Conferenza delle regioni e



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Tullio DI PIETRO, Rappresentante della Direzione Generale Sviluppo e Scambi del Ministero delle Attività Produttive
La Direzione Generale Sviluppo e Scambi del Ministero delle Attività Produttive si sta impegnando per portare avanti il processo di internazionalizzazione del sistema-Italia, anzitutto con strumenti finanziari riferibili ad altri Enti, come SACE, oppure anche gestiti in autonomia da parte dello stesso Ministero. Forte è stato anche l’impegno sul piano del coordinamento delle attività promozionali.

Come è noto, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, il commercio estero è diventato una materia concorrente tra Stato e Regioni, per cui è stato necessario accentuare le azioni di coordinamento con le Regioni stesse, senza tuttavia trascurare il coinvolgimento degli altri attori pubblici e privati, territoriali e settoriali, come le Camere di commercio, le associazioni e le Università.

La materia dell’internazionalizzazione è diventata “di moda” anche se in realtà è squisitamente professionale e andrebbe affrontata con una certa delicatezza. In realtà, una maggiore presenza delle imprese italiane nel mondo non può che comportare una maggiore vicinanza con le comunità italiane all’estero, specie con riferimento agli imprenditori italiani all’estero, per coinvolgere i quali sono state sensibilizzate le Ambasciata, gli uffici ICE e le Camere di commercio all’estero.

Infatti, gli imprenditori italiani all’estero vanno considerati come “consulenti”, diffusori di notizie, ipotizzando anche lo svolgimento di conferenze in Italia in ambienti dedicati, come ad esempio di distretti. Del resto, i primi promotori dei prodotti italiani all’estero sono stati proprio i connazionali emigrati, come dimostra il caso emblematico dell’Italian food.

Ha analizzato con attenzione il documento del gruppo di lavoro sull’internazionalizzazione. Certamente la legge n. 53 del 2005 va implementata, ma non può essere l’unica ricetta per risolvere una problematica così complessa, dove insistono soprattutto disfunzioni strutturali, l’assenza di vocazione a fare sistema e le stesse caratteristiche dell’imprenditoria, che per lo più è composta da soggetti non più giovanissimi. Vi sono poi sprechi da correggere e da non trascurare.

Per quanto concerne gli sportelli unici, esprime una forte preoccupazione perché essi potranno funzionare nei limiti in cui emergerà la capacità di un forte coordinamento, che non può non presupporre adeguate professionalità. Comunque è evidente che la semplice apertura degli sportelli non è sufficiente di per sé a risolvere tutti i problemi.

Vi è poi il ruolo del sistema bancario e finanziario, con riferimento al quale occorre dimostrare capacità di lobby mediante le Camere di commercio all’estero o gli stessi raggruppamenti associativi. Occorre poi riflettere sulla pluralità degli organismi rappresentativi: in un’epoca di grande professionalizzazione delle attività non può considerarsi più sufficiente una rappresentanza di tipo generalistico.

Il Ministero delle Attività Produttivi si sta anche impegnando ai fini di una maggiore semplificazione e sburocratizzazione.

Avverte poi che il 40 percento dei fondi dell’ICE viene impegnato nelle progettualità attivate insieme con gli Enti con cui ci si relaziona. Sempre per rispondere alle sfide della modernità, le stesse Camere di commercio vanno guidate con criteri aggiornati, in particolare con una maggiore apertura alle giovani generazioni.

Conclude auspicando che possano scaturire elementi positivi dal dibattito, al quale parteciperà cercando di fornire gli eventuali chiarimenti che fossero richiesti.


Raffaella PALLAMOLLA, Rappresentante della Regione Puglia

Nel recare le scuse dell’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Puglia, Elena Gentile, impossibilitata a essere presente a causa di concomitanti impegni consiliari, richiama l’attenzione su una recente iniziativa della Regione Puglia in convenzione con strutture dell’ONU e dell’UNESCO. Si tratta della stipula di una convenzione per la realizzazione del progetto cosiddetto: “Archivio della memoria”. Si vuole raccogliere tutto il materiale che racconti la memoria degli emigranti, da considerare patrimonio dell’umanità.

La Regione Puglia invita le altre Regioni a un partenariato per sostenere tale progetto.

Franco SANTELLOCCO, Presidente della V Commissione Formazione, Impresa, Lavoro e Cooperazione

La globalizzazione degli scambi ha prodotto l’insorgere di esigenze e prospettive nuove, che è necessario cogliere per trasformarle in sviluppo e produzione di lavoro e ricchezza.

Questa visione della evoluzione delle relazioni internazionali e la volontà di individuare un approccio nuovo per valorizzare e promuovere la presenza degli italiani all’estero indusse la prima Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE ad esaminare e discutere a fondo, tra l’altro, le condizioni per favorire la internazionalizzazione delle imprese, con l’adozione di uno strumento legislativo atto a dare efficacia e dinamismo al coordinamento delle attività di diffusione, di informazione, di assistenza alle imprese con la previsione della collaborazione degli italiani nel mondo.
Il provvedimento auspicato ha visto la luce con l’approvazione della legge 31 marzo 2005, n. 56 “Misure per l’internazionalizzazione delle Imprese”, entrata in vigore il 5 maggio scorso, che si pone l'obiettivo di offrire all'imprenditoria italiana, con gli Sportelli Unici Italia, nuovi strumenti operativi, di coordinamento e di raccordo, anche se si attende l’emanazione del Regolamento che definirà le modalità operative, di costituzione ed organizzazione degli Sportelli Unici.

Si prende atto con rammarico che è mancato il coinvolgimento delle comunità italiane all’estero e dei loro organi rappresentativi.

Il CGIE ha più volte messo in rilievo come il “Sistema Italia”non sia ancora completo, segnalando le difficoltà incontrate dalle imprese italiane nell’ottenere finanziamenti e garanzie e lamentando la scarsa attenzione prestata al coinvolgimento ed alla cooperazione con gli imprenditori di origine italiana attivi nei Paesi di adozione.

Appare ormai giunto il momento di sostenere l’imprenditoria dei connazionali nei Paesi di accoglienza ed individuare misure di sostegno affinché vengano analizzate ed utilizzate, in sinergia con le imprese nazionali, le potenzialità che la diaspora della emigrazione ha creato.

E’ una richiesta posta sul tappeto con forza da un mondo imprenditoriale che non solo non vuole essere dimenticato, ma sottolinea la propria originalità e capacità di impresa (vd. la CIIM – Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo – 14.745 aziende, 3 milioni 200.000 addetti con un fatturato medio per azienda di circa 200 milioni di euro).

Gli imprenditori italiani all’estero si propongono come attori di un universo ove l’italianità non sia solo un sentimento, ma una realtà concreta, in cui non si faccia distinzione fra italiani in Patria ed all’estero.

Essi rivendicano il diritto di essere coinvolti nell’individuazione di iniziative tese ad acquisire spazi di scambio coniugando variamente know-how delle imprese nazionali e conoscenza del mercato degli imprenditori all’estero e richiedono un sostegno più efficace del sistema creditizio per trasformare in ricchezza la creazione di uno spazio economico comune alle imprese italofone.

Lo sportello unico rappresenta un buon inizio, ma è solo un inizio che richiede energie e risorse per ottenere a pieno i risultati che si propone.

Appare evidente la necessità di sburocratizzare le procedure e diffondere in maniera capillare le strutture e le informazioni, coinvolgendo le organizzazioni rappresentative dei connazionali e dell’imprenditoria italiana all’estero.

E’ pur vero che ci si è già mossi sulla via indicata dal provvedimento legislativo, sono state infatti create strutture comuni tra Ambasciate e Uffici ICE all’estero in 33 sedi, mentre in altre 9 tali integrazioni sono in fase di realizzazione, ma è da sottolineare che per ora esse sono presenti quasi esclusivamente nelle capitali ed una sola è in America Latina, a Caracas, mentre un’altra è in via di realizzazione a San Paolo.

Il lavoro da fare é ancora molto e la situazione impone di muoversi in fretta rendendo operativo al più presto il provvedimento legislativo più sopra citato con la emanazione del Regolamento, che era prevista entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Le Regioni sono chiamate ad assumere nel prossimo futuro compiti crescenti anche nelle funzioni di relazione con le proprie comunità residenti all’estero.

E’ possibile che, in concorrenza con lo Stato, abbia origine una pluralità di interventi e legislazioni che appare opportuno coordinare, finalizzare, rendere sinergiche, evitando interventi contradditori o ripetitivi.

Pur nel comprensibile desiderio di ogni Istituzione di dare evidenza alla propria azione, appare interesse comune che nessuna comunità di italiani all’estero possa sentirsi trascurata o peggio dimenticata.

Trasformare finalmente il fenomeno della emigrazione in una grande risorsa appare un progetto ambizioso che dovrà essere perseguito anche con uno sforzo di fantasia e di immaginazione: tuttavia non vi è dubbio che per consolidare e realizzare qualsiasi iniziativa sono necessari investimenti, sia pubblici che privati. Questi ultimi saranno tanto più incoraggiati quanto maggiore sarà il ritorno in termine di penetrazione nei mercati e diffusione del Made in Italy.

In presenza di situazioni di particolare vivacità le reazioni debbono essere estremamente rapide: canalizzare informazioni, coinvolgere istituzioni, mettere a confronto partners possibili diventa una scommessa vincente. La creazione di strutture, temporanee o in alcuni casi anche permanenti, che, senza sostituirsi a quelle ufficiali, ne sappiano tuttavia integrare l’azione, evitando inutili protagonismi e sovrapposizioni non coordinate ad altre istituzioni, deve essere attentamente analizzata e valutata e pensiamo a strutture quali “Casa Italia” o le cosiddette “antenne”, cui deve essere attribuita una accorta ed economica valorizzazione affinché divengano efficaci strumenti di conoscenza e utilizzazione del marchio italiano e di cooperazione con l’imprenditoria italiana nei Paesi di accoglienza.

Le nuove emigrazioni infine dovranno essere analizzate e definite: a nostro parere due flussi migratori relativamente recenti meritano particolare attenzione, quello seguito ai processi di delocalizzazione nei Paesi dell’Est europeo e dell’Asia e quello ancora più sfuggente, perché spesso individuale, dei professionisti.

Il primo, determinato da chiari vantaggi di natura economica per le imprese, deve comunque assicurare condizioni di sicurezza sul lavoro adeguate ed essere collocato nell’ambito di una politica di sostegno che salvaguardi un sostanziale equilibrio fra la vocazione mediterranea del nostro Paese ed una presenza attenta e vivace nell’area balcanica, che non deve trascurare una penetrazione parallela di cultura, lingua, progresso sociale, sola capace di garantire un futuro di stabili relazioni.

Il secondo, spesso trascurato perché difficile da classificare e monitorare, va invece attentamente seguito e debbono essere individuati incentivi idonei per spingere gli interessati ad entrare in rete con strutture di studio e sviluppo nazionali per l’alto valore aggiunto che tale iniziativa può rappresentare.

Infine, sembrerebbe, secondo quanto indicato ieri dal Sottosegretario al Ministero del Lavoro on. Romano, che l’annoso capitolo relativo ai corsi di formazione professionale degli italiani residenti in Paesi non appartenenti all’Unione Europea abbia trovato una parziale soluzione.

Dovremmo per questo ritenerci soddisfatti? Niente affatto.

La qualificazioni professionale diventa una esigenza prioritaria per ricollocarsi in un mondo industriale che sta rapidamente ristrutturandosi e limitando la forza lavoro: viene ribadita l’esigenza dell’ulteriore sviluppo di strumenti quali i corsi di formazione ed il loro rifinanziamento.

Non deve sfuggire infatti che la formazione all’estero non può essere intesa come una concessione, ma un investimento, che i corsi sono un primo anello nel processo di internazionalizzazione, poiché promuovono nelle nuove generazioni delle nostre comunità una risorsa umana qualificata ed idonea ad intraprendere attività produttive all’interno del “Sistema Italia”.

Vorrei infine concludere con un ultimo dolente capitolo, quello della Cooperazione.

Un capitolo che richiede solida concretezza e concentrazione degli sforzi, capacità di coordinamento, chiarezza degli obiettivi e soprattutto adeguate risorse finanziarie. Combattere fame e malattie, contribuire a migliorare condizioni di vita sub-umane, sono traguardi da perseguire con continuità, tenacia e modestia.

Sono stati indicati punti e problematiche meritevoli di attenzione: essi richiedono il confronto di normative esistenti, la loro armonizzazione, il coordinamento delle azioni e nuove iniziative legislative.

Sarà un duro lavoro che ci auguriamo possa trovare nella Conferenza permanente una sede di riflessione per la individuazione di soluzioni credibili e concrete.

Mirko TREMAGLIA, Ministro per gli Italiani nel Mondo
In occasioni come questa che ci vede riuniti è bene ricordare le vittorie faticosamente conquistate combattendo insieme, a dimostrazione che quando si lavora fianco a fianco si ottengono grandi risultati. A voi chiedo di sostenere il vostro Ministro.

In Canada insieme abbiamo vinto battaglie non facili: si è finalmente ottenuto di ricevere il segnale di RAI International; inoltre, grazie all’intervento del Ministro degli Esteri e mio personale, i connazionali ivi residenti potranno essere protagonisti del voto attivo e passivo in occasione delle prossime votazioni per il Parlamento italiano. Ho particolarmente apprezzato la posizione del Governo canadese, che così si è espresso: “In relazione agli accordi tra Canada e Italia per permettere ai cittadini italiani e ai cittadini di doppia nazionalità residenti in Canada di votare per i referendum e per le elezioni, e di presentarsi come canditati per le elezioni dei distretti extraterritoriali stabiliti dal Parlamento italiano con la legge n. 459 del 2001, la legge Tremaglia …”. È motivo di compiacimento che anche il Governo canadese abbia fatto riferimento alla legge Tremaglia, ma soprattutto è di grande rilievo la soluzione cui si è pervenuti, stante la difficile situazione.

Quanto all’internazionalizzazione, ricordo di aver realizzato, tra gli altri, un convegno sugli oltre 60 mila ristoratori italiani nel mondo, che sul piano economico hanno un indubbio peso. Un altro convegno ha riguardato gli imprenditori italiani all’estero in relazione ai quali, con la costituzione di una “Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo”, ho posto la classe politica italiana di fronte alla realtà di un impero economico che fattura 8 miliardi di euro l’anno e che dunque non solo non può essere sottovalutato, ma deve ricevere il supporto di ogni possibile facilitazione. A vantaggio dell’Italia offro la grande forza degli italiani nel mondo, e chiamo il CGIE e i Comites a sostenere la mia azione nei confronti delle istituzioni italiane. Quando il Ministro degli Esteri invita a individuare approcci nuovi per valorizzare il ruolo degli italiani all’estero nel settore dell’internazionalizzazione, ebbene, è proprio quanto si sta facendo con la Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo, una realtà in costante crescita il cui potenziale potrà realizzarsi pienamente con il convinto sostegno di tutte le istituzioni deputate alla promozione dell’economia italiana all’estero.

Con ragione il segretario generale Narducci ha richiamato l’attenzione sul progressivo ritiro delle banche dalla scena internazionale, quando al contrario sarebbe necessaria una loro maggiore presenza per sostenere il lavoro italiano nel mondo. Questa realtà va messa in evidenza, perché ciascuno sia posto di fronte alle proprie responsabilità.

Abbiamo creato una banca dati, strumento necessario per realizzare l’indispensabile collegamento tra le forze economiche italiane in Patria e nel mondo, al fine di dare concretamente vita a quel sistema Italia di cui tanto si parla. In quest’ottica è necessario che proprio voi diate forza al Ministro per gli Italiani nel Mondo che – come è noto – è il vostro Ministro e ha deleghe atte a sostenervi in tutti i settori.

Questo Ministero è nato da poco, è possibile che siano stati commessi errori, ma certo nessuno può mettere in dubbio la lealtà di chi ha speso la vita per ottenere riforme che consentono l’espressione di un diritto che non è solo costituzionale, ma umano e civile, un risultato eccezionale che un tempo sembrava irraggiungibile. La riforma dello Stato che l’attuale maggioranza parlamentare e il Governo in carica hanno finalmente portato a termine, è proprio quella che voi ed io abbiamo voluto e rappresenta un evento epocale ai fini della valorizzazione degli italiani nel mondo: in un momento in cui si pensa a una riduzione del numero dei Parlamentari, i connazionali all’estero avranno i propri rappresentanti nel Parlamento italiano.

Riforma dello Stato, internazionalizzazione, ambito sociale e tutela dei diritti, diffusione della lingua e cultura italiane e formazione professionale; insomma, sistema Italia: abbiamo soltanto iniziato a farlo funzionare, tenendo conto che il Ministero del quale sono titolare è senza portafoglio, ma comunque dotato di incredibili ricchezze umane, civili e morali. Ora l’impegno deve essere rivolto a soddisfare la giusta richiesta, non sufficientemente sostenuta dal Consiglio Generale, che la Direzione Generale degli Italiani all’Estero, oggi validamente diretta dal ministro Benedetti, sia incorporata nel mio Ministero, tramite indispensabile per la piena realizzazione del sistema Italia, che si compone di diverse realtà.

Negli Stati Uniti l’insegnamento della lingua italiana in 500 scuole è stato reso possibile dal fatto che il 15 percento dei Sindaci è di origine italiana. Il Presidente del Brasile, politicamente di sinistra, mi ha ricevuto perché nel Paese vivono 25 milioni di cittadini di origine italiana. Noi ben sappiamo che 4 milioni di cittadini italiani nel mondo e 60 milioni di origine italiana al di là dei numeri significano qualcosa di molto più elevato, che la classe politica italiana sembra ignorare: un percorso irto di sacrifici e dolori, che ha fornito frutti eccezionali. È per ricordare che mi reco a Marcinelle; è per questo che io – non altri – ho chiesto che l’8 agosto sia celebrata la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, e questo Governo – non altri – ha emanato un decreto in tal senso. La difesa della memoria vuole rappresentare un riconoscimento alla vostra gente, ai vostri nonni e bisnonni che valicando monti e attraversando l’Oceano hanno portato la civiltà in tutto il mondo creando strade, costruendo scuole, erigendo ospedali, in relazione ai quali ricordo la rete telematica creata tra gli ospedali italiani in Italia e nel mondo, con il concorso del Ministero per la Salute.

Oggi sono numerosi gli italiani nelle Pubbliche Amministrazioni, nei Parlamenti, nei Governi di Paesi stranieri: 56 Ministri e 395 Parlamentari con i quali i vostri rappresentanti eletti avranno un rapporto privilegiato, essendo portatori della voce e della passione dell’Italia sul piano politico, economico, culturale; essi faranno politica estera disponendo di interlocutori pronti ad ascoltarli. Quante volte nei miei viaggi ho incontrato Parlamentari di origine italiana; quante volte li ho sentiti parlare del Paese come della madrepatria italiana! Questa non è retorica, è una realtà della quale il ceto politico italiano stenta a prendere atto, e pertanto finora non se ne è avvalso; oggi si può concretamente pensare a un’inversione di tendenza.

Va poi tenuto presente che all’estero si riceve RAI International e si annoverano 72 Camere di commercio italiane e 390 testate giornalistiche, 5 delle quali a tiratura quotidiana, una rete che, assieme agli ospedali, alle scuole, al mondo della ristorazione e dell’imprenditoria, costituisce quel sistema Italia che solo per la classe politica italiana sembra non esistere.

Oltre a quello del Ministro degli Esteri, in occasione di questa Conferenza vi è stato anche l’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, a riprova dell’importanza attribuita ai milioni di cittadini italiani all’estero, ai quali è stato finalmente fatto dono della democrazia, in passato negata. È un successo che sento profondamente, che ascrivo come fatto glorioso della mia vita e per il quale ringrazio gli italiani all’estero e tutti voi, con cui ci si può anche scontrare poiché si pensa in modo diverso, ma il rapporto rimane improntato a una lealtà che non si trova dove non vi sono gli italiani nel mondo. Ne è prova quanto tra l’altro ha scritto America Oggi, importante giornale di area non politicamente a me vicina, in occasione del Columbus Day: “Non ci sono state le temute contestazioni” – erano circolate voci in tal senso - “e per il ministro Tremaglia, il Ministro per gli Italiani nel Mondo, è stato il giorno del trionfo in terra d’America. Tremaglia, che si è battuto per tutta la sua vita politica per il voto degli italiani all’estero, ha aperto ieri tra gli applausi della folla presente la sessantunesima parata del Columbus Day”.

In occasione dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale, il prossimo febbraio, si potrà dedicare più tempo alla questione del voto. Oggi mi limito a confermare che, per cercare di superare alcune tuttora serie difficoltà, metto a vostra disposizione le mie deleghe, secondo le quali “il Ministro è delegato a esercitare le funzioni di coordinamento e di promozione di iniziative anche normative nelle materie riguardanti le collettività italiane all’estero, in particolare le politiche generali concernenti le collettività italiane all’estero, la loro integrazione nei suoi vari aspetti e i loro diritti, con particolare riferimento alle indicazioni emerse nelle Conferenze internazionali e nazionali, anche attraverso appositi incontri con Autorità e istituzioni nei Paesi di insediamento… omissis … l’intervento coordinato dello Stato e delle Regioni e favore delle comunità all’estero, nonché le provvidenze per gli italiani che rimpatriano, la valorizzazione del ruolo degli imprenditori italiani all’estero anche ai fini dello sviluppo del loro legame con la madrepatria. Ai fini dell’espletamento delle funzioni delegate ai sensi del presente decreto, il Ministro opera anche avvalendosi della collaborazione delle strutture centrali … omissis”.

Organizzerò riunioni con i Comites, con i giovani e con le donne, sulle quali insisto in modo particolare. Avete da parte mia il sostegno totale; sta a voi fornirmi gli strumenti operativi perché possa continuare ad assolvere al mio dovere in favore degli italiani nel mondo, un dovere che per l’amore che nutro per tutti voi, cui ho dedicato l’intera mia vita, in realtà è un piacere.

A voi e alle vostre famiglie auguro Buon Natale!



Dibattito
Claudio MICHELONI, Presidente della VI Commissione Tematica

Invita a presentare per iscritto eventuali proposte di modifica del documento sull’internazionalizzazione.


Alberto BERTALI, Gran Bretagna

Nel condividere il senso dell’intervento del consigliere Santellocco (Algeria), fa presente che l’internazionalizzazione delle imprese italiane anzitutto richiede la loro competitività, al qual fine non sono certo sufficienti né la legge n. 56 del 2005 né le politiche dei sussidi.

A proposito del contesto del sistema-Italia, rileva che in genere le nostre imprese sono ben viste all’estero, anche perché i nostri imprenditori hanno una forte capacità innovativa. Ma questo non basta, proprio perché all’estero l’immagine è fornita da un insieme di attori che vi operano. Ad esempio, se i centralini dei Consolati non rispondono, se l’ICE dichiara di non avere risorse, allora evidentemente l’immagine del sistema-Italia non potrà essere positiva.

Ma non basta. Se non ci si presenta agli appuntamenti predefiniti da tempo, all’estero l’immagine è negativa. Ricorda come non abbiano avuto successo alcuni suoi tentativi di organizzare all’estero la partecipazione di nostri imprenditori, proprio perché all’ultimo momento non potevano essere presenti per sopraggiunti impegni.

Occorre quindi un cambio di mentalità, anzitutto ripotenziando i Consolati, fornendo nuove opportunità all’ICE e non da ultimo rispettando gli impegni assunti.

A quest’ultimo proposito, nelle società anglosassoni, e in genere nei Paesi che contano, questo è il primo “biglietto da visita”. Ma una maggiore serietà non può che essere il punto di partenza per un rilancio dell’immagine del sistema-Italia all’estero.


Giangi CRETTI, FUSIE

Spesso nelle riunioni del CGIE si ha una sorta di innamoramento verso termini concettuali, come ad esempio sta avvenendo per la parola “internazionalizzazione”, che non è certo un mero artifizio retorico, dietro la quale invece vi sono riflessioni e una certa spiritualità.

Però quando si fa riferimento all’internazionalizzazione, automaticamente si richiamano una serie di lacune. Lo stesso dott. Di Pietro ha ammesso lo stato ancora sperimentale delle prime aperture degli sportelli unici, ben lungi dall’essere completati. Emerge in generale come sia sempre più difficile “fare sistema”.

Circa la bozza di documento già distribuito, che chiaramente è il frutto di una mediazione tra enti diversi, forse sarebbe necessaria una maggiore enfasi sull’esigenza di fare sistema e sulle modalità per riuscirvi. Ed è evidente che l’efficacia e l’efficienza degli Uffici italiani all’estero è estremamente importante ai fini della nostra immagine.

Inoltre, molto spesso i vari enti non comunicano, a volte sembrano operare addirittura in competizione tra loro. A parte l’ICE e le Camere di commercio, occorre considerare l’ENIT, struttura ben poco efficace e sempre in attesa di una riforma complessiva. Gli stessi Istituti di cultura italiana all’estero dovrebbero essere enti anche di promozione del sistema-Italia. Ma netta è l’impressione che ognuno vada per conto proprio.

Il ministro Tremaglia ha appena ricordato che, a seguito del convegno sugli imprenditori italiani nel mondo, è stata costituita la Confederazione mondiale degli imprenditori italiani, nel cui direttivo vi sono 32 imprenditori che da soli avrebbero un fatturato di 8 milioni di euro all’anno e quindi sembrerebbero rappresentare una potenza economica di notevoli dimensioni.

Ma troppo spesso vengono enfatizzati numeri e cifre, mentre si trascurano altri interrogativi fondamentali: ad esempio, qual è l’esatta conoscenza sui territori di questa Confederazione mondiale? Qual è la sua capacità di raccordarsi con imprenditori italiani sul territorio?

È evidente che queste sono esigenze riguardanti soprattutto le piccole imprese, che non hanno gli strumenti a disposizione delle grandi imprese per raccordarsi a vasto raggio. Ma proprio per le piccole imprese è indispensabile avere la possibilità di conoscere appieno i mercati in cui si può operare, proprio per non perdere le opportunità fornite dall’attuale economia globalizzata.

Infine, gli stessi enti pubblici locali dovrebbero dimostrare una maggiore capacità di programmazione delle proprie iniziative all’estero, che spesso hanno carattere episodico ed estemporaneo, mentre invece dovrebbero connotarsi per la sistematicità e la pianificazione.
Claudio POZZETTI, Frontalieri CGIL

Nel dichiarare di condividere le considerazioni critiche del Presidente della V Commissione, della quale fa parte, richiama l’attenzione intorno a tre punti prioritari.

Anzitutto, soprattutto nel caso dell’internazionalizzazione sono indispensabili processi sinergici del mondo del lavoro e degli imprenditori, dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, dei rappresentanti del CGIE e in genere di tutti gli attori coinvolti.

In secondo luogo, il sistema-Italia può essere vincente solo se avrà la capacità di innalzare la qualità del prodotto e della produzione nel mercato mondiale.

Infine, proprio per la finalità da ultimo indicata, sono indispensabili attività di formazione e di qualificazione. In particolare, risulta fondamentale il ruolo della formazione professionale, con riferimento alla quale non condivide affatto le dichiarazioni ottimistiche del sottosegretario Romano. Infatti, anche qualora le cifre da lui indicate venissero approvate, si tratterebbe solo di soluzioni parziali. Occorre invece che i progetti rispondano alle reali esigenze formative degli italiani all’estero.

A quest’ultimo scopo sarebbe necessario che il Ministero del Lavoro almeno definisca un albo dei soggetti attuatori che possono essere ammessi al progetto di gara, onde evitare doppi finanziamenti oppure discriminazioni a danno di soggetti validi.



Norberto LOMBARDI, D.S. Italia

Esprime soddisfazione perché finalmente la discussione verte su un tema inedito e molto stimolante. Condivide molte delle affermazioni rese dai colleghi. Nel documento è contenuta una sensata elencazione di iniziative che possono promuovere una migliore internazionalizzazione. Non vi è la registrazione del dato di partenza, cioè che il Paese da qualche anno sta perdendo competitività in modo drammatico. Pertanto nel documento dovrebbe essere aggiunta una considerazione molto breve cioè che la prima cosa da fare è tentare di arrestare questa perdita di competitività, quindi di recuperare il terreno perduto.

Il sistema-Italia ha grandi potenzialità e per rilanciarlo si può utilizzare un ventaglio di strumenti. Molto dipende da fattori di carattere generale, ma altri, come il miglioramento qualitativo del prodotto, la formazione e l’informazione, rientrano nel lavoro che occorre compiere.

È necessario anche considerare i fenomeni nuovi che si vanno manifestando, ad esempio l’assestamento dell’iniziale azienda del sistema-Italia, nel senso che esse sono presenti oltre i tradizionali insediamenti situati nelle realtà storiche di immigrazione italiana. Si tratta di capire quali tipo di problemi inediti ponga il rapporto con queste diverse aree di decentramento dell’impresa italiana.

Non ci si può limitare poi a parlare solo soltanto di imprese, perché occorre prestare una maggiore attenzione all’internazionalizzazione delle professioni.

Infine, non si possono sottovalutare le nuove migrazioni, che in alcune regioni italiane sta diventando veramente incisivo. È un fenomeno che deve essere registrato in termini oggettivi e sicuramente più drammatici rispetto al passato. Esso incide soprattutto nelle regioni meridionali e sulle nuove generazioni: ad esempio a Campobasso 9 giovani su 12 sono emigrati all’estero o in altre regioni italiane.

Occorre attivare una linea di attenzione e di approfondimento anche su questo fenomeno, che coinvolge parti importanti del Paese.
Luigi PALLARO, Vice Segretario generale del CGIE per l’America Latina

È importante approfondire in questa sede tutte le problematiche connesse al sistema-Italia. In riferimento sono state istituite e realizzate molte strutture nel mondo. Ad esempio, 20 anni fa sono state riunite tutte le Camere di commercio a Caracas, per stabilire come diffondere l’immagine dell’Italia nel mondo. Quella riunione si ripete ogni anno e ora le Camere di commercio da 35 sono diventate 74. In questo modo i circa trecento impresari che sono invitati possono reperire informazioni su altrettanti Paesi del mondo, considerando anche che le Camere di commercio medesime possono comunicare in teleconferenza.

