“Come definirebbe l’informazione dei mass-media in termini di sicurezza alimentare?”



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20.11.2017
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“Come definirebbe l’informazione dei mass-media in termini di sicurezza alimentare?”

  • “Come definirebbe l’informazione dei mass-media in termini di sicurezza alimentare?”

  • 50% ritiene che l’informazione sia chiara e utile per difendersi dai rischi

  • 43% invece è più scettico perché teme che l’informazione dei mass-media in termini di sicurezza alimentare, possa produrre allarmismo e disorientamento soprattutto in questa fase caratterizzata da forte disagio ma anche da elementi di grande preoccupazione.

  • Pubblicità utile per gli acquisti nel settore alimentare e informa di più quando si tratta di prodotti alimentari, anche se poi, nei fatti, induce a consumare più del necessario.



Veridicità - chiarezza e trasparenza delle pubblicità sono indispensabili per garantire il diritto alla sicurezza e ad una corretta informazione

  • Veridicità - chiarezza e trasparenza delle pubblicità sono indispensabili per garantire il diritto alla sicurezza e ad una corretta informazione

  • Ma cibi e bevande “alla moda” (LIGHT, DIET, SENZA ZUCCHERO, ARRICCHITE CON VITAMINE E PROBIOTICI, A BASSO CONTENUTO DI GRASSI, ecc.) la cui pubblicità, etichetta o testimonial famoso presentano come “salutistici” e “nutrizionalmente vantaggiosi”

  • portano il consumatore a credere che quei prodotti:

  • mettono al riparo da malattie anche gravi (infarto e tumori), proteggono dai radicali liberi e dall’invecchiamento

  • rafforzano le difese naturali dell’organismo

  • favoriscono la regolarizzazione intestinale

  • aiutano a mantenere alta la soglia di concentrazione mentale durante l’intera giornata



Ma le certezze scientifiche sono ancora poche e non sempre univoche.

  • Ma le certezze scientifiche sono ancora poche e non sempre univoche.

  • L’81% dei claims sottoposti al parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) sono stati bocciati principalmente per mancanza di adeguati studi scientifici comprovanti gli effetti benefici vantati per la salute.





Con la crisi le aziende hanno ridotto i budget, o hanno dirottato le proprie risorse in altre attività di marketing, ma i consumatori hanno trascorso sempre più tempo di fronte a TV, PC e device mobili

  • Con la crisi le aziende hanno ridotto i budget, o hanno dirottato le proprie risorse in altre attività di marketing, ma i consumatori hanno trascorso sempre più tempo di fronte a TV, PC e device mobili

  • Televisione: Rispetto al primo trimestre 2012 è in aumento dell’1,8% l’audience registrata nel giorno medio e del +1,3% l’average time viewed, ovvero il numero medio di minuti visti da ogni singolo individuo (4 ore e 44 minuti al giorno).

  • Internet: Nel mese di marzo gli utenti attivi su internet sono stati 29,3 milioni, in forte aumento rispetto allo stesso mese del 2012. Aumenta, superando le 23 ore, anche il tempo speso online (+16%) .

  • Mobile: la penetrazione degli smartphone è aumentata del +34% nel nostro Paese e anche il tempo medio delle navigazioni effettuate tramite dispositivo mobile è in crescita (+15%).







78% degli italiani (contro la media europea dell’80%, e del mondo 84%) dichiara di fidarsi, nel momento di prendere decisioni di acquisto, delle opinioni di conoscenti e amici (passaparola)

  • 78% degli italiani (contro la media europea dell’80%, e del mondo 84%) dichiara di fidarsi, nel momento di prendere decisioni di acquisto, delle opinioni di conoscenti e amici (passaparola)

  • 64%: opinioni e le recensioni – frutto di concrete esperienze – postate sui social media

  • 50% degli italiani dichiara di fidarsi dei messaggi pubblicitari pubblicati sui quotidiani cartacei

  • 42% degli italiani si fida della pubblicità televisiva

  • 41% pubblicità radiofonica

  • Fiducia nell’advertising televisivo in Italia tra il 2011 e il 2013 è passato dal 28% al 42%.



Forma di comunicazione a pagamento, diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, Internet), che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi.

  • Forma di comunicazione a pagamento, diffusa su iniziativa di operatori economici (attraverso mezzi come la televisione, la radio, i giornali, le affissioni, la posta, Internet), che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi.

  • Una forma di comunicazione argomentativa di massa, funzionale a un progetto più vasto e in cui l’uso del canale presuppone un pagamento. Il politico, l’avvocato, il missionario non devono pagare il diritto a parlare, il pubblicitario che parla ai consumatori invece si (in termini di pagine, di tempo, ecc.)

