Comune di ravenna



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22.05.2018
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COMMISSIONE PER LA QUALITA’ ARCHITETTONICA ED IL PAESAGGIO – CQAP – DEL COMUNE DI RAVENNA

Coordinatore tecnico Giorgio Praderio, ingegnere edile e professore di “architettura e composizione architettonica”; componenti: Michele Berti, architetto (interno), Andrea Ricci, architetto e docente, Anna Letizia Monti, dottore agronomo e libero professionista, Leonardo Rossi, architetto (interno); Domenico Zamagna, architetto (interno), Giuseppe Garzia, avvocato e Alberto Giorgio Cassani (esterno), architetto e docente.

Dirigente per il Comune di Ravenna Giuseppe Mazzoccoli, servizio di gestione e controllo edilizio, architetto; Dirigente Franco Stringa, Capo Area Pianificazione Territoriale, architetto; responsabile di segreteria della CQAP Paola Francesconi, geometra.
DOCUMENTI DI INDIRIZZI per la GUIDA ai PRINCIPI ed ai CRITERI COMPOSITIVI e FORMALI di RIFERIMENTO per l’EMANAZIONE dei PARERI (art.6 del Regolamento Edilizio Comunale).
COMPITI previsti (art.4): La CQAP si esprime in materia edilizia-urbanistica, sotto il profilo della valutazione estetica, morfologica, della qualità architettonica delle opere e del loro inserimento nel contesto urbano, naturale e paesaggistico. Infine, in termini urbanistici, esprime la valutazione sulla compatibilità tra progetto e contesto urbanistico-ambientale in relazione ai luoghi, all’estetica urbana ed alla sua riqualificazione. Essa valuta il decoro e la sostenibilità dell’intervento, gli impatti visivi e l’armonico sviluppo delle varie parti del territorio in relazione agli usi esistenti e previsti. Fra questi elementi si trovano la tipologia edilizia, la viabilità, il verde, le emergenze ambientali e/o culturali presenti, le peculiarità geo-morfologiche del sito, i monumenti ed ogni altro segno urbano/territoriale di particolare significato e valore.
Preliminari ed insediamento della Commissione: una crescente domanda di immagine e di qualità.
La CQAP entrante (d’ora in avanti detta anche Commissione) ha incontrato il 23 giugno 2004 il Sindaco, Sig. Widmer Mercatali, e l’assessore, arch. Fabio Poggioli, alla presenza della Commissione uscente, per porre le basi del lavoro in adempimento al REC (cfr. art.4 e successivi).

Il Sindaco, ringraziando la Commissione uscente per il lavoro svolto, ha affermato che, con l’insediamento della nuova CQAP, si apre una fase nuova dell’Amministrazione Comunale. Questa deve essere caratterizzata da un “ulteriore contributo alla Città nel segno della qualità”, atto a rappresentare un “momento di crescita allo scopo di elevare ulteriormente i precedenti lavori della Commissione uscente”.


Le proposizioni strategiche, di trasformazione fisica e ambientale del territorio comunale – da assoggettare al parere della stessa Commissione – devono poter essere affrontate preventivamente, ha proseguito il Sindaco, confidando nel “senso di responsabilità” di operatori, professionisti e funzionari. Occorre approntare di conseguenza un “percorso risolutivo e autorizzativo progressivamente migliorativo”.

L’assessore, arch. Fabio Poggioli, ha rammentato la diversa percezione dei problemi territoriali, urbani e ambientali (dal 1998 al 2004) che è maturata in Ravenna nel lungo periodo di funzionamento della Commissione uscente, anche rispetto ad alcune scelte di fondo che sono state ormai acquisite dall’Amministrazione Comunale. Tutela di beni e risorse, qualità di vita, attrattività della Città, turismi culturali, efficienza dei sistemi urbani che convergono a determinare la funzionalità della Città.


