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Conferenza Episcopale Italiana

Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport




Giornata Nazionale di studio e di scambio di esperienze

Da mare a mare: ‘Sulla tua parola getterò le reti’”


La pastorale del turismo in zona di mare

Roma-Domus Mariae, martedì 12 giugno 2001


Ore 9.30 Preghiera di lode

Presiede S.E. Mons. Salvatore Boccaccio, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino

Ore 9,45 Introduzione:

La pastorale del mare. Un paradosso?” di Mons. Carlo Mazza, Direttore Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport

Ore 10,15 Tavola Rotonda:

Annunciare, celebrare, condividere il Mistero. Sempre e dovunque …anche al mare. Esperienze riflesse, esperienze aperte, tentativi, proposte”.
Partecipano: Mons. Silvano Ridolfi (Cesena); Don Pietro Messana, (Trapani); Don Romano Nicolini (Rimini); Mons. Giuseppe Manzato (Venezia); Don Salvatore Matta (Tempio Pausania); Don Marcello Mangia (Otranto)


Ore 12,30 Comunicazione per i Gruppi di studio


Ore 13,00 Pranzo

Ore 15,00 Gruppi di studio.

Per una Chiesa evangelizzante e missionaria nel turismo di mare”

Moderatore: Mons. Salvatore Baviera, Incaricato Regionale Emilia Romagna

1° “Annuncio, catechesi, testimonianza” (Animatore: Don Luigino



Scarpone Incaricato S.Benedetto del Tronto)

2° “Liturgia, pietà popolare, pellegrinaggi” (Animatore: Don Romeo



Maggioni, Incaricato Regionale Lombardia)

3° “Solidarietà, Cultura, Attività ludico-sportive” (Animatore: Don



Giorgio Benedetti, Incaricato Regionale Triveneto)

Ore 16,15 Sintesi dei lavori dei “Gruppi di studio” in assemblea plenaria


Ore 16,45 Conclusioni

S.E. Mons. Salvatore Boccaccio, Vescovo di Frosinone-Veroli-

Ferentino



Giornata Nazionale di studio e di scambio di esperienze

_______________________

Roma, 12 giugno 2001

Da mare a mare: “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5)

(Mons. Carlo Mazza)


Premessa

Saluto tutti voi nella grazia e nella pace di Gesù Risorto e vi ringrazio di cuore della vostra presenza e della collaborazione generosa alla diffusione del Vangelo che prestate alle vostre Chiese di appartenenza. Spontaneamente ci siamo costituiti come “gruppo di esperti” di Pastorale del Turismo del mare, rappresentando un variegato e straordinario ambito di presenza attiva e molteplice della Chiesa italiana. Voi di fatto esprimete, in presa diretta, l’immagine della Chiesa nel turismo di mare. Siete le vive sentinelle che vigilano sul “campo di Dio”, sudando la predicazione e la testimonianza.

Nessun altro, più di voi, ha il diritto della parola in questa convocazione che, per la prima volta, accade nella Chiesa italiana. Con un po’ di civetteria ci sentiamo protagonisti e testimoni, accompagnati da un certo timore e tremore, ma anche da gioia e speranza. Il nostro incontro è frutto di un’ispirazione interiore e di un “ripensare” l’impegno dei 12 anni dell’Ufficio Nazionale, attraverso lo spettro delle luci e delle ombre, soprattutto alla luce del Grande Giubileo.

Dopo prolungata meditazione ho ritenuto opportuno proporre ai Responsabili della Pastorale del turismo e ai Parroci un esperimento. L’idea di una convocazione diretta degli operatori pastorali in area di mare (sacerdoti, religiosi e laici) mi è sembrata utile e urgente per dialogare insieme, per scambiarci opinioni ed esperienze, per delineare proposte comuni. Insieme possiamo offrire quanto di meglio possediamo: attese e speranze, esperienze riuscite e delusioni, propositi e prospettive, nell’unica intenzione di servire meglio il vangelo e la Chiesa per la salvezza dell’uomo.

La collaborazione fraternamente sollecitata richiede una benevola conformazione al “progetto” del Convegno in modo che ognuno lo senta e lo viva come proprio, come se tutto dipendesse da lui. Lo stile e il metodo di questa “Giornata” infatti riflettono un corale coinvolgimento di tutti, ciascuno nella libera disponibilità dell’intelligenza e del cuore.

Ci illumini e ci sproni la parola di Giovanni Paolo II rivolta alla Chiesa nella Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001):

«Un nuovo secolo, un nuovo millennio si aprono alla luce di Cristo. Non tutti però vedono questa luce. Noi abbiamo il compito stupendo ed esigente di osservare il “riflesso”. E’ il mysterium lunae così caro alla contemplazione dei Padri, i quali indicavano con questa immagine la dipendenza della Chiesa da Cristo, sole di cui essa riflette la luce. Era un modo per esprimere quanto Cristo stesso dice, presentandosi come “la luce del mondo” (Gv 8,12). E’ un compito, questo, che ci fa trepidare, se guardiamo alla debolezza che ci rende tanto spesso opachi e pieni di ombre. Ma è compito possibile, se esponendosi alla luce di Cristo, sappiamo aprirci alla grazia che ci rende uomini nuovi” (NMI 54).

In questo nostro convenire è con noi e ci accompagna S.E. Mons. Salvatore Boccaccio, Vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino, Delegato per la pastorale del tempo libero, turismo e sport da parte della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali. Nel ringraziarlo della sua presenza vorrei esprimergli sentimenti di profondissimo e grandissimo affetto per la Sua vicinanza fraterna, per la sua testimonianza di fede, per la sua inestimabile bontà, segno evidente della paternità di Dio.




La Chiesa... “in mare aperto”

In quest’ora particolare avvertiamo, con l’animo consapevole della nostra inadeguatezza, di essere inviati ad annunciare il Vangelo in un tempo segno di grazia e di straordinaria responsabilità. In particolare, nel tempo del turismo in area di mare, sentiamo come la Chiesa sia messa alla prova. I movimenti di masse che la investono provocano uno stato, direi, di sincope cardiaca pastorale. Sottoposta com’è ad “ondate” imprevedibili, deve abilitarsi ed equipaggiarsi in modo di essere fedele al mandato ricevuto dal divin Fondatore.

La condizione di “assedio” la costringe a ripensare alle modalità contingenti di essere se stessa. Ma non per chiudersi a difesa. Anzi, assecondando l’immagine evangelica, si dispone ad essere pronta per uscire “in mare aperto”, commisurando tutti i rischi connessi e rendendosi ancora più consapevole della continua e fedele presenza del Signore.

