Com'è costruita la poesia?



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13.11.2018
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Giovanni Pascoli, Temporale

Un bubbolìo lontano...

Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un'ala di gabbiano.

 

Analisi testuale



Com'è costruita la poesia?

La poesia è formata da 7 versi. Il primo verso è separato dagli altri 6. Quindi ci sono 2 strofe: la prima di 1 solo verso, la seconda di 6 versi (richiamando la sestina).



Quali sono le rime in questa poesia?

lontano/gabbiano, orizzonte/monte, mare/chiare/casolare

In letteratura, questo schema di rime viene rappresentato come: A, BCBCCA

Ci sono colori?

Sì, c'è il rosso di rosseggia, il nero di pece, le nubi chiare, di nuovo il nero del casolare. Prevalgono quindi colori scuri e violenti.



Si descrivono dei rumori?

Sì, c'è il bubbolìo lontano del primo verso. Il bubbolìo è un rumore cupo e lontano che si sente in sottofondo, come quello di un aereo che passa lontano oppure, come in questo caso, quello di un tuono ancora lontano, all'orizzonte, di un temporale che si avvicina (il titolo ci dice subito che il poeta parlerà di un temporale).



Si descrivono movimenti di qualche tipo?

Sì, c'è innanzitutto il movimento dell'affogare (immagine del sole che tramonta all'orizzonte sprofondando nel mare). C'è anche l'idea del volo del gabbiano nell'ultimo verso, non è detto esplicitamente ma il fatto di parlare dell'ala ci fa pensare subito al concetto di volare.



Che sensazioni fa provare questa poesia?

C'è il senso dell'avvicinarsi di un qualcosa di grande e che fa paura, che è ancora lontano ma si sa che sta per scoppiare. I colori rosso e nero fanno pensare a cose piene di vita ma anche tristi, paurose, violente, alla morte, e l'idea dell'affocato conferma questa sensazione. Ci sono i colori chiari delle nubi (nuvole) che alleggeriscono questo scenario pauroso, ma sono descritti come stracci, quindi pochi e smembrati.

L'ultimo verso, con l'ala del gabbiano, fa pensare al volo e quindi al concetto di liberazione.

Cosa descrive la poesia?

La poesia descrive un paesaggio su cui incombe un imminente temporale. All'orizzonte il cielo sta tramontando, quindi è tutto rosso, ma di spalle, sul monte, tutto appare nero e cupo. In mezzo al nero del cielo e del monte, si intravede un casolare. Con una metafora piuttosto ardita, il poeta ci dice anche che l'immagine del casolare in mezzo al nero gli fa pensare a quella dell'ala di un gabbiano, presumibilmente mentre vola (altrimenti l'ala, in sé, non è così visibile e importante perché appiattita sul corpo).

Il tuono

E nella notte nera come il nulla,


a un tratto, col fragor d'arduo dirupo

che frana, il tuono rimbombò di schianto:



rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,

e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,

e poi vanì. Soave allora un canto

s'udì, di madre, e il moto d'una culla.



PARAFRASI

nera come il nulla:  è una similitudine che paragona il colore nero con l’assenza e il vuoto; E nella notte nera come il nulla - l'allitterazione dei suoni nasali e gravi trasmette il senso di cupa angoscia e di oscurità che precede il momento del fragore improvviso del tuono.


arduo = ripido, scosceso. 
rimbombò, rimbalzò, rotolò: sinestesia, vi è l'associazione della percezione uditiva a quella visiva. Dà un ritmo incalzante e veloce. 
rimareggiò = tornò a farsi sentire con il rumore delle onde del mare che si rifrangono. Con il progressivo attenuarsi del fragore anche il ritmo si fa più lento e scandito dalla ripetizione della congiunzione e
Vanì = svanì

Metrica


Ballata piccola di 7 versi endecasillabi, con schema A BCBCCA. 
La poesia si apre con un verso isolato (come per Il lampo), introdotto dalla congiunzione e che sembra quindi voler proseguire un discorso, una riflessione. 
Numerose le onomatopee che unitamente alla ripetizione della consonante r (allitterazione) efficacemente riproducono il fragore del tuono. Altre allitterazioni sono presenti in buona parte del testo (della n al v.1; di r, u, o ai vv. 2,3,4,5). Negli ultimi due versi il ritmo si fa più lento e cadenzato rendendo l’impressione dell’acquietarsi dell’atmosfera.

X agosto


 

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

 

Ritornava una rondine al tetto:



l’uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de’ suoi rondinini.

 

Ora è là, come in croce, che tende



quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell’ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

 

Anche un uomo tornava al suo nido:



l’uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono…

 

Ora là, nella casa romita,



lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

 

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi



sereni, infinito, immortale,

oh! d’un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male!

