Conferenza delle regioni e


Dibattito Franco NARDUCCI



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Dibattito




Franco NARDUCCI


Ringrazia il consigliere Canepa per l’invito a svolgere con passione il mandato rappresentativo, che condivide appieno.
Daniela TUFFANELLI COSTA, Australia

Interviene sul tema della questione femminile, chiedendo di tenere conto, anche per il futuro, delle prospettive di genere nel perseguire gli obiettivi posti dalla Conferenza Permanente. Le donne del CGIE hanno trattato questo tema, anche nei loro documenti, rimarcando che gli uomini e le donne hanno già compiuto un lungo percorso comune, sviluppando una piena sintonia di intenti nella formulazione della normativa sulla parità dei diritti. Molto però resta ancora da fare, particolarmente per una più ampia presenza femminile negli organismi decisionali, che in Italia è veramente troppo ridotta, soprattutto se si considera che anche molti Paesi del Terzo Mondo stanno, negli ultimi tempi, aumentando enormemente la rappresentanza femminile nelle sedi deliberative. Sul sito Internet della Regione Piemonte si apprende che la rappresentanza femminile in Ruanda è arrivata ormai al 48 percento, superando anche la Svezia. Il tema di una maggiore presenza femminile è poi particolarmente avvertito dalle nuove generazioni, come dimostrano i documenti approvati da numerosi convegni dei giovani italiani all’estero.


Antonino RANDAZZO, Presidente della I Commissione Tematica del CGIE

In un dibattito di così ampie dimensioni e così complesso come quello sulla riforma dello Stato e i suoi riflessi sugli italiani all’estero, è opportuno adottare un approccio pragmatico ed evitare proposte fantasiose e di ben difficile realizzazione. Se sono stati necessari cinquant’anni per arrivare al voto degli italiani all’estero, ne occorrerebbero almeno 200 per la realizzazione di alcune delle proposte che sono state avanzate. È giusto polemizzare contro la mancata rappresentanza degli italiani all’estero nel futuro Senato federale, ma la richiesta di equiparazione della Circoscrizione Estero a una Regione italiana sembra ben poco ragionevole, così come quella del diritto di voto per le elezioni amministrative che, in molti Comuni, condurrebbe a uno stravolgimento degli equilibri politici. Altrettanto irragionevole sembra la pretesa di interferire nella normativa regionale sugli organismi consultivi, mentre del tutto fondata è la richiesta di un maggior coordinamento, che non intacchi i principi di unità e solidarietà nazionale, e di un fondo sociale nazionale per gli interventi assistenziali a favore degli italiani all’estero.

Ricorda inoltre, che nel prossimo referendum sulla riforma costituzionale così come alle elezioni politiche generali, il criterio che guiderà i cittadini italiani all’estero nell’esercizio del voto sarà quello del valore dell’unità nazionale. Reputa infine che, sul tema della riforma dello Stato, siano più che sufficienti i paragrafi 2, 3, 4 e 5 del documento approvato all’unanimità al termine della prima giornata dei lavori.
Franco NARDUCCI

Invita i Consiglieri che leggono un testo scritto a consegnarlo poi all’ufficio di segreteria.


Gian Luca FERRETTI, AN

Chiede scusa se il suo intervento ripeterà affermazioni già espresse da altri Consiglieri, ma non ha potuto seguire una parte dei lavori della mattinata, avendo dovuto assentarsi. Ha però ascoltato il pregevole comizio del Consigliere che lo ha preceduto, in ordine al quale si permette di osservare che non sembra essere molto utile un lavoro di “copia e incolla” di certi discorsi parlamentari. Attira poi l’attenzione su un aspetto particolarmente pregevole della nuova Costituzione, ovvero la riduzione del numero complessivo dei Parlamentari, pur nel mantenimento dei 18 Parlamentari eletti all’estero, il cui peso relativo risulta così aumentato. Infine rinnova l’appello ai Parlamentari ad astenersi da manovre e giochetti sulla legge per il voto agli italiani all’estero, legge che già esiste, è vigente e va solo applicata.


Walter PETRUZZIELLO, Brasile

Anche se la discussione di stamane ha riguardato finora grandi riforme costituzionali, egli personalmente preferisce attirare l’attenzione su aspetti normativi e amministrativi di rilievo solo apparentemente minore. Deplora anzitutto che in occasione di ogni Legge finanziaria vengano decurtate le risorse del Ministero degli Affari Esteri, con l’ovvio risultato di rendere sempre più difficile il funzionamento della rete consolare che eroga i servizi agli italiani all’estero. Avverte poi che nei prossimi giorni scadrà la legge n. 379 del 2000, sul riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti dei sudditi dell’Impero austro-ungarico. In questi giorni lunghissime file di persone si affollano alle porte dei Consolati, nel timore di non riuscire a presentare in tempo la richiesta. Chiede pertanto che la legge sia prorogata e anzi che venga abolito qualsiasi termine temporale per la richiesta del riconoscimento della cittadinanza italiana.


Mario TOMMASI, Presidente della III Commissione Tematica del CGIE

Concorda sia con il consigliere Petruzziello sia con il consigliere Canepa, il quale si è dichiarato deluso per l’assenza di rappresentanti delle Regioni e dello Stato, assenza che pone in dubbio il carattere paritetico della Conferenza. Auspica poi la parificazione della Circoscrizione Estero a una Regione e chiede la convocazione finalmente della Conferenza dei giovani italiani nel mondo nonché un adeguato finanziamento del Ministero degli Affari Esteri, che permetta un efficace funzionamento della rete consolare. Sottolinea quindi la necessità del varo di una disciplina sulle Consulte regionali dell’emigrazione e chiede che i consultori istituiti all’estero dalle varie Regioni siano coinvolti nel futuro dibattito sulle quattro tematiche esaminate nella Conferenza Permanente. Invita infine anche le Commissioni Tematiche a dibattere i temi proposti dalla cabina di regia.


Silvana MANGIONE, USA

Deplora che, contro una esplicita previsione della legge, il Parlamento non abbia ritenuto di inviare propri rappresentanti alla Conferenza Permanente e concorda sulla richiesta di parificazione della Circoscrizione Estero a una Regione. In passato il ministro Calderoli si è mostrato ben poco disponibile nei confronti di questa proposta, ma il risultato potrebbe essere raggiunto se il CGIE si battesse coerentemente e con decisione. L’obiettivo appare particolarmente meritevole di essere perseguito in quanto gli emigrati italiani all’estero sentono particolarmente forte il legame con la Regione d’origine e quindi la presenza di loro rappresentanti nel Senato federale sarebbe certo opportuna.

Si dichiara poi preoccupata per le discrepanze fra la nuova legge elettorale e la legge n. 459 – nella quale maliziosamente alcuni vorrebbero abrogare l’obbligo della residenza all’estero per i futuri 18 Parlamentari – discrepanze che gettano un’ombra sull’esercizio del voto nelle prossime elezioni politiche generali. Per quanto concerne le Consulte regionali, è necessario che la rappresentanza degli emigrati sia designata dal basso con metodo corretto e trasparente, evitando l’istituzione all’ultimo minuto di finte associazioni, che nascono solo in vista del seggio alla Consulta. Infine – affinché il comportamento del CGIE sia ispirato a maturità e positività, anziché a un deteriore presenzialismo – chiede che il CGIE si schieri contro l’ipotesi di una rappresentanza degli italiani all’estero nei Consigli Regionali, poiché tali Consigli si fondano su un legame diretto con il territorio, che evidentemente non sussiste nel caso degli emigrati, che in quel territorio non operano più e che adempiono altrove ai propri doveri fiscali.
Franco NARDUCCI

Saluta l’on. Pietro Fontanini, Vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali.


Lorenzo MURGIA, Rappresentante della Regione Toscana

Da assiduo frequentatore dei lavori del CGIE, a cui annette una grande importanza, ha convinto il presidente Martini a intervenire nel dibattito. Quest’ultimo si è posto sulla scia del documento, che è stato approvato anche attraverso la mediazione del presidente Errani, il quale coordina il lavoro delle Regioni. Queste ultime sono consapevoli del ruolo che hanno acquisito con la precedente riforma del Titolo V della Costituzione. La riforma approvata più recentemente ha invece accentuato alcuni aspetti, che non sono in sintonia con le richieste del CGIE, riportate in un documento generale e su otto documenti riguardanti le singole tematiche.

Alla luce di quanto è stato affermato dai tecnici, la modifica costituzionale recentemente approvata non introduce certamente una equiordinazione fra due poteri legislativi. È necessario esprimere taluni dubbi anche in ordine all’equiparazione della Circoscrizione estero a una Regione. Non si può parlare nemmeno di equiparazione degli schedari: i titolari delle anagrafi sono i Comuni e il Ministero dell’Interno fa riferimento appunto alle anagrafi comunali, non a quelle consolari. Questo è un argomento che può e deve essere affrontato e discusso con i Comuni e con le Regioni.

Si è affermato che queste ultime fanno parte a pieno titolo della VI Commissione e della cabina di regia, però si è sorvolato su un aspetto essenziale, vale a dire che i Presidenti delle Regioni sono invitati, ma hanno soltanto diritto di parola, non di voto. Questo è un problema che occorre porsi nel momento in cui si tratta della riforma del CGIE. È legittimo anche che si discuta delle differenze esistenti nella varie legislazioni, come ha suggerito il consigliere Mangione (USA). Il presidente Errani ha ribadito con molta energia che occorre un coordinamento delle Regioni relativamente alle questioni dell’emigrazione, appunto per cercare di armonizzare le diverse legislazioni, per rispondere sempre meglio alle esigenze dei cittadini italiani all’estero. Questo ben inteso non significa incidere sulla potestà di ogni singola Regione di legiferare su determinate materie.

È pienamente legittimo che le Regioni si pongano il problema dell’esercizio del voto. La Regione Toscana, ad esempio, ha recentemente modificato l’art. 3 dello Statuto nel senso che garantisce la partecipazione di tutti i cittadini toscani residenti all’estero, dei quali promuove l’effettivo esercizio dei diritti politici, alle scelte politiche regionali. Il presidente Martini ha garantito che il problema sarà affrontato durante il corso della legislatura. Anche su questo versante sarà opportuno un coordinamento, altrimenti potrebbero essere compiute scelte dettate da ragioni non sempre nobili.
Franco NARDUCCI

Vi è una ragione storica che lega gli italiani all’estero con l’Italia, vale a dire il legame fondamentale con la Regione d’origine. Inoltre, si è determinata una ulteriore condizione storica, poiché gli italiani all’estero si sono sentiti Stato prima che questo nascesse. Molti vivono in Stati in cui c’è un ordinamento federale, quindi hanno potuto sperimentare direttamente il funzionamento di questo sistema. L’Italia dovrà affrontare un problema molto importante, quello della solidarietà fra le Regioni, che è molto più semplice da scrivere che da praticare. Egli ha potuto constatare le difficoltà con le quali i Cantoni di montagna in Svizzera riescono a innescare tali meccanismi di solidarietà. Le competenze scolastiche attraverso la nuova riforma sono affidate alle Regioni, ma questa scelta giusta implica una serie di misure di accompagnamento per pervenire a una armonizzazione delle professioni e dei titoli di studio professionali, perché questi possano essere spendibili sul mercato.

Il dibattito su questi argomenti dovrà avere un seguito. Costruire il federalismo dal centro alla periferia è profondamente diverso che farlo in senso opposto. Le scelte infatti debbono tenere conto che vi sono una Nazione, tante Regioni e tante realtà dal punto di vista economico.
I lavori, sospesi alle ore 11.30, riprendono alle ore 12
Alberto BERTALI, Gran Bretagna

Condivide pienamente l’esigenza che la riforma costituzionale debba essere adeguatamente illustrata e approfondita, tanto più con riferimento agli italiani all’estero.

Quanto ai problemi della rappresentatività, non bisogna dimenticare che gli italiani all’estro hanno bisogno di una rappresentanza dei loro interessi non solo verso l’Italia, ma anche nei Paesi di residenza.

Non condivide del tutto l’equiparazione dei Consolati ai Comuni, in quanto anche le anagrafi consolari non sono sempre gestite al meglio e sono molto spesso affidate alla solerzia individuale.

Infine non poche problematiche si legano all’ipotesi di prevedere il diritto di voto nelle elezioni regionali: infatti occorre definire con chiarezza la Regione di appartenenza, oppure effettuare la non facile scelta di affidarsi alle opzioni individuali. Né tutte le questioni sono risolte dal fare affidamento all’ultimo Comune di residenza, ammesso che vi sia un principio generale del genere.
Marco FEDI, Vice Segretario Generale della Commissione Continentale per i Paesi anglofoni extraeuropei

A parte il ruolo della Conferenza Stato-Regioni-P.A.-CGIE, occorre soffermarsi sulle funzioni della cabina di regia, che finora non ha consentito un ampio approfondimento della riforma costituzionale in atto.

Né si può temere una discussione che abbia un tono decisamente politico, sempre evidentemente nell’ambito delle prospettive degli italiani all’estero.

È pienamente convinto che, qualora la riforma entri in vigore, occorrerà affrontare una discussione serena sulle sue conseguenze.

Si augura poi che in generale la cabina di regia svolga un ruolo concorrente e non sostitutivo rispetto a quello del Ministero senza portafoglio.
Norberto LOMBARDI, D.S.

Si stanno celebrando la coesione e il coordinamento, per cui si asterrà da rilievi critici che potrebbero intaccare tale spirito, che reputa prezioso.

A proposito delle riflessioni del consigliere Canepa, fa presente che – pur non essendo in genere un ottimista – questa volta sarebbe estremamente prudente rispetto alla ripetizione delle consuete lamentele. Infatti, al di là delle presenze numeriche effettivamente registratesi, si avverte un cambiamento di clima, che è prezioso e va colto. Difatti, rispetto alla precedente riunione, il livello di coinvolgimento delle Regioni è molto più elevato, anche e soprattutto in prospettiva.

Circa il merito delle questioni, se può considerarsi ottimista circa la Conferenza Permanente, esprime però una certa delusione per le modalità con cui gli italiani all’estero sono stati poco presenti nel gioco della ridefinizione della rappresentanza politica. Se è positivo aver mantenuto i 18 Parlamentari eletti all’estero, tuttavia la rappresentanza è qualitativamente cambiata, in quanto è grave l’esclusione dal Senato, luogo istituzionale di collegamento con le Regioni.

La Circoscrizione estero potrebbe considerarsi come una Regione italiana, oppure le stesse comunità all’estero potrebbero configurarsi come un prolungamento fisico, anche se non istituzionale, delle Regioni.

In ogni caso, se si svolgerà il referendum, nel dibattito dovrà entrare l’esigenza della rappresentanza degli italiani all’estero in Senato, che tra l’altro forse costituisce per le collettività all’estero il luogo istituzionale maggiormente significativo proprio per il legame con le Regioni.

Altro argomento di discussione sarà quello riguardante le Regioni più povere, che hanno fornito in passato un forte contributo all’emigrazione e sarebbero poi probabilmente le più colpite dai nuovi assetti istituzionali e dall’applicazione del federalismo fiscale.

Con riferimento alle Regioni – a parte i grandi obiettivi della partecipazione diretta al voto e della presenza di rappresentanti eletti all’estero – un’esigenza immediata per la cabina di regia potrebbe essere quella di trasformare le Consulte regionali in veri e propri Consigli degli italiani all’estero, con poteri non meramente consultivi, o quanto meno con pareri che siano obbligatori e in qualche caso vincolanti.


Franco SANTELLOCCO, Presidente della V Commissione Tematica del CGIE

Nel dichiararsi d’accordo con le considerazioni del consigliere Lombardi, si sofferma sulle Consulte regionali e sulla presenza delle associazioni. Tuttavia, riunioni così limitate delle Consulte regionali non possono certo considerarsi funzionali al loro buon andamento.

Per quanto concerne la revisione delle leggi istitutive, è opportuno chiarire un punto: la normativa istitutiva del CGIE e dei Comites è imperfetta e non solo con riferimento alle conseguenze future dell’elezione dei rappresentati degli italiani all’estero. Semmai si tratta di un ulteriore elemento di distorsione. Il fatto che le leggi istitutive siano anche attualmente abbondantemente imperfette è dimostrato dalle stesse previsioni asimmetriche, per cui il Nord Africa è nella Commissione continentale con l’Europa, mentre nella legge elettorale fa più opportunamente parte dell’Africa.

Propone quindi di sopprimere l’inciso che limita l’esigenza di revisione delle leggi istitutive agli effetti legati all’elezione all’estero.

Da ultimo, in particolare anche la revisione della normativa sugli Intercomites è necessaria: fa notare che l’idea di un Intercomites è nata in Nord Africa, è stata recepita da tutti ed è stata fatta propria da tutti, ad esclusione del Nord Africa.
Gianfranco SEGOLONI, Germania

I Consiglieri del CGIE devono rendersi conto che sono stati eletti dai Comites, i quali quindi costituiscono la rappresentanza politica più qualificante, in quanto sono eletti direttamente dai rappresentanti delle comunità italiane all’estero.

Eppure, nonostante questo, i Comites sono costantemente deficitari di risorse economiche adeguate. Con soddisfazione ha potuto constatare come stia emergendo una generazione nuova che si impegna nei Comites, tra l’altro dimostrando grandi e svariate capacità conoscitive.

Per queste ragioni è indispensabile che nei prossimi seminari sia prevista una parte propositiva dedicata al ruolo dei Comites, in coerenza con una impostazione di praticità nelle conclusioni, compiendo precise scelte di priorità. Per questo è opportuno che, in vista dei prossimi appuntamenti di febbraio, si valuti anche la possibilità di organizzare un seminario sulle questioni evidenziate.


Valter DELLA NEBBIA, USA

I veri referenti del CGIE sono i cittadini italiani, i quali però risultano tuttora abbastanza disinformati circa le questioni degli italiani all’estero e dei loro organismi rappresentativi. Manca l’informazione di ritorno ed è ormai evidente che questa il CGIE deve conquistarsela da solo, anziché aspettarsela come un dono grazioso da parte dei grandi mezzi di comunicazione di massa. Al di là dei vincoli posti dalla partitocrazia instauratasi nel CGIE, gli intellettuali, i giornalisti e gli imprenditori che di questo organismo fanno parte debbono provvedere a sensibilizzare l’opinione pubblica. La stampa spontaneamente non sembra interessata ai lavori del CGIE, come dimostra la mancanza di giornalisti sia a questa seconda sessione plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-P.A.-CGIE, sia ieri al Quirinale.


Franco NARDUCCI

Assicura i Consiglieri che la segreteria provvede sempre a invitare i giornalisti, ma concorda nella constatazione che i lavori del CGIE hanno poco risalto sulla stampa, la quale evidentemente ha bisogno di notizie clamorose per svolgere la propria opera di informazione.


Claudio MICHELONI

Invita i Consiglieri a evitare forme di autolesionismo e rivendica la giustezza dell’impostazione data ai lavori della seconda sessione della Conferenza Permanente Stato-Regioni-P.A.-CGIE, la quale indica la direzione delle attività per i prossimi tre anni. Non è esatto affermare che ai lavori in corso non prendano parte rappresentanti delle Regioni e delle istituzioni centrali e anzi va rimarcato un positivo cambiamento nel clima generale dei rapporti tra il CGIE e le altre istituzioni. Infine fa notare che la cabina di regia ha natura di strumento meramente operativo e organizzativo, ma non decide i contenuti del dibattito, e ricorda che la VI Commissione ebbe un incontro con i ministri La Loggia e Calderoli sul tema della riforma dello Stato, tema che verrà anche trattato in uno dei più significativi tra i prossimi seminari.


Franco NARDUCCI

Dà conto dei messaggi inviati al ministro Fini, nella sua qualità di Presidente del CGIE, da parte dei presidenti Soru e Vendola, i quali si scusano per non poter essere presenti ed esprimono il massimo interesse per i lavori della Conferenza.


Claudio TUCCIARELLI

Esprime anzitutto il suo ringraziamento all’Assemblea, che ha approfondito in maniera estremamente interessante alcuni dei temi della riforma dello Stato, particolarmente per i suoi riflessi sugli italiani all’estero. Osserva poi che solo una carente comunicazione ha portato a designare la recente riforma costituzionale come la riforma della devolution, in quanto tale devolution è solo una parte della riforma generale, una parte che si inserisce in un tutto organico che comprende anche la modifica del bicameralismo e delle garanzie, nonché l’istituzione del premierato. L’immaginazione collettiva è stata colpita soprattutto dalla devolution, ma in realtà la riforma conduce anche a una valorizzazione del principio della sussidiarietà che, per molti aspetti, costituisce il corrispettivo nell’ordinamento italiano di quella che, nell’ordinamento tedesco, viene definita “clausola di supremazia”, in quanto la valorizzazione della sussidiarietà è volta a evitare rischi per la tenuta complessiva dell’ordinamento. È stato rafforzato il potere sostitutivo dello Stato, non solo per quanto concerne la funzione amministrativa, ed è stata introdotta la clausola dell’interesse nazionale, mentre alcune specifiche competenze, prima assegnate alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, tornano oggi alla legislazione esclusiva dello Stato. Per quanto concerne la problematica della rappresentanza degli italiani all’estero, va rimarcato che l’attuale configurazione del Senato federale costituisce l’esito di un lungo e complesso percorso, sfociato in una soluzione certo di compromesso, ma abbastanza coerente. I rappresentanti delle Regioni nel Senato federale vengono eletti contestualmente alla elezione del Consiglio Regionale, con un meccanismo che certamente sarebbe difficile replicare nel caso della Circoscrizione estero. La parificazione della Circoscrizione estero a una Regione incontrerebbe pertanto alcuni ostacoli, che potrebbero essere rimossi solo con una calibrata revisione della struttura generale del Senato federale. Quanto al tema del federalismo fiscale, va ricordato l’incipit di un aureo libretto di una decina di anni or sono, secondo cui il federalismo o è fiscale o non è affatto. Il tema non è stato affrontato dall’ultima riforma costituzionale, poiché già la riforma del 2001 aveva portato all’attuale testo dell’art. 119 della Costituzione, il quale coniuga il principio dell’autonomia fiscale della singola Regione con quello della solidarietà nazionale. L’ultima riforma costituzionale si è quindi limitata a prevedere che il federalismo fiscale debba essere attuato entro tre anni, senza alcun aumento della pressione fiscale, poiché evidentemente le risorse necessarie dovranno essere reperite grazie a una razionalizzazione della spesa e all’opera di contrasto dell’evasione tributaria.

Giovedì 1 dicembre

Pomeriggio

Gruppo di Lavoro

Lingua, Cultura e Formazione Professionale”


Relazione di introduzione al dibattito sul documento tematico



Raffaele cattaneo
Aldo lorenzi,
Franco santellocco,
Tullio di pietro
Claudio pozzetti



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