargamento della pianta organica concentrando le nuove assunzioni nel collegio elettorale di provenienza79. Ma fu con la nascita delle Regioni che si aprì una possibilità per numerose assunzioni veicolate dai partiti o singoli esponenti politici. Tuttavia l’inizio degli anni Ottanta fu, in generale, l’ultima stagione dell’allargamento di un degli apparati amministrativi: province, comuni, Università, enti di controllo e gestione, società pubbliche, consorzi, Co. Re. Co. e autorità varie. In Campania, inoltre, si sarebbe provveduto anche a frequenti assunzioni attingendo alle liste dei "disoccupati organizzati" con elenchi stilati direttamente dai movimenti di lotta, senza alcun criterio legato al bisogno o al merito, il parametro era la presenza nella "lotta"80.

Un sistema generoso, insomma, che generava piccoli e grandi beneficiari, ormai piegato a un automatismo di spesa che sarebbe diventato sempre più esteso e che godeva di un innegabile consenso popolare, non banalmente ed esclusivamente clientelare, ma anche ideologico. Tra i principali partiti di governo e l’opposizione comunista vi era una convergenza politica riguardo la prospettiva di utilizzare le risorse pubbliche come mezzo perequativo per eliminare le “ingiustizie”. Partendo da questo principio sarebbe risultato costantemente in crescita l’interventismo pubblico dello Stato, senza che ci fossero grandi obiezioni alla sostanza del disegno generale. L’opposizione contestava strumenti, metodi e beneficiari, ma non l’indirizzo, anzi talvolta la critica era rivolta all’esiguità delle risorse messe a disposizione della popolazione.

In Campania, però, la rete dei rapporti e degli interessi generati dalle emergenze continue e dai molteplici bisogni della popolazione avrebbe configurato la nascita di un vero e proprio blocco sociale, «molto più radicato e diffuso, e quindi più forte, del vecchio "blocco agrario", che fino agli anni '50 di questo secolo il bersaglio del meridionalismo classico»81. Partiti e politici indubbiamente avrebbero favorito lo sviluppo di un meccanismo che produceva sia un numero enorme di incarichi, che generose possibilità occupazionali in settori soggetti alla regolazione del sistema politico. Ne risultò il consolidamento di quella che potremmo definire una “media borghesia di derivazione politica”, “partito della spesa” o “blocco sociale dell’intervento pubblico”. Questo sistema non ostacolava la crescita economica, al contrario la rafforzava e la sosteneva, però facendo leva su un surplus esterno e dispiegandosi attraverso percorsi in cui le forme di mediazione politica divenivano determinanti. Ciò avrebbe contribuito alla stabilizzazione del sistema politico, al consolidamento delle principali leadership locali e alla crescita dei consensi dei principali partiti. La Campania in questi anni divenne pertanto un bacino di consenso sicuro, garantendo la solidità del pentapartito a livello nazionale e in questo contesto sarebbero stati tollerati notevoli sprechi e manovre di natura clientelare.



1 C. Martucci, Un quadro difficile, «il Mattino», 30 giugno 1983.

2 L. Musella, Napoli cit., p. 130.

3 C. De Mita, La storia d'Italia non è finita, Guida, Napoli 2012, pp. 107-08.

4 Ibid., p. 114.

5 In Campania il Psi arrivava al 14,84% nel collegio Salerno-Avellino-Benevento, all'11,89% in quello Napoli-Caserta e infine registrava il 12,28% al Senato su circoscrizione regionale, erano i risultati migliori dal dopoguerra. La Dc era al 43% e al 32% nei rispettivi collegi alla Camera dei Deputati e ottenne il 32% in quello senatoriale. Archivio storico del Ministero dell’Interno, http://elezionistorico.interno.it/.

6 C. Pinto, Partiti e potere. Il sistema politico a Salerno negli anni Ottanta, Edizioni il Paguro, Salerno 2003, p. 94-5.

7 Intervista dell'Autore a Claudio Signorile, 7/04/2013.

8 G. Avati, Di Donano: «Perché ho rinunciato», «il Mattino», 15 aprile 1983.

9 Intervista dell'Autore a Berardo Impegno, 11/07/2014.

10 Procura della Repubblica di Napoli, Direzione distrettuale antimafia, Interrogatorio ad Alfredo Vito cit., p. 2.

11 Ibid.

12 Ibid.

13 Pinto, Partiti e potere, cit., p. 96.

14 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/08/2014.

15 I comunisti auspicavano che fosse garantita una gestione democratica e coordinata a livello regionale.

16 Intanto nel quinquennio 1980-84 la Regione vedeva un decollo della spesa che arrivava a 21 mila miliardi.

17 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/08/2014.