La Chiesa persiste nel suo essere sentinella; continua la sua missione di annuncio; persegue il suo chinarsi sul Samaritano e sul povero Lazzaro. Non disdegnando nessuno, si pone in ascolto, si fa “compagnia”, si dilunga sulle strade dei cammini umani, anche di quelli delle vacanze, si sforza di “farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22).

Riprendendo la stimolante parola del Santo Padre nella Lettera Apostolica citata ci rendiamo ben conto che “questo radicarsi della Chiesa nel tempo e nello spazio riflette il movimento stesso dell’incarnazione” (NMI 3) che suscita un nuovo slancio nell’evangelizzazione e nella missione. Infatti “nella causa del Regno non c’è tempo per guardare indietro, tanto meno per adagiarsi nella pigrizia” (ibi, 15).

Il metodo: capire cosa accade e come interagire
Al fine di non perderci in sottili disquisizioni, utili in altre sedi, qui, per il nostro lavoro di oggi, scegliamo un metodo esplorativo ed empirico che ci consente di vedere-osservare con occhio penetrante e insieme distaccato la realtà complessa del mare. E’ un vedere che dovrebbe portare al giudizio e quindi all’azione, secondo il metodo classico proposto dalla Chiesa: vedere-giudicare-agire.

A partire dalla concretezza della situazione e dai simboli da interpretare ad essa correlati, riteniamo sia necessario delineare un quadro completo del “cosa accade” nell’area interessata dal turismo marino; tentare successivamente di capire la possibile interazione della Chiesa sulle complessità della situazione; propiziare infine forme, modalità, strumenti per un’efficace e significativa presenza pastorale.

Quasi per stimolare la nostra fantasia e per attivare un pensiero coerente, anche se non lineare, proviamo a lasciarci suggestionare da alcune espressioni-situazioni desunte dal contesto della “vacanza al mare”. Si tratta di un “elenco” opinabile che accosta condizioni primarie di vita e disegna un primo quadro di riferimento su cui ragionare insieme.

Appaiono aspetti di questo genere:



  • Il giorno e la notte: il dualismo del tempo della vacanza.

  • L’acqua, il sole, la sabbia: gli elementi primordiali della vacanza di mare.

  • Al mare è sempre festa: una festa senza soluzione di continuità.

  • E’ il tempo del bengodi, della trasgressione, della liberalizzazione.

  • Chi lavora forsennatamente e chi si diverte beatamente: un contrasto insanabile.

  • Chi cerca esperienze/rumore e chi cerca silenzio/quiete del cuore, dello spirito.

  • La gente è “in vacanza”... dunque non disturbare!

E ancora appaiono aspetti più attinenti alla “pastorale”:



  • Molteplicità e diversità di bisogni: garantire, offrire opportunità spirituali.

  • La Chiesa: una presenza “provocatoria”, mai rassegnata e burocratica.

  • L’impegno dei religiosi/e e dei laici è fondamentale.

  • L’apporto decisivo della “comunicazione” religioso-ecclesiale.

Il “cosa accade” acquista valore nella misura del suo essere correlato con il “che fare” della Chiesa perché sia un “fare” nella storia e un “fare” in vista del Regno di Dio, cioè in vista a “che il Vangelo sia annunciato” e che “la parola del Signore compia la sua corsa” (2 Ts 3,1). E ancora il “cosa accade” rivela messaggi da cogliere e interpretare alla luce della fede e della “traditio fidei”.

In tal senso la risonanza del “cosa accade” non è mai fine a se stessa. Certamente la Chiesa non induce il suo agire dalle analisi fenomenologiche e sociali ma da esse prende spunto in vista del compimento della sua specifica e insurrogabile missione. Di fatto l’agire della Chiesa è agire storico, pur non riducendosi alla storia in quanto la sovrasta e la trascende. Diciamo perciò che la Chiesa “interagisce” nel turismo in forza del suo essere radicata nell’unanimità e nella concretezza specifica della vita umana, e vi interagisce sviluppando creativamente il “come”, il “dove”, il “quando”.

Qui si colloca la sfida propria della “pastorale del turismo” che ci interpella, a volte ci inquieta, sempre provoca in noi un soprassalto di passione nell’orizzonte della “carità pastorale”.




L’evasione è una risorsa o una rovina?

La categoria più interessante e sintetica da cui iniziare un percorso interpretativo appare essere l’“evasione”. Questa categoria psicospaziale, in qualche modo, qualifica e riassume la motivazione e l’attuazione complessiva comune dell’esperienza della vacanza al mare. Osserviamo brevemente – in una sorta di descrizione fenomenologica – come si coniuga e cosa produce nella soggettività delle persone.



  • Anzitutto le “ore” del giorno e le “ore” della notte segnano una scansione del tempo in balia delle emozioni, delle pulsioni, dei sentimenti, delle occasioni con contenuti psicologici diversi rispetto ad obiettivi del tutto soggettivi.

  • In secondo luogo la seduzione, la tentazione, la deriva dell’affettività si concretizzano nella variazione molteplice e differenziata di simboli, di parole, di linguaggi, di luoghi, di musica, di sport, di intrattenimenti, ma anche di prostituzione, di droga, di alcolismo.

  • In terzo luogo la spensieratezza, la leggerezza, l’abbandono sono vissuti come atteggiamenti di liberazione dai vincoli sociali, ambientali, morali e personali, causando conseguenze non sempre governabili dal referente etico della “buona coscienza”.

La “letteratura del mare” e delle “vacanze al mare”, la pubblicistica dei massmedia e la promozione turistica in genere, presentano – sovente in modo aggressivo o suadente – le vacanze del mare come tempo di sospensione della responsabilità, della massima soddisfazione dei bisogni, della sperimentazione a rischio di ogni piacere. Di fatto contribuiscono a creare un condizionamento della libertà e una “cultura” dell’evasione pura e selvaggia. La persona diventa facilmente soggetto e oggetto di “mercato”.



L’evadere dagli abituali ambiti di vita potrebbe essere a ragion veduta un’autentica e valida opportunità o comunque una scelta positiva. E’ il suo effettuarsi che genera interrogativi e perplessità e pone di riflesso la questione della condizione umana nella quotidianità, nel tempo del lavoro, nelle relazioni familiari, professionali, amicali.

Si tratta dunque di operare un serio discernimento per distinguere ciò che è bene da ciò che è male e tentare di orientare le coscienze a scelte degne dell’uomo e del cristiano. Riemerge qui la questione educativa e formativa rispetto al come vivere “umanamente” e “cristianamente” le vacanze.




Simboli, Segni, Linguaggi, Tradizioni, Pietà popolare

L’antropologia culturale e le scienze storico-artistiche negli ultimi decenni ci hanno aiutato a “leggere” con più acutezza le tradizioni locali e a cogliere dalle “culture” messaggi, significati e concezioni molto pertinenti alla comprensione del presente, spesso indecifrabile, alla luce del passato. La circostanza dello sviluppo del turismo al mare, se ben vissuto, valorizza la complessità delle risorse del territorio, nella loro abbondanza diversificata.

