Cominciamo da una brevissima analisi: I faccia a faccia sono



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26.03.2019
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Mi sembra importante sottolineare che i problemi posti oggi non devono essere affrontati su un piano teorico-astratto. Di qui l’importanza di incontri come questi. Cosa vuol dire che non possono essere posti su un piano astratto? Semplicemente che non c’è una concezione costante, stabile, di principio della democrazia – anche nella sua forma occidentale – Abbiamo invece un continuo divenire di forme e principi (ricordare Manin, e la nozione di democrazia dell’audience. La definizione che preferisco di passaggio da una democrazia della partecipazione a una del consenso). Lo stesso, tra l’altro, vale per i media (tre fasi: primato della stampa. Primato dei media istantanei (radio e poi televisione, prima in chiave totalitaria e poi democratica). Complessità portata dalla convergenza e dal web 2.0). Il rapporto fra politica e media cambia insomma, perché tutte due le componenti, come anche le altre componenti sociali cambiano. Questo rende interessante confrontare il caso italiano con altri casi occidentali, ma nella consapevolezza che ogni singolo caso mostra una precisa identità, dentro a trends magari comuni. Esempio della legge sulla par condicio. Essa viene criticata per la propria rigidità indiscutibile, ma bisognerebbe anche ricordarsi la campagna del 94 e l’uso della televisione commerciale non regolamentato.

Fatta questa premessa passo subito a analizzare la questione del faccia a faccia come strumento più o meno democratico. Proverò a tradurre la questione come segue: è efficace il faccia a faccia tra i leader per il confronto democratico, e quindi il buon funzionamento della democrazia?

La risposta deve appunto essere complessa, perché le situazioni storiche e sociali entro le quali si svolge il confronto (o esso è semplicemente previsto) non sono tutte uguali.

Cominciamo da una brevissima analisi: i faccia a faccia sono



  1. Diffusi in diversi sistemi democratici (quello di solito più studiato è quello statunitense), ma non sempre identici, in quanto dipendono

    • Dalla legislazione

    • Dalle abitudini mediatiche

    • Dagli stili comunicativi politici

  2. Sono tipici oggetti televisivi, ma possono essere variamente incrociati con il sistema dei media

    • La stampa e gli altri media tradizionali

    • I nuovi media, dai giornali on line ai social networks

  3. La loro gestione giornalistica può variare profondamente

    • I tempi possono essere più o meno rigidi

    • Il ruolo dei giornalisti può variare nei modi più diversi: in particolare

      • Semplici arbitri

      • Stimolatori

      • Controllori e verificatori di quanto affermato

  4. Posso avere una dimensione squisitamente elettorale (richiesta di consenso) o anche una dimensione propriamente di tematizzazione politica (messa a punto delle issues e verifica delle stesse)

  5. Il loro clima e il loro andamento possono dipendere dal clima politico generale o dall’istituzionalizzazione delle regole

    • Per i contenuti

    • Per il linguaggio utilizzato

    • Per la qualità argomentativa

Una bella domanda: è efficace?

Per esempio, io sono convinto che la stessa nozione di efficacia democratica possa essere soggetta a due diverse interpretazioni, a seconda che si intenda la democrazia nel senso della partecipazione o del consenso. Nel primo caso ciò che conta è dare gli strumenti al cittadino per operare le sue scelte in modo tale da entrare nel sistema politico. Questo ingresso, a qualunque livello, porta naturalmente alla scelta di voto. Ci si rivolge al cittadino insomma come un potenziale militante. Nel secondo caso, invece, il cittadino viene interpellato come elettore, e si cerca il suo consenso (spesso anche in periodo non elettorale, con politiche volte a soddisfare i suoi sentori immediati).

Dunque, ciò che è efficace in un senso può non esserlo nell’altro.

Proviamo a definire la situazione:

Dal punto di vista del risultato elettorale le cose possono essere il contrario che dal punto di vista della qualità politica (quindi ciò che è efficace in termini di democrazia partecipativa non lo è in termini di democrazia del consenso, eccetera). Attenzione, perché la prima efficacia è in relazione alla politica come luogo della vita collettiva, e si misura nel lungo periodo e nella qualità della convivenza; la seconda efficienza è puramente strumentale, finalizzato al prevalere dell’interesse (legittimo) di parte

DP DC


Più efficace se c’è personalizzazione della politica……………………………………………………………..

Più efficace se c’è bipolarismo Più efficace se non c’è bipolarismo (perché semplifica artificialmente)

Più efficace se prassi consolidata Più efficace se aleatorio

Più efficace con un ruolo forte di Più efficace senza mediazione

mediazione giornalistica

Perché sarebbe importante risolvere la questione di quale efficacia vogliamo parlare? Perché il sistema dei media è strettamente incrociato con il tema del sentire democratico, ossia dell’affezione che il cittadino ha per il sistema (vedi questione della fiducia). In altre parole occorre ammettere che la qualità del discorso pubblico sui media ha a che vedere con la qualità del discorso pubblico tout court.



E…

Il punto fondamentale è il crescente abbrutimento del dibattito politico italiano (lo si vede purtroppo non soltanto seguendo la stampa o ascoltando la Tv, ma in quello specchio del paese che sono i forum sul web):



  1. crescita degli argomenti ad personam

  2. demonizzazione dell’avversario (esempio macroscopico: il partito dell’amore e quello dell’odio come tentativo di formalizzare alla radice la differenza)

  3. ruolo ambiguo del giornalista (citare la storia del giornalista americano: non posso credere che il mio ruolo sia quello di sentire le due campane)

Il rifiuto di un ruolo pedagogico non nel senso pesante, ma in quello classico delle élites: capire e spiegare. In questo senso l’intero mondo politico giornalistico dovrebbe interrogarsi.


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