Commenti e polemiche



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Sul nuovo stadio e sui grattacieli della AS Roma

E richiamo al monito lasciatoci 90 anni fa da Gustavo Giovannoni

di


Ettore Maria Mazzola

Associate Professional Specialist,

The University of Notre Dame School of Architecture

Rome Global Gateway

Via Ostilia, 15 – Room 304

00184 – Rome, Italy

emazzola@nd.edu

archmazzola@gmail.com


Il recente dibattito in corso sulla realizzazione dello Stadio della AS Roma, e soprattutto sulla realizzazione assolutamente inutile – se non per ragioni speculative – delle ipertrofiche e deformi torri disegnate da Daniel Libeskind, ha infiammato gli animi dei romani.

Il popolo romano, tranne quello più giovane stupidamente accecato dal tifo calcistico, si è opposto fortemente a questa realizzazione, peraltro lontana dal centro urbano … perfino Maria Sensi – vedova del mitico Presidente dello scudetto – ha dichiarato: “L’Olimpico ha dei problemi ma è al centro di Roma, nessun’altra squadra ha uno stadio nel cuore della città. Non voglio vedere la Roma a Tor di Valle.

Questa imposizione “culturale” suburbana – che non poteva che venire da personaggi che nulla sanno, né vogliono sapere della cultura e della tradizione dell’Italia – ha dunque visto schierati i cittadini romani, senza distinzioni fede politica!

Per un politico interessato al massimo consenso pubblico, questo segnale dovrebbe significare qualcosa di importante!

Purtroppo, però, in questi anni abbiamo visto come la politica romana sembri essere affidata a dei burattini i cui fili vengono abilmente manovrati da alcuni gruppi di immobiliaristi ben noti. Questa è infatti la squallida realtà che, negli ultimi 30 anni, ha portato la città ad un degrado senza precedenti.

L’attuale giunta, eletta a furor di popolo nella speranza di porre fine al malaffare, dovrebbe dunque far tesoro degli errori del passato, mirando a soddisfare le volontà dei cittadini, piuttosto che quelle del burattinaio di turno.

L’attuale assessore all’urbanistica Berdini sembra però restare quasi isolato nella sua battaglia contro questo ennesimo scempio, figlio dell’ignoranza e dell’arroganza.

L’amministrazione cittadina attuale, piuttosto che chiudere la partita con un secco “no”, sembra invece volersi limitare a rivedere le volumetrie edificabili … un qualcosa che, alla fine, scontenterà tutti (o quasi) e danneggerà ulteriormente la città.

L’amministrazione cittadina del resto, già si trova nell’occhio del ciclone per aver avuto il coraggio di opporsi alla candidatura di Roma per le Olimpiadi … in qualche modo quel gesto coraggioso ha esposto la giunta capitolina ad ogni possibile attacco da parte di chi possa aver visto minati i suoi volgari interessi speculativi.

Tutto ruota intorno a quella “scellerata” presa di posizione nell’interesse del nostro Paese!

Infatti, quegli individui senza scrupoli – che già si erano spartiti la torta, preventivamente spendendo un bel po’ di milioni pubblici – avendo reso ricattabile la stragrande maggioranza della classe politica, hanno potuto permettersi di attivare la macchina del fango utilizzando i politici (attualmente all’opposizione in Campidoglio) e i media al loro servizio, con l’obiettivo di tornare alle urne e “riprendersi il maltolto!”

Se mai la giunta attuale avesse appoggiato il suicidio economico (pubblico) delle Olimpiadi, oggi sarebbe portata ad esempio di buon governo, come accade per l’omologa giunta torinese che, però, ha avuto la fortuna di non venire eletta in una città dove erano in ballo certi interessi!

La bega dello stadio – e dei grattacieli – diviene quindi un banco di prova dove occorre scegliere:


  1. Mostrare coerenza dicendo no a questa nuova speculazione … rischiando però di perdere Roma e, a seguire, fare implodere il Movimento.

  2. Cedere politicamente, consentendo a Pallotta e Parnasi di far ciò che vogliono, nella vana convinzione che giunta e il M5S possano tornare in acque calme, se non addirittura navigare a gonfie vele!

