Comune di cornaredo auser insieme cornaredo universita’ delle tre eta’



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COMUNE DI CORNAREDO

AUSER INSIEME CORNAREDO
UNIVERSITA’ DELLE TRE ETA’

ANNO ACCADEMICO 2009/10
DISPENSA DEL CORSO n° 1
PSICOLOGIA DELL’ESPERIENZA
a cura del Dott. Graziano Mangini

Cornaredo – 20 ottobre / 3 novembre 2009




Università della Terza Età

Comune di Cornaredo

AUSER - Milano
Psicologia dell’Esperienza (2009)

(Relatore: Graziano Mangini)


Incontri: 5.

Totale ore: 10.


ARGOMENTI:
1) L’intelligenza

Benché sembri tanto chiaro quel che deve intendersi col termine di intelligenza quando ci troviamo di fronte ad un reattivo di intelligenza, tuttavia oggi non si ha ancora una definizione universalmente accettata. E’ indiscusso che l’intelligenza sia da intendere come una facoltà, ossia una condizione in ordine ad determinate attività. Ma di qual genere siano queste attività dell’intelligenza non è stato ancora stabilito in modo univoco, anche se naturalmente vi si includono i problemi del pensiero vero e proprio; ancor più controverse sono le opinioni circa la natura intima di questa facoltà.

Dal punto di vista delle attività, la definizione proposta di intelligenza è la capacità di superare le difficoltà in situazioni nuove, è oggi la più diffusa.

(Da: Dizionario di Psicologia - Ed. Paoline)


Il concetto di intelligenza, a motivo della sua complessità, non ha ancora ricevuto una definizione univoca. Le ragioni sono molte, ma due sembrano aver influito in modo particolare. la prima è legata alle carenze di informazioni: non si conosce se essa sia un processo della mente unitario o molteplice, un fattore innato o acquisito, originario o prodotto dall’ambiente.

La seconda è frutto di un ritardo storico. Ad esempio il fondatore della psicologia scientifica, Wilhelm Wundt (1832-1920) sosteneva che i processi mentali superiori non potevano essere oggetto di ricerca sperimentale rigorosa, perché erano il risultato della combinazione dei tre elementi: le sensazioni, le immagini, i sentimenti.

Nonostante il numero assai elevato di definizioni sull'intelligenza e la loro disomogeneità, è possibile distinguerle in due gruppi: quello statistico quantitativo e quello qualitativo.

L’approccio statistico: definisce l’intelligenza ciò che è misurato da un test di intelligenza adeguatamente standardizzato.

L’approccio qualitativo: trascura le differenze individuali ed analizza invece i processi intellettivi in se stessi. L’intelligenza dell’uomo, allora, sarebbe costituita dalla capacità di capire, applicare, interpretare, stabilire nuovi nessi logici.

(Da: Pedon: Psicologia - Ed Armando)


2) Approccio statistico-Quantitativo
- Il Q.I. (quoziente di intelligenza).

Ai vari livelli di età è data dalle irregolarità che spesso si presentano nel corso dello sviluppo individuale. E’ apparso che lo sviluppo delle capacità intellettuali, come si rileva


dai risultati dei reattivi, può essere modificato tanto dagli influssi dell’ambiente quanto da situazioni affettive e fisiche. Lo sviluppo dell’intelligenza può quindi essere inteso solo in minima parte come semplice crescita. Esso è piuttosto un processo assai complesso di modificazione dei principi dell’attività.

Non è stato ancora risolto il problema dell’influsso rispettivamente delle predisposizioni e dell’azione dell’ambiente. La correlazione dell’intelligenza fra gemelli identici sono poco più alte di 0,90, ma se questi gemelli crescono in ambienti diversi, le correlazioni scendono a circa 0.75. Quelle dei gemelli biovulari o dei fratelli sono ancora più basse (0.54/0.62) e se i fratelli crescono in ambienti diversi, la correlazione scende fin verso 0.40. Da queste cifre si può dedurre che il grado di intelligenza misurato negli adulti dipende per la metà é o per i due terzi dall’ambiente.

Nonostante i progressi compiuti grazie alla statistica, non si può non riconoscere che i reattivi di intelligenza attualmente impiegati non sono ancora perfezionati quanto ci si attenderebbe da precisi strumenti di misura. Ciò dipende dal fatto che l’oggetto della diagnostica dell’intelligenza, ossia l’intelligenza medesima, nonostante i numerosi lavori di analisi fattoriale, non è ancora del tutto chiaro per quanto concerne la sua ampiezza e la sua struttura, e d’altra parte dal fatto che le situazioni dei reattivi sono tutt’altro che perfettamente chiare.

(Da: Dizionario di psicologia - Edizioni Paoline)


- Lo sviluppo dell’intelligenza.

L’ambiente interagisce con il patrimonio genetico di una persona per modificare l’espressione dei geni. In altri termini la natura fornisce un certo potenziale intellettivo, ma l’ambiente determina entro quali limiti l’individuo esprimerà tale potenziale. Al momento attuale, i fattori genetici non possono essere modificati, però, possono essere modificati i fattori ambientali e spesso senza grandi difficoltà. In breve, i principali ostacoli al miglioramento dell’ambiente e quindi dei punteggi del Q.I. sono politici ed economici.


- Fattori genetici nell’intelligenza.

