Comodato gratuito, comodato modale, locazione: le ragioni delle differenze Godere l’altrui casa e pagarne le imposte non è



Scaricare 27.37 Kb.
23.11.2017
Dimensione del file27.37 Kb.

NOTA a :

Cassazione civile , 15 Gennaio 2003, n. 485 sez. III

Comodato gratuito, comodato modale, locazione: le ragioni delle differenze Godere l’altrui casa e pagarne le imposte non è

D&G 2003, 9, 36

Caterina Garufi

Il carattere di essenziale gratuità del comodato non viene meno se vi inerisce un modus posto a carico del comodatario, purchè esso non sia di consistenza tale da snaturare il rapporto, ponendosi come corrispettivo del godimento della cosa ed assumendo quindi la natura di un a controprestazione. È quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza 485/03.




IL CASO

Un soggetto aveva concesso al figlio il godimento di un immobile per nove anni; a tale patto inerivano alcune pattuizioni accessorie aventi ad oggetto il versamento di somme (tra l’altro, le imposte relative all’immobile medesimo) a favore del concedente ed a carico del beneficiario.


Quest’ultimo nel ricorso chiedeva la qualificazione del rapporto quale locazione alberghiera, anziché come comodato, assumendo che la locazione sussiste anche in presenza di controprestazione di misura modesta ma comunque non simbolica.
PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

I Supremi giudici con la sentenza 485/03 ribadiscono la posizione assunta già da alcuni lustri in tema di comodato modale (Cassazione4976/97; 9718/90; 2091/85 e 2151/84), con particolare riferimento alla distinzione sussistente tra tale figura contrattuale e quella della locazione immobiliare.


In precedenza è stato qualificato co modato il negozio nel quale l’accipiens era tenuto nei confronti del tradens: a prestazioni di custodia e di oneri relativi la fornitura di energia elettrica e spese di riparazione del fabbricato(Cassazione 9718/90); al pagamento dei canoni per luce ed acqua da parte del parente coabitante( Cassazione 3834/80); al versamento dei tributi e delle spese inerenti all’immobile concesso in uso, analogamente al caso esaminato in questa sede (Cassazione 2534/1958); al versamento dei contributi di bonifica e delle spese giudiziali per la difesa della proprietà di un fondo agricolo (Cassazione 3021/01).
La circostanza per la quale la Suprema corte con la sentenza in commento conferma l’indirizzo precedentemente assunto offre l’occasione di fare un breve excursus ricognitivo sulla problematica de qua, evidenziandone nel contempo gli aspetti più controversi.


IL COMODATO COME NEGOZIO ESSENZIALMENTE GRATUITO
Nel diritto romano il commodato o prestito ad uso è un contratto reale imperfettamente bilaterale consistente nella consegna di una cosa mobile o immobile da parte di un soggetto, il comodante, a qualcuno, il comodatario, a cui si consente di farne uso per un certo tempo e per una certa direzione, per poi restituirla al creditore. La denominazione primitiva dell’istituto era utendum dare, nome che si ripeteva negli editti annuali dei pretori repubblicani; il nome commodatum, da commodo datum, sembra comparire per la prima volta nella re dazione di Giuliano (v. Arangio Ruiz, Istituzioni di diritto romano, Napoli, 314).
Uno degli elementi essenziali di tale operazione risulta essere la gratuità: di regola il comodato era stipulato per la utilità del comodatario, salvo alcuni casi di comodato stipulato anche nell’interesse del comodante.
In particolare un passo del Digesto (D. 13,6,4,3) riferisce di un comodato causa commodantis nel quale un pretore presta alcuni oggetti agli attori che parteciperanno agli spettacoli da lui offerti. In conformità con la disciplina romanistica il Cc del 1942 definisce il comodato contratto essenzialmente gratuito (articolo 1803); inoltre l’attuale disciplina (articolo 1810 Cc) fa rientrare nello schema contrattuale anche il cd. comodato precario, ovvero il comodato senza determinazione di durata (a differenza del codice abrogato: articolo 1805 e ss.Cc 1865). Anche nel regime normativo odierno l’attribuzione del comodante si fonda su ragioni di cortesia e favore: la funzione tipica del comodato è rimasta quella di realizzare un’attribuzione a beneficio dell’accipientecomodatario, che viene soccorso in una sua momentanea esigenza senza l’obbligo di un corrispettivo.
Ciò posto, si tratta di un negozio intuitus personae, in ragione del rilievo che assume in esso la persona del comodatario (v. in dottrina Fragali M., Del comodato, in Comm. Cc ScialojaBranca, Bologna, 1966; Brunori E, Del comodato, in Comm. D’AmelioFinzi,II, Firenze, 1949).
Soffermandosi sull’elemento della gratuità, la dottrina e la giurisprudenza ritengono che il comodato non debba strutturarsi - sotto il profilo del contenuto - in modo tale da aggravare la situazione del comodatario in maniera tale da evidenziare, quale fine effettivo delle parti, la realizzazione di un interesse esclusivo (o comunque prevalente) del comodante rispetto quello del comodatario. In tali ultime evenienze ci troviamo in ambiti diversi, non rientrando nella previsione di legge l’eventualità di un comodato oneroso: piuttosto verranno in rilievo altre figure, quali ad esempio il contratto di locazione, o di affitto, con conseguente diversità di disciplina applicabile. Risulta quindi opportuno tracciare l’actio finium regondorum tra comodato e negozi diversi; al riguardo la giurisprudenza ha osservato in diverse occasioni (Cassazione 1539/81) che risulta compatibile con la gratuità del comodato la presenza di un interesse del comodante, purchè, si noti, non si fuoriesca dalle obbligazioni che la legge pone a carico del comodatario: spese di riparazione, obblighi di vigilanza e custodia, mantenimento in efficienza della cosa.
Tale evenienza era già nota al diritto romano, secondo i frammenti del Digesto in precedenza riportati: in tale regime, a differenza del diritto vigente, il vantaggio delle parti rilevava sotto il profilo della responsabilità, in quanto se non vi era vantaggio del comodante il comodatario rispondeva solo per colpa lieve; se invece il vantaggio era di entrambi i contraenti il comodatario rispondeva per colpa in concreto, fino a rispondere per colpa lata e per dolo in caso di vantaggio del solo comodante.
Fatta questa riflessione a carattere storico, ritornando al diritto positivo la problematica de qua ha indotto parte della giurisprudenza ha distinguere tra vantaggio ed interesse del comodante (così Cassazione 4912/96). Secondo tale indirizzo l’interesse, anche se di natura patrimoniale, se si risolve nell’intento di far acquisire un’utilità al comodatario, è sicuramente compatibile con lo schema del comodato in quanto, così inteso, è sempre immanente il tipo contrattuale suddetto. Invece, qualora venga in rilievo un interesse che, oltre ad essere patrimoniale, assuma rilievo non meramente secondario e, soprattutto, si ponga in rapporto di corrispettività con il beneficio concesso al comodatario, ebbene al ricorrere di tali elementi l’operazione posta in essere non potrà più qualificarsi come comodato.
Si è ritenuto ammissibile un modesto contributo pecuniario (Cassazione 9694/94) e, del pari, l’esistenza di un interesse alla concessione di un terreno ai fratelli per motivi personali di salute del concedente (Trib. Foggia, 2/7/88, in Giur. merito, 1990, I, 559); analogamente si è qualificato comodato il contratto con cui un artista consegna gratuitamente alcune sue opere ad una galleria d’arte affinchè le esponga, in quanto è stato ritenuto compatibile con la gratuità dell’operazione l’esistenza dell’interesse dell’artista a rendere conoscibili le proprie creazioni.
Diversamente, se più che un interesse viene in rilievo un vero e proprio vantaggio diretto e immediato, la compatibilità di tale elemento è tutta da verificare, con un giudizio da compiere di volta in volta attenendosi all’effettivo intento delle parti.
IL COMODATO MODALE