Il problema è stato discusso molte volte nella V Commissione, nel senso di portare l’imprenditore più vicino alle fonti di informazione.

Il commercio è legato alla cultura. Nella sua veste di Vicesegretario generale per l’America Latina ha visitato Lima, dove gli sono state mostrate con orgoglio le scuole, che sono state costruite oltre cento anni fa e dove si insegna la lingua italiana da sempre. Questo succede anche in altre località.

In sostanza, da molto tempo esistono strutture come scuole e Camere di commercio. È stata creata anche una rete di informazione per il cittadino. Inoltre, è stato portato avanti un lungo dibattito sulla necessità di raccordare le Camere di commercio, l’ICE, il Ministero del Commercio Estero e le Ambasciate. Laddove si è riusciti a instaurare questo raccordo, le cose funzionano molto bene. L’ICE in particolare deve fare esposizioni e mostre, portare l’immagine dell’Italia attuale. Questo deve fare anche la RAI, invece di programmare tanti film balordi dell’Italia di 20 o 30 anni fa.

Recentemente ha ricevuto dalla Camera di commercio 30 giovani piccoli imprenditori e ha potuto constatare che c’è tanta forza, tanta tecnica, tanta tecnologia, per cui l’Italia molto presto uscirà dalla crisi.



Paolo CASTELLANI, Cile

Non c’è un solo sistema-Italia. Infatti insieme al sistema-Italia metropolitano esiste da tanto tempo, almeno in America Latina, il sistema-Italia realizzato dagli emigranti. Questi non hanno solo popolato vasti territori, ma li hanno resi produttivi. Parte del progresso che vanta il Cile negli ultimi anni è il prodotto anche del lavoro degli italiani. In Cile la prima e la quinta fra le più grandi holding del Paese sono italiane.

Occorre prendere in considerazione e utilizzare questo sistema, che è più potente, efficace e moderno di quello esistente in Italia. In altri termini la sinergia deve essere multipla, nel senso che occorre diffondere anche prodotti italiani del Brasile in Cile e viceversa.

Il sistema-Italia è una proposta più che una realtà perché non è in grado di sfruttare le grandi potenzialità esistenti in America Latina e nel mondo. È ovvio e scontato che l’Italia importi rame dal Cile, ma gli italiani devono investire ed essere presenti insieme alle piccole, medie e grandi imprese, con le famiglie italiane che sono desiderose e che vogliono avere un rapporto privilegiato con l’Italia. In Cile è stato compiuto un grande sforzo per organizzare un forum, ma soltanto 7 di 200 ditte italiane hanno fatto affari. Il secondo giorno sono arrivati 100 imprenditori spagnoli, che hanno sensibilizzato molti giornali, che hanno oscurato il lavoro importante che stava facendo l’Italia. Questa deve essere in grado di mettere in moto il sistema. Per far questo occorre arrivare a un grande coordinamento delle iniziative assunte dalle Regioni, spesso in contrasto l’una con l’altra. Questa Conferenza dovrà appunto trovare una programmazione per arrivare al coordinamento di queste iniziative, perché le competenze concordate non sono funzionali.


Ugo DI MARTINO, Venezuela

Nel momento in cui è stato eletto alla carica di Consigliere del CGIE, ha avuto un incontro con l’Ambasciatore, al quale ha detto che è importante, per migliorare i rapporti fra il Venezuela e l’Italia e per aumentare la presenza industriale italiana in Venezuela, pensare alle piccole e medie imprese.

Ha notato la mancanza di coinvolgimento di strutture quali CGIE e Comites. Si sta lavorando su strutture vecchie, legate a schemi tradizionali. Occorre rompere gli schemi e pensare che prima di tutto l’Italia ha bisogno degli italiani all’estero per far fronte alla internazionalizzazione e alla globalizzazione e da questo punto di vista è importante, essenziale, il tessuto dei giovani. Se si vuole veramente aprire all’impresa occorre cercare di migliorare le strutture esistenti, con il coinvolgimento totale delle comunità italiane. Occorre saper sfruttare e porgere il patrimonio ricco e importante di cui l’Italia dispone. In questo modo si potrà riuscire ad aiutare effettivamente sia l’Italia, sia i connazionali in Venezuela. C’è tanto da fare e lavorando insieme si possono ottenere risultati.
Domenico AZZIA, UNAIE, Italia

L’arma vincente del processo di mondializzazione è la conoscenza. Nel mondo attuale è ricco non chi ha proprietà e palazzi, ma la conoscenza. Gli italiani nel mondo hanno contribuito in maniera determinante nei processi di mondializzazione di sviluppo delle società di accoglienza. Queste comunità oggi costituiscono una grande risorsa. Secondo studi recenti, al momento dell’esodo gli emigranti italiani non andarono a sostituire la manovalanza degli schiavi, perché erano piccoli imprenditori e commercianti.

Oggi tra l’identità e il business vi è una interdipendenza. Il business non rappresenta soltanto l’occasione di rinnovare il linguaggio e la cultura e di procedere a una riaggregazione, ma anche la possibilità di portare avanti precisi progetti. Milioni di persone giornalmente entrano in contatto in fase interattiva, però quando conoscono la comune identità scatta un mix che facilita i rapporti e consente di portare a termine anche gli affari. Gli italiani sono spesso al centro del potere economico, culturale, civile e dell’informazione. La comune identità è un’arma poderosa, ma per avere successo occorre la conoscenza.

Attraverso la sua associazione ha provato a mettere in contatto imprese venezuelane e siciliane. Dopo un anno l’insuccesso è stato totale perché in Sicilia manca la cultura dell’esportazione: alcune ditte commettevano errori nel collocare l’indicazione dei prezzi e non erano puntuali nelle consegne. Mancava inoltre la grande molla del profitto. Se si vuole che le persone ritrovino la fiducia reciproca nella comune identità e portino avanti l’internazionalizzazione, occorre puntare alla tecnicità, alla promozione di servizi finanziari e informativi di assistenza dei mercati, delle opportunità, delle agevolazioni bancarie.