Noi siamo i prodotti di una immensa quantità di informazione genetica trasmessa dai nostri genitori, i quali, a loro volta, hanno ricevuto l’informazione genetica dai loro genitori. Ogni individuo che abbia una prole contribuisce col proprio insieme di geni al patrimonio genetico dell’intera popolazione. Da questo patrimonio vengono prodotte nuove combinazioni senza fine.

L’informazione genetica dell’uomo è codificata in circa dieci milioni di geni. Mentre molti geni operano singolarmente, rendendo le loro funzioni più facili da studiare, operazioni complesse come l’intelligenza implicano probabilmente migliaia di geni che operano all’unisono. Sebbene non sappiamo come questi geni siano interconnessi, possiamo dedurre che la connessione è estremamente complessa. Tuttavia un singolo gene può avere un effetto assai determinante sul funzionamento di tutti gli altri geni interessando un tratto poligenico.
- Fattori ambientali nell’intelligenza.

Una grande quantità di fattori ambientali influenzano l’intelligenza: lo status economico, la classe sociale, il contesto culturale, l’istruzione.


- L’intelligenza diminuisce con l’età?

Se i test di intelligenza misurano caratteri mentali che sono ereditati al momento del concepimento e sviluppati in prevalenza durante la giovinezza, sembrerebbe allora ragionevole ritenere che le misure dell’intelligenza di un individuo debbono rimanere costanti per tutta la vita. In realtà, vi sono prove che suggeriscono che il Q.I. rimane costante o aumenta leggermente dall’età prescolare fino al ventesimo anno. Dopo gli anni della scuola il Q.I. rimane relativamente costante e può continuare ad aumentare lentamente fino a 20 o 30 anni. dopo di che comincia a diminuire.

Dato che la maggior parte dei test di intelligenza sono legati a limiti temporali, ogni risposta data con lentezza determina un punteggio del Q.I. più basso. Le persone anziane possono trovarsi ad agire in condizioni svantaggiose dovute a disturbi fisici, alla vista debole, o ai generali effetti debilitanti dell’età. Se un soggetto ha a disposizione un periodo di tempo illimitato per completare il test, il declino assume proporzioni significativamente minori.

Un altro problema di frequente connesso con gli studi concernenti l’età e l’intelligenza è che le persone anziane hanno ricevuto a loro istruzione quando il sistema scolastico non era efficiente come a nostri giorni. Gli item dei test di intelligenza dipendono dalle esperienze scolastiche e sono connessi con essi.

(Da:Lindzey & Hall - Psicologia - Zanichelli
- Approccio qualitativo.
Completamente diversa dalle precedenti è l’ipotesi sull’intelligenza formulata da Jean Piaget (1896-1980). Questa non si basa su metodi statistici, ma in larga misura sui colloqui e su una tecnica di indagine mista: clinica, osservativa, e sperimentale. Essa può essere distinta in due parti: una teoria generale della funzione cognitiva ed una teoria speciale degli stadi dello sviluppo.
- Intelligenza come forma superiore di adattamento.
Con la tesi dell’intelligenza, Piaget sostiene che ogni comportamento, indifferentemente se sia una azione esterna o interiorizzata come il pensiero, rappresenta un atto di adattamento, senza il quale non c’è sopravvivenza. L’intelligenza va considerata come forma la forma superiore dell’interazione adattiva tra l’organismo e l’ambiente.

L’adattamento è come uno stato fluttuante di equilibrio (omeostasi) tra adeguamenti dell’ambiente all’individuo (assimilazione) e adeguamenti dell’individuo all’ambiente (accomodamento).

Piaget intende lo sviluppo cognitivo come un processo di conquista d’un maggiore equilibrio tra assimilazione e accomodamento, il cui risultato (l’adattamento) è l’insieme di generalizzazioni-differenziazioni-coordinamento, dato dalle strutture cognitive.

Queste strutture o schemi si sviluppano da un equilibro carente, passano ad uno stato di equilibrio limitato, e arrivano ad una forma di equilibrio mobile, é il livello del pensiero logico




2) Il pensiero
Attraverso la percezione possiamo acquisire l’informazione; la memoria immagazzina questa informazione per usarla in momenti successivi; il pensiero utilizza le conoscenze messe a disposizione dai processi percettivo e mnestico per elaborarle e strutturarle in nuove configurazioni logiche.

La percezione rappresenta il presente, la memoria recupera le esperienze del passato, il pensiero tende verso il futuro, verso qualcosa che non esiste ancora.

Naturalmente questi tre processi hanno luogo contemporaneamente e ne complesso costituiscono ciò che viene chiamato cognizione, un insieme di processi, appunto per mezzo dei quali l’uomo acquisisce la conoscenza ed il controllo del mondo.

Se l’uomo fosse stato in possesso soltanto della capacità di percepire, sarebbe rimasto relegato nel presente immediato. Con le sue capacità mestiche egli è invece una creatura con un presente ed anche con un passato. Il pensiero lo pone nelle condizioni di proiettarsi nel futuro.

Attraverso il pensiero l’uomo riordina il mondo per soddisfare i suoi bisogni e le sue aspettative.

(Lindzey - Psicologia - Zanichelli)


Tipi di pensiero.

a) Il ragionamento o soluzione dei problemi.

Il ragionamento è forse la forma di pensiero predominante. Il ragionamento è in prevalenza un processo cosciente, guidato, controllato, attivo, intenzionale, proiettato nel futuro, ed orientato verso una meta.