Nell’occasione è stata accolta dalla Commissione entrante la richiesta formulata dall’Amministrazione Comunale di sviluppare in Città una rinnovata “cultura del progetto”, che proceda oltre una prassi dell’ovvietà edilizia” e superi l’abusato “linguaggio commerciale” per perseguire, anche criticamente, un’immagine di qualità urbana e di eccellenza dei luoghi principali.
Il riferimento deve essere costituito da un “marchio di immagine garantita”, cioè riconoscibile e rispettato della Città (il “brand” internazionale, ormai evocato nel marketing urbano); dove questo marchio, già assicurato dall’origine di capitale storica per Ravenna, andrebbe proiettato anche sull’architettura contemporanea. L’immagine deve pertanto affondare nelle stratificazioni storiche ed archeologiche della Città ed essere estesa all’intero territorio (centro, forese, arenile, campagna, darsena), nelle zone già individuate dal vigente PRG e ora accolte dall’entrante PSC.
L’aspirazione alla continua “costruzione di una immagine urbana di rango europeo”, hanno concluso Sindaco ed Assessore, non è esauribile nelle sole norme generali e nei regolamenti settoriali già redatti. Deve vedere la convinta adesione dei cittadini, deve fondarsi culturalmente (nei progetti) ed essere accompagnata dal necessario riscontro con operatori (agenzie, professionisti, tecnici, funzionari).


Nozioni di riferimento e coordinate programmatiche
All’insediamento la nuova Commissione (13.07.04) ha pertanto ripreso e discusso il binomio “Città ed Architettura”, riferito alla specificità di Ravenna, con le nozioni di riferimento quali Arte (senso e valori, espressioni e linguaggi) e Ambiente (trasformazioni territoriali ed effetti urbani), Paesaggio (immagini territoriali relazionate) e Spazio costruito (pubblico-privato, di gruppo e individuale, come ambito delimitato di esperienze umane), bellezza (fattezze armoniche, gusto e sensibilità formali e figurative) e Qualità architettonica e urbana (corrispondenze tra requisiti e prestazioni, tra prodotti edilizi e processi generativi, tra garanzie richieste ed equilibri certificati). Sono nozioni comprese nei compiti della Commissione e oggi sintetizzate nella procedura comparativa tra requisiti e prestazioni e nei principi di sostenibilità ambientale e qualità urbana.
Le risposte alle domande di Bellezza e Qualità non sono semplici perchè le soluzioni edilizie ed architettoniche non sono mai univoche. L’equilibrio complessivo di ogni proposta progettuale, infatti, non può essere oggetto di valutazione sulla base di precostituite (rigide e astratte) categorie ordinatrici, perchè rappresenta la risultante di complesse interazioni (funzionali, formali, ambientali, comunicative) riferite a specifiche realtà, dove intervengono più soggetti.
Però “ si deve provare” ad elevare risposte e soluzioni, come la stessa storia della Città e dell’architettura ravennate insegna. Sappiamo che le proposte non si risolvono per somma o sottrazione di entità urbane astratte (isolate) nè con l’inserimento di meri oggetti edilizi (disgiunti), in aree separate. Esse presuppongo il concorso di ogni parte all’ideazione urbana, quindi al “conferimento di senso alla Città” e alla costruzione di “valore urbano aggiunto”: radicati nel passato, rispondenti al presente, aperti alla modernità, rivolti al futuro possibile.

Civis ed urbs vanno affrontate allo stesso tempo (cittadinanza e fisicità reciprocamente alimentate).


