Conferenza delle regioni e



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Aldo LORENZI,Vicepresidente della II Commissione Sicurezza e Tutela

Sociale
La Conferenza Stato, Regioni, P.A., CGIE, convocata dall’ On. Presidente del Consiglio ai sensi e per gli effetti della legge istitutiva n°198/98, si è riunita in data odierna per discutere, in tutti i possibili ambiti, le attività da intraprendere a tutela dei nostri connazionali all’estero e delle loro associazioni.

Nel corso dei lavori preparatori, particolarmente intensi e partecipati, sono venuti in evidenza i cambiamenti istituzionali, economici e sociali succedutesi negli ultimi anni e che determineranno variazioni sostanziali per il futuro, nelle stesse istituzioni che curano gli interessi delle nostre comunità residenti all’estero.

Il Parlamento, il Governo, le Regioni, le P.A. e gli enti autonomi daranno, nell’ampio quadro del sistema Italia per gli italiani nel Mondo, l’indirizzo fondante delle attività da svolgere all’estero.

In tali attività di riferimento, tra l’altro, è indispensabile vivificare e consolidare le Consulte Regionali che costituiscono di per sé l’affermazione sostanziale non rinunciabile delle funzioni svolte dalle Consulte stesse.

Nell’attuale programma, come risulta agli atti in nostro possesso, sono previsti seminari indirizzati all’analisi ed alla proposizione di provvedimenti per singole fattispecie via via emergenti. In queste attività dove il gruppo di lavoro, “Ambito Sociale e Tutela dei Diritti”, per la sua parte vorrà la massima attenzione e darà il massimo impegno e tutta la sua collaborazione in seno al CGIE, affinché non solo non ci siano ulteriori degradi sociali ma anzi attraverso meccanismi discendenti dal miglioramento delle spinte all’internazionalizzazione e delle attività-economiche produttive- si verifichi un deciso miglioramento dei servizi e delle prestazioni da parte delle istituzioni preposte alla tutela sociale stessa.

Questo gruppo di lavoro, per quanto di sua competenza, ha ritenuto di proporre una riflessione portandola all’attenzione di tutti, su tematiche che investono anche delicati temi politico-sociali che proprio in questi giorni sono alla base di reazioni negative in alcuni Stati.

In concreto si tratta di una griglia composta da otto punti che dovrebbero costituire la base di discussione del dibattito sul documento tematico “Ambito Sociale e Tutela dei Diritti” che domani 30 novembre il collega Consigliere Roberto Volpini illustrerà nelle sue specifiche peculiarità.

Giovanni Graziano TASSELLO, Presidente della IV Commissione Tematica del CGIE

Intende procedere ad una riflessione di carattere più generale, che prende le mosse da un opuscolo pubblicato nel 1887 da Giovanni Battista Scalabrini, il primo e per decenni il solo degli intellettuali europei ad analizzare in modo scientifico l’emigrazione. Nella seduta della Camera dei Deputati del 12 febbraio 1979 l’on. Antoniboni, fra le altre desolanti notizie sulle condizioni degli emigranti in America, leggeva una lettera di un colono veneto: “Siamo qui come bestie: si vive e si muore senza medici, senza preti, senza maestri!”.

Fin dall’inizio dell’emigrazione italiana all’estero, accanto alle sfide della solidarietà, la comunità riteneva prioritario l’insegnamento della lingua italiana per i figli, per scoprire la loro identità nazionale. Scalabrini sosteneva che gli emigranti avevano conosciuto l’Italia soltanto sotto le forme odiose della leva e dell’esattore. Per moltissimi emigrati l’Italia autentica era stata scoperta di fatto all’estero.

Analizzando le politiche migratorie recenti, ritiene che manchi la motivazione vera per effettuare interventi in campo linguistico e culturale. Occorre pertanto accentuare alcune linee di fondo che possono aiutare in questa direzione. Per rendere gli italiani residenti all’estero protagonisti di un progetto occorre introdurre il discorso della tutela dei diritti soprattutto in ambito linguistico e culturale. Se non si accetta la nozione di un diritto da parte dell’emigrato, diventa inevitabile una sua condanna alla invisibilità e alla marginalità democratica. Si riferisce anche al diritto allo studio e alla conservazione della storia dell’emigrazione, che troppe università italiane continuano a ignorare, imitando maldestramente gli intellettuali e i poeti dell’800.