Questa molteplice ricchezza rivela valori e potenzialità da non trascurare. Per una efficace presenza di Chiesa, varrebbe la pena di rivisitare e recuperare questo “mondo culturale” nato e sviluppato dalle “civiltà del mare”.

Risonanze, assonanze, riflessi che si annotano nelle complesse articolazioni delle culture popolari, conducono a scoprire significati ricchi di congruenze religiose e di applicazioni analogiche molto interessanti non solo per i profili culturali, del resto decisivi per consolidare i valori dell’appartenenza e dell’unità, ma anche per l’inculturazione della fede che è l’assillo più urgente della presente stagione ecclesiale.

Al riguardo sottolinea il Santo Padre: “Il cristianesimo del terzo millennio dovrà rispondere sempre meglio a questa esigenza di inculturazione. Restando pienamente se stesso, nella totale fedeltà all’annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porterà anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato” (NMI 40).

Qui offriamo un piccolo “saggio” del come si potrebbe procedere nei primi passi di un progetto, più vasto, approfondito e motivato, che mira al forte recupero della “tradizione” in chiave culturale e religiosa.


* Per quanto attiene all’ immagine di Chiesa amica, si trova una viva espressione “comunicativa” in taluni simboli collegati alla vita di mare. Ad esempio:
la barca la tenda la vela il porto i pesci

l’ancora la rete la pesca il faro la sabbia


* Attraverso un’intelligente utilizzazione della ricchezza “semantica” proposta dall’habitat marino, si possono comunicare taluni messaggi inerenti alla simbologia della fede, quali:
il mare terra-mare la spiaggia le onde aria-mare l’entroterra

l’acqua cielo-mare il lungomare l’infinito sole-mare il camping


* Anche alcune “formulazioni proverbiali, usate nel linguaggio comune, possono rivestire e irrobustire un discorso narrativo inerente all’etica:
“essere come un pesce fuor d’acqua “non essere né carne né pesce”

“essere sano come un pesce” “non sapere che pesce pigliare”

“nuotare come un pesce” “i pesci grossi mangiano i pesci piccoli”

“essere muto come un pesce” “tirare i remi in barca”


La Chiesa è maestra nell’invenzione e nell’uso dei segni. Si tratta qui di discernere quelli più pertinenti ai fini pastorali e di elaborare una “simbolica” religiosa, accogliendo e valorizzando quanto è compresso nel grumo delle culture marine.

In tal modo un ricco e prezioso patrimonio, sedimentato in tanti secoli di storia, viene messo a disposizione degli “ospiti” nelle forme, nei tempi e nei luoghi più appropriati. Questo “patrimonio offerto” esprime un esempio anche per quanto riguarda i contenuti dell’accoglienza, orientandola verso forme di eccellente bellezza, oltre la semplice cortesia.

Si tratta di beni culturali, monumentali, ambientali, paesaggistici, folkloristici, diffusi sul territorio o raccolti nei Musei o esposti nelle Chiese che rappresentano “documenti”, “testimonianze”, “pietre vive...” di un passato che rivive nel presente e si proietta nel futuro, costituendo un “continuum” storico-culturale e di fede di inestimabile valore. Attraverso la loro “messa in circuito”, si supera la concezione di una mera custodia e una pur meritoria esposizione. Essi diventano oggetto e soggetto di proposta efficace, idonea a veicolare-trasmettere significativi processi di inculturazione della fede e della visione cristiana della vita personale e sociale.

Il tempo del turismo in area di mare offre mille possibilità al visitatore e al vacanziere per “entrare in dialogo” con la complessa cultura locale. In tale congiuntura la Chiesa è chiamata ad essere un’interprete illuminante promuovendo proposte mirate, ben preparate e sussidiate, secondo le indicazioni e le suggestioni del “Progetto culturale orientato in senso cristiano” promosso dalla C.E.I.

Anche per quanto riguarda le tradizioni e le devozioni strutturate nel dominio della “pietà-religiosità popolare” è necessario polarizzare un’attenzione e visualizzarle non nell’ottica di una “cosa da vedere” ma di una “realtà da vivere” e da condividere nei loro intrinseci significati e nelle loro attuazioni celebrative e di festa.


Vita di fede e mare. Un connubio difficile?

Il cristiano in vacanza al mare è posto in una situazione attraversata dalla liberalizzazione del tempo e dello spazio, dalla forte ambiguità emotiva, dal contrasto delle situazioni, dalla brevità dei vissuti e dei soggiorni. In tale complessa condizione la Chiesa può diventare presenza significante e ricca di suggestioni se, con l’intelligenza della fede e l’efficacia della traduzione pratica, attua la sua triplice missione – di annunciare la Parola, di celebrare il Mistero, di testimoniare la Carità – nella fedeltà e nella effettiva contestualizzazione propria del turismo di mare.


* * Con la Parola la Chiesa induce il predicatore e l’uditore a immergersi nella persona di Cristo, la cui “proposta va fatta a tutti con fiducia” (NMI 40). Nel “flusso” turistico, l’annuncio oscilla nel collocarsi diversamente dalla battigia alla barca, dalla barca al popolo (Lc 5,3; Mc 3,7-9). E’ illuminante la parola del Santo Padre che esorta a “nutrirci della parola, per essere ‘servi della Parola’ nell’impegno dell’evangelizzazione: questa è sicuramente una priorità per la Chiesa all’inizio del nuovo millennio” (NMI 40).

Non bisogna dimenticare due evidenze:



  • Il “mare” e la “terra”: nel vangelo da elementi primordiali (cfr. Gen 1) passano a significare una condizione di vita e/o di morte.

  • L’annuncio di un messaggio di salvezza per i “turisti”: alla ricerca del senso della vita nell’“intervallo” della vacanza.

La predicazione della Parola – nelle diverse modalità, luoghi e tempi – esige una contestualizzazione capace di risignificarla. In particolare qui si vuol alludere agli elementi propri della “condizione” di vacanza al mare.
* Con la celebrazione del Mistero la Chiesa evidenzia il valore trascendente e unico di Gesù Cristo Salvatore in relazione alla vita, all’amore, al creato, alla pace, alla fraternità, alla tolleranza, alla riconciliazione, all’accoglienza. Ricapitola in Cristo tutto l’uomo e tutte le cose (cfr. Ef 1,9-10), come sacramento di unità e di efficace comunione.

La memoria settimanale della Pasqua del Signore avvolge la “comunità turistica” di una luce nuova da renderla credente e testimone, da farle riconoscere la presenza di Gesù e le sue correlative esigenze (cfr. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Dies Domini, 31 maggio 1998, 19). Qui si fonda pienamente la “spiritualità” della vacanza, del riposo, della festa. Scrive il Santo Padre: “L’eucaristia domenicale, raccogliendo i cristiani come famiglia di Dio intorno alla mensa della Parola e del Pane di vita, è anche l’antidoto più naturale alla dispersione” (NMI 36).


* Con la Carità la Chiesa esprime la testimonianza del Dio Amore sotto i diversi profili enunciati da Gesù e dalla tradizione degli Apostoli: “Amatevi gli uni gli altri”; “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”; “Vincere il male con il bene”; “Non dimenticare i poveri...”; “La carità non avrà mai fine”; “Il compimento della legge è la carità”.

La carità riveste e implica formulazioni molteplici, adatte alle condizioni in cui la “comunità turistica” vive concretamente. E’ principio e forma di comportamenti che rivelano la presenza di Gesù e edificano la comunione fraterna. Al riguardo il Santo Padre esclama: “E’ l’ora di una nuova ‘fantasia della carità’, che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre… La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole” (NMI 50).


Nella condizione di “vacanza al mare” la vita di fede non dovrebbe conoscere attenuanti o sospensioni. Anzi potrebbe diventare “tempo favorevole” alla sua intensificazione, al suo incremento in profondità, alla sua prova. Di conseguenza tra “vita di fede” e “vacanza al mare” si stabilisce un autentico e fecondo “connubio”, un’occasione di sperimentare un itinerario di santità.

Anche a questo riguardo il Santo Padre rivolge una parola ferma: “E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” (NMI, 31) tenendo in evidenza i diversi cammini personali che “esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone” (ibi).




Pastorale del turismo: dell’occasione o di evangelizzazione?

La domanda che sovente preme è di sapere se l’azione della Chiesa nel tempo del turismo in zona di mare – come per altro in altre aree! - può ritenersi autonoma in forza di un suo statuto originario, oppure se ha bisogno di essere sostenuta da altro principio fondante.

In altre parole più tecniche: la pastorale del turismo possiede sufficienti ragioni epistemologiche per determinarsi secondo una sua identità, metodo, contenuti veritativi, strumenti, stili e linguaggi oppure deve inserirsi in un’azione di pastorale ordinaria?

Forse il porsi queste domande risulterà a molti alquanto astratto e frutto di deformazione professionale e, ultimamente abbastanza inutile. Tuttavia la realtà non è così semplice: la riflessione teologico-pastorale richiede una certa precisazione e un certo rigore se intende fondare una prassi adeguata alle intenzioni della Chiesa.

Per dirla in breve, a mio sommesso parere, la pastorale del turismo esprime una “natura ancillare” e quindi si affida ad un certo empirismo pragmatico, invocando di volta in volta modelli di riferimento già consolidati.

In realtà il titolo posto a tema di questa “Introduzione” cercava di individuare da una parte un dato di fatto, e cioè l’esistenza di una “Pastorale del mare”, dall’altra un interrogativo provocatorio con quel “Un paradosso?” in aggiunta al dato empirico, cogliendo in sintesi una condizione pastorale difficile e di scarso effetto di ritorno.

Definendo la pastorale del turismo “di natura ancillare” non si intende relegarla nella marginalità né tantomeno nell’optional pastorale, ma offrire un’identificazione di servizio rispetto all’azione pastorale qualificante la Chiesa stessa. Sotto questo profilo non può essere definita semplicemente come “pastorale d’occasione”, in quanto subordinata a quel che accade qui e ora, ma sembrerebbe più corretto e oggettivo innestarla nel quadro di riferimento della “pastorale di evangelizzazione”, con tutte le conseguenze del caso.


Conclusione


La parola-obbedienza di Pietro (“Sulla tua parola getterò le reti”) ci sospinge con rinnovato impegno nell’opera di evangelizzazione, fatti ancor più convinti e consapevoli che “è Dio che fa crescere” e noi siamo “servi inutili”. Questa certezza sulla potenza e sulla verità della parola del Salvatore, illumina il nostro cammino pastorale e ci conforta nel perseguire ogni obiettivo con fiducia e con perfetto abbandono alla divina Provvidenza.

Mi auguro che questa “Giornata Nazionale di studio e di scambio di esperienze” sia per tutti un tempo propizio di ascolto e di acquisizione, un tempo aperto alla comunione, ma diventi soprattutto l’occasione di un positivo rilancio della presenza significativa della Chiesa, per altro già attiva e testimone nelle comunità locali residenti, in modo da essere segno di speranza per le moltitudini di vacanzieri del mare.

Giornata Nazionale di studio e di scambio

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Roma, 12 giugno 2001

Gruppi di studio



“PER UNA CHIESA EVANGELIZZANTE E MISSIONARIA

NEL TURISMO DI MARE”




1° gruppo Annuncio, catechesi, testimonianza

Le tre “parole” del titolo vanno collocate, in modo dinamico e pratico, nel tema generale dei lavori di gruppo: cioè nell’orizzonte di una Chiesa che annuncia sempre e solo la PAROLA-CHE-SALVA camminando nella storia degli uomini: qui, in particolare, nel breve tratto di “storia” che si adempie nella “vita turistica al mare”. Si tratta di evidenziare la presenza della Chiesa, nella sua vocazione e missione, nel suo mistero di comunione trinitaria, nella sua dedizione all’uomo all’interno del “mondo del turismo” di mare.




  1. Ci si domanda come, dove, con che cosa la Chiesa resta fedele al suo mandato di “annunciare il vangelo” durante il tempo del turismo al mare. Di solito e giustamente ci si richiama all’omelia della celebrazione eucaristica ma esistono altre occasioni. Un’analisi della “predicazione” farà emergere contenuti veritativi, linguaggi pertinenti, finalità diversificate per la vita cristiana nel turismo.


Ci possono essere altre forme di “annuncio” al di fuori della Messa? E’ ipotizzabile una modalità “itinerante” dell’annuncio? E’ proponibile una “Lectio divina” durante la settimana? O una “Giornata del vangelo”, portando il Vangelo in ogni stanza di Albergo o di Pensione?



  1. Durante l’estate di solito si “sospende” la catechesi ordinaria. Una pausa fa bene. Ma la Chiesa non tace. Troverà forme appropriate e modi diversi per continuare ad esercitare la sua passione per la sapienza, ad istruire sulla verità della fede, a “raccontare” le meraviglie di Dio in una lingua comprensibile all’uomo moderno.


Il turismo di mare non concede tempo adatto per una catechesi “sistematica”? O per un esperimento di “cultura religiosa”? O per incontri-dibattiti sui temi etici? O per una proposta di film a sfondo antropologico-culturale?



  1. “Sarete miei testimoni” ha detto Gesù. E’ quasi un testamento. Forse il tempo della vacanza al mare tutto diventa più difficile e “il dare ragione della propria speranza” assume il tono di una sfida. La testimonianza può lasciare il posto all’anonimato, all’indifferenza, ad una forma di ripiegamento su di sé.


Come la Chiesa testimonia Gesù Cristo nella vacanza? Come i cristiani contagiano il turismo con la loro viva testimonianza pubblica? Quali comportamenti possono essere suggeriti ai giovani, agli adulti, alle famiglie?

Si vedano insieme, al riguardo di “Annuncio-catechesi-testimonianza”, alcune iniziative già sperimentate o da sperimentare; alcuni strumenti utili per favorire la comunicazione, la conoscenza e l’impegno.



Giornata Nazionale di studio e di scambio


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Roma, 12 giugno 2001

Gruppi di studio



“PER UNA CHIESA EVANGELIZZANTE E MISSIONARIA

NEL TURISMO DI MARE”




2° gruppo Liturgia, pietà popolare, pellegrinaggio

Le tre “parole” fanno perno attorno al grande mistero dell’Eucaristia, alla diffusa e radicata devozione popolare, alla gloriosa pratica del pellegrinaggio. Semplicemente si potrebbe dire che lungo il vissuto celebrativo del mistero della fede si snoda la pienezza della vita cristiana. La Chiesa locale qui si manifesta nella sua essenza più profonda, nella sua “storia” quotidiana fatta di “grazia” e di “peccato”, nella sua vivacità, costanza e prova nella fede. Il tempo del turismo conosce la voce di Dio, seleziona momenti di silenzio, si ritaglia spazi per l’approfondimento e una più intensa pratica cristiana.





  1. La liturgia risplende come il segno più elevato della lode, del ringraziamento, dell’adorazione e dell’invocazione alla Trinità. Tutto lì accade e tutto da lì proviene. Anche e di più, per diversi aspetti contingenti, dovrebbe essere la celebrazione eucaristica nel tempo della vacanza, della festa, del riposo. Tutta la Chiesa partecipa gioiosamente e responsabilmente alle celebrazioni della salvezza.


Le “eucaristie del mare” rispecchiano questa visione? Come sono preparate, come sono accompagnate, come sono celebrate, come sono partecipate, vissute, ricordate? I diversi ruoli dei “soggetti partecipanti” sono espressivi, significativi, comunicativi?



  1. La pietà popolare adempie una straordinaria funzione affettiva e comunitaria e, penetrata com’è nel tessuto di fede del popolo, garantisce appartenenza, identificazione, tradizione. Forse non tutte le manifestazioni di pietà avranno il crisma della perfezione, tuttavia vanno seguite, curate, orientate verso una fede sempre più profonda e autentica. Se la si coltiva rettamente, la pietà popolare introduce al mistero della salvezza, secondo stili e linguaggi propri della semplicità e dell’affettività.


Quali sono le più partecipate devozioni della pietà popolare? Come possono far crescere la consapevolezza e la maturità dell’atto di fede? Nel tempo del turismo rappresentano solo un’attrattiva in più? Come trasformarle in vera risorsa di rigenerazione spirituale? O come occasione di un cammino di fede? Ci sono organismi locali che aiutano l’organizzazione esterna delle feste patronali? Come non eludere le esigenze di vera spiritualità?



  1. Anche i pellegrinaggi esprimono aspetti genuini e di grande giovamento al cammino spirituale. Nel tempo del turismo possono diventare occasione di Grazia per i “lontani”, gli “indifferenti”, i “tiepidi”. Camminando insieme verso i “luoghi dell’infinito”, si apre il cuore e la mente ad orizzonti impensabili, a squarci di luce interiore. Piccoli e brevi pellegrinaggi a piedi si rivelano propizi all’incontro con Dio, al colloquio con il sacerdote, alla conoscenza di altre esperienze religiose.


Come sono stati sperimentati i pellegrinaggi locali, in qualche santuario del luogo? Quali sono state le risultanze di ordine religioso e umano? Come sono stati proposti e ricevuti i sacramenti? Il pellegrinaggio è stato incentivo ad un’esperienza di fede profonda e duratura?

Giornata Nazionale di studio e di scambio


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Roma, 12 giugno 2001

Gruppi di Studio


“PER UNA CHIESA EVANGELIZZANTE E MISSIONARIA

NEL TURISMO DI MARE”



3° gruppo Solidarietà, Cultura, Attività ludico-sportive

Il tempo del turismo è disponibile sui molteplici fronti della estroversione di sé verso attività che sviluppano attitudini, carismi personali, socializzazione, opportunità di accrescimento culturale e solidale. La Chiesa è protagonista su questi versanti dell’uso sensato e promuovente del “tempo libero” per eccellenza qual è appunto il tempo delle vacanze. Qui si possono mettere a frutto le acquisizioni apprese nel tempo di lavoro e feriale, i desideri e i sogni coltivati e rimasti tali. Si aprono mille opportunità che collocano la Chiesa “nel mezzo” del turismo e creano le condizioni per una certa animazione cristiana delle vacanze.





  1. La solidarietà prende forma concreta dai bisogni concreti che sempre si presentano all’occhio amorevole dei cristiani e delle persone di buona volontà. La comunità cristiana è attenta alle richieste e alle urgenze che giungono da ogni parte del mondo. Il tempo del turismo è forse il tempo propizio per l’educazione alla mondialità, ai valori solidaristici, ai gesti di prossimità, diversamente orientati. Sono il gruppo Caritas e il gruppo Missionario ma non solo, che potrebbero farsi carico di “animare” la solidarietà effettiva, con iniziative ben studiate, comunicate e partecipate.


Come discernere le iniziative più urgenti e incisive? Come coinvolgere direttamente i turisti, come soggetti attivi, nell’organizzazione di tali iniziative? Coordinamento e sinergie sono indispensabili tra i diversi gruppi interessati: è fattibile?



  1. La cultura è la densità storica e civile dell’umano: la vera cifra che distingue l’uomo da qualsiasi altro vivente. E’ memoria materiale e immateriale; è scrittura e racconto; è scienza e coscienza; è arte nelle diverse forme, figure, simboli; è tradizione e folklore; è fede storicizzata e valori condivisi… Non è un “calderone” dove ribolle di tutto! Nel turismo si presenta come una splendida ricchezza da conoscere, far conoscere, condividere, intensificando l’accoglienza, l’incontro, il dialogo e lo scambio. La Chiesa ha molto da dare e da dire, molto anche da ricevere!