  • Il nostro codice definisce la pubblicità come: «qualsiasi forma di messaggio che è diffuso, in qualsiasi modo, nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere il trasferimento di beni mobili o immobili, la prestazione di opere o di servizi oppure la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi».



Si disputano la clientela -> qualità migliore ->

  • Si disputano la clientela -> qualità migliore ->

  • prezzi più convenienti -> comunicazione di

  • un’immagine x distinguersi dai concorrenti

  • Non è importante offrire un ottimo prodotto se nessuno sa che quel prodotto esiste.

  • La società occidentale è definita “dei consumi” proprio ad indicare la centralità che l’azione di consumo riveste nelle dinamiche sociali.

  • La marca oggi non è più soltanto una garanzia o la firma di un produttore, ma rappresenta un veicolo e uno strumento per costruire la nostra identità, indicare la nostra posizione sociale, i nostri gusti, i nostri valori (una volta era il Mac, l’i-phone, il rolex, Chanel n.5, etc.)







Attirare l’attenzione su di sé

  • Attirare l’attenzione su di sé

  • ottenere l’adesione al contenuto del messaggio

  • suscitare una risposta/reazione affettiva emozionale

  • far comprendere le informazioni di prodotto trasmesse

  • far scattare una motivazione d’acquisto relativa alla categoria di prodotto/marca

  • creare notorietà per il prodotto marca

  • suscitare un atteggiamento favorevole verso il prodotto/marca

  • stimolare l’acquisto del prodotto/marca.



Era ancora l’epoca dell’Unique Selling Proposition, bisognava trovare una cosa nel prodotto che lo differenziasse dai competitors e che quindi ne permettesse un apprezzamento migliore.

  • Era ancora l’epoca dell’Unique Selling Proposition, bisognava trovare una cosa nel prodotto che lo differenziasse dai competitors e che quindi ne permettesse un apprezzamento migliore.







HEADLINE (titolo): o claim, è il titolo di apertura di una pagina pubblicitaria. Il suo obiettivo è catturare l’attenzione del consumatore e incuriosirlo a continuare nella lettura. Per farlo, la frase da utilizzare deve essere breve, diretta e contenere gran parte del messaggio che si vuole comunicare. Solitamente appare all’inizio della pagina con un carattere più grande rispetto al resto del testo.

  • HEADLINE (titolo): o claim, è il titolo di apertura di una pagina pubblicitaria. Il suo obiettivo è catturare l’attenzione del consumatore e incuriosirlo a continuare nella lettura. Per farlo, la frase da utilizzare deve essere breve, diretta e contenere gran parte del messaggio che si vuole comunicare. Solitamente appare all’inizio della pagina con un carattere più grande rispetto al resto del testo.

  • SUB-HEADLINE: o sottotitolo – fornisce maggiori informazioni relative al prodotto o servizio pubblicizzato, le quali non sono esplicitate dalla headline. Le sue dimensioni sono più ridotte e generalmente la sua lunghezza non supera quella di una frase.

  • BODY-COPY: È il testo principale della pagina, in cui si espongono in maniera discorsiva il significato già espresso dal titolo, i dettagli sul prodotto presentato e le informazioni sull’azienda. La lunghezza del corpo del testo può variare dalle poche righe a una serie di paragrafi a seconda dell’approccio stilistico scelto. Questa scelta condiziona inoltre il registro e il tono con cui la pubblicità si avvicina al lettore: dalla scheda tecnica impersonale al linguaggio colloquiale e diretto, fino all’uso dell’ironia.



PAYOFF: una frase significativa che deve rimanere impressa nella mente del consumatore. Il payoff rimane costante nel tempo e subisce un processo di fusione con l’identità aziendale fino ad arrivare, in certi casi, a risultare riconoscibile anche in assenza di logo o nome dell’azienda

  • PAYOFF: una frase significativa che deve rimanere impressa nella mente del consumatore. Il payoff rimane costante nel tempo e subisce un processo di fusione con l’identità aziendale fino ad arrivare, in certi casi, a risultare riconoscibile anche in assenza di logo o nome dell’azienda

  • “Just Do it” è un Payoff così riconosciuto che non è più necessario associarlo al logo della NIKE per capire cosa indica

  • VISUAL: molte pubblicità contengono un’immagine che cattura lo sguardo e lo induce a proseguire lungo la pagina nella lettura del testo. Visual e headline mantengano una sorta di equilibrio, in modo che quest’ultima non risulti una semplice didascalia. Infatti generalmente il “grafico pubblicitario” ed il “copyrwriter” (che si occupano rispettivamente della grafica e delle parole) lavorano spalla a spalla durante l’ideazione della campagna.