Occorre inoltre riaffermare il diritto all’approfondimento e alla riscoperta della cultura nata all’estero, che è diversa da quella italiana, ma di cui l’Italia ha decisamente bisogno. Non vi sono motivazioni nazionalistiche, perché lingua e cultura debbono poter godere di uguale dignità. Secondo un grande filosofo, quando muore una lingua, muore contestualmente la cultura del popolo che la parlava. Nonostante tante parole spese a favore della lingua e della cultura, l’accento è sempre posto sugli aspetti economici e su un partenariato, nell’ambito del quale la cultura rischia di essere considerata adatta solo ad esportare prodotti italiani.

Anche le Regioni debbono essere coscienti dell’opportunità di investire in campo linguistico, perché questa è una forma di mantenere legami con gli italiani residenti all’estero.

Nell’intervento del rappresentante del Ministero per i beni e per le attività culturali si faceva riferimento alla grande capacità dell’Italia nel restauro e nella preservazione di grandi beni artistici. Si augura che per quanto concerne la lingua non ci si limiti soltanto alla preservazione, ma si passi alla creatività e alla diffusione.

Purtroppo si deve constatare che la diffusione della lingua e della cultura all’estero è affidata sempre più a iniziative private o a interventi del volontariato culturale, che non riescono più a far fronte alle richieste del settore.

Mentre lo Stato opera una fuga in avanti, la diaspora rischia di essere emarginata, perché rimangono mali antichi denunciati in incontri e convegni del CGIE.

Si riferisce anzitutto all’assenza di politiche unitarie e al fatto che la maggior parte degli investimenti venga dirottata a favore del mercato italofilo e non della diaspora. E l’attenzione preferenziale viene riconosciuta a qualche ente dal lignaggio nobile, quando invece sarebbe possibile investire nella collettività e nel suo associazionismo popolare, poiché anche i lavoratori fanno parte del sistema-Italia. L’utilizzo commerciale della vicenda migratoria a lungo andare danneggia l’impegno a favore della lingua e della cultura.

Il CGIE insiste sul rispetto di un diritto, che se non venisse tutelato cancellerebbe qualsiasi parvenza di politica internazionale che intenda coinvolgere gli italiani all’estero.

Cultura non è trasmissione di nozioni, ma è il frutto di una visione nuova che deve animare le scelte del CGIE. La vera cultura, l’apprendere la lingua italiana o rispolverarne la conoscenza, significa aprirsi, mettersi in relazione, dialogare con gli altri e credere nella vera democrazia, perché tutte le lingue e tutte le culture sono importanti.

È necessario che in ambito linguistico si instauri una sinergia vera fra tutti i soggetti interessati al fenomeno. Qualcuno ha fatto riferimento ai danni causati dai sussidi a pioggia in ambito linguistico e culturale. I risultati sono ben peggiori quando si analizzano gli investimenti portati avanti senza alcuna strategia unitaria.

Sta emergendo un clima nuovo si riferisce alla cultura della solidarietà e della sinergia fra Stato, Regioni e CGIE. Questa cultura darà una spinta nuova a un settore che rimane fondamentale; altrimenti fra qualche anno ci saranno molti milioni di persone con cognome italiano, ma nulla più.

Martedì 29 novembre 2005

- Sessione pomeridiana -



Mario TOMMASI, Presidente della III Commissione Diritti Civili, Politici e Partecipazione
Saluto alle autorità presenti ed agli altri partecipanti
Desidero iniziare il mio intervento ripartendo dal Documento finale della prima Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE svoltasi a Roma dal 18 al 20 marzo 2002 e che aveva fissato le linee programmatiche per l’attività del Governo, del Parlamento, delle Regioni e province autonome, nonché del CGIE.