Come “far fruttificare” tanta varietà di proposte? Quali le iniziative più inerenti alla Chiesa e al messaggio evangelico? Quali percorsi iconologici e iconografici da proporre? Come valorizzare beni culturali, monumentali, artistici ecclesiastici? Con dèpliant, sussidi, cd-rom, video… e altro?



  1. Le attività ludico-sportive sono un optional per la Chiesa, ma quanto mai opportuno e prezioso per andare oltre… il sacrato, per comunicare messaggi, per incontrare ragazzi, giovani, famiglie, anziani. Questa è una presenza che richiede competenza, strutture, persone adatte, vigilanza. Si possono coinvolgere gruppi giovanili locali e in vacanza, intercettare singoli senza meta e senza compagnia, creare condizioni per aggregare migliaia di persone. Qui non importano molto gli aspetti tecnici, ma capacità organizzativa per tenere “occupati” diversi soggetti in un medesimo luogo e con mezzi poveri e tanta simpatia.


Come utilizzare le risorse appena sufficienti per la comunità residente? Come aprire i cancelli ai “forestieri”? Come coinvolgere ordinatamente persone che non si conoscono? Come essere Chiesa gioiosa e accogliente per giovani e adulti?

Incontro con i “Relatori”


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Roma, 30 maggio 2001 – ore 10.00

Per i Relatori della Tavola rotonda

Annunciare, celebrare, condividere il Mistero. Sempre e dovunque... anche al mare

Ai relatori della Tavola rotonda è affidato un compito di grande rilievo pastorale. Si tratta di delineare taluni quadri di riferimento per un’interpretazione più collimante e attinente la situazione che si viene a creare in zona di mare, confrontandola con il compito perenne da parte della Chiesa di annunciare, di celebrare, di condividere il mistero della salvezza.
Perciò lo scopo dei diversi contributi diventa esplicito: attraverso “racconti”, “bilanci”, “provocazioni”, si vuol rendere fascinoso, appetibile, unitario, un impegno pastorale che sembra farraginoso, faticoso e dispersivo. Si tratta di sollecitare la presa di coscienza della Chiesa, di incoraggiare la “sperimentazione sensata”, di “volare alto” nonostante tutto.
Si propone di analizzare le scansioni tipiche del “tempo della vacanza al mare”, reinterpretate alla luce dell’intenzionalità pastorale della Chiesa.

Cosa succede di giorno” – Mons. Silvano Ridolfi



Le ore di giorno: la risposta della Chiesa.
Esiste un “modello” o “forma” pastorale che soddisfi uno scorrere “sensato” delle vacanze nelle ore del giorno? La Chiesa ha qualcosa da dire, da proporre? Offre iniziative particolari? Tiene aperto uno “sportello”, un “ufficio informazioni”, la chiesa stessa?
Cosa accade di notte” – Don Pietro Messana

Le ore della notte: la proposta della Chiesa.
E’ in grado la Chiesa di “accompagnare” il tempo della notte al mare? Spegne la luce e se ne va a letto oppure apre il suo cuore all’attesa, all’accoglienza, alla preghiera? E’ opportuno il “riversarsi”, l’“estrovertersi” della Chiesa nelle ombre della notte? Con quali forme?

Un “giorno feriale al mare” – Don Romano Nicolini

La Chiesa in disarmo o sposa seducente?
Da tanti giorni “qualsiasi” passati al mare la Chiesa avverte stanchezza, impotenza; conta i tentativi fatti, le proposte offerte... Sopravviene la tentazione dell’attivismo o quella del quietismo: come uscirne? Si insinua la tentazione “spiritualista” o quella dell’“offerta mirata”: come discernere il meglio?

Una “domenica al mare” – Don Giuseppe Manzato

Il giorno del Signore: la Chiesa protagonista.
Di domenica la Chiesa assume un volto gioioso: celebra il mistero pasquale. E’ riservato alla celebrazione eucaristica soltanto o si dilata su tutta la giornata? Come la Chiesa si prepara alle celebrazioni? C’è un “gruppo di animazione liturgica”? Si dispongono “fogli” liturgici? Sono previste proposte di solidarietà, di piccoli pellegrinaggi, di preghiera pomeridiana?

Le inquietudini di un “pastor et nauta” – Don Salvatore Matta

Sedotto e abbandonato. Ma sempre “pieno di speranza”!
Qui si tratta del “pastore” di un gregge “marino”. Notoriamente è un gregge provvisorio, fuggente, spesso invisibile. Come essere “parroci” di due comunità – quella residente e quella turistica - tanto coincidenti sul territorio e tanto differenziate nel volto e nell’anima, nei bisogni spirituali e nelle richieste? Si è pastori e servi o soltanto “servitori di clienti”?

Una diocesi di mare – Don Marcello Mangia

Un progetto di “pastorale del mare”
Alla fine delle “sperimentazioni”, bisogna venirne a capo: facciamo un bel progetto pastorale. E’ utile? E’ necessario? E’ architettato sulla pastorale ordinaria? Segue una sua “logica pastorale”? Chi ne è il titolare: la parrocchia, la zona pastorale, la diocesi? E se i parroci non ci stanno? Dove collocare i laici, i religiosi/e, i movimenti?

* Gli “interventi-contributi” dei Relatori devono avere il sapore di una riflessione su esperienze concrete. La stesura non si rifà al modello del “trattatello” ma del “racconto” articolato, argomentato, pensato; non in stile moralistico-pessimistico ma aperto, fiducioso, invogliante.

E’ opportuno proporre un tentativo di “bilancio” finale, con uno spirito di “provocazione” per stimolare e suscitare imitazione.

Il tutto non superi i 10 minuti.


Incontro con i “Relatori”

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Roma, 30 maggio 2001 – ore 10.00

Per i Relatori dei Gruppi di studio


Per una Chiesa evangelizzante e missionaria nel turismo di mare

Il metodo e lo stile del “lavoro di gruppo” rispondono ad esigenze concrete di comunicazione, di dialogo, di critica e di proposte.

I tre“ambiti” del lavoro di gruppo intendono aprire gli scenari pastorali a 360°.

Tenendo fermo l’occhio sulle diverse esperienze e sulle eventuali iniziative, riferite ai tre ambiti fondamentali, si avverta di ... non uscire dal seminato, cioè dall’orizzonte della “Pastorale del turismo in area di mare”.

I tre gruppi rappresentano tre ambiti di vita ecclesiale sempre attivi nel tempo del turismo perché propri della missione perenne della Chiesa.
1° “Annuncio, catechesi, testimonianza
2° “Liturgia, pietà popolare, pellegrinaggio
3° “Solidarietà, cultura, attività ludico-sportive
Come si può costatare, i tre ambiti pur presentandosi onnicomprensivi, esprimono un’interiore unità che li tiene organicamente insieme. Il filo d’oro che unisce è la finalità dell’evangelizzazione e della missione.