Certo, non è facile trovarsi davanti ad un bivio del genere, specie quando l’ottusità della gente che vede alla politica come al tifo calcistico fa sì che non ci si accorga che, dietro certi massacri mediatici, ci siano sempre interessi loschi che nulla hanno a che vedere con il bene della collettività!

Potranno mai gli italiani rendersi conto di questa immensa menzogna che è la politica, e che gli ideali di partito nei quali credevano non esistono più?

Non posso sicuramente, né voglio convincere nessuno della buona fede di chi, come Berdini, stia cercando di impedire questo ennesimo sfregio alla nostra martoriata città, tuttavia non posso esimermi dal far notare alcune criticità da non sottovalutare.

Il sistema di trasporto romano non è assolutamente il migliore d’Europa, ergo uno stadio in periferia causerebbe non pochi problemi. Non si tratta solo di un problema relativo ai mezzi pubblici (sempre più sfasciati e rari), ma anche di viabilità, visto cha la Capitale ha strade insufficienti con buche da fare invidia ad Aleppo! Chi pagherebbe i costi per fa sì che le strade e i mezzi pubblici romani possano ritenersi in grado di servire in sicurezza e senza intoppi lo stadio?

Realizzare le tre “stravaganti” torri di Libeskind, in aggiunta allo stadio – davvero anonimo e decontestualizzato – di Dan Meis, significa dover produrre una immane superficie da destinare a parcheggi, oltre che un’immane superficie di strade atte a servire la struttura … chi pagherà per questo ulteriore danno ambientale?

Inutile dover sottolineare – semplicemente basandoci su quelli che sono i dati della European Environmental Agency sul Life Cycle Assessment – quanto insostenibile possa risultare la tipologia del grattacielo e i materiali proposti per l’intero intervento … ragion per cui invito tutti a diffidare da quei colleghi di dubbia morale che, svendendosi per 30 denari vogliano far credere il contrario, manipolando con le parole la realtà!

Cosa accade all’estero? Anche lì gli stadi privati vengono realizzati lontano dai centri abitati su terreni “miracolosamente convertiti in edificabili” e supportati da gigantesche torri che nulla hanno a che fare con l’attività calcistica?

L’Inghilterra, per esempio, nazione dove il calcio è nato, come concepisce i suoi stadi? Se prendiamo il caso di Londra, vediamo che sono presenti numerosissimi stadi, tutti “urbani”, tutti funzionali, tutti perfettamente sicuri (nonostante gli hooligans), tutti perfettamente raggiungibili a piedi, tutti sostenibili!

Del resto lo stadio – “tempio dello sport” – dovrebbe celebrare il movimento degli esseri umani, piuttosto che quello delle autovetture! … ci avranno pensato mai James Pallotta, Dan Meis, Daniel Libeskind a questo?

Se è possibile giustificare l’ignoranza in materia da parte di personaggi – privi di gusto ed eleganza – provenienti da realtà suburbane, non altrettanto possiamo fare riguardo agli italiani e romani a sostegno di questa operazione!

Sarebbero migliaia le ragioni che mi fanno ritenere questo intervento come un qualcosa che l’amministrazione capitolina dovrebbe evitare, qualcosa che l’intera cittadinanza – inclusa quella di fede calcistica romanista come il sottoscritto – dovrebbe scongiurare, ma preferisco limitarmi a quello che ho detto, lasciando spazio al ricordo del pensiero, in materia di grattacieli, di una delle più grandi figure dell’architettura e dell’urbanistica italiana, nonché padre fondatore della facoltà di architettura di Roma, Gustavo Giovannoni.

Nel suo articolo “Intorno agli Skyscrapers” del 1927 (Anno di fondazione della AS Roma!!) pubblicato sul Fascicolo V-VI di Architettura e Arti Decorative, Giovannoni spiegava molto bene, e con parole incredibilmente attuali, le problematiche relative a questa discutibile tipologia edilizia, specie in un contesto come quello di Roma.


intorno agli skyscrapers

di Gustavo Giovannoni




Spesso nei fascicoli di questa Rivista, ed in particolare nei numeri dell’ultimo anno col bel progetto del Palanti pel così detto “Eternale”, abbiamo pubblicato disegni e notizie su grandi grattacieli ideati o costruiti; e pensiamo di non aver fatto cosa sgradita ai lettori.