Rileggendomi gli interventi e gli articoli riguardanti tal evento ho potuto constatare che tutte le parti coinvolte avevano considerato tale Conferenza come un’occasione importantissima per quanto riguardava la conoscenza reciproca e che il lavoro compiuto era da considerarsi altamente positivo, ma che andava considerato come punto di partenza e non di arrivo.

Ricordo che il titolo del documento finale era “Valorizzare l’identità italiana nel mondo”. Vale la pena di citare alcune importanti affermazioni contenute in tale documento, tuttora attuali, e che potranno essere di supporto anche durante queste tre nostre giornate di lavoro. Innanzitutto la necessità di ripensare al ruolo della comunità italiana nel mondo come ad una risorsa e quindi l’opportunità di associarla in una lungimirante azione di valorizzazione dell’identità della cultura italiana e degli interessi nazionali nel mondo, identità italiana che non si forma solo in ambito nazionale, ma è il risultato della costante interazione tra questo e le varie articolazioni delle comunità italiane all’estero.

Desidero aprire a questo proposito una breve parentesi per porre l’accento sul merito che va riconosciuto alle comunità italiane nel mondo, al movimento associazionistico, non solo regionale, ed agli organismi rappresentativi (Comites e CGIE) di aver impedito, riaffermando in ogni momento l’orgoglio dell’appartenenza e delle proprie origini, che si affievolissero i legami con la madre Patria. Infatti, il movimento associazionistico ha sempre rappresentato, e dovrà continuare a rappresentare anche in futuro, un importante strumento di tutela dei diritti, di promozione della solidarietà e di sviluppo sociale delle comunità italiane nel mondo.

La 1.a Conferenza individuava cinque obiettivi:

Una legge quadro che recasse i principi fondamentali cui avrebbe dovuto attenersi la potestà legislativa concorrente delle Regioni nelle materie riguardanti le collettività all’estero. Nel testo avrebbero dovuto trovare accoglimento in particolare il principio dell’uguaglianza che rifiuti, nella predisposizione degli interventi finanziati congiuntamente dallo Stato e dall’Unione Europea, qualsiasi forma di discriminazione regionale per ispirarsi, all’opposto, ai criteri di solidarietà. Seguiva poi una lista di interventi che troverete nella vostra documentazione.

La modifica della Legge del CGIE, che prevedesse una maggiore rappresentanza delle Regioni e delle Autonomie locali e tale da potenziare il ruolo dinamico del Consiglio anche al fine di assicurare un maggior collegamento di tutti gli italiani all’estero (doppi cittadini, gli oriundi vecchi e nuovi emigrati e le giovani generazioni) e la loro rappresentanza parlamentare. A questo proposito apro una parentesi per ribadire ancora una volta la richiesta manifestata da anni oramai in vari ordini del giorno presentati sia dalla mia Commissione tematica, che dalla 7.a, di organizzare al più presto la prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo. Desidero segnalare ancora che il precedente CGIE da parte sua aveva già approvato una bozza di riforma della sua legge istitutiva.

L’istituzione del Fondo Nazionale a favore delle comunità italiane all’estero che prevedesse la partecipazione finanziaria di soggetti pubblici e privati e nel quale potessero confluire anche finanziamenti dell’Unione Europea. Il Fondo avrebbe dovuto quindi corrispondere all’attività di coordinamento delle singole iniziative, incluse quelle di solidarietà, diventando cosi il volano della politica italiana nei confronti dei cittadini all’estero.

Lo “Sportello unico per l’internazionalizzazione” era richiesto, partendo dalla constatazione di una forte presenza regionale e del legame con i corregionali residenti in loco, al fine di rendere più agevole il flusso delle informazioni da e per le imprese, di assistere le medesime e di attrarre investimenti esteri in Italia.

Si auspicava inoltre la creazione di un Segretariato della Conferenza Permanente, composto di ventuno membri, pariteticamente ripartititi fra Stato, sistema delle Autonomie e CGIE, che garantisse la continuità di azione di monitoraggio dei seguiti operativi, che valorizzasse le risorse disponibili ed il coordinamento dell’insieme degli strumenti messi in opera.