18 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

19 Lo scontro tra socialisti e comunisti avrebbe attraversato tutti gli anni ottanta e si sarebbe intensificato dopo il buon risultato socialista delle elezioni del 1983 che aveva consentito a Craxi di ottenere la presidenza del Consiglio. Si scontravano due visioni contrapposte della società: i socialisti guardavano con interesse ad un paese in veloce trasformazione, Berlinguer, al contrario, durante il congresso del Pci, nel 1983, avrebbe espresso tutto il suo sdegno verso un’epoca che giudicava di caduta di valori, di crollo delle grandi tensioni collettive, di chiusura nel privato, in sostanza di egoismo e di cinismo. Anni superficiali, di plastica, dominati dall’immagine, dalla televisione, dall’arricchimento facile, dai consumi voluttuari, dalla volgarità. Lo scontro esplose su due questioni di grande importanza: una di carattere internazionale ed un’altra economica. La vittoria di Craxi sia sul tema dell’istallazione dei missili SS20, sia nel referendum sulla scala mobile, rafforzarono la posizione del presidente del Consiglio e sancirono una sconfitta storica per i comunisti. In M. Gervasoni, Storia dell’Italia degli anni ottanta. Quando eravamo moderni, Marsilio, Venezia 2010, p. 9.

20 Barbagallo, Espansione e deriva cit., p. 449.

21 G. Santoro, Nella Napoli rossa si è rotto un filo, «il Mattino», 15 maggio 1985.

22 P. Nonno, Una scommessa vinta due volte, «il Mattino», 14 maggio 1985.

23 O. Gurgo, La Dc vince, il Pci cede, «il Mattino», 14 maggio 1985.

24 http://elezionistorico.interno.it/.

25 Avanza il Psi, migliora la Dc, crolla il Pci, «il Mattino», 16 giugno 1987.

26 P. Nonno, Pentapartito, per ora solo numeri, «il Mattino», 17 giugno 1987.

27 G. Ambrosino, Napoli: dopo 12 anni una maggioranza, «il Mattino», 17 giugno 1987.

28 Prima a favore del repubblicano Giovanni Spadolini e poi del segretario del Psi Bettino Craxi.

29 A. Gava, op. cit., p. 153.

30 Ibid.

31 Ciò anche in conseguenza dell’incarico ministeriale, che era da sempre considerato quello più importante elettoralmente in virtù dei suoi 200 mila dipendenti e delle frequenti possibilità di assunzioni. Procura della Repubblica di Napoli, Dda, Interrogatorio ad Alfredo Vito cit., p. 2.

32 C. De Mita, op. cit., p. 146.

33 A. Giovagnoli, Il Partito italiano. La Democrazia cristiana dal 1942 al 1994, cit., p. 230.

34 PRN, Dda, Interrogatorio ad Alfredo Vito cit., p. 2.

35 PRN, Dda, Interrogatorio ad Alfredo Vito cit., p. 2.

36 G. Romano, Il «cratere» vota lo sviluppo, «il Mattino», 6 maggio 1984.

37 Intervista dell'Autore a Paolo Cirino Pomicino, 12/12/2014.

38 Intervista dell'Autore ad Antonio Bassolino, 16/01/2015.

39 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/08/2014.

40 Intervista dell'Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

41 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

42 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

43 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

44 Intervista dell'Autore a Claudio Signorile, 7/04/2013.

45 Intervista dell'Autore a Claudio Signorile, 7/04/2013.

46 Intervista dell'Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

47 Per quanto riguarda gli anni di formazione di Antonio Gava si può fare riferimento alla sua stessa biografia. A. Gava, Il certo e il negato, Sperling&Kupfer editori, Milano 2005, pp. 75-121.

48 M. Calise, Il governo, in Storia dell'Italia repubblicana. Vol. III. L'Italia nella crisi mondiale. L'ultimo ventennio. Istituzioni, politiche, culture, Einaudi, Torino 1997, p. 362.

49 B. Craxi, Il caso C., Giornalisti editori, Milano 1994, pp. 22-23.

50 Tutti i leader del pentapartito campano avrebbero cominciato le loro carriere nelle amministrazioni locali. Da Cirino Pomicino ad Alfredo Vito, da Carmelo Conte a Giulio Di Donato era un dato comune.