Il ragionamento di solito ha inizio con un problema e prosegue finché viene trovata una soluzione. Un problema è qualsiasi cosa che crei una sensazione di tensione in una persona, e una soluzione è qualcosa che consente che tale tensione venga scaricata.

b) Discriminazione e giudizio.

Poiché la maggior parte dei problemi presentano diverse soluzioni alternative, una persona deve discriminare tra le alternative stesse e giudicare quale sia quella corretta o la più efficace. Di solito lo fa confrontando le alternative che le si presentano, rilevandone le differenze, e decidendo quale sia la più adatta per ottenere il risultato desiderato.

c) Astrazione e generalizzazione.

Il mondo è costituito da molte cose. Non ve ne sono due perfettamente identiche, e tutte si modificano con il trascorrere del tempo, alcune deteriorandosi, altre migliorando. Anche la consapevolezza che noi abbiamo delle cose spesso si modifica. Per fare fronte all’infinita varietà della realtà e ai suoi continui mutamenti dobbiamo imporre su di essa una certa costanza e stabilità. E possiamo riuscire in ciò isolando una caratteristica comune ad oggetti o gruppi di oggetti diversi, assegnando, cioè, ad una singola classe tutti gli oggetti che presentano quella caratteristica comune. La classe cane comprende diverse razze e parecchi caratteri distinti tra i membri di ogni razza, ma è possibile identificarli tutti come cani in base alle loro caratteristiche comuni. Per effettuare tale identificazione, dobbiamo disporre di un concetto o idea generale di cane.

Per potere identificare una caratteristica comune, dobbiamo astrarla dal complesso di informazioni di cui disponiamo. Una volta fatto ciò, possiamo effettuare una generalizzazione, dicendo che tutti gli oggetti che presentano tale caratteristica appartengono alla stessa classe. Ad esempio, diciamo che tutti gli animali con la colonna vertebrale sono vertebrati.
d) Previsione e controllo.

Il pensiero è proiettato nel futuro. Noi pensiamo a qualcosa che vogliamo che accada. Il desiderio dell’uomo di anticipare il futuro è vecchio quanto l’uomo stesso.

Possiamo distinguere due atteggiamenti diversi nei confronti del futuro. Uno può essere definito l’atteggiamento antico, e consiste nel guardare al futuro come a qualcosa di predestinato. Sarà quel che sarà. L’uomo può cercare di opporsi al destino ma i suoi tentativi saranno inutili.

L’atteggiamento moderno consiste nel vedere l’uomo quale artefice del proprio destino. L’uomo può far sì che delle cose si avverino esercitando il suo controllo sugli avvenimenti.

e) L’immaginazione.

L’immaginazione presenta due caratteristiche peculiari: la indipendenza dai modelli di pensiero convenzionale, ed una insoddisfazione per le cose così come sono. Quando si immagina si crea qualcosa di nuovo, qualcosa che non si è mai vissuto. Immaginare significa concepire nuove possibilità.

Sebbene l’immaginazione sia di solito visiva, può anche implicare stimoli sensoriali acustici, tattili o di altro tipo.

f) Le fantasticherie.

Le fantasticherie sono un tipo di immaginazione che consente ad una persona di superare i limiti della realtà e del controllo cosciente lasciando la mente vagare in assoluta libertà. Il pensiero creativo di solito porta all’azione, mentre le fantasticherie vengono spesso fatte per il semplice gusto di farle e possono non avere altra conseguenza che la soddisfazione personale.

Sono stati evidenziati due tipi principali di fantasticherie. Quelle che hanno come oggetto una dimensione reale, ad esempio le vacanze, l’acquisto di un’auto, il rapporto con le persone e quelle più permeate di contenuti fantastici come fortuna personale, aggressività, potere. Le prima hanno la funzione di pianificare e di prevedere alcuni eventi futuri. Le seconde forniscono immagini di situazioni piacevoli che non possono essere ottenute nella realtà.

g) Pensiero concreto e pensiero astratto.

Ogni pensiero ha un oggetto che può essere qualcosa di concreto (che può essere visto, toccato o udito), o qualcosa di astratto.

Il pensiero astratto implica il pensiero non sulle cose stesse ma sulle relazioni esistenti tra di esse e concerne anche il modo in cui le cose sono organizzate in schemi e sistemi. E’ per mezzo del pensiero astratto che vengono formulate le teorie. Anche la pianificazione implica il pensiero astratto.

h) Pensiero creativo e pensiero critico.

Il pensiero creativo è il pensiero diretto alla scoperta di una soluzione nuova o migliore relativa ad un determinato problema. Il pensiero critico è caratterizzato invece dall’esame e dalla verifica di soluzioni ipotetiche per controllare se in realtà funzionano. Il pensiero creativo porta alla elaborazione di nuove idee, mentre il pensiero critico esamina le idee che presentano difetti o contraddizioni.

Per pensare in modo creativo dobbiamo lasciare che i nostri pensieri corrano liberi, e più spontaneo è tale processo e più numerose saranno le idee che nasceranno e maggiore la probabilità di trovare una soluzione adeguata.

Un flusso costante di idee fornisce materia prima. Quindi il giudizio critico seleziona ed elabora le idee migliori, mettendo in rilievo la soluzione più adatta tra tutte quelle disponibili.
Sebbene non si possa ricorrere ai due tipi di pensiero contemporaneamente, sono necessari entrambi per una soluzione efficiente di un problema.

Brainstorming: per pensare in maniera creativa, bisogna lasciare la mente libera evitando di guidarla lungo un iter prestabilito. Questo processo è conosciuto come associazione libera. Una persona che fa delle associazioni libere dice qualunque cosa gli passi per la mente, a prescindere da quanto possa apparire assurdo.

Inibizioni del pensiero creativo:

- conformismo

- censura autoimposta (superego)

- educazione rigida

- desiderio di trovare una risposta immediata.

Inibizioni del pensiero critico:

- timore di essere aggressivo e distruttivo

- timore di eventuali ritorsioni

- sopra-valutazione delle proprie idee

La soluzione di problemi.

a) Tentativi ed errori.

La prima strategia di soluzione dei problemi è caratterizzata da un certo brancolamento nella ricerca della soluzione. Questo comportamento casuale è spesso accompagnato da confusione e da una sensazione di frustrazione o di disperazione. Se e quando una persona scopre la soluzione corretta attraverso tentativi ed errori, potrebbe anche non comprendere la soluzione o non essere addirittura in grado di dire come vi è arrivato. In realtà, potrebbe non essere in grado, la seconda volta, di giungere alla soluzione.

b) Analisi progressiva.

Il cammino verso la soluzione è percorso un poco per volta, in maniera sistematica e logica. Ogni passo viene controllato prima di effettuare quello successivo, e in genere prevale un senso di serena soddisfazione.

c) L’intuizione.

E’ caratterizzata dal fatto che la soluzione viene in mente all’improvviso, ma in maniera diversa dalla scoperta che caratterizza la strategia per tentativi ed errori, e la persona comprende la soluzione. In questo caso si dice che una persona ha avuto un’intuizione. L’intuizione si verifica di solito dopo un periodo di ricerca alla cieca o di analisi progressiva. L’intuizione si accompagna spesso ad un senso di esultanza.

Una persona che ha una certa esperienza possiede una riserva di conoscenze utilizzabili e una idea chiara della direzione da seguire. Inoltre mostra un atteggiamento di fiducia in se stesso basata sulle prestazioni ben riuscite del passato.




3) Apprendimento
Sebbene l’apprendimento sia l’oggetto più studiato dalla psicologia, non si ha ancora una sua definizione unitaria. I vari tentativi di definizione si possono riassumere, con accettabile approssimazione, nella seguente formulazione: l’apprendimento designa le modificazioni del comportamento attraverso l’esperienza.

L’apprendimento formale si verifica nella nostra quotidianità. E’ difficile, infatti, immaginare qualche momento della nostra vita vigile nel quale non stiamo imparando qualcosa anche se spesso non ne siamo consapevoli.

Mentre camminiamo lungo la strada modifichiamo continuamente il nostro comportamento in risposta all’ambiente circostante. Osserviamo le altre persone e reagiamo ad esse. Imprimiamo nella nostra mente l’ambiente della strada e le reazioni emotiva che essa suscita in noi. Interrogati su alcuni particolari della strada, scopriremo di essere in grado di dare una risposta sorprendentemente dettagliata. Eppure, mentre passeggiamo difficilmente ci rendiamo conto di stare imparando qualcosa.

La maggior parte della nostra esperienza consiste nell’imparare ciò che è importante o non importante per noi.


Tipi di apprendimento:
a) Apprendimento mediante condizionamento classico (Pavlov)
Nel condizionamento classico gli stimoli associati ad un evento significativo tendono a sostituirsi all’evento stesso, evocando delle reazioni simili.

Lo stimolo naturale (salivazione del cane alla vista del cibo) è chiamato stimolo incondizionato e le risposte a tale stimolo incondizionato sono chiamate risposte incondizionate.

Se allo stimolo incondizionato associamo uno stimolo condizionato (campanello) avremo delle risposte condizionate: il cane produce salivazione al suono del campanello.
*Esistono altri due elementi che vanno segnalati nel condizionamento classico e cioè la generalizzazione e la discriminazione, tra loro contrapposti.

- Generalizzazione: si intende un fenomeno mediante il quale a stimoli simili corrispondono risposte simili, nel senso che il soggetto estende un comportamento condizionato anche ad uno stimolo simile ma non uguale a quello originario.

- Discriminazione: meccanismo mediante il quale siamo in grado di compiere una distinzione tra stimoli simili tra di loro.
b) Apprendimento mediante condizionamento strumentale o operante(Skinner).
Significa imparare quale risposte emettere in una data situazione, quale operazione eseguire, al fine di ottenere una ricompensa o evitare un evento indesiderabile o nocivo. Il procedimento è abbastanza semplice. Prendiamo ad esempio il caso in cui si insegna ad un cane a rotolarsi. Di solito, l’addestratore persuade il cane ad eseguire una parte del comportamento, per quanto possa essere approssimativo. Potrebbe spingere gentilmente il cane sul pavimento mentre gli dice “rotola”. Quando il cane esegue una parte del comportamento desiderato, l’addestratore lo premierà accarezzandolo e dandogli del cibo. Allo stesso modo persuaderà il cane ad avvicinarsi progressivamente al comportamento finale - ricompensandolo (rinforzo) ogni volta con cibo e con manifestazioni di affetto.
*Nell’ambito del condizionamento classico esiste un tipo di apprendimento per S-R graduale che viene definito apprendimento per prove ed errori. L’individuo migliora progressivamente le sue prestazioni facendo tesoro dell’esperienza.
c) Apprendimento Cognitivo.

Molti studiosi negano che il “rinforzo” produca un apprendimento stabile. Rivolgono così l’attenzione su qualcosa di diverso e precisamente sul ruolo svolto dalla motivazione, dalla percezione e dalla conoscenza.


Forme di apprendimento cognitivo:

- Relazione tra motivazione ed apprendimento.

In certe situazioni, il livello della prestazione varia con il livello della motivazione. Specialmente nel bambino l’apprendimento motivazionale è particolarmente importante. Possiamo distinguere due tipi di motivazioni esterne ed interne. Le prime quelle esterne sono determinate da richieste o pressioni del mondo sociale o delle realtà istituzionali, mentre le seconde, quelle interne, derivano da sentimenti di soddisfazione che hanno origine all’interno dell’individuo.

- Apprendimento latente.

Indica le modificazioni del comportamento che non si manifestano immediatamente con cambiamenti del rendimento. In genere lo si riscontra nei comportamenti di esplorazione di un ambiente nuovo da parte di un organismo che effettua questa operazione senza essere spinto da motivazioni specifiche.

- Apprendimento per osservazione.

L’apprendimento per osservazione è la base del comportamento imitativo. Questa è una delle tecniche più ampiamente usate nell’insegnamento, nella vita familiare e di gruppo. La maggior parte che i bambini imparano a scuola, come la maggior parte delle abitudini e dei pregiudizi che apprendono a casa e nella società, sono inizialmente basate sull’apprendimento per osservazione e imitazione.

- Apprendimento intuitivo (insight) (Kohler)

L’uomo e gli animali riescono a risolvere situazioni problematiche con tale rapidità da escludere senza dubbio una soluzione per prove ed errori. Un certo grado di “insight” è comune nell’apprendimento umano.
d) Imprinting (Lorenz)

Un tipo molto particolare di apprendimento è stato verificato anche da uno dei fondatori dell’etologia, K.Z.Lorenz, che al contrario della psicologia comportamentistica si occupa di studiare il comportamento degli animali come fine e non come mezzo per comprendere l’uomo.

L’imprinting è la possibilità di alcuni animali di conformarsi su un modello riconosciuto poi come genitore.

4) L’emozione
Definizione.

Il termine emozione ha avuto molte interpretazioni e tentativi di definizione. Esso si riferisce ad una determinata categoria di esperienze per le quali si utilizzano le più svariate espressioni, per esempio: angoscia, ira, amore ed altre.

La maggior parte degli autori è d’accordo sul fatto che le emozioni sono stati complessi (stati dell’io e della persona) accompagnati da una accresciuta percezione di un oggetto o di una situazione, da una consapevolezza di attrazione o repulsione e da una condotta di avvicinamento o di allontanamento.

Una delle più forti espressioni soggettive dell’emozione è la spinta all’azione, ma in alcuni casi spinge verso la paralisi.

(Da: Lindzey - Psicologia, Zanichelli).
Le emozioni sono episodi salienti della vita affettiva, che si presentano in situazioni soggettivamente importanti in cui alcune tendenze diventano attive. Essi sono caratterizzati da turbamenti psicologici e fisiologici generali la cui parte appariscente costituisce la espressione dell’emozione.
Aspetti fisiologici.

La psicofisiologia delle emozioni è basata su un rapporto di interazione tra il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e il Sistema Nervoso Centrale (SNC).

Il SNA ha una struttura binaria distinta in: simpatico e parasimpatico. Il primo stimola le riserve energetiche, favorendo l’eccitazione degli organi interni, mentre il parasimpatico ha una funzione inibitoria e di rallentamento.

Il SNC è addetto al controllo e alla ricezione delle informazioni provenienti da tutti i sistemi dell’organismo. All’interno del SNC, l’amigdala e l’ipotalamo coordinano le funzioni corporee vegetative e cioè quelle del simpatico e del parasimpatico.

Nel vissuto emotivo interviene anche il sistema endocrino che è costituito dalle ghiandole endocrine (surrenali, tiroide, ipofisi) addette alla secrezione di ormoni (adrenalina, tiroxina ecc.) Gli ormoni sono sostanze chimiche che funzionano come “carburanti” attivatori delle varie funzioni dell’organismo.

Durante gli stati emozionali questo sistema, stimolato dall’ipotalamo e sollecitato dal SNA, favorisce la secrezione di ormoni adatti alle esigenze energetiche di un’emozione specifica.

E’ evidente, in conclusione, che il vissuto emozionale mobilita praticamente tutto il sistema psico-fisico dell’individuo.

Oggi e molto sviluppata una branca della medicina che studia attentamente il rapporto tra emozioni e malattie, è la medicina psicosomatica (psicologia del corpo) che tiene anche conto del complesso fenomeno dello stress.

(Da: Studer - Zonca, Elementi di psicologia - Ed. Sansoni).
Aspetti sociali e culturali.

Le teorie più interessanti degli ultimi decenni sono quelle che evidenziano le determinazioni culturali nella manifestazione delle esperienze emotive. Spesso un’emozione subisce delle trasformazioni nel significato e può assumere una valenza positiva o negativa a seconda di un particolare ambiente sociale e culturale. Nella nostra cultura ad esempio, esprimere in certi ambenti quello che si prova è considerato disdicevole, perché implica un mancato autocontrollo delle emozioni e una risposta inadeguata alle regole sociali.

