Conoscere attraverso la Matematica: Linguaggio e Realtà



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29.03.2019
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Conoscere attraverso la Matematica: Linguaggio e Realtà

Emma Castelnuovo



1.Premessa
Il titolo della mia relazione riprende quello generale.

Io Voglio considerarlo da un punto di vista didattico. Mi riferirò in particolare alla Scuola Media, la scuola che raccoglie ragazzi e ragazze di un’età fragile, alunni esposti alle sollecitazioni di un mondo che sembra perdere sempre di più il suo equilibrio. Con tutto il pessimismo che possiamo avere, c’è però oggi, per la scuola italiana, un lato positivo: la sempre più forte presenza di allievi stranieri. Figli di persone che hanno lasciato il loro paese per sfuggire a guerre, a ideologie politiche, a disoccupazione, a una vita che non permette di vivere. Questi allievi entrano nelle nostre scuole portando, sempre, qualcosa di diverso. Il solo fatto di conoscere male la nostra lingua è un grande aiuto per i compagni italiani: è un invito ad esprimersi in modo corretto per farsi capire, a dire la stessa cosa con termini diversi, ad approfondire, anche se inconsciamente, l’etimologia delle parole, a confrontare parole e scritture delle varie lingue, a capire che i segni per le lettere e per in numeri non sono uguali in tutti i Paesi.

A rendersi conto, anche, che la lingua italiana non è poi tanto ricca; e basta riferirsi alla sola matematica per capirlo. Porto due esempi: uno di geometria e uno di aritmetica. In italiano, la parola “angolo” ha tanti significati, oltre a quello matematico. Si parla di “angolo” nelle più varie espressioni di uso corrente; per esempio si dice: “ci troviamo all’angolo della strada…”; o si dice: “sta attento all’angolo di quel tavolo!”. E, ancora: “quella località è proprio un angolo di paradiso!”. Oggi poi si parla spesso di “angolo-cottura”, anche se non ha niente a che vedere con un angolo della stanza.

Un altro termine matematico che riesce difficile agli allievi stranieri (che parlano qualunque altra lingua) è la preposizione “per“. Nella lingua italiana si usa per tutto: come complemento di tempo, di stato, di luogo,… E in matematica, ed è qui la difficoltà per gli stranieri, si utilizza per due operazioni l’una inversa dell’altra: la moltiplicazione e la divisione:si dice infatti “3 per 4”, e si dice anche “8 diviso per 2”.

Il dono più bello che ricevono i nostri allievi nel corso di matematica è che lo studio della matematica e non quello di altre materie come l’italiano, la storia,… dà loro la possibilità di vivere in classe un clima “al di sopra” della nazionalità o dell’ambiente sociale o… di tutto.

Aiutare i compagni stranieri in matematica vuol dire aiutare se stessi.Accade poi che gli allievi italiani ricevono dai compagni stranieri, oltre a una migliore conoscenza della propria lingua, uno stimolo verso la percezione materiale, l’osservazione, l’intuizione,…; doti, queste, che nei nostri Paesi sviluppati si vanno sempre più indebolendo.

Mi ricorda, questo, quando un secolo fa, nel 1908, scriveva lo storico della matematica David Eugene Smith a proposito dell’insegnamento della matematica nelle Scuole Secondarie degli Stati Uniti. Diceva che nella scuola l’insegnamento della matematica è troppo astratto, ma che, fortunatamente, la presenza di tanti poveri emigrati che hanno lasciato il vecchio continente, l’Europa, per cercare lavoro in America, porterà un soffio di aria nuova perché spesso hanno più intuizione e più spirito di osservazione dei nostri giovani. Ecco ricordiamocelo, fra questi emigrati che venivano dall’Europa, c’erano molti italiani.

La storia si ripete…

In questo clima di amicizia e di collaborazione vogliamo che i ragazzi costruiscano la Matematica.




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