Uno “schema” uguale per tutti

All’interno dell’ambito assegnato per ogni gruppo, la prima parte del tempo è dedicata ad un sufficiente scambio di esperienze circa le tre “parole-guida” proprie di ogni ambito; è opportuno orientare la seconda parte del tempo a interloquire sulle seguenti “situazioni”:




  1. Iniziative”: già sperimentate o da sperimentare nella “comunità turistica” riguardo al tema del proprio ambito.




  1. Strumenti”: sussidi, fogli liturgici (in lingua), libro dei canti, news settimanali, volumetti turistico-religiosi, in riferimento al proprio ambito.




  1. Comunicazione”: come e dove annunciare i programmi pastorali della settimana, con supporto di stampati o no; come rendere “visibile” e “udibile” la Chiesa attraverso manifesti, locandine, radio locali o altro;




  1. Proposte” concrete da suggerire all’Ufficio Nazionale, alle Chiese locali, alle Associazioni, gruppi, movimenti.

* E’ opportuno preparare una relazione sintetica finale.



Moderatore
Presenta le “problematiche” pastorali del mare, ordinandole secondo i tre ambiti di lavoro di gruppo, ma inserendole nel contesto più ampio e decisivo segnato dal tema generale del lavoro di gruppo: “Per una Chiesa evangelizzante e missionaria nel turismo del mare”. La Chiesa continua dunque ad essere Chiesa: ma come? Con chi? Con che cosa?

L’opzione è per una pastorale “missionaria”, “kerigmatica”, “estroversa”, che attua l’obbedienza generosa, “zelante”, ardimentosa, paradossale... di Pietro: “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5).


* E’ opportuno preparare una “relazione” scritta.
Animatori di gruppo
Presentano in sintesi il senso delle tre “parole-guida” del titolo assegnato ad ogni gruppo. Cercano di suscitare e indirizzare la discussione relativamente e separatamente su ogni singola “parola”, applicandola sperimentalmente (empiricamente) alla condizione turistica.

Raccolgono le diverse opinioni rispetto allo “schema uguale per tutti” (cfr. le quattro “situazioni” segnalate), sottolineando l’importanza delle “proposte” attuative praticabili.


* E’ opportuno preparare una “scaletta” scritta e gli “elenchi” degli iscritti al proprio “Gruppo di studio”.

Incontro con i “Relatori”

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Roma, 30 maggio 2001

Prima stesura


In preparazione della Giornata Nazionale di studio:

Da mare a mare: “Sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5)

Roma, Domus Mariae, 12 giugno 2001




La Chiesa... “in mare aperto”

Siamo inviati ad annunciare il Vangelo in un tempo segno di grazia e di responsabilità. In particolare, nel tempo del turismo in area di mare, la Chiesa è messa alla prova. I movimenti di masse che la investono provocano uno stato, direi, di sincope cardiaca pastorale. Come sottoposta a “ondate” imprevedibili, deve abilitarsi ed equipaggiarsi in modo appropriato.

La condizione di “assedio” la costringe a ripensare se stessa. Ma non per chiudersi a difesa. Anzi, assecondando l’immagine evangelica, si dispone ad essere pronta per uscire “in mare aperto”, con tutti i rischi connessi, resa ancora più consapevole della continua e fedele presenza del Signore.

La Chiesa persiste nel suo essere sentinella; continua la sua missione di annuncio; persegue il suo chinarsi sul Samaritano e sul povero Lazzaro. Non disdegnando nessuno, si pone in ascolto, si fa “compagnia”, si dilunga sulle strade dei cammini umani, anche di quelli delle vacanze, si sforza di “farsi tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno” (1 Cor 9,22).


Il metodo: capire cosa accade e come interagire
Scegliamo un metodo esplorativo ed empirico che ci consente di vedere-osservare con occhio penetrante e insieme distaccato la realtà complessa del mare. E’ un vedere che porta al giudizio e quindi all’azione, secondo il metodo classico proposto dalla Chiesa.

A partire dai simboli da interpretare, è necessario farsi un quadro completo del “cosa accade” nell’area interessata dal turismo marino, tentare di capire la possibile interazione della Chiesa sulle complessità della situazione, propiziare forme, modalità, strumenti per un’efficace e significativa presenza pastorale.

Quasi per stimolare la nostra fantasia e per attivare un pensiero coerente, anche se non lineare, proviamo a lasciarci suggestionare dalle seguenti espressioni-situazioni desunte dal contesto della “vacanza al mare”.


  • Il giorno e la notte: il dualismo del tempo.

  • L’acqua, il sole, la sabbia: gli elementi primordiali.

  • E’ sempre festa. E’ una festa senza soluzione di continuità.

  • Il tempo del bengodi, della trasgressione, della liberalizzazione.

  • Chi lavora forsennatamente e chi si diverte beatamente: un contrasto insanabile.

  • Chi cerca esperienze/rumore e chi cerca silenzio/quiete del cuore.

  • La gente è “in vacanza”... non disturbare!




  • Molteplicità e diversità di bisogni: scoprire, garantire, offrire opportunità spirituali.

  • La Chiesa: una presenza “provocatoria”, mai rassegnata.

  • L’impegno dei religiosi/e e dei laici è fondamentale.

  • L’apporto decisivo della “comunicazione” religioso-ecclesiale.

Il “cosa accade” acquista valore nella misura del suo essere correlato con il “che fare” della Chiesa perché sia un “fare” nella storia e un “fare” in vista del Regno di Dio, cioè in vista “che il Vangelo sia annunciato” e che “la parola del Signore compia la sua corsa” (2 Ts 3,1).



L’evasione è una risorsa o una rovina?

La categoria più interessante e sintetica da cui iniziare un percorso interpretativo appare essere l’“evasione”. Vediamo come si coniuga e cosa produce nella soggettività delle persone.



  • Anzitutto le “ore” del giorno e le “ore” della notte segnano una scansione del tempo in balia delle emozioni, delle pulsioni, dei sentimenti, delle occasioni.

  • In secondo luogo la seduzione, la tentazione, la deriva si concretizzano in simboli, parole, linguaggi, luoghi, musica, sport, intrattenimenti, prostituzione, droga.

  • In terzo luogo la spensieratezza, la leggerezza, la scappatoia sono vissute come atteggiamenti di liberazione dai vincoli sociali, ambientali, morali.

La “letteratura del mare” e delle “vacanze al mare”, la pubblicistica dei massmedia e la promozione turistica in genere, presentano le vacanze del mare come tempo di sospensione della responsabilità, della massima soddisfazione dei bisogni, della sperimentazione a rischio di ogni piacere.