Tipi di emozioni:

- La paura.

La paura è una emozione emotiva legata alla percezione di uno specifico pericolo attuale e potenziale. Le cause comuni della paura sono: le mancanze di cure, le cadute, le persone non famigliari, gli animali, il buio, la separazione dei genitori, i luoghi sconosciuti, i rumori intensi, il dolore, ecc.

Una paura intensa può essere acquisita in seguito ad una esperienza particolarmente

terrificante. Una volta radicata, la paura è difficile da estirpare, ed una delle ragioni principali di ciò è che la paura determini un comportamento di evitamento. Di conseguenza la persona non ha l’occasione di imparare che lo stimolo condizionato non è in realtà pericoloso. E così continua ad emettere risposte di evitamento n situazioni che non sono pericolose.
- L’ansia.

L’ansia è intimamente connessa alla paura. Infatti i due termini sono spesso usati in modo intercambiabile. Una distinzione che di solito viene fatta tra paura ed ansia è che la paura è una risposta ad un determinato pericolo attuale o potenziale, mentre l’ansia è una paura di qualcosa di sconosciuto e indefinito. Si può essere ansiosi senza sapere perché: ciò non è paura vera e propria. Inoltre l’ansia dura più a lungo della paura, sebbene la paura sia in genere più intensa nel periodo in cui è presente.

L’ansia persistente - spesso attribuita allo stress ed alla tensione della vita moderna - è un fattore importante bella genesi dell’ipertensione, dell’asma, dell’ulcera, peptica, delle artriti, della stitichezza e di molte altre malattie.

Le ricerche sull’ansia hanno evidenziato che l’origine è in genere interna. Il “nemico” è dentro, piuttosto che fuori, come nel caso della paura. Gli stati d’ansia sono sollecitati anche da paure indefinite, incomprese dovute a carenze personali, a impulsi, o norme morali.

L’ansia può essere cronica o acuta.

Le persone con l’ansia cronica limitano le proprie esperienze di vita per fuggire a ogni cosa che potrebbe suscitare l’ansia. Possono anche andare incontro a limitazioni della sfera cosciente ed una perdita di flessibilità mentale. L’ansia cronica predispone una persona a cercare sollievo in una varietà di sostanze tossiche: alcool, sigarette, stupefacenti ecc.

L’ansia acuta, d’altro canto, può servire da fonte energetica per il comportamento e rendere le razioni più efficienti. Ad esempio un lieve stato d’ansia riguardo ad un esame prossimo può indurre uno studente a studiare con maggiore impegno ed ottenere un voto migliore. Ma un’ansia eccessiva interferirà con gli sforzi prodotti dallo studente nella preparazione di un esame. La mancanza di preparazione accresce poi l’ansia, e al momento dell’esame dimenticherà ogni cosa appresa in precedenza. Sarà in preda ad un blocco mentale.
- Il disgusto.

IL disgusto è evocato da qualsiasi cosa offenda i sensi. Gli adulti sono colpiti da una varietà molto vasta di situazioni, compresi degli stimoli astratti come degli articoli di giornale, tasse ingenti, il linguaggio volgare, cibo, odore, rumore, visione ecc. I gesti comuni di reazione al disgusto sono quelli espressi chiudendo il naso, gli occhi, coprirsi le orecchie, ecc.

- La gioia.

La rabbia, la paura, l’ansia, il disgusti, sono spesso definite emozioni negative poiché sono spiacevoli e quindi di solito si cerca di evitarle. La gioia è un’emozione positive: è voluta, cercata ed una volta ottenuta, ricercata. Sfortunatamente la gioia ha una vita relativamente breve. Sono state poste in evidenza diverse cause originarie della gioia.

-Una è il sollievo dalla sofferenza. Un bambino esulta quando ha terminato i compiti. In questo caso la contentezza è persa rapidamente poiché è soltanto una reazione immediata al sollievo.

-Un’altra causa della gioia consiste nell’ottenere qualcosa che si desidera moltissimo: una promozione, un’auto nuova, un invito, un premio, ecc. Anche questa gioia scompare rapidamente con l’acquisizione dell’oggetto bramato.

-Una terza causa di contentezza o di esuberanza è l’esperienza estetica. Osservare un bel panorama, delle opere d’arte, ascoltare della musica, sentire un profumo piacevole, gustare un buon cibo.

-Una quarta causa di soddisfazione è l’esperienza sportiva, i lavori manuali artigianali, l’espressione personale artistica, le relazioni piacevoli.

- Depressione. (scoraggiamento, malinconia, sconforto, disperazione).

Alcuni stati emotivi non rinforzano il comportamento ma hanno proprio l’effetto contrario, cioè quello di deprimere l’individuo.

La depressione varia in intensità ed in durata da uno stato d’animo di lieve e passeggero scoraggiamento ad un grave e persistente senso di disperazione.

Le reazioni depressive comprendono una mancanza di interesse nei confronti della realtà esterna, apatia, pessimismo, perdita dell’appetito, mancanza della capacità di amare, disturbi organici immaginari.

In genere ogni frustrazione, che fa si che una persona si senta incapace e disperata determinerà degli stati depressivi di intensità variabile. Anche il senso di vergogna o di colpa può dare origine a stati depressivi.