Il Progetto d’Architettura (PA) si è recentemente evoluto in Europa, come le numerose manifestazioni ed esposizioni attestano. Esso è chiamato ad accogliere e risolvere problemi abitativi e infrastrutturali sempre più ampi, spesso divergenti. Deve nascerne una rinnovata “urbanità” all’altezza dei tempi: funzioni crescenti e sofisticate, contesti da considerare, efficienza di sistema, informazioni e comunicazioni, sicurezza civica e risparmio energetico.
Contrariamente a quanto si reputa, il PA non si esaurisce allora nella scelta di linguaggi formali, o stili correnti (tradizionalista, classico, funzionalista, vernacolare, organico, ecc.). Perchè esso è prodotto (oggetto edilizio) e anche processo abitativo (spazio di vita); è insieme di significati (il senso dello spazio abitato) ed evoluzione del paesaggio (modifiche dei siti); è pluralità di eventi e compendio di opportunità, da tramandare nel tempo e diffondere nello spazio.
Le categorie di intervento definite dal Piano comunale e dal REC (recupero e restauro, ristrutturazione e ripristino, nuova costruzione, ecc.) risentono di questa estensione problematica, finendo talvolta con il confondere fini e mezzi, modi e tecniche. La stessa tipologia architettonica non coincide con il suo prodotto, cioè non si esaurisce nell’immobile fisico, perchè essa è anche riconoscimento di processi organizzativi che nel tempo ne sono stati il motore (origini e consuetudini, invarianti e varianti, tradizioni e tecniche, ecc.).

La casa rurale ravennate, versione locale della nota “casa italica”, è un esempio da considerare, accanto alla villa borghese con giardino ed al palazzo patrizio con corte interna.