Evadere dagli abituali ambiti di vita può essere un’autentica e valida opportunità o comunque una scelta positiva. E’ il suo effettuarsi che genera interrogativi e perplessità, pone la questione della condizione umana nella quotidianità, nel lavoro, nelle relazioni familiari, professionali, amicali.


Simboli, Segni, Linguaggi

Il turismo al mare, se ben vissuto, valorizza la complessità delle risorse del territorio. Per una efficace presenza di Chiesa, varrebbe la pena di rivisitare e recuperare il “mondo culturale” nato e sviluppato dalle “civiltà del mare”. Risonanze, assonanze, riflessi conducono a significati ricchi di congruenze religiose e di applicazioni analogiche.


L’immagine di Chiesa amica trova una viva espressione “comunicativa” in taluni simboli collegati alla vita di mare. Ad esempio:
la barca la tenda la vela il porto i pesci

l’ancora la rete la pesca il faro la sabbia


Attraverso un’intelligente utilizzazione della ricchezza “semantica” proposta dall’habitat marino, si possono comunicare messaggi interessanti:
il mare terra-mare spiaggia le onde aria-mare entroterra

l’acqua cielo-mare lungomare l’infinito sole-mare camping


Anche alcune “formulazioni proverbiali, usate nel linguaggio comune, possono rivestire e irrobustire un discorso:
“essere come un pesce fuor d’acqua “non essere né carne né pesce”

“essere sano come un pesce” “non sapere che pesce pigliare”

“nuotare come un pesce” “i pesci grossi mangiano i pesci piccoli”

“essere muto come un pesce” “tirare i remi in barca”


La Chiesa è maestra nell’invenzione e nell’uso dei segni. Si tratta di discernere quelli più pertinenti ai fini pastorali e di elaborare una “simbolica” religiosa accogliendo quanto è espresso nel grumo delle culture marine.


Cultura, tradizioni, religiosità popolare

Un ricco e prezioso patrimonio, sedimentato in tanti secoli di storia, viene messo a disposizione degli “ospiti” nelle forme, nei tempi e nei luoghi più appropriati: esprime un esempio di contenuti di accoglienza, orientandola verso forme concrete oltre la semplice cortesia.

Si tratta di beni culturali, monumentali, ambientali, paesaggistici, folkloristici, diffusi sul territorio o raccolti nei Musei o esposti nelle Chiese: rappresentano “documenti”, “testimonianze”, “pietre vive...” di un passato che rivive nel presente e si proietta nel futuro.

Attraverso la loro “messa in circuito” si va oltre una mera custodia e una pur meritoria esposizione. Essi diventano soggetto di proposta efficace, idonea a veicolare-trasmettere significativi processi di inculturazione della fede e della visione cristiana della vita personale e sociale.

Il tempo del turismo in area di mare offre mille possibilità al visitatore e al vacanziere per “entrare in dialogo” con la complessa cultura locale. La Chiesa è chiamata ad essere un’interprete illuminante, attraverso proposte mirate, ben preparate e sussidiate, secondo le indicazioni e le suggestioni del “Progetto culturale orientato in senso cristiano” promosso dalla C.E.I.

Anche per quanto riguarda le tradizioni e le devozioni strutturate nel dominio della “pietà-religiosità popolare” è necessario polarizzare un’attenzione e visualizzarle non nell’ottica di una “cosa da vedere” ma di una “realtà da vivere” e da condividere nei loro intrinseci significati.




Vita di fede e mare. Un connubio difficile?

Il cristiano in vacanza al mare è posto in una situazione attraversata dall’ambiguità, dal contrasto, dalla caducità. La Chiesa si fa presenza significante e ricca di suggestioni se, con l’intelligenza della fede e l’efficacia della traduzione pratica, attua la sua triplice missione: annunciare la Parola, celebrare il Mistero, testimoniare la Carità.


* Con la Parola la Chiesa induce il predicatore e l’uditore a immergersi nel “flusso” turistico, a collocarsi diversamente dalla battigia alla barca, dalla barca al popolo (Lc 5,3; Mc 3,7-9). Non bisogna dimentiare due evidenze:


  • Il “mare” e la “terra”: nel vangelo da elementi primordiali (cfr. Gen 1) passano a significare una condizione di vita e/o di morte.




  • L’annuncio di un messaggio di salvezza per i “turisti”: alla ricerca del senso della vita nell’“intervallo” della vacanza.

La predicazione della Parola esige una contestualizzazione capace di risignificarla, alludendo agli elementi propri della “condizione” di vacanza al mare.


* Con la celebrazione del Mistero la Chiesa evidenzia il valore trascendente e unico di Gesù Cristo Salvatore in relazione alla vita, all’amore, al creato, alla pace, alla fraternità, alla tolleranza, alla riconciliazione, all’accoglienza. Ricapitola in Cristo tutto l’uomo e tutte le cose.

La memoria della Pasqua del Signore avvolge la “comunità turistica” di una luce nuova da renderla credente e testimone, da farle riconoscere la presenza di Gesù e le sue correlative esigenze. Qui si fonda pienamente la “spiritualità” della vacanza, del riposo, della festa.


* Con la carità la Chiesa esprime la testimonianza del Dio Amore sotto i diversi profili enunciati da Gesù: “Amatevi gli uni gli altri”; “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”; “Vincere il male con il bene”; “Non dimenticare i poveri...”; “La carità non avrà mai fine”; “Il compimento della legge è la carità”.

La carità riveste e implica formulazioni molteplici, adatte alle condizioni in cui la “comunità turistica” vive concretamente. E’ principio e forma di comportamenti che rivelano la presenza di Gesù e edificano la comunione fraterna.


Nella condizione di “vacanza al mare” la vita di fede non dovrebbe conoscere attenuanti o sospensioni. Anzi potrebbe diventare “tempo favorevole” alla sua intensificazione, al suo incremento in profondità, alla sua prova. Di conseguenza tra “vita di fede” e “vacanza al mare” si stabilisce un autentico e fecondo “connubio”.


Pastorale dell’occasione o “Pastorale di evangelizzazione”?

L’azione della Chiesa nel tempo del turismo in zona di mare – come per altro in altre aree! - può ritenersi autonoma in forza di un suo statuto originario, oppure ha bisogno di essere sostenuta da altro principio fondante? Possiede sufficienti ragioni epistemologiche per determinarsi secondo una sua identità, metodo, contenuti veritativi, strumenti, stili e linguaggi? Forse il porsi queste domande risulta alquanto astratto e frutto di distorsione professionale.



A mio sommesso parere essa esprime una natura “ancillare” e quindi si affida ad un certo pragmatico empirismo, invocando di volta in volta modelli di riferimento già consolidati.




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