Comunicato stampa



Scaricare 15.33 Kb.
18.11.2017
Dimensione del file15.33 Kb.




COMUNICATO STAMPA


L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare l’inaugurazione della mostra »L’anima e il segno«, di Silvano Spessot, che avrà luogo giovedì, 15 ottobre 2009, alle ore 19, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, a Monaco di Baviera.

L’artista presenterà alcune sue opere recenti, tra cui dipinti a tecnica mista e sculture in vetro di Murano.

Sarà inoltre offerto a tutti i presenti un rinfresco con prodotti gastronomici tipici del Friuli.


Organizzano l’evento l’Istituto Italiano di Cultura e la Regione Friuli Venezia Giulia.
La mostra sarà aperta al pubblico dal 16 ottobre al 30 novembre 2009, durante il normale orario di apertura dell’Istituto.
Silvano Spessot nasce nel 1956 a Cormons (Gorizia). Autodidatta, sin dagli anni ’70 cerca una propria ed autonoma via di espressione artistica. Il suo percorso, ricco di sperimentazioni materico cromatiche, lo porterà, nell'arco di tutti gli anni '80 e '90, a provare radicali soluzioni tecnico-espressive con la materia, divenendo maestro nell'uso di resine, colle e impasti eterogenei. Ha partecipato a numerose esposizioni nazionali e internazionali e nel 2007 è stato invitato alla Biennale di Venezia.
«Il pittore aveva esordito nel figurativo: paesaggi scabri, essenziali, tendenti all’astrazione. Era passato poi all’informale usando stratificazioni di materiali inconsueti: malta, calce, pigmenti diversi, ma anche ferri, legni, cemento, con i quali componeva stele e strutture totemiche barbariche e misteriose (…).

Determinante, nella sua evoluzione, la conoscenza dell’espressionismo astratto americano e delle tele di Pollock realizzate con la tecnica del dripping: “Rimasi



affascinato dall’artista che dipingeva sgocciolando il colore sulle tele stese a terra”, racconta. E dall’incontro al Museo di Città di Castello con l’opera di Burri nacquero composizioni di poliuretani e di malte, bruciate con la fiamma ossidrica (…).

All’inizio degli anni Duemila il pittore friulano approdava a una figurazione sintetica, serializzata, ridotta a elementare traccia simbolica. A ripetersi era la forma quasi infantilmente sbozzata dell’uomo-manichino in posa, seduto rigidamente in poltrona, la testa a cerchio senza volto. Soltanto l’abito cambiava. Giacca e pantaloni erano costruiti con intrecci di rilevate nervature cromatiche (…) Quale elemento fortemente connotante spiccava la cravatta; rossa, gialla, nera, azzurra, filettata, sfolgorante. La sua esuberanza sfacciata contrastava con l’ordine amorfo, la vuotezza, l’isolamento del personaggio in posa compunta e impettita.

Esemplari i Ritratti, trattati a variegature di rossi violenti, sui quali spiccava soltanto la cravatta, il capo ridotto a un’aureola (…). Larve antropomorfe iterate e piatte, indifferenziate, grottesche, comiche, assurde, composte di vuoto e di silenzio, di compunta ostinazione e di attesa indefinita, la loro atonia denunciava lo scandalo di una formale rispettabilità borghese (…).

Opere successive avevano cominciato ad accennare a qualche timida speranza, a qualche risentita energia. Nell’ultimo recentissimo ciclo di dipinti – tutti datati 2009 – quell’energia ha assunto esultante slancio (…) Il trait d’union con il periodo – definiamolo così – “alla Godot” è rappresentato dalla tecnica mista su tela L’attesa al 36: (…) grafie nere in comparti grigio-perla, su un fondo fiammeggiante e un’incorniciatura nera, e tuttavia dalla scena si irradia un qual ottimistico ardore.

Contrassegnano le opere recenti di Silvano Spessot una insistita gestualità che scompiglia la freschezza dei colori, li fa ribollire, li rende gioiosamente dinamici (…) L’impressione suscitata non è più di inespressività e malessere, come avveniva per gli “omini-manichini” di qualche tempo fa (…) Intrecci curvilinei rossi, bianchi, neri, nei quali si inseriscono testine atteggiate secondo l’Urlo di Munch (…) Acrilici, smalti, oli corposi non diluiti. Tarsie di azzurri e di celesti, piastre di rosso fuoco e di vermiglione. Sembianze di teste, di palmizi, di petali (…) Tele composte di alveoli come vetrate cloisonné, ritagli policromi ritoccati a grisaille che paiono incisi con aculei di ferro incandescenti o con punte di diamante e saldati su reticoli scuri di telai di piombo. Fantasmi di figure dissolte in vorticose astrazioni (...)



Il dittico Tentativo di ricostruire, di cm. 260 per 200, par citare le medioevali ascese in Paradiso delle anime dei giusti. La schiera di figure umane entra nella porta della luce emergendo dagli incastri neri, rossi, grigi d’una terrestrità movimentata e drammatica; il dinamismo delle composizioni futuriste di Umberto Boccioni, Quelli che vanno, si personalizza. La composizione si carica di slancio corale. Spessot, a modo suo, sembra parafrasare visivamente l’Inno alla gioia della Nona Sinfonia di Beethoven e incanala il ribollimento di forze disperse verso una meta. La superba tensione dei contrasti, la ripartizione dei volumi cromatici in nette zone di ombra e di luce raggiunge un afflato trascendente. Nella sinfonica esaltazione dionisiaca aspira a vette di trasfigurante splendore e di chiarezza di idee. La gioia del vedere diventa esplicita professione di ideali di religiosa solidarietà umana.»


(Licio Damiani, La gioia del vedere nella pittura di Silvano Spessot)

Istituto Italiano di Cultura


Settore eventi culturali

Hermann-Schmid-Straße 8

80336 Monaco di Baviera
Tel.: +49-(0)89 / 74 63 21-28

Fax.: +49-(0)89 / 74 63 21-30


e-mail: culturale.iicmonaco@esteri.it

homepage: www.iicmonaco.esteri.it


Orari di apertura:

Lu, ma, gio: ore 10-13 e 15-17

mer: ore 10-13 e 15-19

ven: ore 10-13








©astratto.info 2017
invia messaggio

    Pagina principale