  • LOGO: è quell’elemento che ci permette in modo immediato di identificare visivamente  un’azienda, il messaggio ed i valori di cui questa si fa portatrice. Consiste in un marchio grafico di tipo iconico o astratto che può accompagnare il nome dell’azienda o prenderne il posto. Il font, la forma e il colore rimangono generalmente invariati perché sono espressione diretta dell’identità del prodotto o del produttore stesso.







Il Regolamento CE n.1924/2006, finalizzato a tutelare la salute dei consumatori europei di fronte a possibili messaggi fuorvianti o ingannevoli in campo alimentare, disciplina le indicazioni e le informazioni che devono/possono essere veicolate al pubblico. Il regolamento definisce:

  • Il Regolamento CE n.1924/2006, finalizzato a tutelare la salute dei consumatori europei di fronte a possibili messaggi fuorvianti o ingannevoli in campo alimentare, disciplina le indicazioni e le informazioni che devono/possono essere veicolate al pubblico. Il regolamento definisce:

  • Indicazione: qualunque messaggio o rappresentazione non obbligatoria in base alla legislazione comunitaria o nazionale, comprese le rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche in qualsiasi forma, che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari caratteristiche.

  • Indicazione nutrizionale: qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche, dovute all'energia (valore calorico) che apporta, apporta a tasso ridotto o accresciuto, o non apporta, e/o alle sostanze nutritive o di altro tipo che contiene, contiene in proporzioni ridotte o accresciute, o non contiene. Le indicazioni nutrizionali, come ad esempio “a basso contenuto di grassi”, “senza zuccheri”, “fonte di fibre”, “light”, fanno riferimento alla presenza o all’assenza in un determinato alimento di principi nutrivi, quali grassi, zuccheri, sodio, fibra, proteine, vitamine e minerali, e/o alla quantità di energia (Kcalorie) che fornisce.

  • Indicazioni sulla salute: qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l'esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute. A differenza delle indicazioni nutrizionali, le indicazioni salutari, chiamate anche “funzionali”, si riferiscono alla funzione che un alimento o i suoi componenti svolgono nell’organismo umano, come ad esempio “il calcio e la vitamina D aiutano a mantenere in buona salute le ossa”.

  • Indicazioni relative alla riduzione di un rischio di malattia: qualunque indicazione sulla salute che affermi, suggerisca o sottintenda che il consumo di una categoria di alimenti, di un alimento o di uno dei suoi componenti riduce significativamente un fattore di rischio di sviluppo di una malattia umana.







Dal 2002 è fonte indipendente di consulenza scientifica e di comunicazione sui rischi esistenti ed emergenti associati alla catena alimentare in stretta collaborazione con le autorità nazionali e in aperta consultazione con le parti interessate.

  • Dal 2002 è fonte indipendente di consulenza scientifica e di comunicazione sui rischi esistenti ed emergenti associati alla catena alimentare in stretta collaborazione con le autorità nazionali e in aperta consultazione con le parti interessate.

  • Monitora i claim che le aziende alimentari utilizzano nel pubblicizzare i propri prodotti. Non tutti superano l’esame (solo 19%).

  • Ferrero che propone sulle barrette Kinder la dicitura “aiuta la crescita”

  • Elancyl Global Silhouette che promette riduzione di peso mangiando barrette

  • L’acqua minerale che promette di abbassare la glicemia

  • I batteri “probiotici” che dovrebbero, secondo i claims che li riguardano, riequilibrare la flora intestinale e rafforzare il sistema immunitario

  • Anche claims considerati troppo generici, come “aiuta la crescita”, “l’estratto di cacao è un utile alleato per la lotta al sovrappeso” o ancora “il the nero migliora la capacità di concentrazione” sono stati bocciati.

  • Parere negativo anche per le pastiglie di semi di lino e di soia che “riducono il rischio osteoporosi” e per i fichi d’india che “migliorano il colesterolo”.



«contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio sulla natura e sulle caratteristiche principali del prodotto, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione, l’idoneità allo scopo, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto» o che «afferma, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni». Codice del Consumo Decreto Legislativo 6 settembre 2005 n. 206, artt. 20-26

  • «contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio sulla natura e sulle caratteristiche principali del prodotto, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione, l’idoneità allo scopo, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto» o che «afferma, contrariamente al vero, che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni». Codice del Consumo Decreto Legislativo 6 settembre 2005 n. 206, artt. 20-26

  • QUALSIASI PUBBLICITÀ CHE IN QUALUNQUE MODO, COMPRESA LA SUA PRESENTAZIONE È IDONEA AD INDURRE IN ERRORE LE PERSONE FISICHE O GIURIDICHE ALLE QUALI È RIVOLTA O CHE ESSA RAGGIUNGE E CHE, A CAUSA DEL SUO CARATTERE INGANNEVOLE, POSSA PREGIUDICARE IL LORO COMPORTAMENTO ECONOMICO OVVERO CHE, PER QUESTO MOTIVO, SIA IDONEA A LEDERE UN CONCORRENTE - Art. 2 del Decreto Legislativo 2 agosto 2007 n. 145

  • Il messaggio pubblicitario ingannevole deve indurre i consumatori in errore, influenzandone il comportamento e le decisioni di acquisto e di consumo attraverso informazioni false oppure attraverso l’omissione di informazioni importanti.