Le persone insicure sono particolarmente esposte alla depressione nel caso si verifichi un capovolgimento negativo di situazione.


- L’angoscia.

L’angoscia assomiglia, per molti versi, agli stati emotivi depressivi. Ma l’angoscia e la depressione differiscono per molti aspetti importanti. L’angoscia non è dovuta alla perdita di speranza o stima di sé, come nel caso della depressione, ma alla perdita di una persona cara, o di qualcosa di molto importante. L’angoscia è un processo di adattamento. Essa pone in grado la persona privata di qualcosa o qualcuno di esprimere le emozioni connesse a tale perdita, accettarla come definitiva, e trovare delle alternative ai legami che sono stati spezzati.

L’angoscia è un processo di cicatrizzazione che riconduce la persona all’azione, cosa che le reazioni depressive raramente fanno.

Gli stati di angoscia prendono di solito un corso prevedibile. La disperazione paralizzante, lo shock, la inconsolabilità, gradualmente cedono il posto all’accettazione del fatto che ha provocato il trauma.

- La noia.

La noia, più che un’emozione, è uno stato d’animo, sebbene somigli ad una leggera forma di depressione ed apatia. A differenza della depressione, la noia può trarre origine da diverse motivazioni. Quando si è annoiati si tende a cercare qualcosa di eccitante.

Se il fatto di non avere alcunché da fare provoca la noia, altrettanto succede se si fa la medesima cosa ripetutamente.

Il bisogno di novità, di stimolazioni e di complessità viene chiamato motivazione di curiosità.

Intelligenza Emotiva.

Gli insegnanti sanno benissimo quanto i turbamenti emotivi interferiscano con la vita mentale. Quando sono ansiosi, adirati o depressi gli studenti non imparano. Chi si trova in questi stati d’animo non assorbe informazioni né è in grado di applicarle proficuamente.

Al contrario chi possiede una motivazione positiva esterna o personale - sentimenti di entusiasmo, fervore, ottimismo, fiducia in se stessi, la capacità di sperare - riuscirà a realizzare i propri obiettivi.

Riuscire ad entrare nel “flusso” è la massima espressione dell’intelligenza emotiva. Il “Flusso” è uno stato in cui l’individuo si disinteressa di sé, l’opposto del rimuginare e del preoccuparsi. Invece di perdersi nelle preoccupazioni e nel nervosismo, gli individui sono talmente assorbiti da quanto stanno facendo che perdono completamente la consapevolezza di se stessi e si spogliano delle piccole preoccupazioni della vita quotidiana. In questo senso i momenti di flusso sono privi di ego. Paradossalmente, l’individuo in stato di flusso mostra un controllo magistrale su ciò che sta facendo e le sue risposte sono perfettamente sincronizzate con le mutevoli esigenze della circostanza.

Sebbene l’individuo in uno stato di flusso dia prestazioni al massimo livello, non è mai preoccupato di far bene, non indugia a pensare al successo o al fallimento: il puro e semplice piacere dell’atto in se stesso basta a motivarlo.

(Daniel Goleman - Intelligenza emotiva - Rizzoli ed.)



5) Gli stati di coscienza.
Definizione.

La coscienza è la somma di tutto ciò che una persona può scoprire sulla propria esperienza in un dato momento. Naturalmente, in ognuno vi è molto di più di quanto emerga nella coscienza immediata. Possiede anche molti ricordi, così come molte intenzioni e motivazioni inconsce. Nell’insieme questi fattori costituiscono l’identità di una persona come essere psicologico.

Noi tutti sappiamo che il mondo è in continuo movimento. Inoltre la coscienza che abbiamo del mondo non è costante, cosicché fluttuiamo da uno stato di coscienza ad un altro. In realtà alcuni stati di coscienza non corrispondono a ciò che la maggior parte di noi attribuirebbe ad uno stato di vigilanza completa.
Alcuni stati di coscienza.

- Il sonno

Mentre dormiamo difficilmente siamo in grado di renderci conto di ciò che accade attorno a noi, però entro certi limiti ne siamo consapevoli. Un rumore intenso altri stimoli improvvisi quasi certamente ci sveglierebbero.

Comunque, noi tutti siamo in grado di valutare la rilevanza di uno stimolo persino durante il sonno e, di tanto in tanto, siamo consapevoli di sognare.

Il sonno non blocca la coscienza ma semplicemente la modifica o la riduce.

Tutti gli animali superiori presentano due tipi di sonno che sono chiamati REM (Rapid eye movement) e sonno NREM (No rapid eye movement).

Nel sonno REM si ritiene che si verifichino i sogni.

* La privazione del sonno.

La privazione di sonno REM e NREM sono disastrosi, sia in termini comportamentali, sia

in termini fisiologici.

- L’ipnosi

L’ipnosi sembra essere una variante dello stato di veglia. La ricerca sulla natura di questo stato di coscienza ha evidenziato due caratteristiche dello stato ipnotico, la prima delle quali è la suggestionabilità, la seconda l’amnesia post-ipnotica.

*La suggestionabilità: al soggetto quando non gli viene ordinato di comportarsi in una determinata maniera, egli rimane passivo, ma se gli si ordina di eseguire una particolare azione egli rivolge tutta la sua attenzione a tale attività. Ad esempio, se gli si suggerisse che ha dinanzi un cane amico, egli accarezzerebbe l’animale inesistente e giocherebbe con lui.