La Commissione sa dunque di trovarsi dinanzi agli stessi dilemmi che si pongono gli operatori: tutelare la fisicità dell’immobile o reinterpretarne il processo generativo?, aderire all’identità urbana, forse persa nel tempo (quali gli archetipi edilizi cui riferirsi?) o proiettarsi verso innovazioni caratterizzanti?, privilegiare taluni linguaggi formali (minimalismo, regionalismo, “high tech”, spettacolarità, oggi di moda) o accettare coraggiose sperimentazioni?, privilegiare la città di pietre e mattoni o la città di vetri e metalli?
Il primo aspetto – del prodotto od oggetto edilizio – è sempre stato affidato alle tecnologie costruttive ed al linguaggio morfologico (fattezze, fisionomie urbane, facciate, vetrine, ecc.). esso è riassumibile nell’obiettivo della sensibilità formale, della bellezza architettonica e delle armoniche fattezze della Città. La Bellezza, anche in Ravenna, è stata aspirazione allo “spirito della perfezione” introdotto nelle fisionomie urbane, nei luoghi strutturati, negli oggetti edilizi rappresentativi, nel design dell’arredo. La misura era l’umana, con l’idealità che la sorreggeva, secondo valori sacri e profani, religiosi e civili. Il suo luogo di visibilità è stato ed è soprattutto il centro storico, con i monumenti sparsi. Essa però fatica ad estendersi ad altri luoghi. Quali sono i riferimenti per le valutazioni dei progetti nell’arenile?: la natura “terracquea” o l’ “entertainment”?
Le alternative sono state l’aspirazione a rappresentare lo “spirito del luogo” e lo “spirito del tempo”, dove l’architettura si faceva passione ed emozione, sprigionando forze, esaltando sensi e catturando la natura (variamente idealizzata). Esse liberano il senso vitale che si ritiene posseduto da ogni opera degna di questo nome. L’architettura organica rappresenta questo senso vitale attribuito dagli uomini alle opere. Passionalità e vitalità, libertà e movimenti, energie e tempi, nell’ “hic ed nunc”, distaccano questi approcci dalle verità assolute e l’avvicinano alla sperimentazione aperta e all’innovazione continua, che oggi fanno tendenza. La bioarchitettura ne è esempio attuale, di cui tuttavia c’è scarsa traccia in Ravenna.
In questa epoca postmoderna, ad avvenuta secolarizzazione dei valori, si assiste di conseguenza ai tentativi di ricomporre nell’architettura lo “spirito del luogo e del tempo” con lo “spirito della materia”, reale e virtuale, materiale e immateriale. Il ciclo di vita delle opere, le metafore degli organismi vitali, la compatibilità con i contesti e l’affidabilità delle proposte fanno l’ingresso nel PA come aspetti primari che presuppongono efficienza delle soluzioni, qualità delle opere e sostenibilità ambientale. In ossequio alle carte internazionali di tutela delle risorse, risparmio energetico, diffusa sicurezza, antinquinamento.
La CQAP è stata così chiamata ad accertare la sussistenza di queste coordinate di riferimento nei Progetti di Architettura che saranno esaminati, sancite in norme e regolamenti locali e che stanno nei suoi espliciti compiti (vedi) nonchè titolazione.
La Commissione reputa che si debbano quindi ricomporre prodotti e processi, oggetti e contesti, qualità e sostenibilità, in PA sempre più integrati (corrispondenza tra requisiti e prestazioni), paesisticamente inseriti, ambientalmente consapevoli, tecnicamente appropropriati, enrgeticamente efficienti. Efficienza, Qualità e Sostenibilità vanno dunque considerate complementari, non alternative, alle tradizionali nozioni architettoniche di Arte e Bellezza (umanistiche, letterarie, estetiche), di forma e figura, di spazio e immagini.
Dilemmi di architettura in Ravenna, tra identità locali, libertà espressive, eredità storiche.
La CQAP si trova dinanzi, anche in Ravenna, alla dialettica urbana delle città contemporanee, dove occorre assecondare proposizioni progettuali ancorate all’identità urbana, che privilegia le invarianti edilizie come tipi e “insulae” (centro storico, centri sparsi, aree monumentali, comparti e aree protette) e dove invece è possibile considerare tendenze più attuali, ancorate e dinamismi, flussi d’uso e movimenti pendolari (turismi). Questi privilegiano innovazioni e suggeriscono sperimentazioni (industrie e per certi aspetti litorale con i servizi balneari, Mirabilandia, ecc.).
I dilemmi individuano un rapporto problematico tra città reale e materiale (delle tradizioni e radicamenti, delle identità locali e differenze architettoniche), e città virtuale e immateriale (delle novità e sradicamenti, delle varianti e imperfezioni sino alla spettacolarità). Dovunque esistono “urbanità differenziate”, che presuppongono modalità progettuali altrettanto differenziate, in una certa misura raccolte dal REC. La CQAP deve considerare questi dilemmi e capire come i progettisti li esprimeranno e risolveranno, tra identità locale, morfologie ravvenati, immagini originali, indifferenze urbane e innovazioni.
La CQAP ritiene tuttavia di non porsi in termini neutrali, dinanzi a tali dilemmi, reputando che l’architettura ravennate debba riprendere ed esaltare identità e differenze, senza scadere nell’idioma dialettale (vernacolo architettonico) e ammettendo novità, salvaguardando i paesaggi di pregio ma anche proponendo nuovi paesaggi, ove servisse e se possibile, riqualificando quelli degradati e certamente agendo nelle aree periurbane.
Questa posizione culturale deve richiamare una Cultura del Progetto al servizio di un esplicito Disegno Urbano, per un’Architettura di Qualità e un Ambiente sostenibile.
Osservazioni e riflessioni di metodo e merito: un elenco aperto
Prepareri

La CQAP intende favorire l’emissione di pareri preventivi (preparere) per progetti urbanistici (PU, PUE), per opere rilevanti, all’insorgere del Progetto d’Architettura (P.Preliminare o P.P.), per valutarlo ed indirizzarlo in una fase risolutiva che è considerata ancora aperta, tecnicamente non onerosa, per derivarne suggerimenti utili e confermarne la praticabilità del percorso progettuale.

In caso d’esito positivo (ripetiamo, di praticabilità della proposta) la Commissione si atterrà al predetto parere nelle fasi successive (permesso di costruire), quando sarà stata accertata la conformità al precedente parere già emesso.

E’ il solo modo per evitare che progetti complessi pervengano alla Commissione al termine di iter prolungati, che inevitabilmente irrigidiscono i pareri della CQAP (spesso vincolandoli di fatto a convenzioni pregresse, a impegni amministrativi presi, ecc.).