Contrasto: in pubblicità è lo schema del “prima e dopo la cura”;

  • Contrasto: in pubblicità è lo schema del “prima e dopo la cura”;

  • Reciprocità: è utile fare al consumatore prima un piccolo favore, formula del campione gratuito;

  • Coerenza: evidenziare le qualità del destinatario per far sì che non rifiuti il messaggio persuasivo. In pubblicità: “c’è una gran cuoca in voi e Barilla la rivela”

  • Riprova sociale: se lo fanno gli altri devi farlo anche tu: la cucina più amata dagli Italiani;

  • Simpatia: i presentatori negli spot devono essere in qualche modo simpatici o attraenti;

  • Autorità: formula del testimonial come un Medico famoso, un attore famoso, o anche semplicemente un attore vestito con un camice che dà l’impressione di essere un medico, un dentista, etc.;

  • Scarsità: comunicare ai consumatori che l’oggetto di cui si parla è raro, difficile da ottenere, ne esistono pochi esemplari, etc.

  • Non è importante se i prodotti non sono veramente come li mostrano nella pubblicità, per la legge italiana è sufficienti inserire la scritta, a volte neanche ben leggibile: “Immagini puramente dimostrative”.



3 gennaio 1954, iniziarono i programmi della televisione di Stato.

  • 3 gennaio 1954, iniziarono i programmi della televisione di Stato.

  • 1956 - Mario Soldati – vero e proprio inventore del “reportage enogastronomico” – fu ideatore, regista e conduttore dell’inchiesta tv “Viaggio lungo la Valle del Po alla ricerca dei cibi genuini” nasce la figura del giornalista enogastronomico

  • 1971 - Programmi di cucina così come li conosciamo oggi e Ave Ninchi sostituisce Delia Scala nel programma “A tavola alle 7” parlava con grazia e competenza di temi culinari.

  • 1981 - inizia il rotocalco “Linea Verde” una trasmissione dedicata all’agricoltura in onda tutt’oggi che, con il tempo, ha visto crescere sempre più l’aspetto gastronomico, con la proposta di ricette tipiche delle varie zone d’Italia trattate di volta in volta nel programma.

  • 1984 - Corrado presentava il programma Il pranzo è servitocon l'irresistibile jingle che anche i più giovani hanno sentito almeno una volta a casa delle proprie nonne.

  • 2000 - storico programma di cucina La Prova del Cuocodi Antonella Clerici su Rai 1, negli anni si è rafforzato ed ha macinato ascolti crescendo anche in durata, dai 20 ‘ iniziali oggi ne dura 90.

  • 2008 - in uno spazio all’incirca di 5 minuti il TG di Italia 1 “Studio aperto” aprì una rubrica intitolata Cotto e mangiatocondotto da Benedetta Parodi che in questo modo è diventata la seconda regina della cucina italiana, un riscontro senza precedenti quello di “Cotto e Mangiato” che si è concretizzato in oltre 2 milioni di libri venduti.





  • I programmi televisivi di cucina sembrano essere una costante della cultura italiana.

  • Ma di questi programmi, quanti e quali propongono una cucina equilibrata (a livello di calorie) e ricette salutari (o quantomeno non grassissime)?

  • Attualmente la legislazione italiana non prevede nessun controllo o osservatorio che si occupi di monitorare il tipo di ricette e l’apporto calorico proposto dagli chefs televisivi.

  • Quando si vede in TV una bella ricetta, un piatto gustoso, un dolce affascinante, si vorrebbe (e in molti casi si fa) riproporre per il proprio nucleo familiare questa prelibatezza. Ma andando ad osservare da vicino le ricette proposte e gli ingredienti utilizzati ci si potrebbe accorgere di quanto, pur essendo belle da vedere e buone da mangiare risultano essere totalmente al di fuori delle indicazioni mondiali di nutrizione e alimentazione.

  • Ma quale salute pubblica si può promuovere se in primis non ci si accerta dei messaggi lanciati alla popolazione da un Mass-Media importante come quello Televisivo






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