La suggestione ipnotica può interessare in modo profondo il comportamento e le esperienze personali del soggetto.

*L’amnesia post-ipnotica: i soggetti ipnotizzati ai quali viene ordinato di non ricordare gli eventi che si verificano durante lo stato ipnotico conserveranno più tardi dei ricordi più deboli di quegli eventi rispetto ai soggetti ipnotizzati ai quali non sia stato dato l’ordine di dimenticarli.

*Un’altro aspetto interessante dell’ipnosi consiste nel potere apparente di rendere una persona incapace di sentire dolore. Tuttavia sappiamo che il soggetto percepisce il dolore a qualche livello poiché durante la somministrazione degli stimoli presenta delle reazioni fisiologiche - aumento della frequenza cardiaca, di quella respiratoria e la sudorazione delle palme. Comunque il suo stato di coscienza può in quel momento essere alterato. Qualunque sia il meccanismo di base, l’apparente assenza di coscienza e di memoria degli stimoli dolorosi offre delle importanti applicazioni pratiche in odontoiatria e in ostetricia.


- Esperienza religiosa.

Tutte le culture umane sin dai primordi della storia hanno tenuto in grande considerazione l’esperienza mistica religiosa. L’uomo sembra essere sempre alla ricerca di qualche forma di esperienza cosciente superiore.

Tutte le esperienze di questo genere presentano un tratto in comune: non possono essere descritte adeguatamente in termini verbali e quando si tenta una simile descrizione ricorrono dei termini che denotano qualcosa di indefinibile, come il termine “ineffabile”. Queste descrizioni di solito contengono anche molti aggettivi che indicano un senso di gioia o altri stati emotivi molto intensi e positivi.
- Meditazione.

Il procedimento per effettuare la meditazione è semplice. Il soggetto siede tranquillamente in una posizione comoda ad occhi chiusi, e presta attenzione ad una parola o ad una frase dal suono piacevole. Evitando di concentrarsi specificatamente su qualcosa o di effettuare dei pensieri logici, consente alla propria mente di vagare attraverso il pensiero e di viverlo liberamente, cercando nel frattempo di rilassarsi quanto più è possibile. Coloro i quali praticano la meditazione affermano che i loro pensieri raggiungono un livello più elevato e più creativo, in modo naturale. Durante la meditazione il ritmo alfa dell’EEG si intensifica permettendo così di controllare spiacevoli stati fisiologici del soggetto ammalato.


- Farmaci.

Un farmaco è ogni sostanza chimica che produce degli effetti sugli uomini o sugli animali. Parleremo in questa sede di quei farmaci che producono degli effetti particolarmente intensi sulla coscienza, sull’esperienza e sul comportamento.


*Sedativi e Ipnotici.

I barbiturici, un gruppo di sedativi e ipnotici ampiamente usati, sono dei depressivi generali. In dosi elevate agiscono come anestetici generali. Comunque a differenza della maggiore parte degli anestetici i barbiturici bloccano innanzitutto la coscienza e successivamente la percezione del dolore.

Una dose appropriata di tale farmaco determina una specie di stato di semi-coscienza nel quale l’individuo reagisce come se si trovasse in stato di ipnosi. Risponderà a domande e descriverà eventi e sensazioni, ma successivamente non avrà alcun ricordo dell’esperienza vissuta. I barbiturici producono dipendenza.

L’alcool è un altro sedativo generale, ed è, naturalmente, il più usato. Contrariamente alle credenze popolari è la droga più pericolosa per l’uso dilagante che ne fa la società moderna, se si considerano i suoi effetti deleteri sul comportamento umano. Quando degli alcolizzati tentano di fare a meno dell’alcool, scoprono che i sintomi dell’astinenza sono molto gravi, simili talvolta a quelli dei barbiturici.

A causa dell’uso antico nelle società occidentali di questo sedativo, vi è la tendenza a dimenticare che può causare degli stati di dipendenza disastrosi.
*I narcotici

Gli alcaloidi dell’oppio sono annoverati tra le droghe più antiche. Per molti secoli sono stati usati per alleviare il dolore.

L’oppio era già conosciuto nell’antichità essendo stato usato per la prima volta in Cina circa 2.000 anni prima di Cristo. Uno dei derivati dell’oppio è la morfina usata in medicina come analgesico nei casi particolarmente gravi. L’eroina è un derivato della morfina. Tra tutte le forme di dipendenza da farmaci, quella da eroina è probabilmente la più difficile da interrompere e da curare. Così, mentre l’effetto immediato dell’eroina, quando viene somministrata in dosi appropriate, i suoi effetti collaterali e la intossicazione finale sono di frequente fatali.
*Stimolanti.

La cocaina, e le anfetamine sono potenti stimolanti i cui effetti dipendono dal modo col quale vengono adoperati.

Nelle montagne del Sud America, la cocaina può essere trovata nelle foglie delle piante di coca. Per molti secoli, gli indigeni delle Ande peruviane avevano masticato foglie di coca come stimolante del sistema nervoso centrale, producendo un senso di benessere.

La cocaina allo stato puro viene usata come droga. Produce dipendenza.

Le anfetamine sono forti stimolanti. Queste e diverse sostanze simili stimolano il cervello e il sistema nervoso periferico, in modo particolare quella porzione che mobilita l’organismo in situazioni di emergenza.

(Da: Lindzey & Hall - Psicologia - Ed. Zanichelli).








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