Comunemente La vida es sueño è considerato un dramma astratto, perfino teologico, “una sorta di storia simbolica dell’uomo”



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22.05.2018
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Felipe B. Pedraza Jiménez

Lettura sentimentale di La vida es sueño

abstract della relazione




La vida es sueño è considerato comunemente un dramma astratto, perfino teologico, “quasi una storia simbolica dell’uomo”. A prova di questa interpretazione si ricorda come da questo dramma siano derivati due autos sacramentales che portano lo stesso titolo, i quali in effetti e senza dubbio, mettono in scena la storia della salvezza.

E’ evidente che La vida es sueño è opera lontana dai canoni del realismo e che, d’altra parte, la critica tende a ritenere astratti e privi di umanità i testi che si allontanano dalla verosimiglianza. Tali premesse portano a concludere che non può trattarsi di un dramma psicologico e tanto meno sentimentale. Eppure i “personaggi astratti” che intervengono nell’azione si trovano a parlare nel corso dell’opera di piaceri e dispiaceri, di inganni e disinganni, di amore e odio, di asprezza e tenerezza…

Nel suo discorso finale, che presumibilmente sintetizza quelli che il poeta riteneva i temi centrali dell’opera, Sigismondo allude espressamente a una educazione sentimentale, a una crescita oltre l’abbandono paterno, la condizione di orfano, la solitudine. Come il Minotauro egli è “mostro del suo labirinto”. Reagisce con violenza all’invasione della sua intimità.

Nel primo atto, Sigismondo, uomo selvatico e sfortunato, a un tratto si placa e in un momento (fatto non verosimile, ma vero) scopre l’irresistibile attrazione del prossimo, delle affinità elettive, dell’altro che è uguale e distinto. L’emozione che provoca in lui l’incontro con Rosaura lo accompagnerà per tutto il dramma.

Sigismondo porta avanti la sua educazione sentimentale grazie al disinganno che opera il sogno. Nel terzo atto il sentimento non si riduce più a un impulso istintivo. Si va facendo a poco a poco più completo. Si va convertendo in qualcosa di repressivo ma che va oltre la repressione.

Il conflitto del padre con il figlio – presente in tante opere di Calderón – è l’espressione di uno squilibrio, di una aberrante anomalia dei sentimenti, dovuta a responsabilità molteplici.



La scena finale de La vida es sueño è un mare di ambiguità. Si è visto in essa il culmine di un processo che ha condotto il protagonista a piegarsi alle ingiuste esigenze contro le quali si era ribellato nell’atto secondo. La spontaneità verrebbe sacrificata alle esigenze dell’ordine stabilito.

Altre interpretazioni sono possibili. Forse la paura e il disinganno si uniscono, come nella vita reale, per obbligarci ad abbandonare i sogni titanici dell’adolescenza. Al fondo sta una lezione di ottimismo e di prudenza storica: la rivoluzione non deve distruggere la generazione dei padri, ma solo allontanarla dal centro di potere. E una nota malinconica ancora: la vita esige il sacrificio del desiderio.


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