Concezione dinamica e vitalista. Al pensiero di Dio come essere trascendente e perfetto, razionalmente comprensibile oppose l’idea di un Dio che si manifesta dinamicamente ora nell’uomo, ora nella natura



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29.03.2019
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Romanticismo

Il Romanticismo è un movimento culturale che si sviluppa in Europa e negli Usa tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. È difficile dare una definizione di tale movimento in quanto coinvolse ampi aspetti della vita e diverse tradizioni nazionali.

Gli studiosi sono concordi nel dire che il Romanticismo rappresentò una radicale rivoluzione nella cultura europea, al punto da mettere in crisi la visione del mondo rinascimentale e illuminista che aveva dominato fino ad allora.

Ebbe origine nel mondo tedesco e andò definendosi in opposizione all’Illuminismo.



  • Alla concezione meccanicistica proposta dall’Illuminismo settecentesco, oppone una concezione dinamica e vitalista.

  • Al pensiero di Dio come essere trascendente e perfetto, razionalmente comprensibile oppose l’idea di un Dio che si manifesta dinamicamente ora nell’uomo, ora nella natura.

  • Alla tendenza illuminista a sottolineare negli uomini ciò che li unisce (la ragione che è universale e identica per tutti) i romantici opposero la rivalutazione di ciò che è singolo, soggettivo, unico e irripetibile.

  • Al “cosmopolitismo” illuminista il Romanticismo oppose l’idea di “nazione” la rivalutazione dell’infinta varietà di lingue, di usi e costumi, di tradizioni popolari di cui era ricca l’Europa.

  • Alla concezione dell’arte come espressione di valori immutabili ed eterni oppose una concezione dell’attività artistica insofferente ad ogni regola prestabilita e tesa ad esprimere, per via spirituale, irrazionale ed emotiva il flusso creativo che anima la via del mondo.

Il romanticismo è un movimento complesso e anche contradditorio talvolta tanto che ogni definizione rischi di essere riduttiva.

Il filo conduttore che accomuna idee e posizioni diverse va ricercato, non nei contenuti, quanto nel sentimento, nello stato d’animo con cui i contenuti sono vissuti. I romantici, al contrario degli illuministi, non credono che le cose buone possano essere conciliate, credono invece che la differenza tra un’idea e un’altra non stia nella minore o maggiore rispondenza a un astratto criterio di razionalità universale, ma nell’intensità con cui ci si crede. Se con purezza di cuore si giunge a una verità interiore o si arriva ad aver fede per un’idea, per tale idea val la pena di vivere e anche di morire.

L’interesse dei romantici non è la conoscenza, o il progresso delle scienze o qualche altro ideale, ma è la pienezza di vita che può derivare solo dall’adesione incondizionata a una causa, a un ideale. È necessario battersi, anche fino al martirio, per le proprie idee, indipendentemente dalle possibilità di successo. Anzi, paradossalmente, il fallimento, in tale prospettiva può apparire più nobile del successo e l’appartenenza ad una minoranza è ritenuta condizione migliore che l’essere parte della maggioranza dominante.

Intellettuali e pubblico

In Inghilterra già nel corso del Settecento si era andata affermando una nuova figura di intellettuale. Nei secoli precedenti la professione delle lettere era riservata ai membri delle classi superiori. Chi voleva dedicarsi alla creazione letteraria, non disponendo di rendite proprie poteva procurarsi da vivere solo mettendosi al servizio di un signore oppure entrando nei ranghi della Chiesa.

L’avvio della scolarizzazione di massa, la crescita dell’alfabetizzazione, l’aumento della domanda di testi letterari di vario genere, il rafforzarsi di un’opinione pubblica e lo sviluppo dell’editoria (libri, giornali, riviste) consentono adesso a molti intellettuali di estrazione non nobile di vivere del proprio lavoro affrancandosi dai tradizionali centri di potere.

La diffusione dell’industrializzazione, gli anni della rivoluzione francese e del periodo napoleonico favoriscono l’estensione di tale fenomeno in tutta l’Europa.

Si moltiplicano i centri di elaborazione e diffusione della cultura (scuole, associazioni pubbliche e private, club politici, riviste, case editrici …) che offrono, a intellettuali di varia estrazione sociale, nuove occasioni di lavoro e nuove opportunità di confrontarsi con l’opinione pubblica borghese e di mettersi in relazione con altre realtà sociali come industriali, partiti politici o amministratori pubblici. Sia Napoleone che le monarchie della Restaurazione vorranno accaparrarsi il favore degli intellettuali, offrendo a loro incarichi nelle università o negli uffici pubblici, oppure finanziando imprese editoriali o giornali.

Il fenomeno più rilevante è la nascita dell’industria editoriale. Negli anni Trenta in Francia si assiste alla diffusione del feuilleton (romanzo d’appendice). Si tratta di romanzi pubblicati a puntate in appendice a quotidiani o periodici. L’idea riscuote un successo inaspettato tanto che le pubblicazioni che li ospitano vedono aumentare notevolmente la loro tiratura e i loro autori raggiungono popolarità e successo.



Mentre il romanzo d’appendice raggiunge un pubblico crescente, la produzione poetica rimane destinata ad una cerchia più ristretta di aristocratici e borghesi. Il linguaggio più complesso e le scelte retoriche e stilistiche dei poeti tendono a ridurre la diffusione della poesia e a selezionare il pubblico fruitore.


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