Ho voluto ricordare quelli che erano stati gli obiettivi della 1.a Conferenza Permanente, perché purtroppo come potrete facilmente intuire salvo qualche iniziativa isolata, isolata in quanto é mancata una politica programmatica da parte del Governo nella sua collegialità, come quelle intraprese dal Ministro per gli Italiani nel Mondo, con l’organizzazione dei Convegni dei Parlamentari di origine italiana, dei Ristoratori e degli Imprenditori italiani nel mondo, dei Missionari nel mondo, la costituzione del Comitato scientifico permanente degli scienziati italiani nel mondo, nonché l’Alleanza degli Ospedali Italiani nel mondo, che costituiscono un mezzo per riavvicinare tali soggetti al nostro Paese, questi rimangono tuttora attuali in quanto non realizzati.

A mio parere comunque a queste importanti iniziative è mancato un coinvolgimento delle autonomie locali e del CGIE. Pertanto il compito principale di questa seconda Conferenza sarà quello di esaminare i motivi per i quali essi non sono stati realizzati e trovare le soluzioni affinché possano trovare attuazione in futuro, e qui desidero affermare che condivido pienamente il programma di lavoro dei prossimi tre anni proposto dalla Cabina di regia, ma per fare questo sono necessari una maggiore volontà politica sia da parte del Parlamento, che l’impegno convinto dell’attuale e del prossimo Governo, nonché quello delle Regioni e delle Province Autonome, a maggior ragione dopo la recente approvazione della nuova legge sulla “devolution” qualora questa venga confermata dal referendum confermativo. Segnalo comunque che per questa legge il parere del CGIE non é stato richiesto come lo prevederebbe invece la legge istitutiva.

Va in ogni modo ricordato che già con la legge attuale e con la riforma del titolo V della Costituzione, le Regioni hanno più poteri in tutti i campi. Pertanto risulta evidente, qualunque sia la legge in vigore dopo il referendum, la necessità di trovare un punto di raccordo programmatico in materia di emigrazione fra le Regioni prima, e delle Regioni con lo Stato poi. Bisogna cioè cercare di applicare, per usare un’espressione di Padre Tassello la “cultura della sinergia”.

Occorrerà inoltre procedere quanto prima alla tanto auspicata riforma del Ministero degli Esteri che dovrà dare impulso e potenziamento al suo ruolo di coordinamento di tutti i soggetti istituzionali e non, che contribuiscono a sostenere l’impegno dei nostri connazionali all’estero. In questo quadro voglio fare un accenno alla drammatica situazione, a causa delle note restrizioni di bilancio, in cui si trova la rete diplomatica e consolare italiana denunciata oramai da anni da tutti gli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo, rete che andrebbe invece potenziata e posta nelle condizioni di svolgere meglio il ruolo di cerniera tra le istituzioni dello Stato e le comunità degli italiani nel mondo recuperando specificatamente il rapporto con le Regioni e le Province Autonome.

Infatti solo investendo adeguate risorse finanziarie e qualificando ancor di più professionalmente e culturalmente le risorse umane utilizzate si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati.

Voglio infine rilevare anche che eccetto rari esempi di regioni che hanno legiferato riconoscendo emigrati ed immigrati titolari di pari diritti ed allo stesso tempo destinando risorse importanti per lo sviluppo, la quasi generalità degli enti regionali si è limitato a muoversi in un’ottica meramente assistenziale, seguendo la logica del capitolo di spesa “emigrazione”, se non addirittura puramente localistica.

L’obbiettivo dovrebbe essere quello che ogni regione deliberi e riservi una quota delle voci di bilancio dei singoli assessorati che sia proporzionale al numero di corregionali all’estero, in particolare relativamente alla spesa corrente mirata al superamento di situazioni di esclusione sociale o di indigenza presenti in molti paesi, cito ad esempio l’America Latina, e parallelamente, sul piano degli investimenti sulla risorsa che costituisce l’emigrazione, come volano di sviluppo delle attività finalizzate all’internazionalizzazione in ambito culturale, sociale ed economico.

Si dovrebbe infine arrivare al superamento delle sperequazioni fra cittadini italiani all’estero determinate da legislazioni regionali differenziate che andrebbero raccordate ed armonizzate, ove possibile, nel rispetto tuttavia della potestà legislativa delle singole Regioni.