Queste grandi mole americane rappresentano infatti uno dei temi più interessanti e vivi nella moderna costruzione, sia nei riguardi tecnici, pei quali possono dirsi una mirabile conquista dello spazio ottenuta con una sapiente organizzazione della scienza e della meccanica pratica, sia in quelli architettonici, poiché sono forse questi gli unici edifici che abbiano saputo raggiungere decisamente uno stile; specialmente nei più recenti esempi, in cui la fabbrica, spogliatasi ormai della inadeguata ed inorganica veste di ordini e di cornici classiche, si presenta con semplici linee e trae dalle grandi masse i suoi effetti.

Ma ormai la questione dei grattacieli si avvia anche tra noi a quesiti contingenti, perché la moda (artificiosa come tutte le mode) tende dalle città americane, che fanno quasi una gara di fabbriche sempre più alte, ad estendersi alle nostre vecchie città europee; non tanto perché se ne senta il bisogno, ma perché spesso da noi, un po’ provincialescamente, si guarda oltre oceano per avere la nota della “strenuous life”. E su questa possibilità d’importazione sarà forse opportuno esprimere fin d’ora qualche pensiero.

S’incontreranno vivacemente in tali quesiti i due eterni argomenti di discussione sulla nostra Architettura: cioè la necessità da un lato di trovare espressioni adatte ai moderni temi, ai tipi di costruzione, alle esigenze attuali, e dall’altro il rispetto al carattere dato dall’ambiente architettonico ed edilizio, pel quale nelle vecchie città il passato diventa energia presente nello stabilire rapporti e forme e misure. E, senza fin d’ora voler concludere con una formula assoluta d’intolleranza, credo che occorrerà pensarci bene prima di ammettere che tra le cupole romane od i palazzi di Firenze o di Venezia si allunghi la grande massa invadente degli edifici a 50 piani.

Ma l’osservazione prima e fondamentale che mi sembra opportuno riassumere per sfatare un pregiudizio diffuso è questa: Lo skyscraper non è un monumento e non va considerato coi criteri dell’architettura astratta, come una piramide od una cupola od un arco trionfale, ma rientra nella categoria dell’architettura pratica, modesta e spicciola nella realizzazione dei suoi scopi edilizi e finanziari, anche quando si svolge in masse imponenti. Ed il suo aspetto infatti dà appunto, logicamente, tale impressione. Forse a chi vede soltanto i disegni, in cui la sapiente grafica architettonica (fatta spesso per falsare anziché per rendere onestamente il vero) attenua le finestre o le confonde con toni chiari della parete, l’edificio sembra trasformato in una grande e massiccia torre babilonense, ovvero in una selva di pilastri verticali che si perdono nelle nuvole; ma la realtà riporta a lor posto i valori dei pieni e dei vuoti, cancella ogni elemento decorativo, e restituisce la massa al tipo di un “alveare” costituito da tante cellule geometriche tutte uguali tra di loro.

Orbene in questo campo dell’architettura pratica, la prima revisione deve essere quella delle ragioni concrete a cui l’opera risponde. Ed allora che ne risulta? Che tali ragioni rappresentano non un progresso, ma un regresso nella vita civile, un assurdo più ancora che un errore nei riguardi dell’igiene, della viabilità cittadina, dell’economia edilizia. Gli skyscrapers rendono infatti pessime le condizioni di illuminazione degli edifici prossimi e di insolazione delle vie; negli ambienti interni, per la serrata utilizzazione dello spazio e la esclusione dei cortili, rendono nulla la ventilazione naturale; col concentrare forti nuclei di popolazione e di traffico congestionano sempre più il movimento delle strade e nei quartieri; costano infine enormemente, cioè almeno 5 o 6 volte al m3 in più della costruzione ordinaria, perché sulle loro gambe d’acciaio si accumula il peso non necessario, della grande altezza, e pertanto recano un inutile sperpero di denaro....




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