Comunicato stampa alexander rodchenko



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02.02.2018
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COMUNICATO STAMPA


ALEXANDER RODCHENKO

Fotografie 1924 - 1940

inaugurazione mercoledì 6 marzo 1996

dalle ore 19.00
cocktail dalle ore 19.00
in mostra dal 7 marzo al 14 aprile 1996

martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30

mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00

lunedì, ore 15.30 – 19.30




Galleria Carla Sozzani

corso Como 10 – 20154 Milano, Italia

tel. +39 02.653531 fax +39 02.29004080

press@galleriacarlasozzani.org



www.galleriacarlasozzani.org


ALEXANDER RODCHENKO

Fotografie 1924 - 1940

“Qualsiasi precorso creativo – scrive Rodchenko nelle sue note autobiografiche del 1941 – è la somma totale delle impressioni infantili ed adolescenziali, impressioni del mondo circostante e delle illusioni d’adolescente”, Per capire l’arte di Rodchenko, bisogna quindi innanzi tutto chiedersi che tipo d’uomo fosse. Fra tutti quelli che lo hanno conosciuto, sua moglie, Varvara Fedorovna Stepanova, fu la persona che lo capì meglio di chiunque altro. Fu lei che lo soprannominò “Anti”, termine affettuoso che ben connotava la sua intrinseca suscettibilità, ma che sottolineava anche la predisposizione ad un’orgogliosa indipendenza. Così Stepanova scrive di lui: “Qualche volta poteva apparire come un uomo privo di sentimenti, freddo, apatico, terribilmente pigro e caparbio. Nello stesso tempo, però, era anche capace di un sorprendente grado di attivismo. Alle persone che non conoscevamo bene doveva sembrare un uomo rude e antipatico […] Ma io non penso che lui fosse una cattiva persona; la sua irritabilità aveva un’affinità di ragioni, perché a casa era generalmente molto gentile, allegro e gli piaceva scherzare. Nessuno ebbe modo di conoscere il vero Anti, perché non aveva amici. Era molto riservato ed introverso.” Rodchenko preferiva farsi chiamare semplicemente “R” o con il diminutivo “Rodche”, che è la radice della parola “rod”, che significa “ceppo”, “stirpe”: in russo questa radice si trova nelle espressioni riguardanti il “dare la nascita”, le “relazioni”, il legame che lega persone che hanno antenati comuni. Analogamente, la produzione artistica di Rodchenko si muove, con singolare equilibrio, tra tradizione e innovazione. Rodchenko si dedicò inizialmente alla pittura, dando prova del suo talento. Smise di dipingere nel 1921, lasciando incompiuta un’ultima tela minimalista, e dalla pittura passò alla grafica, il disegno e l’arte decorativa. Fu in questo periodo che iniziò a fotografare. Egli intraprese la sua nuova professione con serietà. Raccolse libri sull’argomento e comprò materiale da conservare. A differenza di molti fotografi del tempo, non sviluppava i propri negativi in modo primitivo nella vasca da bagno, ma si costruì un laboratorio nel suo studio. Questo diventò il suo rifugio, la sua stanza segreta, un luogo riservato agli iniziati. Dal 1924 alla fine dei suoi giorni, Rodchenko non fu mai visto senza un apparecchio fotografico con sé. Manipolava la sua enorme macchina fotografica con leggerezza ed agilità, girandola in orizzontale o verticale, senza esitazioni. Il suo obiettivo vedeva cose che l’occhio di solito non vede. Qualche anno più tardi, all’inizio del 1924, dopo il suo primo esperimento fotografico compiuto con un ingombrante apparecchio 13 x 18 su lastre di vetro, Rodchenko scrive: “1923-1924. Il fotomontaggio mi ha portato alla fotografia. Le prime fotografie segnano il ritorno all’astratto; esso è virtualmente senza oggetto. Il compito principale era la composizione.” Ma già entro il 1923 Rodchenko usava tecniche di fotomontaggio in più di metà delle sue opere. Si tratta appunto