Ricordo che vi sono regioni che tuttora non hanno ancora costituito delle Consulte dell’emigrazione, o si propongono di non istituirne, dove andrebbero inseriti di diritto i consiglieri del CGIE provenienti dalle stesse regioni.

Alcune regioni già lo hanno fatto, cito ad esempio la mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, altre, come la Sicilia, le hanno costituite ma non le riuniscono. Di tali consulte dovrebbero far parte anche un congruo numero di consultori in rappresentanza delle comunità regionali all’estero.

A tale scopo occorrerebbe armonizzare i criteri ed i requisiti necessari per l’iscrizione all’albo delle Associazioni riconosciute dalle Regioni ai fini degli interventi anche di contributo, finanziamenti e assistenza alle attività associative.

Vanno poi risolti i problemi relativi al riacquisto della cittadinanza tuttora irrisolti e già segnalati in numerosi ordini del giorno presentati dal CGIE (cito ad esempio il problema dei trentini : segnalo a questo proposito l’imminente scadenza della legge 379/2000 che riguarda un numero importante di oriundi che desiderano acquisire la cittadinanza italiana, ma che vari impedimenti burocratici oramai noti agli addetti ai lavori non lo possono fare entro la scadenza prevista del 19 dicembre prossimo. Pertanto tale legge andrebbe prorogata d’urgenza).

A me sarebbe enormemente piaciuto poter venire a riferire quest’oggi forte di un mandato preciso della mia Commissione (ricordo che a più riprese ne avevamo richiesto la convocazione straordinaria). Invece, come sappiamo, l’approccio alla Conferenza é stato, come già ricordato da altri in precedenza, piuttosto convulso e scarso nei mezzi finanziari messi a disposizione.

Voglio pero’ dire che la mia Commissione ha comunque, nell’arco del suo operare, sostenuto il tema della partecipazione come fondamentale e decisivo per la crescita culturale e politica delle comunità che rappresentiamo. Il percorso di avvicinamento da me citato alla prima Conferenza e che mirava a farne una Conferenza Permanente é attuale anche in questa fase. Sono certo comunque di interpretare al riguardo tutti i colleghi della mia Commissione.

In conclusione, tenendo presente che le comunità italiane all’estero in un mercato globalizzato costituiscono una grande risorsa, nonché una grande opportunità per lo sviluppo locale e transnazionale, sia in rapporto all’Italia che ai paesi di accoglienza, e cio’ sia nell’ambito culturale, sociale ed economico, auspico che il dibattito che si svilupperà in questa seconda Conferenza possa determinare un sereno confronto e dialogo tra tutte le parti coinvolte per definire nuovi indirizzi per una politica organica delle Regioni, delle Province Autonome e dello Stato che non disattenda le giuste aspettative delle nostre comunità all’estero.

On. Altero MATTEOLI, Ministro per l’Ambiente e la Tutela del territorio

È con grande piacere e con autentica soddisfazione che intervengo ai lavori di questa Conferenza: con piacere, perché essa prova l’impegno di questo Governo nel realizzare un nuovo raccordo tra la madrepatria e le comunità italiane all’estero; con soddisfazione, perché essa si colloca come momento di passaggio tra un triennio di avvio e un altro di impostazione di strategie. In pochi anni siamo passati dal progetto alla realtà; abbiamo ora davanti un lungo e fruttuoso cammino comune al quale tutti, ne sono certo, forniremo il massimo contributo.

Gli ultimi anni sono stati per l’Italia di grande impegno e di grandi sfide: costituzionali, politiche, sociali. Pur in una congiuntura mondiale non facile, segnata da difficoltà economiche generali e dalle minacce del terrorismo internazionale, il Paese è cresciuto sul piano internazionale, dove abbiamo sostenuto con altre grandi democrazie un ruolo di presenza responsabile e non facile, per affermare obiettivi di pace in zone chiave per il futuro del mondo: sul piano europeo, dove abbiamo contribuito con la nostra visione all’allargamento della famiglia dell’Unione Europea, per accogliervi le nuove democrazie dopo la fine dell’Unione Sovietica; sul piano interno, dove abbiamo aggiornato la Costituzione da una parte per rafforzare la rappresentatività e l’efficacia operativa del Governo centrale e dall’altra per consentire alle realtà regionali di esprimersi meglio in un contesto di unità nazionale.