L’iter di PU, PUE e di P.P., sottoposti a preparere, deve essere semplice e va ritenuto una corsia preferenziale, sempre con l’impegno della completezza e chiarezza degli elaborati.
Tempi e Fasi: verso il Progetto Edilizio Integrato

Nei progetti di vasti comparti (lottizzazioni, piani ambientali, ecc.) sembra emergere in Ravenna la diffusa consuetudine di subordinare la completezza e coerenza dello sviluppo dell’intero impianto urbanistico ed architettonico ad una aprioristica e spesso ripetitiva “parcellizzazione” geometrica delle parti, che forse ottimizza lo sfruttamento edilizio delle stesse ma anche “isola” ogni costruzione dalle altre, in una logica di separatezza non sempre giustificata dalle richieste di “autonomia” o privatezza (perchè le tante scale esterne per ogni alloggio di edifici plurifamiliari?).


La CQAP rileva infatti una prassi di richieste autorizzative che vedono i progetti frammentarsi in una serie di fasi per aspetti che, dovendo essere congiunti, vengono in realtà disgiunti, ognuno estraneo ad una indispensabile “visione urbana”. Si registra prima una fase di richiesta per gli oggetti edilizi (in assenza di contesto), poi una seconda di definizione delle opere esterne (in assenza delle necessarie informazioni degli oggetti edilizi già approvati), quindi una terza per recinzioni a cantieri aperti (progetti che in realtà sono di riassetto degli esterni), infine altre per successive varianti in corso d’opera, con tavole di comparazione (giallo e rosso).’
La Commissione, senza entrare nel merito delle legittimità per gli operatori di presentare modifiche e integrazioni nel tempo, si permette di ricordare che la separazione degli aspetti progettuali rende difficoltosa la comprensione esatta delle proposte. Si chiede che le proposte siano sempre esaurienti e che ogni Progetto d’Architettura si presenti dall’inizio come Progetto Integrato: dall’inserimento delle opere nei contesti, agli sviluppi edilizi, sino alle recinzioni, colori e materiali (ci riferiamo alla fase di Progetto Definitivo, per il permesso di costruire).
Ricorsi e riesami

La prassi del “ricorso” o del “riesame” delle pratiche diniegate o con prescrizioni ritenute problematiche o quantomeno non convincenti dai professionisti va rivista, alla luce sia del REC (che non la prevede), sia della propensione della CQAP a privilegiare i prepareri.


E’ opinione della stessa Commissione che non debba esserci confusione tra le varie fasi dell’iter progettuale, per evitare inappropriate trattative tra le parti, destinate a generare confusione ed ambiguità. Le esigenze di ridurre tempi e costi degli iter progettuali , oltrechè legittime, devono essere oggetto di risoluzioni amministrative e di attenzione da parte degli uffici competenti. Risoluzioni che tuttavia non competono alla Commissione (disponibile ad incontrare i progettisti per gli aspetti fondamentali dei progetti di rilievo).

La Commissione intende altresì affrontare i grandi progetti o i progetti strategici, che richiedono una istruttoria complessa (anche prevedendo sopralluoghi), contemplando due tempi almeno per l’emissione del parere: un primo momento per l’istruttoria (incontrando se del caso i progettisti o effettuando sopralluoghi) ed un secondo momento per la valutazione finale.


Luoghi, comparti, ambienti, aree, lotti, edifici, oggetti.

Il progetto nasce anche dalla vasta comprensione del “luogo ospitante” (fisico, storico, simbolico) che va considerato e in una certa misura si presta ad essere reinventato, entrando di diritto a far parte dello stesso progetto. Nessuna “libertà” professionale o imprenditoriale può giustificare l’inserimento acritico di figure spaziali, stilemi formali, morfologie e tipologie improprie al contesto preesistente. Si registra tuttavia, anche in Ravenna, una certa prassi che vede molti progetti, presentati per il rilascio del permesso di costruire, improntati a eccessiva schematicità (incompletezza informativa), in assenza di riferimenti agli spazi esterni (recinzioni, accessi, parcheggi, alberature, pavimentazioni, ecc.), spesso privi del disegno del “verde urbano”.

Questa schematicità o assenza di completezza, già segnalate, non producono qualità, giacchè lo spazio architettonico, la mobilità circostante e il paesaggio vanno risolti in un rapporto integrato tra interni ed esterni, soste e percorsi, vicinanze e lontananze, pieni e vuoti.

Gli aspetti di integrazioni già introdotti, l’ “inserimento nel contesto” vanno dunque considerati come aspetti progettuali al pari del dispositivo planivolumetrico (edifici, complessi edilizi, oggetti sparsi come garage, box, cabine, ecc.), in cui non esiste il solo comparto urbano (lotto) ma anche il luogo (areale degli effetti prodotti dagli interventi, ambito paesistico delle immagini urbane).


Rappresentazioni, illustrazioni e descrizioni, dal 2D/ 3D al 4D ed ai plastici.

Va osservata nel progetto una necessaria completezza illustrativa e documentaria, misurata sulle capacità di comprensione del lettore, profano od esperto di architettura, sul “senso dello spazio” progettato con i suoi riferimenti locali o culturali, infine sulla specificità dei temi affrontati.

L’uso dei plastici, lignei o in altro materiale, ovvero il ricorso alle visualizzazioni in 3D con “rendering” computergrafico, fotomontaggi, sono valutati come molto contributivi alla predetta comprensione spaziale (spazialità e 3D essenziali alla natura del progetto).
Le informazioni di base, esplicative del progetto, vanno riportate con didascalie sulle tavole grafiche, per migliorarne la leggibilità. Le impaginazioni delle tavole devono essere corrette (i prospetti devono corrispondere alle planimetrie, senza accostamenti impropri; una sezione verticale deve evidenziare le scale di collegamento con escensori, e non eluderli), così come deve essere corretta la sequenza delle tavole (dalla lettura delle preesistenze alle proposizioni planimetriche e in sezione delle preesistenze e quindi del progetto, con la comparazione in giallo/rosso).
Spazi e Ambienti: unitarietà

In genere i progetti sottoposti ad autorizzazione vertono su aree o comparti unitari, quando esiste una intrinseca unità ambientale (paesistica, impiantistica, prospettica,...) e lo spazio architettonico appare unitario, intrecciato e interrelato (anche quando si hanno più edifici).


E’ opinione della CQAP che il progettista non possa procedere a scomposizioni improprie, in parti disgiunte di tale unità (tranne che per esigenze tecnologiche e di informazioni di dettaglio), pena la perdita di significati relazionali e di fattori ambientali connessi a relazioni e interazioni (troppo spesso le strade di accesso alle unità abitative non vengono disegnate, il verde alberato è assente, le recinzioni latitano, e così via). Ad esempio, una unità rurale composta da tre edifici va affrontata nella sua interezza e non come se si trattasse di tre progetti edilizi (quindi non tre prospetti di singoli edifici, ma un prospetto unico con tre facciate tra loro prossime).
La spazialità architettonica va anch’essa considerata e rappresentata, essendo essa trascurata quando ad esempio si nota l’assenza di necessarie sezioni verticali, di prospettive complessive e di assonometrie di interni, talvolta indispensabli. Il Progetto d’architettura, va riaffermato, è essenzialmente progetto di funzionalità e spazialità interconnesse e delimitate per l’uomo, in un sito urbano, comprensivo di fisicità delle azioni e di ridondanze simboliche (atrii ed ingressi comuni, ad esempio, ove incidono sui prospetti, non devono essere dimensionati sul minimo del passaggio fisico; analogamente gli esterni agli edifici, dove si parcheggia, non devono costringere gli autisti a troppe manovre, ecc.).
Lo spazio è funzione/azione/ambito/evento, costruito per sequenze logiche e fenomeni intrecciati variamente motivati e giustificati. E’ pertanto utile presentare anche tavole colorate dei percorsi pedonali e carrabili, del verde permeabile e delle pavimentazioni di protezione, ecc.). Occorre evitare l’inutile ed arbitraria articolazione di certe coperture a falde, se e ove non giustificate dai sottostanti profili planimetrici, volumetrici e formali. Analogamente l’alternanza tra piccole falde a sbalzo e balconi aggettanti, usata nei prospetti di villette e case a schiera, difficilmente realizza la desiderata continuità formale, anche a causa della compresenza di elementi architettonici tra loro inconciliabili. L’eccessiva proliferazione di balconi, spesso stretti o addirittura inutilizzabili, comporta inoltre l’appesantimento di facciate, aggravate dalla “reiterazione” di scale esterne non sempre giustificata (malintesa “autonomia” degli accessi) da intenti estetici.
Ripristino tipologico e ricostruzioni “fedeli”