Come ha detto all’inizio, è necessaria l’informazione, che può essere assicurata dalle comunità degli italiani all’estero. Il fulcro di esse è rappresentato dall’associazionismo. Questo può portare al successo attraverso l’informazione e, dunque, la conoscenza.
Michele SCHIAVONE, Svizzera

Deplora anzitutto che la mancata partecipazione al dibattito di esponenti delle altre istituzioni interessate induca nei membri del CGIE un senso di frustrazione e di inutile ritualità. Stando all’estero si ha spesso la sensazione che alle assemblee del CGIE si esprimano desideri e vengano coniate espressioni che assomigliano molto a slogan – come, ad esempio, “fare sistema” – senza però che facciano seguito realizzazioni concrete. L’imprenditoria italiana all’estero è spesso costituita da delocalizzazioni temporanee all’insegna del “mordi e fuggi”, ben lungi da qualsiasi programmazione sistemica di lungo periodo. Il sistema bancario italiano è poi ammalato di protezionismo, cosicché le imprese italiane vengono ad essere penalizzate anche sotto questo aspetto. Nella sua zona di residenza – per indicare un problema concreto – molte piccole imprese non si sentono rappresentate dalla Camera di commercio.

Conclude il suo intervento esortando a un maggiore pragmatismo e a una più rigorosa focalizzazione degli obiettivi, dopo aver chiesto al Rappresentante del Ministero delle Attività Produttive che i Comites siano inseriti nella nuova politica di internazionalizzazione.
Massimo ROMAGNOLI, Grecia

In consonanza con le osservazioni del segretario generale Narducci circa le banche italiane all’estero, informa che tali banche, quando pure all’estero continuano a operare, non riconoscono assolutamente un trattamento preferenziale agli imprenditori italiani. La sua personale esperienza in Bulgaria, Grecia e Romania lo porta a constatare che i clienti delle banche italiane sono gli imprenditori locali e quasi mai quelli italiani. Nella prospettiva di una effettiva valorizzazione del lavoro e delle imprese italiane all’estero, molto va ancora fatto, ad esempio in tema di coordinamento con gli enti fieristici. Peraltro non mancano i casi di successo, come quello che si è verificato in Grecia: l’Italia è divenuta il primo partner commerciale della Grecia, grazie soprattutto all’attività dell’Ambasciatore italiano, che è riuscito effettivamente a svolgere un’efficace azione di coordinamento.

Esorta infine a creare scuole di imprenditoria all’estero, per avviare i giovani all’attività imprenditoriale, e rimarca che i cinque pilastri della nuova internazionalizzazione sono: imprenditoria, giovani e cultura, attenzione verso i consumatori, informazione, istituzioni.
Luciano NERI, Margherita

Nella consapevolezza che il dibattito in corso è volto anche a offrire spunti che poi saranno ripresi in sede di Commissioni, rimarca anzitutto che lo sviluppo economico richiede, come condizione preliminare, la sicurezza. Nessun imprenditore verrà da fuori a investire i propri capitali in zone nelle quali prevede di essere taglieggiato o dove la sua incolumità personale sarà posta a rischio per eventi bellici, come quelli che oggi insanguinano il Medio Oriente e che indirettamente impediscono l’attività delle piccole e medie imprese italiane anche nel Maghreb o nel Caucaso. E in tema di sviluppo occorre chiedersi per quale motivo l’Italia ormai non cresca più da cinque anni. Non è verosimile che la colpa sia sempre dell’euro o della Cina o di un qualsiasi altro fattore esterno. Evidentemente devono essere sciolti alcuni nodi strutturali, che impediscono a tutt’oggi di sviluppare l’innovazione. Una scelta come quella della Regione Umbria di difendere le coltivazioni di tabacco o la volontà di proteggere a tutti i costi la produzione tessile italiana sono evidentemente contraddittorie con l’intenzione di affrontare la concorrenza della Cina o dell’India. Innovazione ed efficienza del sistema-Italia non sono certo assicurate, per la loro parte, dalle banche le quali, ad esempio, hanno prima collocato tra i risparmiatori i titoli del debito pubblico argentino, nonostante fossero pienamente consapevoli che l’Argentina si avviava al default, e in seguito hanno organizzato esse stesse i comitati dei cittadini che protestavano contro il mancato pagamento da parte argentina. Molti sono i settori nei quali occorre intervenire, per assicurare nuovo sviluppo all’economia italiana sui mercati internazionali. Ad esempio, dovrebbe essere diffuso in tutto il mondo un marchio di qualità da concedere ai ristoranti italiani che utilizzino solo prodotti italiani.


Marina SALVAREZZA, Ecuador

Ricollegandosi all’intervento del consigliere Cretti (FUSIE), informa che in questi giorni è in visita in Ecuador un gruppo di finanzieri italiani, ottimamente supportati dall’Ambasciata italiana. Tali finanzieri sono disponibili ad offrire finanziamenti a piccole e medie imprese, intendendo però per tali quelle con un fatturato fino a due milioni di dollari. Si tratta in realtà di un limite incredibilmente alto per l’economia ecuadoregna, cosicché è facile prevedere che i finanziamenti, in definitiva, avvantaggeranno imprese che non saranno né piccole né medie. Gli interventi devono essere calibrati sulla realtà nella quale si interviene e il sistema-Italia può effettivamente funzionare solo sulla base di uno scambio continuo di informazioni, cosicché, ad esempio, l’impresa italiana indirizzi le sue controparti verso altre imprese italiane. Oggi, quando si telefona agli uffici delle Ambasciate e dei Consolati italiani si corre il rischio di rimanere un quarto d’ora ad ascoltare una noiosa musichetta mentre, se ci si rivolge all’analogo Ufficio cinese, dopo un’ora arriva il funzionario che propone un accordo. L’efficienza è necessaria per crescere e anche per difendere le posizioni acquisite, altrimenti a breve termine saranno gli italiani a dover cercare fortuna in altri Paesi. Già oggi la differenza tra il salario operaio in Ecuador e in Italia è molto ridotta rispetto al passato, allorché i salari italiani erano relativamente molto più alti.