Anche per quanto riguarda il mio settore di responsabilità, la tutela dell’ambiente, posso affermare con soddisfazione che l’Italia si è collocata a suo tempo all’avanguardia tra coloro che hanno proposto misure realmente efficaci di intervento, quali quelle previste dal Protocollo di Kyoto. Stiamo ora operando per guadagnare a questa causa anche Paesi e società che quel protocollo non hanno sottoscritto. Per difendere la sopravvivenza del pianeta e tutelare il nostro habitat abbiamo inaugurato una politica nuova, fatta non solo di divieti e non solo proclamata nel nome di dogmi astratti, ma creando anche opportunità per le imprese, quei soggetti cioè che alle nostre società devono offrire soluzioni e garantire la sopravvivenza economica. Vorrei aggiungere con orgoglio, perché i membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero lo possano affermare nei Paesi dai quali provengono, che le tecnologie italiane nel settore ambientale non sono oggi seconde a quelle di nessun’altra società avanzata.

La gestione sostenibile delle risorse naturali ed energetiche è l’obiettivo individuato negli ultimi 20 anni dalla comunità internazionale dell’Unione Europea e da singoli Paesi a livello nazionale o locale. L’Italia ha raccolto la sfida di affrontare le grandi tematiche ambientali del pianeta e coniugarle con gli obiettivi di sviluppo sociale ed economico di tutti i Paesi, mettendo a disposizione le proprie capacità, esperienze e innovazioni. In questa prospettiva il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha maturato un ruolo da protagonista, promuovendo partnership con istituzioni, imprese, organizzazioni non governative, istituti di ricerca, Università, che hanno messo a disposizione risorse economiche e tecnologie avanzate.

Nell’ambito degli accordi multilaterali sull’ambiente e del Piano di azione di Johannesburg per lo sviluppo sostenibile, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha avviato programmi comuni con più di 25 Paesi, con molteplici e ambiziosi obiettivi: uso efficiente delle risorse energetiche e idriche; diffusione delle fonti rinnovabili; protezione e conservazione del patrimonio naturalistico; formazione professionale e trasferimento di know-how; promozione di tecnologie ecosufficienti; lotta alla desertificazione. A tal fine si stanno avviando o sono in fase di attuazione progetti che interessano vari Paesi: Albania, Argentina, Belize, Cina, Egitto, Iraq, Israele, Marocco, Romania, Russia, Serbia, Montenegro, Tailandia, Brasile.

A fronte di questo quadro oggi si apre la seconda Assemblea Plenaria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, ed è un’Italia più matura e consapevole del cammino percorso quella che oggi ascolterà le riflessioni e le proposte che da essa scaturiranno. È anche un’Italia che tra poco accoglierà nei due rami del Parlamento i rappresentanti che le comunità italiane nel mondo sceglieranno, i quali forniranno un proprio originale contributo all’impegno nazionale.

Siamo tutti consapevoli che ciò aprirà un’epoca nuova sia per gli italiani in Patria che per quelli che vivono in altri Paesi, dei quali restano componenti essenziali, e servirà a segnare un altro passo verso il ruolo di un’Italia aperta al mondo, che dalle sue comunità all’estero vuole trarre ispirazione per crescere e affermarsi in un mondo globalizzato. Sarà anche un modo per provare alle nostre comunità all’estero che mentre esse perseguiranno nei rispettivi luoghi di residenza le proprie mete economiche e sociali, l’Italia sarà onorata di costituire per loro e per i loro discendenti un riferimento di tradizione e di civiltà.

Sono certo che al termine di queste tre giornate anche per l’attuale Governo vi saranno motivi di riflessione grazie ai documenti che qui saranno sottoscritti.



Raffaele cattaneo
Franco santellocco,
Tullio di pietro
Claudio pozzetti



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