In molte parti del territorio ravennate le norme vigenti impongono riferimenti tipologici che si prestano a interpretazioni (esiste un’apposito ufficio comunale che sovraintende alla classificazione delle architetture di valore tipologico). Accanto alla ristrutturazione con riqualificazione dell’esistente, si può giungere alla demolizione dei manufatti e al loro ripristino conforme (“fedele”). Si sono presentati casi di ammissione di spostamenti dei manufatti da ricostruire, in posizione prossima alla originaria. In questi casi la CQAP è del parere che il progettista debba rispettare e reinterpretare le tipologie di riferimento, “conformandosi” ad esse, senza cadere nella impossibile “fedele ricostruzione”.

Il tipo architettonico è riferimento culturale, non copia da imitare, cioè da replicare acriticamente.
Oggetti e utilità sparse

Gli oggetti di arredo urbano entrano a far parte della Qualità architettonica e urbana. Ogni oggetto urbano, infatti, anche minimo, se ripetuto molte volte sul territorio, genera un effetto d’insieme che va anch’esso valutato preventivamente (cabine elettriche, recinzioni, condizionatori, insegne, ripetitori, antenne, ecc.). Si pone il tema della loro progettazione, dall’inserimento nelle aree alla conformazione, colore e materiali.

Questi oggetti spesso sottostanno a norme settoriali (ad esempio cabine elettriche, trasmettitori e ripetitori, ecc.), o ad esigenze di mercato ed immagine (distributori carburanti, cartellonistica, ecc.), che ne impediscono talvolta una normalizzazione e/o caratterizzazione.

Ai progettisti si deve pertanto chiedere di contemplarli integralmente.


Infrastrutture e attrezzature

Le infrastrutture territoriali e le attrezzature urbane non si sottraggono alle verifiche estetiche e di qualità, anche negli effetti indotti (fasce residuali di rispetto abbandonate, rotatorie, ecc.). Esse meritano una particolare attenzione, per le risorse contenute (fasce di rispetto) e per le opportunità offerte in termini di inserimento paesaggistico e mitigazione degli impatti visivi.

Le norme antirumore stanno portando alla “canalizzazione” delle strade, con pesanti incidenze sulle qualità paesistiche. Le barriere antirumore devono farsi carico di questi aspetti.
Parcheggi e alberature protettive

I parcheggi urbani, con le rispettive alberature e i corselli di ingresso, meritano un’attenzione progettuale, non potendo essere considerati un semplice adempimento funzionale: i parcheggi vanno progettati come spazi urbani e architetture d’esterni (evitare la solita ripetitività dei posti auto, introdurre separazioni alberate, ecc.). Le dimensioni dei posti auto devono essere congrue e lo spazio per la sosta possibilmente permeabile.