Struttura della poesia X Agosto


profilo di giovanni pascoliProfilo di Giovanni Pascoli

Una struttura ben studiata e coesa

Analizziamo la poesia X Agosto di Giovanni Pascoli dal punto di vista metrico. La poesia si compone di sei strofe di quattro versi ognuna. I versi sono decasillabi e novenari (rispettivamente di 10 e 9 sillabe). Le rime seguono lo schema alternato (ABAB).


Dal punto di vista del senso e del contenuto la prima strofa si lega all’ultima, mentre le strofe centrali si dividono in due dedicate alla rondine e due all’uomo. La prima strofa crea un senso di aspettativa, di una rivelazione che avverrà nell’ultima strofa e che ci consegna un nuovo senso della notte di San Lorenzo e delle sue stelle cadenti. 
Mentre la prima e l’ultima strofa di X Agosto sono riflessive, nelle strofe centrali il tono si fa narrativo e il poeta racconta due episodi che, seppur carichi di significati e riferimenti, si presentano prima di tutto come racconti di due eventi tragici.   

X Agosto: figure retoriche e ritmo


Andiamo a vedere ora quali espedienti retorici ha usato Pascoli nella poesia X Agosto e la loro funzione nella creazione del senso. 

Personificazione


La personificazione del giorno di San Lorenzo e del cielo

La personificazione consiste nel rivolgersi in modo diretto e attribuire azioni umane a cose astratte o inanimate. Pascoli ce ne offre due esempi in X Agosto:   



  • Nella prima strofa il giorno di San Lorenzo, il 10 agosto, viene personificato e a lui si rivolge l’invocazione che apre la poesia.

  • Nell’ultima strofa il poeta si rivolge direttamente al cielo e gli attribuisce un’azione, la caduta delle stelle, e uno scopo, quello di evocare attraverso le stelle un pianto.

Linguaggio analogico


Le analogie uomo/rondine e stelle cadenti/pianto

Come in molte delle poesie di Pascoli, anche in X Agosto si crea un gioco di analogie, che collegano i vari elementi del discorso in una rete di corrispondenze. In particolare si instaurano rapporti analogici tra l’uomo e la rondine e tra le stelle cadenti e il pianto. Il pianto degli uomini diventa il pianto del cielo, mentre la morte della rondine rimanda a quella dell’uomo.  


Similitudine


La similitudine tra la rondine e Cristo

La similitudine ha una funzione simile all’analogia, cioè quella di creare collegamenti tra immagini diverse. Nel caso della similitudine il collegamento è esplicitato attraverso l’uso del “come” o di altre parole simili. In X Agosto Pascoli usa la similitudine per dire che la rondine è “come in croce” (v.9) e rendere ancora più esplicito il riferimento a Cristo che, come vedremo, percorre tutto il componimento.  


Metonimia


Le due metonimie del componimento

Figura retorica che consiste nel sostituire un termine con un altro in rapporto stretto: ad esempio l’effetto al posto della causa, il simbolo per il simboleggiato, il luogo di produzione per il prodotto, l’astratto per il concreto, l’autore al posto dell’opera. In X Agosto ne troviamo due esempi, tutti e due legati alla figura centrale del nido, del quale si sottolinea così l’importanza: 



  • “il suo nido […] che pigola” (vv.11-12), in realtà non è il nido a pigolare ma i rondinini;

  • “anche un uomo tornava al suo nido” (v.13), per intendere che tornava a casa.

Ritmo singhiozzante


Un'abbondanza di punteggiatura per creare un ritmo franto e singhiozzante

La prima cosa che salta all’occhio alla lettura della poesia X Agosto è un forte uso della punteggiatura. Moltissimi sono i due punti e le virgole, ma sono presenti anche un buon numero di punti e di punti e virgola. Quest’abbondanza di segni di interpunzione ha lo scopo di creare frasi spezzate, ognuna delle quali sospende il discorso e rimanda la spiegazione, in un continuo rincalzo e rinvio alla parola successiva. Questo ha lo scopo di creare un ritmo franto e singhiozzante.



Le triadi petrarchesche: un ritmo singhiozzante

Simile è il discorso per le triadi, gruppi di tre parole una di seguito all’altra separate da virgole (“immobile, attonito, addita”, “sereni, infinito, immortale”). Esse rimandano alla tradizione italiana, in particolare a Petrarca, e allo stesso tempo la rinnovano. Petrarca infatti era solito inserire tre aggettivi riferiti allo stesso soggetto, mentre Pascoli nei due esempi citati inserisce in un caso due aggettivi e un verbo e nell’altro tre aggettivi riferiti a soggetti diversi.  