51 L. Musella, Clientelismo, op. cit., p. 50.

52 Ibid., p. 51.

53 Intervista dell’Autore a Paolo Cirino Pomicino, 12/12/2014.

54 Intervista dell’Autore a Paolo Cirino Pomicino, 12/12/2014.

55 Intervista dell’Autore a Paolo Cirino Pomicino, 12/12/2014.

56 PRN, Memoria di Paolo Cirino Pomicino, depositata il 17 marzo 1994.

57 S. Minolfi e F. Severina, L'incerta frontiera, cit., p. 132-33.

58 Sarebbe poi stato emarginato dal fascismo. Intervista dell’Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

59 Intervista dell’Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

60 Intervista dell’Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

61 Intervista dell’Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

62 Ibid.

63 S. Minolfi e F. Severina, L'incerta frontiera, cit., p. 156.

64 «Dopo il Midas, si sciolgono i manciniani, non c’è un gran feeling con Craxi, aderiamo tutti con Caldoro ai lombardiani, il vecchio Riccardo esercita un gran fascino, allora c’erano Signorile, Cicchitto, Covatta, Spini, Borgoglio, e in Campania, con Conte a Salerno e Pierino Lagnese a Caserta, siamo maggioranza ed io sono eletto segretario regionale. Ma Bettino non poteva consentire che nella più importante regione del Mezzogiorno ci fosse un Segretario lombardiano. Prima si sfilò Caldoro e poi Conte. Resistetti ancora alcuni mesi, poi dovetti cedere. Subito dopo fui eletto alla Camera dei deputati». Intervista dell’Autore a Giulio Di Donato, 21/03/2014.

65 Procura della Repubblica di Napoli(PRN), Verbale di spontanea presentazione dell’indagato Giulio Di Donato, 26 novembre 1993. Anche in PRN, Integrazione alla richiesta di autorizzazione a procedere dell’8/4/1993 nei confronti dell’On. Giulio Di Donato.

66 P. M., Papà Ferruccio, vecchio re dei medici, la «Repubblica», 6 luglio 1993.

67 L. Musella, op. cit., p. 58.

68Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

69 Poco mesi prima era stato sfiduciato.

70 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

71 Intervista dell'Autore a Carmelo Conte, 8/09/2014.

72 Per esempio lo stretto rapporto col magnate dell'agroalimentare Sossio Pezzullo.

73 M. Calise, Il partito personale, Laterza, Bari-Roma 2007.

74 F. Barbagallo e G. Bruno, Espansione e deriva del Mezzogiorno, in Storia dell'Italia repubblicana, vol. 3, tomo secondo, a cura di F. Barbagallo, p. 418

75 A. Dal Monte, Istituzioni economiche e Mezzogiorno, Carocci, Roma 1997, p. 123.

76 In Campania nel 1971 vi erano 2982 medici e 4645 infermieri incardinati negli ospedali pubblici; nel 1991 i medici sarebbero diventati 8483 e il personale sanitario ausiliare composto da 16.583 unità. Svimez, 150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud. 1861-2011, il Mulino, Bologna 2011, p. 724-28.

77 «Che consigli e giunte regionali -è la dura valutazione di Silvio Lanaro-, d'altronde, servano essenzialmente a ingrossare le schiere di coloro che "vivono di politica", emergerà definitivamente nel 1978 con la legge n. 883 di riforma della salute, quando il più importante degli enti locali assumerà il controllo dell'assistenza medica e dell'organizzazione ospedaliera stipando le 674 Unità sanitarie locali di giovani faccendieri in ascesa, di opachi funzionari di seconda fila, di apprendisti pronti ad esibirsi su altri palcoscenici, di ex-deputati, ex-sindaci, ex-assessori e pensionati vari resisi benemeriti nelle "piccole patrie"». S. Lanaro, op. cit., p. 341.

78 Per esempio il Comune di Napoli nel 1979 aveva già quasi 30 mila dipendenti. Cfr. La più grossa azienda del Sud, «il Mattino», 6 febbraio 1979.

79 PRN, Verbale di interrogatorio di Alfredo Vito, p. 2. Cfr. anche Gava vuole assumere 9 mila postini, «la Repubblica», 6 giugno 1987.

80 Nel 1983 si ebbe la vittoria del pentapartito, - ha raccontato Berardo Impegno- ma la crisi di questa fase espansiva di assunzioni si era già avuta nel 1977-78 quando nacquero le cosiddette “liste di lotta”. In seguito all’assunzione dei giovani tramite le graduatorie del collocamento, nacque anche il movimento dei disoccupati organizzati, che da una parte vengono organizzati dalla sinistra, dal Pci e dalla Cgil; dall’altra da esponenti locali della Dc, Alfredo Vito, "mister centomila preferenze", allora ancora consigliere comunale, e Rosario Giovine, un altro consigliere napoletano. Questi organizzarono il movimento dei disoccupati usando uno slogan diverso: non più “la graduatoria oggettiva”, ma “la lotta paga” e il bisogno veniva testimoniato dalla presenza in lotta. Da quel momento cominciarono a comparire graduatorie stilate direttamente dai movimenti in piazza. Ciò non accadeva solo per il lavoro ma anche per le assegnazioni delle case popolari. “Lavoro e casa” diventarono i due grandi bisogni popolari e non più i due grandi obiettivi di un movimento oggettivo. Tutto questo rese molto più espansiva la spesa pubblica, producendo la futura crisi. Intervista dell'Autore a Berardo Impegno, 11/07/2014.

81 Svimez, Rapporto 1990 sull'economia del Mezzogiorno, Bologna, 1990, p. 19.




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