Claudio MICHELONI

Saluta l’Assessore al welfare della Regione Piemonte, che è arrivato a partecipare ai lavori della Conferenza.


Salvatore TABONE, Francia

Ringrazia il dott. Di Pietro che ha parlato di sportelli unici e a tale proposito informa che in Francia si sono raggiunti ottimi risultati, con la creazione di un’apposita istituzione, la quale ha, tra l’altro, organizzato una fiera internazionale a Metz. Nella sua qualità di Direttore della locale Camera di commercio italiana, può testimoniare che l’opera di promozione culturale è andata di pari passo con la valorizzazione dell’attività economica, nella consapevolezza che gli italiani all’estero sono i primi consumatori del made in Italy. La sua organizzazione – che, certo, ha il vantaggio di operare in un territorio dove sono insediate forti collettività italiane, con una rilevante presenza anche di imprese italiane – ha importanti collegamenti con istituzioni quali l’ICE, l’ENIT e l’Istituto di cultura. La Camera di commercio ha anche appoggiato il Ministero dell’Educazione Nazionale francese nell’organizzazione di un master franco-italiano per la formazione di futuri imprenditori. Di recente la Camera di commercio ha stretto rapporti con l’Ente per lo sviluppo dell’artigianato della Regione Campania, in previsione del prossimo gemellaggio tra Pompei e una città della Mosella.


Claudio MICHELONI

Dall’interessantissimo dibattito che si è sviluppato stamani, egli trae personalmente l’impressione che l’Italia ufficiale debba anzitutto constatare l’esistenza dei vari “sistema-Italia” che esistono all’estero malgrado le istituzioni italiane.


Tullio DI PIETRO

Non condivide l’ultima affermazione del presidente Micheloni e si dispiace che gli interventi del dibattito poggino su una conoscenza gravemente lacunosa del sistema imprenditoriale italiano. Le esportazioni italiane sono opera di una miriade di aziende, cosicché risulta obiettivamente difficilissimo coordinare poi questa amplissima, frammentata ed eterogenea platea di soggetti. Il piccolo o piccolissimo imprenditore non riesce a piazzare i suoi prodotti nelle grandi catene di distribuzione internazionali o ad aprire un suo proprio canale. Non esiste una Ikea italiana. Il 40 percento delle esportazioni italiane è assicurato da 12 mila aziende con un numero di dipendenti tra 50 e 200, ma poi vi sono altre 170 mila aziende con meno di 50 addetti e che neanche conoscono Internet. L’imprenditore italiano medio ha oggi sui 60 anni e deve combattere con la Cina, con competitori che neanche esistevano quando egli ha cominciato a lavorare. La responsabilità della perdita di competitività del sistema-Italia non è certo della Pubblica Amministrazione. Alcuni uffici ICE funzionano benissimo, grazie soprattutto ai loro direttori, e altri funzionano meno bene. Ci si lamenta che solo in 33 Paesi gli uffici ICE sono stati unificati con gli uffici commerciali delle Ambasciate, ma si trascura che questo risultato è stato raggiunto in un solo anno. E il ruolo dei Comites nello sportello unico delle imprese italiane all’estero è già previsto nella bozza del regolamento applicativo, bozza che è già stata elaborata e che ora sta facendo il “giro delle sette Chiese” tra i Ministeri e la Conferenza unificata, in conseguenza di un assetto policentrico che si è inteso dare alle istituzioni. Il Ministero delle Attività produttive è anche prontissimo a stipulare una convenzione con la Confederazione degli imprenditori italiani nel mondo, ma il tempo delle sovvenzioni a fondo perduto e dei rimborsi a pie’ di lista è ormai passato e chi chiede contributi deve essere anche pronto a investire le proprie risorse. Quanto al ruolo delle banche, esse in Italia sono società private, che devono rispondere ai loro azionisti, e quindi non possono essere obbligate dallo Stato a mantenere sedi internazionali, quando non lo giudichino più vantaggioso. Si è parlato prima della Francia, ma essa è talmente simile e vicina all’Italia che per un imprenditore italiano è facilissimo operarvi. È invece pressoché impossibile convincere un imprenditore italiano ad andare in un Paese come il Cile, anche perché è finita l’epoca del “mordi e fuggi” e occorre assicurare un servizio duraturo, con la manutenzione delle merci vendute. Il Ministero sta cercando di formare nuovi imprenditori, che poi certamente potranno fornire un grande contributo alla internazionalizzazione della quale si è parlato.


Franco NARDUCCI

Ringraziato il dottor Di Pietro per il suo intervento, osserva, a proposito delle banche italiane, che esse non possono continuare a operare in un sistema protezionistico. In passato, il metodo delle partecipazioni statali e dell’intervento statale nell’economia ha condotto l’Italia nel G8, ma poi, allorché si è dovuto entrare nel sistema delle privatizzazioni e del mercato, non si è riusciti a compiere il necessario salto qualitativo. Di questa défaillance le banche hanno la loro parte di responsabilità. La farsa che si è sviluppata nella scorsa estate intorno alla Banca d’Italia ha poi accentuato questa impressione di declino istituzionale, strettamente connesso alla perdita di competitività economica. Certo non tutte le notizie che si leggono sui giornali sono negative. Si rimane ammirati dei successi conseguiti dall’imprenditore Riva, ma ci si chiede come sia possibile che l’Italia produca ottimi impianti per la combustione dei rifiuti urbani e poi le strade della Campania siano intasate di rifiuti, con immagini che hanno fatto il giro del mondo e che hanno danneggiato incredibilmente l’Italia.

Avverte infine che, nel pomeriggio, sarà necessario chiudere i lavori alle ore 16.45, per recarsi al Quirinale.
I lavori, sospesi alle ore 13.35, riprendono alle ore 14.55

Mercoledì 30 novembre 2005

– Pomeriggio –

Gruppo di Lavoro “Ambito Sociale e Tutela dei Diritti”



Relazione di introduzione al dibattito sul documento tematico
“AMBITO SOCIALE E TUTELA DEI DIRITTI”


Raffaele cattaneo
Aldo lorenzi,
Franco santellocco,
Claudio pozzetti



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