del periodo in cui oggi si ritiene che venne perfezionata la tipologia classica del fotomontaggio: il soggetto è il risultante di varie immagini fotografiche tagliate da differenti contesti e nuovamente riassemblate sulla carta. Usato per copertine di giornali, illustrazioni di testi e manifesti pubblicitari, il fotomontaggio divenne una delle sue più famose forme d’arte del secolo. Colorando le sue fotografie con matite, pastelli, acquerelli o persino colori ad olio, Rodchenko stabilì un legame fondamentale tra la nuova arte fotografica e la grafica, se non addirittura con l’arte pittorica classica. Rodchenko era un grande ammiratore del design tecnologico. Spesso, come sfondo del soggetto principale del fotomontaggio, egli pone grattacieli, ponti, torri metalliche. Attraverso la più recente architettura e tecnologia, egli offrì un’immagine del mondo artistico a lui contemporaneo, ed uno sguardo nel mondo a venire. La maggior parte dei ritratti fotografici di Rodchenko risalgono agli anni 1924-1928. E non si tratta di una coincidenza, dato che questo periodo è segnato dalla prolifica produzione di scrittori, critici ed artisti che promuovevano le opinioni del Fronte dell’Arte di Sinistra, e che frequentano con regolarità lo studio di Rodchenko: oltre Mayakovsky, costruttivisti come l’architetto Alexander Vesnin, l’artista di teatro e design Lyubov Popova, il direttore Aleksej Gan; venivano anche i pittori Alexander Shevchenko ed Alexander Drevin, insieme al critico letterario Osip Brik ed al poeta Sergei Tretyakov e Nikolj Aseev. Tra i ritratti, spiccano il “Ritratto della madre dell’artista”, che non si può considerare propriamente una foto impeccabile dal punto di vista tecnico, ma che assurge a simbolo, icona del particolare stile minimalista di Rodchenko. È un’immagine accessibile a tutti. Una donna di mezza età, avvolta in una sciarpa scura a pallini, che legge un giornale. Il suo bel viso è assorto, le sue mani forti manifestano una certa cura. Emana bontà ed amore. Rodchenko elimina gli effetti superflui dalla cornice, mettendo a nudo il minimo: la sciarpa, gli occhiali ed il viso. Lo stesso si può dire del ritratto di Mayakovsky. Al di là del contesto, forse per il soggetto in sé, o per lo stato d’animo del fotografo, o per la luce soffusa che si diffonde da una finestra che si affaccia a nord, quel giorno Rodchenko produsse un ritratto straordinario. È come se le sue foto fossero scattate per l’eternità. Stepanova fu un modello costante per Rodchenko . Nel corso di trent’anni egli scattò centinaia di foto che la ritraggono, registrando le varie fasi della sua vita. Qualche volta ella appare come una donna d’affari al telefono, altre come una madre con il suo bambino tra le braccia. Si tratta di esperimenti con un nuovo tipo di apparecchio fotografico, e di scorci e giochi di luce estremamente insoliti. Il minimalismo costruttivista che emerge dalle fotografie di Rodchenko, palesa, attraverso le limitazioni imposte alle forme ed ai significati delle immagini, proprio l’effetto che Rodchenko cercava. Questo non riguarda tanto mostrarci un edificio, quanto dimostrare i principi che delineano una prospettiva. Non era tanto la parte di un’automobile che lo interessava, ma l’idea della sua struttura e dell’organizzazione tecnica; non tanto la particolare altezza di un tuffo, bensì il fissare l’immagine di un uomo sospeso nell’aria per un istante. Egli concentra la propria volontà e coscienza creativa costringendoci a riguardare più volte una casa ordinaria o un semplice soldato con la tromba. In ognuna delle foto che Rodchenko scattò possiamo sentir trasparire con potente efficacia tutta l’energia dell’espressione visiva nella sua purezza.


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