Il codice civile non prevede espressamente tale figura, la cui ammissibilità pertanto deve essere accertata dall’interprete.



Applicando i principi generali, si giunge alle seguenti considerazioni: il modo o onere costituisce un elemento accidentale che può essere apposto ai negozi giuridici a titolo gratuito, a patto che non venga modificato il tipo. Gli articoli 793 e 794 Cc prevedono la donazione modale; considerato che il comodato è contratto gratuito al pari della donazione, in via di principio non si può escludere l’applicazione in via analogica della suddetta disciplina.
La ammissibilità del comodato modale è opinione pacifica in giurisprudenza (Cassazione 1843/76 e 1693/81) ed in dottrina (Marini A., Il modus come elemento accidentale del negozio gratuito, Milano, 1976, 192; Carresi F. Il comodato, in Tratt. Vassalli, VIII, 2,Torino, 1957).
Ferma restando questa affermazione di principio, però, anche qui si tratta a ben vedere di porre dei limiti e di fissare dei paletti. Ciò in quanto bisogna comunque vedere i caratteri che il modus assume nel caso concreto, come afferma la sentenza qui annotata: la prestazione imposta al beneficiario può anche essere compatibile con l’esistenza del connotato della gratuità proprio del comodato. Viceversa può avere caratteristiche tali da indurre l’interprete a qualificare diversamente l’assetto di interessi voluto dalle parti.
La giurisprudenza fornisce in maniera pressochè costante il criterio seguente: purchè si abbia modus necessita che la prestazione imposta al beneficiario (la quale può anche essere vantaggiosa in via diretta ed immediata per un terzo o per il concedente) non stia in rapporto di corrispettività con l’attribuzione del godimento ovvero che rimanga nei limiti funzionali accessori e subordinati, senza acquisire il carattere di vera controprestazione (Cassazione 3834/80). Operazione che si deve svolgere mettendo a confronto i sacrifici ed i vantaggi che dal negozio derivano rispettivamente alle parti, con contenuto di equivalenza sullo stesso piano (Cass.n.2151/84). Nello stesso senso conclude la dottrina maggioritaria (Giampiccolo G. in Tratt.GrossoSantoro Passarelli, Milano, 1972; Natoli U. I contratti reali, Milano, 1975).
Posti come punti fermi questi principi, che in astratto appaiono chiari ed univoci, rimane pertanto compito dell’operatore del diritto applicare tali insegnamenti ed in concreto risolvere la quaestio facti relativa alla corretta qualificazione dell’assetto di interessi posto dalle parti, ritenendo sussistente un comodato, o una diversa figura contrattuale, ad esempio una locazione, o ancora un contratto atipico oneroso di prestito ad uso, cui applicare - in base alla qualificazione operata - la relativa disciplina.




©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale