Conferenza delle regioni e



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Raffaele CATTANEO, Sottosegretario per Regione Lombardia
Reco il saluto mio personale, della Regione Lombardia e del presidente Formigoni. Certo non poteva mancare in questa Conferenza la voce della Regione Lombardia.

Il Paese si sta finalmente sempre più accorgendo dell’importanza e delle straordinarie potenzialità dell’Italia che vive fuori dai confini nazionali, e ciò in buona parte si deve a un uomo politico lombardo, al quale in questa sede tutti dobbiamo tributare un omaggio: il ministro Mirko Tremaglia. È anche grazie a lui – ma non soltanto a lui – che oggi è più chiaro come non per nostalgia, non per difesa di una identità che se si arrocca si perde, ma per oggettivo interesse politico ed economico le comunità italiane, sempre più composte da italiani diversi rispetto a quelli di qualche tempo fa, rappresentano una straordinaria risorsa strategica per il Paese, che è uno solo ma si arricchisce dell’articolazione nelle sue Regioni. Nei rapporti con le comunità italiane all’estero questa articolazione è di straordinario valore e spesso assume una dimensione addirittura subregionale, legata a un territorio specifico.

Ritengo compito di questa sede fare il punto su come le nostre istituzioni, il Governo centrale, le Regioni, le forme di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, alla luce delle trasformazioni in atto, reinterpretano e forniscono una risposta politica al rapporto che ci lega alle comunità. Ritengo si debbano compiere molti passi avanti e che si rendano necessarie innovazioni anche nel contenuto delle nostre politiche, per tenere conto di una realtà diversa da quella cui siamo abituati a pensare, quale è emersa da una ricerca, conclusa lo scorso anno, dell’Istituto di ricerca della Lombardia, che ha interessato 300 associazioni di lombardi nel mondo: 100 di tipo tradizionale; 100 di imprenditori, professionisti, giovani, donne; 100 riferite a soggetti diversi, tra cui i ricercatori. Tale ricerca ha posto in particolare evidenza quanto già si era rilevato tre anni fa in occasione della prima Assemblea Plenaria della Conferenza, e cioè che il fenomeno associativo è sempre più complesso e sempre meno riconducibile a un’unica tipologia.

In particolare, due sono le tipologie dominanti alle quali è opportuno rivolgere l’attenzione e l’iniziativa politica: la prima, di tipo tradizionale, è nata per un’esigenza di difesa dell’identità e di mutuo aiuto, e ha tuttora un significativo ruolo di coesione all’interno delle comunità di italiani emigrati, che però non sono più gli unici, e in taluni casi non sono neppure i principali soggetti aggregatori di interessi e di identità; la seconda risente di nuove forme di mobilità transnazionale anche temporanea, che hanno portato alla creazione di comunità di tipo funzionale in cui l’identità di ruolo – professionale, imprenditoriale, scientifica – prevale su quella tradizionale, fondata sulle origini. Ciò è particolarmente vero per le comunità lombarde all’estero. A tale tendenza, che va delineando un percorso verso il futuro, è necessario prestare maggiore attenzione.

Di fronte a tali fenomeni le istituzioni debbono avere il coraggio di individuare politiche innovative, in particolare incentrate su tre dimensioni. Occorre anzitutto una migliore conoscenza dei nuovi e sempre più diversificati fenomeni attraverso un monitoraggio capace di individuare i soggetti a cui rivolgersi e così facilitare l’attuazione di azioni mirate. A tal fine la Regione Lombardia sta procedendo a una mappatura delle comunità di lombardi nel mondo. In secondo luogo, occorre favorire forme nuove di comunicazione che consentano di continuare a valorizzare il rapporto con le comunità tradizionali attraverso il ricorso a scambi culturali mediante l’uso delle nuove tecnologie, ancora poco diffuse nel mondo dell’associazionismo tradizionale all’estero. In tale ottica stiamo sostenendo il “Progetto lombardi nel mondo”, che si deve alla comunità dei mantovani all’estero. Ma soprattutto – ed è la terza dimensione – appare determinante favorire funzionali reti connettive che facilitino il reciproco scambio di conoscenze e competenze specie nei settori strategici per lo sviluppo, che possono contribuire in modo significativo alla crescita di competitività della nostra Regione e dell’intero Paese.

A tal fine ci si sta concentrando su tre linee prioritarie di intervento: la prima riguarda il capitale umano e la formazione a livello elevato, con il coinvolgimento delle Università e dei giovani. In occasione di un recente incontro a Boston con la comunità dei ricercatori si è potuto constatare quale importante contributo essi siano in grado di offrire. Né vanno trascurate altre iniziative rivolte ai giovani, come le summer school e la formazione a distanza.

La seconda linea di intervento consiste nella messa in rete delle business communities, affinché le nostre imprese che intendono operare nei mercati internazionali possano contare sul sostegno di realtà italiane nel mondo, come i “Lombardia points” e il sistema delle Camere di commercio.

La terza, infine, attiene alla ricerca scientifica e tecnologica. Se compito delle istituzioni è valorizzare le reti di eccellenza favorendo la nascita di partnership stabili tra le diverse realtà di prestigio presenti nelle comunità all’estero, è necessario investire nei settori della ricerca e dell’innovazione tecnologica, in cui la qualità del capitale umano italiano emerge in maniera spiccata.

È pertanto necessario rivitalizzare le reti di scambio e di collaborazione, che sempre più si connotano come una risorsa per lo sviluppo, in un continuo confronto con la sfida del nuovo, piuttosto che come uno strumento di difesa dell’identità. Solo governando il nuovo, segnando una linea di indirizzo per il futuro ed evitando di rimanere prigionieri della nostalgia del passato si contribuirà alla tutela della nostra identità e delle nostre comunità regionali e nazionali in un mondo sempre più globale.

È con tale spirito che la Regione Lombardia ha sviluppato un progetto di legge regionale recante misure di sostegno alle comunità dei lombardi nel mondo; sarà mia cura portarlo al più presto all’attenzione del Consiglio regionale perché sia rapidamente approvato.



Claudio MICHELONI, Presidente della VI Commissione Tematica

Già nel 2004, appena insediatasi, la VI Commissione del CGIE aveva sollecitato la convocazione della II Assemblea Plenaria della Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, definendo anche un apposito percorso istruttorio. Purtroppo solo nove settimane fa è arrivata la convocazione formale, per cui è stato necessario rovesciare l’impostazione metodologica, privilegiando un’ipotesi per rendere effettivamente permanente la Conferenza e quindi definendo un percorso di sviluppo.

È stata attentamente valutata l’esperienza della I Assemblea Plenaria, i cui risultati sono ancora attuali. In particolare si è cercato di “far tesoro” delle difficoltà preparatorie legate ad atteggiamenti non proprio costruttivi delle tre componenti, a quel tempo spesso arroccate nella difesa dei propri territori. Si è puntato a creare un altro clima, grazie al quale rendere permanente la Conferenza. A tal fine estremamente positiva è stata l’esperienza della cabina di regia attivata per preparare la II Assemblea Plenaria.

A seguito del ricordato rovesciamento metodologico i seminari da organizzare sono diventati programmi di lavoro per i prossimi anni, e auspica che al termine della sessione odierna vi possa essere un ampio consenso convinto da parte di tutti intorno al documento elaborato dalla cabina di regia, a seguito del quale realmente la Conferenza potrà diventare permanente in modo efficace. Questo è l’obiettivo del documento, che è in realtà ambizioso, perché consentirà di operare con efficacia nei prossimi tre anni.

Non a caso nel documento si fa riferimento alle giovani generazioni, che ora rappresentano all’estero una preziosa simbiosi tra la cultura di appartenenza e quella di origine; una simbiosi da affrontare pragmaticamente e da valorizzare opportunamente. A tal fine appare strategica la Conferenza dei giovani italiani nel mondo, in ordine alla quale con piacere ha ascoltato l’assunzione di precisi impegni.

Vi sono poi altre proposte operative. Le riunioni della VI Commissione potranno essere integrate da rappresentanti dello Stato e delle Regioni. La cabina di regia potrà continuare a operare quale efficace organo operativo. Sarà poi opportuno che a margine delle sedute plenarie del CGIE vi possano essere riunioni allargate alle parti politiche della Conferenza Stato-Regioni: si tratta di un altro elemento che “materializza” il carattere permanente della Conferenza.

Auspica che Stato e Regioni forniscano adeguate risorse per organizzare i seminari tematici che la II Assemblea Plenaria individuerà. È importante che su queste quattro tematiche si sviluppino progetti concreti a partire dalla discussione nei prossimi due giorni. Al riguardo i giovani, le donne e l’informazione non costituiscono materie a sé, ma tematiche che dovranno essere trasversalmente presenti nei quattro seminari individuati.

La Conferenza Stato-Regioni dovrà diventare visibile al mondo dell’emigrazione anche mediante strumenti nuovi, che coinvolgano i Comites, come ad esempio la partecipazione delle Regioni alle riunioni dell’Intercomites.

Un filo rosso è presente nei documenti elaborati ed è rappresentato dalla triade: coordinamento, partenariato e solidarietà.

Dopo aver ritenuto opportuno inviare un messaggio ai familiari degli italiani rapiti in Venezuela, si sofferma sulla riforma costituzionale in atto. In particolare, fa presente come il mondo dell’emigrazione spesso operi in stati di tipo federale. Piuttosto il problema riguarda il tipo di federalismo che si intende introdurre in Italia e se saprà o meno rafforzare il concetto di appartenenza a uno Stato unitario, coniugando realtà istituzionale e solidarietà sociale.

Quattro anni fa discusse accesamente con il ministro Tremaglia perché a suo avviso era preferibile un Sottosegretario per gli italiani nel mondo presso il MAE piuttosto che un Ministro senza portafoglio. Riconosce ora che probabilmente tale giudizio non era del tutto esatto, ma ritiene allora opportuno che nell’attuale contesto di globalizzazione l’odierno Ministro per gli italiani nel mondo si trasformi in un “Ministro per l’integrazione dei fenomeni migratori”, valorizzando appieno le esperienze delle comunità italiane all’estero. Si chiede inoltre come mai non sia stato ancora istituito un Commissario europeo per l’integrazione.

Conclude facendo presente che già venerdì mattina la VI Commissione e la cabina di regia si riuniranno per dare immediata concretezza ai lavori della seconda sessione, che rappresenta una opportunità da sfruttare e da riempire di contenuti.



On. Antonio MARTUSCIELLO, Vice Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Desidero sottolineare come la riunione odierna costituisca un momento di rilevante importanza per coordinare gli sforzi in favore della cultura italiana nel nostro Paese e nel resto del mondo. Soprattutto in un periodo storico in cui si parla di globalizzazione della cultura e di cultura della globalizzazione è importante rilanciare l’importanza della lingua italiana e delle innumerevoli manifestazioni culturali di un Paese ove esiste oltre il 60 per cento del patrimonio artistico mondiale. E’ importante che le spinte all’internazionalizzazione vengano sfruttate al meglio e che gli italiani all’estero abbiano la possibilità di arricchire la propria identità.

Secondo uno studio recentissimo, il nostro Paese primeggia nel mondo in termini di notorietà per quanto riguarda l’arte, la storia, la cultura, un primato che va rafforzato accompagnando all’immagine una conoscenza più profonda delle memorie storiche. A tal fine le istituzioni devono operare sinergicamente.

Nel campo della cultura italiana molto si sta facendo. Il Presidente della Repubblica ha recentemente firmato a Istanbul un accordo per promuovere l’insegnamento della lingua e della cultura italiane presso l’Università del Mediterraneo. Non a caso l’Unesco ha designato Roma e Torino capitali mondiali del libro, dall’aprile del prossimo anno.

Per la diffusione della cultura italiana all’estero ci si avvale anche di siti Internet costantemente aggiornati. Sono stati attivati nuovi corsi di italianistica, o ampliati e migliorati quelli esistenti, presso università prestigiose; ne è un esempio il risultato raggiunto con la Columbia University di New York. È stata rafforzata la collaborazione con l’Australia e nel 2005 è stata inaugurata l’ampliata sezione di italianistica presso la Monash University of Melbourne. Innumerevoli sono le collaborazioni internazionali, tra le quali spicca quella con la Biblioteca di Alessandria d’Egitto, dove pure esiste una sezione di italianistica. È inoltre in programma l’apertura di nuove sezioni di italianistica e di biblioteche in vari Paesi, dove più numerosa è la comunità italiana. In tal senso vi è una richiesta da parte dei Governi del Messico e del Perù e nel 2006 è prevista l’apertura di una grande biblioteca a Città del Messico, nella quale alla letteratura italiana sarà riservato uno spazio importante. Analoga iniziativa sarà avviata in Cile. Ricordo inoltre la Fiera di Francoforte, al cui prestigio internazionale hanno contribuito anche molti italiani della comunità, che in Germania è particolarmente numerosa.

È sempre più stringente l’alleanza tra tecnologia e cultura; in tale direzione sono stati compiuti negli ultimi anni notevolissimi passi avanti. In un recente rapporto di una società di consulenza che per conto del Governo britannico ha studiato per otto mesi lo sviluppo del e-government in vari Paesi, con riferimento all’Italia si parla di una struttura governativa di forte impatto tecnologico e si afferma che, grazie all’azione del Governo italiano, in soli quattro anni è stato recuperato il gap che separava il nostro dagli altri Paesi industrializzati.

La stretta connessione fra le dimensioni locale e mondiale, incentivata da Internet, costituisce un aspetto importante della nostra realtà: il Governo è particolarmente impegnato nella diffusione del sapere attraverso un’ulteriore alleanza fra la cultura e le nuove tecnologie. Il Ministero dei Beni culturali ha realizzato alcune iniziative che potranno suscitare l’interesse degli italiani nel mondo. Ricordo in particolare il portale della Biblioteca digitale italiana, una sorta di network turistico-culturale, un osservatorio on line sull’editoria, sulla lettura in Italia e sulle offerte culturali del Paese.

Inoltre, per dare visibilità al progetto di incrementare gli indici di lettura in Italia, assieme al mondo dell’editoria abbiamo realizzato il sito Il pianeta libro, con l’obiettivo di creare uno spazio aperto al pubblico e collegato alle iniziative istituzionali. Si tratta di una guida all’Italia del libro, a quanto viene prodotto dai nostri autori, ma anche alla storia della letteratura. Attraverso le rubriche, i servizi on-line, le recensioni, si forniscono informazioni sulle tendenze dell’editoria e della lettura in Italia. Nel nostro e negli altri Paesi queste iniziative possono fungere da propulsore della cultura, che sempre più potrà essere motivo di orgoglio identitario.

L’Italia, cui viene riconosciuta la massima competenza scientifica nel campo del restauro archeologico, artistico e architettonico, vanta rapporti di collaborazione internazionale per prestigiosi interventi: il restauro del Giardino della Città proibita in Cina, della Grande Muraglia cinese, del Palazzo di San Pietroburgo, in Russia, del Parco archeologico di Atene, di Leptis Magna in Libia. Deve dunque esserci in tutti noi la piena consapevolezza della portata e della profondità delle nostre radici culturali, ma occorre anche un fortissimo slancio, una rinnovata volontà perché la memoria e l’identità siano salvaguardate e fortemente valorizzate. È necessario sviluppare un fecondo colloquio che consenta il rilancio delle nostre tradizioni perché trovino spazio in un contesto che non può essere soltanto l’Unione Europea, ma l’intero mondo dove vivono e operano i nostri connazionali.

Ringrazio i Consiglieri del CGIE e tutti coloro che, con quotidiana dedizione, operano per l’affermazione dei valori del nostro Paese nel mondo. Dalla seconda Assemblea Plenaria della Conferenza permanente, che costituisce una grande opportunità, auspico che scaturisca un proficuo colloquio istituzionale per rilanciare la tradizione culturale italiana. Si deve fin d’ora guardare lontano, alla scadenza del 2008, come a un momento di progresso e verifica dei risultati di un programma che verrà proposto in questa sede.
Claudio MARTINI, Presidente della Regione Toscana

Per la prima volta partecipo alla Conferenza Permanente Stato-Regioni-PA-CGIE, che vivo come una grande occasione di lavoro comune per far crescere l’abitudine a riflettere insieme sui problemi e a rafforzare l’idea di un coordinamento.

Ho apprezzato l’intervento del presidente Errani, che condivido pienamente. La collaborazione sinergica fra le istituzioni è un’esigenza vera che la Regione Toscana ha praticato, sviluppando negli ultimi anni numerose iniziative in vari Paesi, dal Sud America all’Australia, agli Stati Uniti, all’Europa, in piena cooperazione con Ambasciate, Consolati, Istituti Italiani di Cultura, ICE, Enit; insomma, con il sistema Paese.

Non sono le Regioni a fare la politica estera – esse ne sono pienamente consapevoli – ma è anche vero che si fa meno politica estera se delle Regioni non si utilizzano le risorse, le iniziative, le potenzialità. Ma è pure necessario un coordinamento tra le diverse Regioni, per evitare che si dia luogo a iniziative che possono generare disorientamento, imbarazzo e incomprensioni nelle nostre stesse comunità. Pertanto, il coordinamento fra lo Stato, le Regioni e il CGIE è assolutamente cruciale, perché in questa sede si può instaurare un legame virtuoso tra federalismo e unità nazionale, tema che merita un dibattito approfondito.

Il ministro La Loggia si è lanciato in un’appassionata difesa della riforma costituzionale e della devolution, cosa del tutto legittima; ma non ritengo fosse questa la sede opportuna per trattare un argomento che a me è parso fuori tema. Peraltro, senza possibilità di replica non può esservi discussione.

Negli ultimi anni la Regione Toscana non ha mancato di attivarsi nei confronti dei corregionali nel mondo. Lo spirito iniziale era di mantenere un legame culturale, affettivo e umano tra la Regione e le comunità toscane di emigrati, per tre quarti provenienti dalla Lucchesia (le associazioni dei lucchesi nel mondo superano per numero quelle dei toscani nel mondo). Gradualmente questa esperienza internazionale ha affrontato questioni di economia, tematiche culturali, problemi dei giovani.

Abbiamo toccato con mano due realtà diametralmente opposte: da un lato quella della Silicon Valley, negli Stati Uniti, dove ricercatori italiani partecipano attivamente a nuove scoperte, e dell’Australia, caratterizzata da un forte dinamismo di cui sono protagonisti anche i nostri emigrati; e dall’altro quella dell’Argentina e dell’Uruguay, dove le comunità italiane hanno vissuto una fase di grande difficoltà e dove l’intervento della Regione non si è limitato all’assistenza, ma è stato anche teso a che quelle comunità aiutassero la ripresa del Paese.

Per quanto concerne le iniziative culturali, sono certo interessanti le esperienze volte a diffondere le nostre grandi tradizioni, e apprezzabili i programmi messi in campo, ma forse basterebbe più semplicemente fare il punto sullo stato di salute degli Istituti di cultura italiani all’estero, che sembrano abbandonati a se stessi e che, con finanziamenti decrescenti e gravissime difficoltà a partecipare a qualsiasi programma, hanno ormai raggiunto livelli di mera sopravvivenza. Questo nulla toglie all’importanza della nostra partecipazione al restauro della Grande Muraglia cinese, ma l’una cosa non deve escludere l’altra.

È di grande interesse l’esperienza dell’Università di Montevideo, che si è consorziata con quelle di Pisa e di Siena – le quali possono collaborare tra loro soltanto all’estero – per realizzare alcuni grandi progetti di diffusione della cultura latina e latino-americana e fare da contrappeso a quella inglese, della quale vorrebbero tentare di frenare l’invasione.

La questione dei giovani merita un’approfondita riflessione e su tale fronte la Regione Toscana è particolarmente impegnata. I figli degli emigrati costituiscono una grande risorsa, ma molti di essi, di terza e quarta generazione, non hanno mai visto la Toscana e, se per caso ne sanno qualcosa, è grazie a film o alla televisione. Sono 64 le associazioni di toscani nel mondo, e 30 di soli giovani; la metà del capitolo di bilancio della Regione per i toscani all’estero è destinata a programmi rivolti ai giovani, nella consapevolezza che lavorare con il mondo giovanile comporta una fatica enorme, però può sortire buoni risultati.

Plaudo all’idea di una Conferenza nazionale dei giovani italiani nel mondo. Noi abbiamo già tenuto due Conferenze dei giovani toscani all’estero, nel 2000 a Montecatini e nel 2003 a Viareggio, con la presenza in quel caso anche del segretario generale Narducci, il quale ha recato un proprio contributo. In tale circostanza è stato addirittura commovente vedere che giovani brasiliani di lingua portoghese, e argentini di lingua spagnola, dialogavano tra loro grazie alla conoscenza dell’italiano.

La Regione ospita ogni anno cento giovani provenienti da tutti i continenti, perché seguano corsi di lingua e cultura; sono state istituite dieci borse di studio per stages nelle botteghe artigiane dove si praticano i mestieri tradizionali della nostra terra e vi è stato chi, avendo seguito un corso di moda, è stato poi accolto nei laboratori di Roberto Cavalli. A questo si aggiungano due master post universitari e altre borse di studio.

Sarei lieto di confrontare l’esperienza della nostra con quella di altre Regioni, e magari di realizzare iniziative comuni, poiché unendo le risorse si possono ottenere risultati certamente migliori.

La Regione Toscana intende proseguire questo lavoro nel quadro di una leale collaborazione, che non sfocia nel conflitto – come lamentava il senatore Magnalbò – se c’è rispetto reciproco e volontà di acquisire il contributo di ciascuno. Certo, non può esservi collaborazione se si pretende semplice acquiescenza a scelte che calano dall’alto e che hanno il sapore di una imposizione.

La Regione Toscana è intenzionata a seguire il solco tracciato, che ritiene possa anche favorire la partecipazione al voto. In tal senso dovrebbero essere orientate le iniziative del Governo, del Parlamento, delle Regioni e del CGIE perché, pur se in questa Legislatura sono stati compiuti storici passi avanti, tuttavia a pochi mesi dal voto vi sono ancora questioni aperte che i connazionali e le associazioni segnalano: il divario tra i dati delle anagrafi comunali e degli elenchi consolari, che comporta problemi da non sottovalutare; le modalità di informazione agli elettori sulle liste, i candidati e i programmi attraverso i diversi canali; il rafforzamento delle garanzie in ordine alla trasmissione dei certificati elettorali e alla loro conservazione presso i Consolati.

Quella del voto è un’occasione importante non soltanto perché saranno eletti 18 Parlamentari provenienti dai territori che rappresenteranno, ma perché vi saranno altri ambasciatori dell’Italia nel mondo. I futuri nuovi eletti e tutte le nostre attività dovranno essere orientati nel senso di una proiezione dell’Italia all’estero, nello spirito di quella rinnovata identità di cui si è ampiamente parlato. Con tale spirito continueremo il lavoro nei prossimi mesi, sempre più ricercando occasioni di collaborazione con altri soggetti istituzionali.


Antonino RANDAZZO, Presidente della I Commissione Tematica del CGIE
Questa seconda Assemblea Plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Consiglio Generale degli Italiani all’Estero deve rappresentare anche un momento di rinnovato slancio propositivo e insieme un’occasione di ulteriore riflessione sulla centralità del tema dell’informazione e comunicazione nell’ambito delle politiche per la presenza italiana nel mondo. Non si può sfuggire alla logica dei meccanismi che regolano gli intrecci dei sistemi mediatici, che condizionano e determinano in misura rilevantissima l’efficacia o meno, il successo o il fallimento di operazioni, proposte e iniziative nel settore pubblico e in quello privato.

A questi meccanismi d’informazione e comunicazione resta inevitabilmente legata anche l’attuazione o meno di qualsiasi proposta che possa scaturire da questa Conferenza. Senza l’intervento, il supporto, la proiezione mediatica, senza la dinamica di un’informazione tecnicamente compiuta, ampiamente disponibile, facilmente accessibile e intelligentemente mirata, anche il più articolato e costruttivo dei dibattiti rischia di essere vanificato, di diventare o di restare autoreferenziale, con un ristagno operativo e l’indifferenza dei soggetti ai quali ci si rivolge nelle variegate realtà italiane nel mondo.

Alla luce delle considerazioni fatte e delle conclusioni emerse dalle Commissioni tematiche e dalle Assemblee Plenarie del CGIE, si presentano, in sintesi, due aspetti essenziali del viluppo delle problematiche dell’informazione e comunicazione. Uno è di natura generale e consiste nella esiguità delle risorse disponibili e nella scarsa efficacia e incisività di qualsiasi iniziativa intrapresa in questo settore a livello istituzionale. E a questo accennerà ora brevissimamente, essendo tema che sarà approfondito in seno alla I Commissione, convocata in riunione straordinaria per venerdì prossimo, 2 dicembre.

L’altro aspetto della questione, maggiormente legato alla sostanza e agli obiettivi della Conferenza, è il contributo e il ruolo delle amministrazioni regionali, con le risorse e gli apparati burocratico-amministrativi di cui dispongono, per quanto attiene all’informazione e comunicazione; ruolo attuale e potenziale, da qualificare e quantificare, da valorizzare e in molti casi magari ancora da scoprire.

Quanto all’aspetto generale, è sufficiente in questa sede rilevare e denunciare senza mezzi termini il fallimento, penoso, frustrante, umiliante e pressoché totale delle campagne, o presunte tali, d’informazione istituzionale nelle prime tre prove del voto per corrispondenza. Se non fosse stato per l’iniziativa dei mezzi d’informazione, privata, autonoma e a costo zero per l’amministrazione pubblica, oppure di individui a vario titolo e variamente motivati, le scarse, tardive, pasticciate operazioni d’informazione istituzionale nelle tre suddette occasioni sarebbero assolutamente rimaste lettera morta, vuoi per l’astrusità del linguaggio adoperato, vuoi per l’approccio aridamente burocratico evidente nei testi elaborati, vuoi soprattutto per la mancata consultazione con le rappresentanze delle basi di quelle comunità alle quali l’operazione era destinata. Si evidenzia questo anche perché alcuni autorevoli esponenti del Parlamento e dell’Esecutivo nazionali e delle Amministrazioni regionali oggi presenti possano rendersi maggiormente consapevoli delle sfasature nel sistema-chiave dell’informazione istituzionale per gli italiani all’estero.

A tanto si aggiungano l’insoddisfazione diffusa e la protesta vana e costante per il servizio di Rai International in determinate aree geografiche di significativi insediamenti italiani, quali l’Australia, la Nuova Zelanda, il Sud Africa, dove all’assenza di palinsesti specifici per la fruibilità del servizio in fasce orarie decenti ed alla discutibile qualità di parte dei contenuti, si sommano anche esosi e scandalosi canoni d’abbonamento, imposti, tramite l’obbligo d’acquisto di interi pacchetti di canali tematici, da distributori locali del segnale.

Per tornare a focalizzarci aspetti della tematica attinente al rapporto di collaborazione e coordinamento nelle politiche per gli italiani all’estero fra Stato, Regioni, Province Autonome e CGIE, auspicabilmente anche in fatto d’informazione e comunicazione nella più ampia accezione di questi termini, si ritengono meritevoli di considerazione tre particolari suggerimenti nel contesto del complessivo pacchetto di progettualità e priorità per la prossima fase attuativa triennale della Conferenza permanente.

Occorre innanzitutto un ripensamento di strategia per l’informazione di ritorno con il diretto coinvolgimento delle competenti branche delle amministrazioni regionali.

Considerato il totale e sostanzialmente irreversibile (e per qualche verso anche comprensibile) rifiuto dei mass media nazionali, inclusi i tre canali della televisione pubblica, di offrire un’adeguata e continuativa copertura del variegato panorama di eventi, sviluppi e dinamiche interne delle realtà italiane nel mondo; considerato al contempo il fallimento di ogni tentativo compiuto finora, anche con iniziative, studi e approcci a livello istituzionale, resterebbe l’esame dell’ipotesi di un’utilizzazione intensiva dei mezzi d’informazione nelle singole aree regionali, dove esistono notevoli spazi e domanda, tramite una semplice struttura centralizzata di smistamento in grado di provvedere a una mirata diffusione di notizie, senza nulla togliere per questo all’opportunità di periodiche panoramiche d’interesse generale e nazionale su rilevanti aspetti della presenza italiana nel mondo.

Occorre in secondo luogo definire i contorni della correlazione tra i concetti di “informazione di ritorno” e “cultura di ritorno”, con le possibili implicazioni d’ordine pratico e ricadute operative sul terreno di iniziative concrete.

Si impone una riflessione sulle possibilità dell’apertura di finestre in Italia, sul piano nazionale e in ambiti regionali per l’immensa creatività italiana nel mondo in settori caratterizzati ormai da comprovati riconoscimenti critici oggettivi e da affermazioni individuali di elementi sia di prima che di seconda generazione del nostro gruppo etnico.

Occorre in terzo luogo intraprendere un’iniziativa, che va considerata anche parte integrante di un processo d’informazione e comunicazione, cioè l’istituzione e il coordinamento di raccordi tra la crescente rete museale italiana e analoghe istituzioni pubbliche e private nei Paesi d’insediamento degli italiani nel mondo.

Si aprono straordinarie possibilità di maggiore valorizzazione, a scopi di studio e diffusione di conoscenze anche on-line, e collaborazione fra i tanti musei dell’emigrazione, alcuni operanti e altri progettati o in fase di realizzazione, in ogni Regione d’Italia, e i musei dell’immigrazione stabiliti nei principali Paesi d’insediamento di italiani all’estero.

Infine, esprime la proposta e la speranza che il coordinamento Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE si possa dotare di uno strumento che il CGIE non ha mai avuto, e forse al quale non ha mai neppure pensato: un ufficio stampa, anche se minimo, embrionale per cominciare, ma permanente, affinché si realizzi un punto di riferimento, una specie di portavoce ufficiale, un canale di comunicazione, uno specchio d’attualità, una fonte d’informazione puntuale e attendibile, a cui attingere notizie, spunti, risultati di ricerche, profili, aggiornamenti di natura cronachistica, sociale, culturale, economica sull’altra Italia per i media nazionali e regionali.



Aldo lorenzi,
Franco santellocco,
Tullio di pietro
Claudio pozzetti



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