La funzione di queste triadi è, come nel caso della punteggiatura, quella di creare un senso di frantumazione e un ritmo singhiozzante, che ricalca l’immagine del cielo che piange e rimanda al pianto per le morti della rondine e dell’uomo. Bisogna infatti tenere presente che, al di là delle divisioni tra contenuto e forma, spesso il senso e le emozioni di un testo passano principalmente attraverso la forma che si utilizza. Gli espedienti ritmici e retorici, che potrebbero sembrarci privi di significato sono invece, come dimostra la poesia X Agosto, molto importanti nell’evocazione di un sentimento e di un’atmosfera. 

Gli elementi autobiografici in X Agosto


La morte del padre di Pascoli, avvenuta il 10 agosto 1867

La poesia X Agosto ha un carattere fortemente autobiografico, si riferisce cioè e un episodio reale della vita del poeta. L’uomo di cui parlano le strofe 4 e 5 e a cui rimanda anche la rondine altri non è che il padre del poeta, Ruggiero Pascoli, ucciso a fucilate il 10 agosto 1867 (data a cui rimanda il titolo) probabilmente da un rivale che aspirava a prendere il suo posto di amministratore della tenuta dei principi Torlonia. Le indagini non arrivarono mai a una conclusione e il delitto rimase irrisolto. All’epoca Giovanni aveva 12 anni e questo episodio fu il primo di tanti eventi funesti. Il poeta dovette per tutta la vita rappresentarsi l’origine del proprio dolore e l’origine stessa del male attraverso questo evento, centrale per la sua vita.  



Il tema del nido

La prova che il poeta in X Agosto ci sta parlando della sua stessa vicenda sta nell’immagine del nido, con la quale Pascoli ha sempre indicato il proprio nido personale, la propria famiglia, un nido distrutto prima del tempo dalla morte dei genitori e dei fratelli e che il poeta rimpiangerà per tutta la vita, facendone uno dei temi principali delle sue poesie.  


Le immagini di Cristo


I segni del martirio

Nella poesia X Agosto sono presenti molti riferimenti al martirio di Cristo, in particolar modo nei termini che il poeta sceglie per parlare delle morti della rondine e dell’uomo. Ecco quali sono e a cosa rimandano:   

“Spini” (v. 6), rimanda alla corona di spine posta sulla testa di Gesù per prendersi gioco di lui, che si era dichiarato re e guida dei Giudei.

“Come in croce” (v.9), il poeta paragona direttamente la posizione della rondine in punto di morte a quella di Cristo sulla croce.

“Perdono” (v. 14), come Cristo l’uomo ucciso chiede perdono a Dio per i suoi peccati e allo stesso tempo perdona chi lo sta uccidendo.

“Dono” (v.16), l’uomo portava dei doni, come Cristo portava in dono all’umanità la salvezza; il termine rievoca anche i doni portati dai Re Magi a Gesù bambino.



Il dolore personale che diventa dolore universale

Questi elementi ci permettono di affermare che in X Agosto il poeta ha voluto paragonare la morte del padre a quella di Cristo, probabilmente per sottolinearne l’innocenza e il martirio subìto da un uomo giusto per mano di persone malvagie. Ma in questo paragone c’è di più. Le immagini di Cristo, così come l’analogia con la rondine, ci fanno andare oltre la vicenda autobiografica dell’autore, quella della morte del padre, e rimandano alle vicende dell’universo intero. Il dolore della rondine ci dice che anche la natura soffre, mentre il dolore di Cristo è il segno che il male è comune a tutti gli uomini e colpisce persino a Dio. Da questo dolore di Dio deriva il pianto del cielo, la bellissima immagine con cui si apre e si chiude il componimento X Agosto.


Il tema del male in X Agosto


Il Pascoli pessimista

Da quello che abbiamo detto finora possiamo ricavare il messaggio che il poeta voleva trasmettere e la tematica dominante della poesia X Agosto. In essa leggiamo che il male e il dolore sono personali e universali allo stesso tempo: tutti gli esseri viventi soffrono. Questo si lega alla visione pessimista del mondo di Pascoli, determinata dalle sue sfortunate vicende personali, ma i cui riflessi il poeta vede non solo in sé stesso, ma anche nel mondo che lo circonda.   



La terra, luogo di vittime e carnefici

In X Agosto emerge la contrapposizione tra il cielo e la terra. Quest’ultima è il luogo del male, “atomo opaco del male”, sul quale il cielo versa impotente le sue lacrime, con un gesto che è allo stesso tempo di cordoglio e di sdegno, perché la terra ospita sia le vittime che i carnefici, coloro che subiscono il male e coloro che lo fanno. Tuttavia la profonda umanità delle figure della rondine e dell’uomo e la pietà che ci provocano queste due morti ingiuste ci lasciano un senso di tenerezza e solidarietà, nel quale il poeta forse ci vuole indicare, senza dirlo esplicitamente, una via d’uscita dalla sua visione pessimista del mondo, quella stessa via d’uscita che ci indicava Leopardi nella poesia La Ginestra.


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