I movimenti di accesso ed uscita vanno considerati per la sicurezza, il contenimento dei costi e l’inquinamento da contenere. Occorre inoltre aprirsi ai silos auto (parcheggi nel coperto dei capannoni industriali?), per ridurre il consumo territoriale dipendente dall’eccesso di parcheggi e fuoriuscire dalla monotomia degli spazi a parcheggio che circondano alberghi, uffici, spazi commerciali e istituzioni pubbliche.
Le aree a verde pubblico e privato, soprattutto quando “fanno sistema”, meritano un’attenzione privilegiata nei Progetti d’Architettura. Il verde, pertanto, non è da intendersi come “vuoto”, perchè esso va analizzato e progettato al pari degli altri sistemi esterni, affinchè possa svolgere un ruolo attivo nel tessuto urbanistico e ambientale del territorio.

Fondamentale è la funzione architettonica che le aree a verde svolgono nella città, come “vuoti pieni” di vegetazione, così come il contributo che esse danno all’immagine dei luoghi (anche utilizzate come filtro verso le cortine edilizie degradate). Il verde svolge anche una funzione essenziale di risanamento ambientale, con benefici effetti sul microclima.


Arenili e balneazione

Le strutture stagionali per la balneazione devono riflettere la transitorietà e temporaneità stagionale (rimozioni di staccionate, protezioni, ecc.). Ciò non toglie che esse debbano inserirsi in un disegno d’insieme attento al delicato “sistema terracque” o in cui si inseriscono, alla rimozione di rischi ambientali, alla costruzione di immagini attrattive. Occorre dunque rendere maggiormente riconoscibili i modelli culturali di riferimento che derivano dal mondo turistico, dell’intrattenimento, del ludico urbano. Occorre insomma uscire da una mera logica di razionalizzazione dell’esistente, per reinventare, anche radicalmente, il modello di balneazione in rapporto al mutare dei modelli turistici in atto, sempre in attente considerazioni ambientali.


Ruralità

Le strutture per gli ambienti rurali ed i servizi che costeggiano le zone d’acqua, se e in quanto ammesse, devono riflettere una “ruralità” diffusa, secondo principi elementari di compatibilità ambientale. Il tema della reinvenzione della casa sparsa è tema attuale, che però non deve essere afflitto da eccessi di tetti a falde, di balconi impropri se non inutili, di scale esterne disordinate, di posti auto posti dovunque. La nozione di architettura rurale è strettamente legata a quella di campagna, che nell’insieme inducono ad esaltare l’efficienza delle soluzioni (compattezza dei volumi, ottimizzazione dei rapporti tra volumi e pareti esterne) ed a privilegiare la pedonalità rispetto all’uso totale dell’auto.


Paesaggio, monumenti e rispetto visivo

Le aree monumentali pretendono una fascia di attenzione visiva che va attentamente considerata.

I percorsi di accesso turistico ai luoghi frequentati devono elevarsi di tono ed immagine.

L’attenzione paesaggistica deve pertanto aumentare (le foto d’ambiente devono essere mirate).



In generale la CQAP è chiamata a certificare la coerenza degli interventi proposti, in aree sottoposte a vincolo paesistico e ambientale, con gli obiettivi della qualità diffusa. I progetti devono pertanto rappresentare al meglio i contesti, le interazioni tra opere e punti visuali, le armonizzazioni formali e la giustezza dei posizionamenti delle opere. Ove necessario si deve ricorrere a “filtri ambientali” come argini visivi, alberature di protezione e siepi arbustive di completamento.
Nota conclusiva

La CQAP ha rilevato alcuni limiti insiti nella normativa vigente (REC), che favorisce dispersioni edilizie, proliferare di scale esterne, duplicazioni improprie di elementi edilizi, che andrebbero o contenuti o condivisi (rampe e scale, accessi, ecc.). L’Amministrazione Comunale deve apportare in sede di PSC alcune modifiche in proposito, per migliorare l’efficienza urbana. In particolare è opinione della CQAP che una serie di utili indicazioni debbano essere opportunamente inserite nelle Convenzioni dei PU e PUE, che andranno di conseguenza sottoposte a parere della stessa CQAP.




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